Frederick Forsyth.
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IL COBRA.
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Traduzione di: Annamaria Raffo.
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2011. Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Washington, 2010. Il presidente degli Stati Uniti  pi che mai deciso a riuscire dove tutti finora hanno fallito: sconfiggere i narcotrafficanti che riversano ogni anno tonnellate di cocaina nel mondo occidentale, causando povert e morte. Una piaga che si sta inesorabilmente diffondendo e che deve essere fermata. ... Ma per affrontare uomini cos spietati occorre qualcuno come loro: il Cobra, Paul Devereaux, una delle menti pi brillanti del controspionaggio mondiale. All'ex agente della CIA viene affidata l'operazione volta ad annientare l'impero economico creato dal capo del cartello colombiano, il potentissimo Don Diego Esteban. Devereaux sceglie come suo stretto collaboratore una vecchia conoscenza, Calvin Dexter, l'unico dimostratosi in grado di batterlo sul suo terreno preferito: l'astuzia. I due orchestrano cos la pi micidiale offensiva mai tentata contro i narcos colombiani, scatenando una lotta senza precedenti.
Con Il cobra Frederick Forsyth si riconferma maestro del thriller attingendo all'attualit pi scottante e dando vita a un romanzo coinvolgente ed estremamente scottante e documentato dove, seguendo le rotte della droga dagli Stati Uniti al Sudamerica, passando per l'Africa fino all'Europa, fiction e realt si intrecciano con un impatto formidabile sul lettore.
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L'AUTORE.
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Frederick Forsyth (Ashford nel Kent, 25 agosto 1938)  uno scrittore britannico, noto come autore di spy-story.
Frequent la Tonbridge School. Quindi l'Universit di Granada, in Spagna. All'et di 19 anni, divenne uno dei pi giovani piloti che la Royal Air Force abbia mai avuto. Lasci l'aviazione nel 1958. Divent un giornalista e venne assunto dalla Reuters nel 1961 come corrispondente da Parigi, e successivamente in Germania e Cecoslovacchia. Nel 1965 pass alla BBC come reporter, sia in radio che in televisione.
Il suo metodo di scrivere i romanzi ha due caratteristiche principali: lo stampo chiaramente giornalistico (tanto che i suoi libri spesso sembrano veri e propri report giornalistici), e l'attenzione per la dimensione internazionale.
Tra i suoi libri ricordiamo: Il giorno dello sciacallo, I mastini della guerra, Dossier Odessa, Il pugno di Dio e Il quarto protocollo. 
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IL COBRA.
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Prima parte. SPIRE.
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1.
II ragazzo stava morendo, solo come un cane. Nessuno lo sapeva, e comunque c'era soltanto una persona alla quale sarebbe importato. Ridotto a pelle e ossa dalla droga, era gettato su un materasso puzzolente nell'angolo di una topaia, un edificio abbandonato parte di uno dei tanti progetti di edilizia popolare falliti, ad Anacostia, una zona di Washington di cui la citt non va fiera e in cui i turisti non si avventurano mai.
Se avesse saputo che la sua morte avrebbe scatenato una guerra, il ragazzo non avrebbe capito e non gliene sarebbe fregato nulla. Ecco cosa fa, la droga. Ti brucia il cervello.

Quella sera di tarda estate, la cena alla Casa Bianca era ristretta per gli standard presidenziali: dieci coppie, venti commensali in tutto, seduti a tavola dopo l'aperitivo servito nell'anticamera. Diciotto di loro si sentivano decisamente intimoriti all'idea di trovarsi l.
Nove erano attivisti di spicco del vA, cio il Veterans' Administration, l'ente nazionale che si occupa dell'assistenza a tutti coloro che hanno indossato l'uniforme militare degli Stati Uniti in un paese straniero.
I nove anni seguiti all'11 settembre avevano generato un gran numero di veterani di guerra, uomini e donne tornati dall'Iraq o dall'Afghanistan feriti o traumatizzati. In qualit di comandante supremo delle forze armate, il presidente aveva voluto esprimere il suo ringraziamento ai nove ospiti del vA per il loro operato. Cos erano stati invitati a cena, insieme alle loro consorti, nella leggendaria sala in cui un tempo aveva pranzato Abramo Lincoln. Dopo essere stati accompagnati dalla first lady in persona a fare un tour degli appartamenti, adesso sedevano sotto lo sguardo attento del maggiordomo in attesa che venisse servita la zuppa. Per questo ci fu un leggero imbarazzo quando l'anziana cameriera si mise a piangere.
Non si lasci sfuggire alcun rumore ma la zuppiera che teneva in mano cominci a tintinnare. La first lady, seduta dalla parte opposta della grande tavola circolare, alz gli occhi e vide le lacrime scendere silenziose sulle guance della donna.
II maggiordomo, cui non sfuggiva nulla che potesse dispiacere al suo presidente, segu il suo sguardo e cominci a spostarsi, silenzioso ma veloce, intorno al tavolo. Con un imperioso cenno del capo ordin a un cameriere di prendere la zuppiera prima che accadesse un disastro e allontan l'anziana donna dalla tavola sospingendola verso la porta a ventola che conduceva all'antisala e da l in cucina. Mentre i due sparivano, la first lady si asciug la bocca con il tovagliolo, mormor qualche parola di scusa al generale in pensione seduto alla sua sinistra, si alz e li segu
La cameriera, seduta nell'antisala, continuava a mormorare, scossa dai singhiozzi: "Mi dispiace, mi dispiace". L'espressione sul volto del maggiordomo indicava che era poco incline a perdonarla. Non si scoppia in lacrime di fronte al presidente degli Stati Uniti.
La first lady gli fece cenno di tornare dagli ospiti, quindi si chin sulla donna che continuava a piangere e ad asciugarsi gli occhi con la cocca del grembiule, senza mai smettere di chiedere scusa.
In risposta alle garbate domande della first lady, Maybelle le spieg il motivo del suo pianto. La polizia aveva trovato il corpo del suo unico nipote, il ragazzo che lei aveva cresciuto dopo la morte del padre nel crollo delle Torri Gemelle, parecchi anni prima, quando il piccolo aveva solo sei anni.
Le avevano spiegato la causa della morte accertata dal medico legale e comunicato che il cadavere si trovava all'obitorio comunale in attesa di essere preso in consegna.
E cos, in un angolo dell'antisala, la first lady degli Stati Uniti e un'anziana cameriera, entrambe discendenti di schiavi, si abbracciarono mentre, a pochi metri da loro, i personaggi di spicco del VA portavano avanti una stentata conversazione davanti a zuppa e crostini.
Durante la cena non fu spesa una sola parola sull'accaduto, e solo due ore dopo, mentre si toglieva lo smoking nel suo appartamento privato, il presidente pose alla moglie l'ovvia domanda.
Cinque ore dopo, nell'oscurit della camera da letto rotta solo dal chiarore delle luci sempre accese di Washington, che filtravano attraverso i vetri a prova di proiettile e i tendoni, la first lady si accorse che l'uomo accanto a lei non dormiva.
Il presidente era stato cresciuto in gran parte dalla nonna. Conosceva bene il rapporto profondo che viene a crearsi tra un ragazzo e la sua nonna. Cos, nonostante avesse l'abitudine di alzarsi ogni mattina di buon'ora per dedicarsi a una rigorosa serie di esercizi fisici per tenersi in forma, quella notte non riusc a dormire. Sdraiato nell'oscurit, continuava a pensare.
Aveva gi deciso che il quindicenne, chiunque fosse, non sarebbe finito in una fossa del cimitero dei poveri ma avrebbe avuto un funerale decoroso in un cimitero decente. Quello che lo turbava era ci che aveva portato alla morte una persona cos giovane e cresciuta in una famiglia povera, s, ma assolutamente rispettabile.
Poco dopo le tre gett le lunghe gambe snelle gi dal letto e afferr la vestaglia. "Dove vai?" chiese la moglie con voce assonnata. "Torno subito" rispose lui, annodando la cintura e avviandosi a piedi nudi verso lo spogliatoio.

Quando sollev il ricevitore, la risposta non si fece attendere. Se anche l'operatrice in servizio a quell'ora di notte, in cui l'attenzione delle persone  al livello pi basso, era assonnata, non lo diede a vedere. La donna rispose con voce pronta e squillante.
"S, signor presidente?"
La luce sulla console indicava con esattezza chi stava chiamando. Da parte sua, nonostante i quasi due anni passati in quell'edificio, l'uomo di Chicago doveva ancora abituarsi al fatto di poter avere qualunque cosa desiderasse a qualunque ora del giorno o della notte. Bastava chiedere.
"Potrebbe chiamarmi il direttore della DEA, a casa o ovunque si trovi?" chiese. Non vi fu alcun cenno di sorpresa da parte dell'operatrice. Quando sei il presidente, se ti va di scambiare due convenevoli con il pari grado della Mongolia, qualcuno provveder d organizzare la cosa.
"Subito, signore" disse la giovane operatrice dalla sala comunicazioni sotterranea. Batt in fretta sui tasti del computer. Minuscoli circuiti trovarono la risposta e sullo schermo comparve un nome. Un'altra ricerca fece comparire dieci cifre sullo schermo. Era il numero privato di un'elegante casa di Georgetown. La giovane fece la chiamata e rimase in attesa. Al decimo squillo rispose una voce impastata.
"Ho il presidente in linea, signore" disse l'operatrice.Il funzionario, un uomo di mezz'et, si ridest immediatamente. La giovane mise in comunicazione il capo dell'ente federale noto come Drug Enforcement Administration con la stanza del presidente. Non rimase in ascolto. Una lucina le avrebbe fatto capire quando i due avevano finito e lei poteva interrompere la comunicazione.
"Scusi se la disturbo a quest'ora" esord il presidente. L'altro lo rassicur immediatamente che non era nessun disturbo. "Ho bisogno di informazioni, forse anche di un consiglio. Potremmo incontrarci questa mattina alle nove nell'Ala Ovest?"
Soltanto la sua cortesia la fece sembrare una domanda. I presidenti impartiscono ordini. Il direttore della DEA gli garant che sarebbe stato nello Studio Ovale alle nove. Il presidente riattacc, se ne torn a letto e finalmente riusc a dormire.
Nell'elegante casa di mattoni rossi a Georgetown, invece, le luci della camera da letto restarono accese, mentre il direttore chiedeva alla moglie, perplessa e assonnata, cosa diavolo potesse essere successo. Un importante dirigente federale gettato gi dal letto alle tre del mattino dal capo supremo in persona non pu fare a meno di pensare che sia successo qualcosa. Qualcosa di brutto. Il direttore non torn a letto: scese in cucina a prepararsi un caff e ad arrovellarsi.
Dall'altra parte dell'Atlantico era spuntata l'alba. Sul mare cupo sferzato dalla pioggia al largo del porto tedesco di Cuxhaven, la motonave San Cristobal prese a bordo il pilota. Il comandante, il capitano Jos Marja Vargas, stava al timone e il pilota accanto a lui gli impartiva istruzioni a bassa voce. Comunicavano in inglese, la lingua franca del mare e del cielo. La San Cristobal vir per imboccare le rotte di navigazione esterna alla foce dell'Elba. Sessanta miglia pi avanti sarebbe entrata nel porto di Amburgo, il pi grande porto fluviale d'Europa.
La San Cristobal era una nave da carico da trentamila tonnellate battente bandiera panamense. Sul ponte di prua, davanti ai due uomini che scrutavano il mare scuro per individuare le boe che segnalavano il profondo canale, c'erano file e file di container.
Ce n'erano otto strati sottocoperta e quattro sopra. In lunghezza, dal ponte di comando a prua, ce ne stavano quattordici file, e la nave era abbastanza grande da ospitarne otto da una murata all'altra.
I documenti di bordo affermavano, correttamente, che la nave aveva iniziato il suo viaggio a Maracaibo, in Venezuela; poi aveva proseguito verso est per completare il carico con altri ottanta container di banane, a Paramaribo, capitale e unico porto del Suriname. Quello che i documenti non dicevano era che uno di questi ultimi container era molto speciale poich conteneva altra merce, oltre alle banane.
Questa merce era arrivata con un aereo da trasporto, un vecchio Transall acquistato di seconda mano in Sudafrica. Era decollato da una remota hacienda del nord della Colombia e aveva sorvolato Venezuela e Guyana per atterrare in un'altrettanto remota piantagione di banane del Suriname.
Il carico trasportato dal vecchio aereo era stato stipato, panetto dopo panetto, in fondo al container d'acciaio, impilato da una parete all'altra e da pavimento a soffitto, per una profondit di sette strati. Poi vi era stata saldata davanti una parete di metallo, levigata e pitturata come l'interno del container. Solo allora le banane dure e acerbe erano state appese alle rastrelliere per affrontare, refrigerate ma non congelate, il viaggio verso l'Europa.
Autocarri con il pianale scoperto avevano attraversato la giungla grugnendo e sbuffando per portare la merce fino alla costa, e l la San Cristobal l'aveva presa a bordo per completare il carico fino al massimo della capienza. Quindi aveva mollato gli ormeggi ed era partita alla volta dell'Europa.
Il capitano Vargas, un marinaio integerrimo totalmente all'oscuro del carico extra preso a bordo, era gi stato altre volte al porto di Amburgo ma non mancava mai di meravigliarsi per le sue dimensioni e la sua efficienza.Il vecchio porto anseatico  come due citt. C' la citt dove vive la gente, che si sviluppa intorno ai canali dell'Alster, e poi c' il caotico porto con il pi grande complesso per container d'Europa.
Con tredicimila scali l'anno, centoquaranta milioni di tonnellate di carico movimentato su trecentoventi attracchi, il porto container vanta da solo ben quattro terminal: la San Cristobal fu assegnata a quello di Altenwerder.
Mentre la nave da carico transitava alla velocit di cinque nodi davanti al distretto di Harburg che si stava svegliando sulla riva occidentale, ai due uomini al timone venne servito del caff colombiano e il tedesco ne inspir soddisfatto l'aroma pieno. Aveva smesso di piovere ed era comparso un timido sole. L'equipaggio era impaziente di scendere a terra.
Era quasi mezzogiorno quando la San Cristobal si infil nell'attracco a essa assegnato e quasi immediatamente una delle quindici gru a ponte di Altenwerder si posizion vicino alla nave e cominci a scaricare i container sulla banchina.
Il capitano Vargas aveva salutato il pilota che, terminato il suo turno, era partito alla volta di Altona, dove viveva. Con i motori spenti, i generatori ausiliari che alimentavano i soli servizi necessari, e gli uomini dell'equipaggio con il passaporto in mano pronti ad affollare i bar di Reeperbahn, la San Cristobal pareva in pace, proprio come piaceva al capitano Vargas, per il quale essa rappresentava casa e bottega.
Lui non poteva sapere che a quattro container di distanza dal ponte di comando, due strati sotto e tre file da dritta, c'era un container con un piccolo, insolito logo sul fianco. Occorreva guardare con cura per trovarlo, poich i container hanno ogni sorta di graffi, pennellate di vernice, codici identificativi e nomi del proprietario dipinti sulle pareti. Quel particolare logo era costituito da due cerchi concentrici con una croce maltese all'interno del pi piccolo. Era il codice segreto della Hermandad, la Fratellanza, l'organizzazione criminale che gestiva il novanta per cento del traffico di cocaina colombiana. E gi, sulla banchina, c'erano un paio di occhi che avrebbero riconosciuto quel simbolo.
La gru sollevava i container dal ponte e li affidava a un esercito di carrelli a guida automatica chiamati Automatic Guided. Vehicles o AGV. Comandati da un'alta torre della banchina, i veicoli spostavano i container dal molo all'area di deposito.
Fu allora che un funzionario che si aggirava inosservato tra gli AGV individu il simbolo con i due cerchi. Fece una telefonata con il cellulare e poi se ne torn in fretta al suo ufficio. A diversi chilometri di distanza, un autocarro part alla volta di Amburgo.
In quello stesso momento, il direttore della DEA veniva fatto accomodare nello Studio Ovale. Vi era gi stato parecchie volte prima di allora, ma la grande scrivania antica, le bandiere e il sigillo della repubblica non mancavano mai di colpirlo. Lui apprezzava il potere e quel luogo era potere puro.
Il presidente era di umore cordiale. Aveva fatto ginnastica, una doccia, colazione e si era vestito con abiti casual. Invit il suo ospite ad accomodarsi su uno dei divani e prese posto sull'altro.
"Cocaina" disse "Voglio informazioni sulla cocaina. Avrete sicuramente una quantit di materiale."	
"Una quantit enorme, signor presidente. Pile di fascicoli alte fino al soffitto."
"Troppo" disse il presidente. "Ho bisogno di un rapporto di diecimila parole. Non paginate di statistiche. Solo i fatti. Una sintesi. Che cos', da dove viene (come se non lo sapessi) chi la produce, chi la spedisce, chi la compra, chi la usa, quanto costa, dove finiscono i proventi, chi ne beneficia, chi ci perde, cosa stiamo facendo al riguardo."
"Solo cocaina, signor presidente? Non altre droghe? Eroina, polvere d'angelo, metamfetamina, marijuana?"
"Solo cocaina. Un rapporto riservato. Solo per me. Ho bisogno di sapere i fatti essenziali."
"Ordino subito un nuovo rapporto, signore. Diecimila parole. Linguaggio semplice. Top secret. Tra sei giorni va bene, signor presidente?"
Il comandante in capo si alz, sorridente, porgendogli la mano. L'incontro era terminato, la porta gi aperta.
"Sapevo di poter contare su di lei, direttore. Tre giorni."
La Crown Victoria del direttore aspettava nel parcheggio. A un cenno, l'autista arriv con una sterzata davanti alla porta dell'Ala Ovest. Quaranta minuti dopo il direttore era sull'altra riva del Potomac, ad Arlington, nel suo spazioso ufficio all'ultimo piano del 700 di Army Navy Drive.
Assegn il compito a Bob Berrigan, il suo vicedirettore per le Operazioni Speciali. L'uomo, che si era fatto le ossa sul campo anzich dietro una scrivania, assent con espressione torva e borbott: "Tre giorni?".
Il direttore annu "Non mangi, non dormi, vai avanti a caff. E... Bob, non indorare la pillola. Spiega le cose come stanno. Potrebbe esserci un aumento di budget."
L'ex operativo si avvi lungo il corridoio per dire alla sua segretaria di annullare tutti gli appuntamenti e gli impegni per i tre giorni seguenti. Maledetti burocrati, pens. Delegano, chiedono l'impossibile, vanno fuori a cena e pensano solo ai soldi.

Al tramonto, tutto il carico della San Cristobal era stato sbarcato, ma si trovava ancora all'interno dell'area portuale. Gli autocarri intasavano i tre ponti che li separavano dal loro carico. Bloccato in una coda lungo il Niederfelde Briicke ce n'era uno proveniente da Darmstadt, guidato da un uomo dalla carnagione scura. I suoi documenti indicavano che era un cittadino tedesco di origine turca, appartenente a una delle minoranze pi numerose della Germania. Non rivelavano, per, che era un membro della mafia turca.
Diversamente, dentro il perimetro del porto non ci sarebbero state code. Un certo container proveniente dal Suriname avrebbe passato la dogana senza problemi.
La quantit di merci che entra in Europa attraverso Amburgo  cos ingente che un controllo rigoroso di ogni container  semplicemente impossibile. La polizia doganale tedesca, la ZKA, fa quello che pu. Un cinque per cento del carico in entrata viene sottoposto a un'accurata ispezione. Alcuni controlli sono casuali, altri derivano da una soffiata, da qualcosa di strano nella descrizione del carico o nel paese di provenienza (le banane non vengono dalla Mauritania) o semplicemente da una documentazione non adeguata.
I controlli possono comportare la rottura dei sigilli, la misurazione del container per scoprire eventuali compartimenti segreti, test chimici condotti nel laboratorio del porto, l'utilizzo di cani antidroga o l'esame radiografico del camion che trasporta il container. In un solo giorno vengono passati ai raggi X circa duecentoquaranta camion. Ma un certo container pieno di banane non avrebbe avuto questi problemi.
Non era stato necessario trasferire quel container ai grandi
magazzini refrigerati del porto perch avrebbe lasciato lo scalo quasi subito. Ad Amburgo gran parte della merce viene sdoganata con il sistema informatizzato Atlas. Qualcuno aveva inserito le ventuno cifre del numero di registrazione del carico sul computer della ZKA, dando il via libera allo sdoganamento prima ancora che la San Cristobal affrontasse l'ultima ansa del fiume Elba.
Quando il camionista turco arriv finalmente davanti al cancello della dogana, il container era pronto per essere prelevato. Present i documenti, l'uomo della zKA nel gabbiotto inser i dati sul suo computer, prese nota dello sdoganamento di una piccola quantit di banane per una ditta di prodotti ortofrutticoli di Darmstadt e con un cenno della testa gli fece cenno di passare. Mezz'ora dopo il camionista turco era di nuovo sul ponte, in attesa di immettersi nella vasta rete autostradale tedesca.
Alle sue spalle c'era una tonnellata di cocaina colombiana purissima. Prima di essere venduta agli utilizzatori finali, sarebbe stata tagliata fino a sei, sette volte il suo volume iniziale, con l'aggiunta di sostanze chimiche quali benzocaina, creatina, efedrina e persino ketamina, un tranquillante per cavalli. Grazie a queste sostanze, l'utilizzatore aveva l'impressione di sperimentare effetti pi intensi di quelli che si potevano provare con la quantit di cocaina realmente sniffata. Un ulteriore aumento di volume si poteva ottenere aggiungendo polveri bianche del tutto innocue come il bicarbonato e lo zucchero a velo.
Considerato che da ogni chilo di cocaina pura se ne ricavavano sette e che era quotata fino a dieci dollari il grammo, ogni chilo di pura sarebbe stata venduta a settantamila dollari. L'autista ne stava trasportando mille chili, l'equivalente di settanta milioni di dollari. Tenuto conto che era stata ricavata dalla pasta acquistata dai contadini colombiani per mille dollari al chilo, ce n'era abbastanza per coprire i costi dell'aereo da trasporto dal Suriname, un compenso per la piantagione di banane, il misero nolo della San Cristobal e i cinquantamila dollari fatti arrivare sul conto offshore del funzionario corrotto di Amburgo.
I criminali europei si sarebbero fatti carico del costo di trasformazione dei panetti in polvere finissima come il talco, tagliandola per moltiplicarne il volume, e della commercializzazione su strada. Ma se le spese generali dalla giungla ai cancelli del porto di Amburgo erano il cinque per cento e quelle sostenute in Europa un altro cinque, restava sempre un profitto del novanta per cento, da dividersi tra il cartello e le mafie e le organizzazioni criminali d'Europa e d'America.
Il presidente americano avrebbe appreso tutto questo dal Rapporto Berrigan che arriv sulla sua scrivania tre giorni pi tardi, come promesso.
Mentre leggeva il rapporto dopo cena, altre due tonnellate di cocaina colombiana purissima passarono il confine con il Texas bordo di un pick-up, vicino a una piccola citt chiamata Nuevo Laredo, e scomparvero nel cuore dell'America.

Gentile signor Presidente,
ho l'onore di sottoporle il rapporto sulla cocaina da lei richiesto.
Origini: La cocaina deriva unicamente dalla pianta della coca, un arbusto dall'aspetto anonimo che cresce da tempo immemore sulle colline e nella giungla della zona nordoccidentale del Sudamerica.
Le popolazioni locali la masticano da sempre poich riduce il senso di fame e funge da stimolante. Raramente produce fiori o frutti; il fusto e i rami sono legnosi e non trovano alcun utilizzo. Solo le foglie contengono il principio attivo.
Ma il contenuto di droga costituisce meno dell'uno per cento del peso della foglia. Occorrono 375 chili di foglie - il carico di un camioncino - per ricavare 2,5 chilogrammi di pasta di coca (la forma intermedia) che a sua volta produce un chilo di cocaina pura sotto forma di polvere.

CENNI GEOGRAFICI: Il 1O% della produzione globale odierna proviene dalla Bolivia, i129% dal Per e i161% dalla Colombia.
Ma le organizzazioni colombiane assorbono la produzione degli altri due paesi a livello di pasta di coca, completano il processo di raffinazione e ne commercializzano praticamente il 100%.

DATI CHIMICI: Per trasformare le foglie raccolte in prodotto finito sono necessari soltanto due processi chimici, entrambi estremamente economici. E' per questo motivo che, considerate le condizioni di estrema povert in cui versano i contadini della giungla che coltivano quello che di fatto  soltanto un arbusto duro e resistente, l'eliminazione alla fonte si  dimostrata fino a ora impossibile.
Le foglie grezze vengono immerse in vecchi barili di petrolio,
riempiti con un acido - quello da batterie va benissimo - che estrae la cocaina. Le foglie macerate vengono raccolte e gettate. La brodaglia marrone risultante viene mescolata ad alcool o persino benzina per estrarre l'alcaloide.
La soluzione che ne deriva viene raccolta e trattata con bicarbonato di sodio. Questa miscela d origine a una melma biancastra chiamata "pasta". Questa  la forma base commercializzata in Sudamerica, che le organizzazioni criminali comprano dai contadini. Ci vogliono circa 150 chili di foglie per produrre un chilo di pasta. E' facile procurarsi le sostanze chimiche e altrettanto facile trasportare il prodotto dalla giungla alla raffineria.

PROCESSO DI RAFFINAZIONE: Nelle raffinerie segrete, solitamente
anch'esse nascoste nella giungla, la pasta viene trasformata nella polvere bianchissima di cloridrato di cocaina (nome completo) grazie all'aggiunta di altre sostanze chimiche quali l'acido cloridrico, il permanganato di potassio, l'acetone, l'etere, l'ammoniaca, il bicarbonato di calcio, il bicarbonato di sodio, l'acido solforico e la benzina. Questa miscela viene quindi "ridotta", il residuo essiccato: ci che resta  la polvere. Tutte queste sostanze chimiche sono poco costose e, essendo utilizzate in molti processi industriali legittimi, facili da reperire.

COSTI: Un cocalero, un contadino che coltiva coca, lavora un anno intero per ottenere sei raccolti dal suo appezzamento nella giungla, raccolti che possono fruttare ognuno intorno ai 125 chili di foglie. La sua produzione totale di 750 chili circa dar cinque chili di pasta. Detratte le spese, pu arrivare a guadagnare 5000 dollari l'anno. Anche dopo il processo di raffinazione, un chilo di coca pu costare al massimo 4000 dollari.

PROFITTI: Sono in assoluto i profitti pi alti mai toccati per qualunque prodotto. Un chilo di colombiana pura passa dai 4000 dollari ai 60.000 o 70.000 solo per aver percorso i cinquemila chilometri dalla costa della Colombia fino agli Stati Uniti o gli ottomila alla volta dell'Europa. E non  finita l Quel chilogrammo verr tagliato, cio adulterato, dal compratore che ne ricaver fino a cinque, sei volte il suo peso senza per questo perdere di valore. Gli utilizzatori finali pagheranno allo spacciatore fino a 70.000 dollari per un chilo di droga tagliata, che - pura - ne valeva solo 4000 al momento di lasciare le coste della Colombia.

EFFETTI: Questi margini di guadagno fanno s che i grossi trafficanti possano permettersi le tecnologie, le attrezzature e le armi pi avanzate. Possono pagare le menti pi brillanti, corrompere pubblici ufficiali - in alcuni casi persino il presidente di una nazione - e hanno quasi difficolt a tenere il conto di tutti quelli che si offrono di trasportare e commercializzare il loro prodotto in cambio di una fetta di profitti. Per ogni corriere arrestato e incarcerato ce ne sono altri cento, stupidi o disperati, pronti ad offrirsi volontari al posto suo.

STRUTTURE: Dopo l'uccisione di Pablo Escobar del cartello di Medellin e il ritiro dei fratelli Ochoa del cartello di Cali, i gangster della Colombia si sono divisi in un centinaio di cartelli pi piccoli. Negli ultimi tre anni, per,  emersa una nuova, gigantesca organizzazione che li ha unificati tutti sotto il suo dominio.
Due indipendenti che cercavano di restarne fuori sono morti, dopo essere stati sottoposti a orrende torture, e da allora la resistenza ai promotori della riunificazione  cessata. Il megacartello si  dato il nome di Hermandad, la Fratellanza, e opera come una grossa industria, difesa da un esercito privato che ne protegge le propriet e da una squadra punitiva composta da psicopatici che ne fanno rispettare le regole.
La Fratellanza non produce cocaina. Acquista l'intera produzione di ogni mini-cartello sotto forma di polvere bianca, per cui offre un prezzo a suo giudizio "equo", e non  questione di prendere o lasciare ma di prendere o morire. Dopodich la Fratellanza la commercializza in tutto il mondo.

QUANTITA': La quantit di merce portata a consegna  di circa 600 tonnellate l'anno, divisa in circa trecento tonnellate per due destinazioni, gli Stati Uniti e l'Europa, praticamente gli unici due continenti a usare questa droga. Considerati i margini di guadagno esposti sopra, i profitti globali non sono nell'ordine di centinaia di milioni di dollari ma di decine di miliardi.

PROBLEMI: A causa degli enormi profitti, possono arrivare a esserci fino a venti intermediari tra il cartello e l'utilizzatore finale. Si tratta di corrieri, mediatori a vario livello, venditori finali. E' per questo che risulta estremamente difficile per le forze dell'ordine di qualunque paese arrivare ai pezzi grossi. Sono fortemente protetti, ricorrono alla violenza estrema come deterrente, e personalmente non hanno alcun contatto con il prodotto. I pesci pi piccoli vengono presi, processati e sbattuti in galera, ma raramente parlano e vengono immediatamente rimpiazzati.

INTERCETTAZIONE: Le forze dell'ordine di America ed Europa conducono una guerra costante contro l'industria della cocaina, e l'intercettazione di carichi in transito o la scoperta di depositi sono sempre pi frequenti. Ci nonostante, riescono a confiscare soltanto il dieci, quindici per cento del mercato della cocaina e, considerati i margini enormi, non  sufficiente. Sarebbe necessario aumentare di otto volte se non di pi il livello delle intercettazioni e delle confische per dare un duro colpo all'industria. Se perdessero il novanta per cento della merce, i cartelli imploderebbero e l'industria della cocaina verrebbe finalmente distrutta.

CONSEGUENZE: Soltanto trent'anni fa la cocaina era considerata dai pi un innocuo "vizietto" riservato a personaggi mondani, operatori di borsa e artisti di successo. Oggi il suo uso  cresciuto fino a diventare un flagello nazionale che causa danni disastrosi alla societ. Le forze dell'ordine americane ed europee stimano che il settanta per cento dei crimini che avvengono per strada (furti d'auto, furti con scasso, aggressioni a scopo di rapina) sia commesso per reperire le risorse necessarie a sostenere questa dipendenza. Se il responsabile del crimine ha appena assunto crack, il pericoloso sottoprodotto della cocaina, alla rapina possono accompagnarsi atti di dissennata violenza.
Oltre a questo, i profitti della cocaina, una volta riciclati, vengono utilizzati per finanziare altre attivit criminali, in particolare il traffico illegale d'armi (usate sia da criminali comuni sia da terroristi) e di persone, in particolare l'immigrazione clandestina e il rapimento di giovani donne per alimentare l'industria del sesso.

CONCLUSIONI: Nell'autunno del 2001 il nostro paese  rimasto sconvolto dalla distruzione del World Trade Center e dall'attacco al Pentagono, costati quasi tremila vite. Da allora nessun americano  morto in patria per mano di terroristi stranieri, ma la guerra al terrorismo prosegue, come  giusto che sia. Stime prudenti calcolano che in questo decennio la droga abbia distrutto un numero di vite dieci volte superiore a quello delle vittime dell'11 settembre, met delle quali causate dalla sostanza chimica chiamata cocaina.
E' per me un onore restare a sua disposizione, signor Presidente.
Robert Berrigan
Vicedirettore (Operazioni Speciali) . Drug Enforcement Administration.

Pi o meno alla stessa ora in cui il Rapporto Berrigan veniva consegnato da un fattorino alla Casa Bianca, in un anonimo ufficio nel porto di Lisbona, un ex funzionario doganale britannico studiava, al colmo della frustrazione, l'immagine di un vecchio motopeschereccio malandato.
Tim Manhire aveva passato tutta la vita adulta lavorando come esattore del dazio, professione forse non tra le pi popolari, ma - a parer suo - assolutamente necessaria. Se far pagare le imposte a sventurati turisti per conto di un governo avido era stata un'attivit poco eccitante, il suo attuale incarico tra le stradine polverose del porto di Lisbona gli procurava una certa soddisfazione. E ancor di pi gliene avrebbe data se non fosse stato per le frustrazioni derivanti dal nemico di sempre: la scarsit di risorse.
La piccola agenzia di cui era a capo, il MAOC-N - ennesimo acronimo coniato dalle forze dell'ordine che stava per Maritime Analysis Operations Centre-Narcotics - riuniva esperti di sette paesi. I sei partner del Regno Unito erano Portogallo, Spagna, Irlanda, Francia, Italia e Paesi Bassi. Il Portogallo era la nazione ospitante, mentre Londra aveva fornito il direttore, trasferendolo dall'HMRC, Her Majesty's Revenue & Customs, al SOCA, Serious and Organised Crime Agency, perch potesse assumere l'incarico.
Compito del MAOC era coordinare le attivit delle forze dell'ordine e delle forze navali europee per contrastare il contrabbando di cocaina dal bacino caraibico attraverso l'Atlantico fino alle coste occidentali di Europa e Africa.
La causa della frustrazione di Tim Manhire, quella bella mattina di sole, era il fatto di veder sfuggire dalla rete l'ennesimo pesce, un pesce che portava un carico grande e prezioso.
La foto era stata scattata dal cielo, ma a parte prendere delle belle foto l'aereo di pattuglia non aveva potuto fare altro. Si era limitato a trasmettere immediatamente l'immagine al MAOC, a parecchi chilometri di distanza.
La foto ritraeva un malconcio peschereccio sulla cui prua era dipinto il nome Esmeralda-G. Era stato scovato, grazie a un vero colpo di fortuna, tra la notte e lo spuntare del giorno nell'Atlantico orientale, e l'assenza di scia indicava che si era appena fermato dopo aver navigato, non visto, per tutta la notte. La definizione dell'immagine era abbastanza buona e, osservandola con la lente d'ingrandimento, Manhire vide che l'equipaggio si accingeva a coprire l'imbarcazione da prua a poppa con un telone blu. Era una prassi comune adottata in mare dai contrabbandieri di cocaina per evitare di essere scoperti.
Viaggiavano di notte e passavano la giornata a dondolare in silenzio sotto un telone che si fondeva con il colore del mare circostante, rendendo difficilissimo scoprire l'imbarcazione dall'alto. Al tramonto l'equipaggio toglieva il telone, lo riponeva e riprendeva la navigazione. Ci voleva pi tempo, ma era pi sicuro. Farsi sorprendere all'alba a stendere il telone era un chiaro indizio di colpevolezza. Quello non era un peschereccio. Il carico, una tonnellata di polvere bianca racchiusa in balle avvolte pi e pi volte per impedire che l'acqua e il sale la danneggiassero, era gi nella stiva, dove si trovava dopo essere stato tirato a bordo da un pontile di legno marcio alla foce di qualche torrente del Venezuela.
La Esmeralda-G era chiaramente diretta verso l'Africa occidentale, probabilmente nel narco-stato della Guinea-Bissau. Ah, se solo si fosse trovata un po' pi a nord, riflett Manhire, magari davanti alle Canarie, a Madeira o alle Azzorre! La Spagna o il Portogallo avrebbero potuto inviare una lancia della guardia costiera a intercettare i trafficanti.
Ma era troppo in basso, un centinaio di miglia a nord delle isole di Capo Verde, che comunque non avrebbero potuto fare nulla. Non ne avevano i mezzi. Chiedere aiuto agli stati falliti che si estendevano dal Senegal alla Liberia era inutile. Loro erano parte del problema, non la soluzione.
Allora Tim Manhire si era rivolto alle marine militari dei paesi del MAOC e a quella degli Stati Uniti, ma nessuna di loro aveva una nave nella zona. L'equipaggio dell'Esmeralda-G, avendo visto l'aereo, doveva aver capito di essere stato scoperto e, rinunciato al trucco del telone, aveva probabilmente mosso a tutta velocit verso la terraferma. Ancora duecento miglia e, anche a dieci nodi, prima dell'indomani l'Esmeralda-G si sarebbe trovata al riparo tra le mangrovie sulla costa della Guinea.
Talvolta, neppure un'intercettazione in mare bastava a mettere fine alla frustrazione. Recentemente, con un colpo di fortuna una fregata francese aveva risposto al suo appello e scoperto, seguendo le sue indicazioni, un mercantile che trasportava coca, a quattrocento miglia dalla costa. Ma i francesi erano ossessionati dalle sottigliezze legali. Secondo le loro leggi, i trafficanti catturati dovevano essere trainati fino al porto "amico" pi vicino. Guarda caso, si trattava di un altro stato fallito, la Guinea-Conakry.
Poi era stato necessario aspettare l'arrivo di un magistrato francese da Parigi per "les formalits", qualcosa che aveva a che fare con i diritti dell'uomo, les droits de l'homme.
"Droits de mon cul" aveva commentato a denti stretti JeanLouis, il collega francese di Manhire, e persino lui aveva capito. E cos il mercantile era stato sequestrato, l'equipaggio incriminato e la cocaina confiscata. Una settimana dopo la nave aveva mollato gli ormeggi ed era salpata, con a bordo tutto il suo equipaggio, dopo aver ottenuto la libert su cauzione da un magistrato, passato da una Peugeot polverosa a una fiammante Mercedes. Le balle di merce confiscata erano, come dire, svanite.
Con un sospiro, il direttore del mAoC archivi il nome e la foto della Esmeralda-G, caso mai fosse ricomparsa... ma non sarebbe successo. Mangiata la foglia, l'avrebbero trasformata in nave tonniera e le avrebbero dato un nuovo nome prima di rispedirla nell'Atlantico. Ma, anche se fosse ricomparsa, ci sarebbe mai stato un altro aereo di una marina europea a sorvolarla mentre il telone blu sbatteva, mosso dal vento? Esisteva una probabilit su mille.
Era quello il vero problema, riflett Manhire. La cronica mancanza di risorse e l'impunit dei trafficanti, anche quando venivano presi.
Una settimana pi tardi, il presidente degli Stati Uniti si trovava solo con il responsabile dell'NSA, l'agenzia che dirige e coordina i tredici principali organismi di intelligence degli Stati Uniti. L'uomo fissava il comandante in capo con aria sbalordita.
"Sta dicendo sul serio, signor presidente?"
"S. Qual  il suo consiglio?"
"Be', se davvero vuole distruggere l'industria della cocaina, si trover ad affrontare alcuni degli uomini pi violenti e spietati del mondo."
"Allora avremo bisogno di qualcuno che sia ancora meglio."
"Vorr dire ancora peggio."
"Abbiamo un uomo cos?"
"Be', mi viene in mente un nome, o meglio, una reputazione di questo genere. E' stato per anni a capo del controspionaggio della CIA. Ha contribuito alla cattura di Aldrich Ames, quando gliel'hanno permesso. Poi  passato a dirigere le Operazioni Speciali. Era quasi riuscito a prendere in trappola e ad assassinare Osama bin Laden, e questo prima dell'undici settembre.
E' stato sollevato dall'incarico due anni fa."
"Sollevato dall'incarico?" "Licenziato." "Come mai?" "Troppo spietato."
"Nei confronti dei colleghi?"
"No, signore. Dei nostri nemici, credo." "Non importa. Lo voglio. Come si chiama?"
"L'ho dimenticato, signore. A Langley lo chiamavano solo con il soprannome. Il Cobra."

2.
L'uomo che il presidente voleva si chiamava Paul Devereaux e quando, finalmente, lo rintracciarono, stava pregando. Per lui la preghiera era molto importante.
Devereaux era l'ultimo discendente di una di quelle antiche famiglie che dal lontano 1776 costituiscono l'aristocrazia del Commonwealth of Massachusetts. Fin da giovane aveva sempre vissuto di rendita ma ci che gi allora lo contraddistingueva era il suo intelletto.
Aveva frequentato la Boston College High School, il principale serbatoio di allievi di una delle pi eminenti universit gesuitiche degli Stati Uniti, e l  si era rivelato persona capace e ambiziosa. Era tanto devoto quanto amante degli studi e prese seriamente in considerazione l'idea di abbracciare il sacerdozio come gesuita. Ma poi accett l'invito a far parte di un'altra comunit, altrettanto esclusiva: la m.
Per il ventenne che aveva passato a pieni voti ogni esame cui i suoi insegnanti lo avevano sottoposto e che imparava le lingue straniere al ritmo di una all'anno, questo significava servire Dio e il proprio paese combattendo il comunismo e l'ateismo. Semplicemente, aveva scelto la via secolare invece di quella clericale.
All'interno della CIA era inarrestabile e fece carriera in fretta, e se il suo distaccato intellettualismo non lo rendeva la persona pi popolare di Langley, a lui non importava un fico secco. Prest servizio nelle tre divisioni principali: alle Operazioni Speciali, come analista nell'Intelligence e nel controspionaggio. Visse tutta la guerra fredda fino al collasso dell'Unione Sovietica nel 1991, obiettivo cui aveva dedicato venti duri anni, e rimase al suo posto fino al 1998, quando Al Qaeda fece saltare in aria due ambasciate americane, a Nairobi e Dar es Salaam.
Convinto che la Divisione Sovietica fosse troppo affollata e banale, Devereaux era diventato un esperto arabista. Poich conosceva a fondo diversi dialetti arabi, la scelta cadde naturalmente su di lui quando la CIA form l'unit Operazioni Speciali per affrontare la nuova minaccia, il fondamentalismo islamico e il terrorismo globale che questo avrebbe generato.
Il suo collocamento a riposo, nel 2008, sollev il solito vecchio quesito: se n'era andato volontariamente o aveva subito pressioni? Naturalmente, lui avrebbe sostenuto la prima ipotesi. Un osservatore generoso avrebbe potuto definirla una decisione consensuale.
Devereaux apparteneva alla vecchia scuola. Era in grado di recitare il Corano meglio di molti studiosi islamici e aveva imparato almeno un migliaio dei principali commenti. Ma era circondato da giovani brillanti, che vivevano con l'orecchio incollato al loro BlackBerry, strumento che egli disprezzava.
Aborriva il politically correct preferendogli le antiche buone maniere che non mancava di praticare con chiunque, fatta eccezione per coloro che erano manifestamente nemici dell'unico vero Dio e/o degli Stati Uniti. Quelli era pronto a distruggerli senza scrupoli. Il suo allontanamento definitivo da Langley avvenne quando il direttore della CIA chiar invece con grande fermezza che, nel mondo moderno, gli scrupoli erano un dovere.
E cos  Devereaux si conged con un tranquillo e insincero cocktail party - altra consuetudine che non sopportava - e si ritir nella sua elegante casa di Alexandria, dove pot immergersi nella sterminata biblioteca e nella collezione di rare opere d'arte islamiche.
Non era sposato e neppure gay, ipotesi che un tempo aveva alimentato molte chiacchiere davanti alle fontanelle nei corridoi dell'Old Building di Langley (lui si era seccamente rifiutato di trasferirsi nell'edificio nuovo). Alla fine, i pettegoli erano stati costretti ad accettare l'evidenza: lo studioso formatosi presso i gesuiti, l'ascetico intellettuale bostoniano non provava interesse per il sesso. Era stato allora che uno dei giovani rampanti aveva osservato che Devereaux aveva il fascino di un cobra, e il soprannome gli era rimasto attaccato.

Il giovane membro dello staff della Casa Bianca si rec prima nella grande casa all'incrocio tra la South Lee e la South Fairfax. La governante, la sorridente Maisie, disse al giovanotto che il suo padrone era in chiesa e gli forn indicazioni su dove trovarlo. Voltandosi per tornare all'auto parcheggiata lungo il marciapiede, il giovane si guard attorno e pens di essere andato indietro di duecento anni.
E a ragione. Alexandria fu fondata da mercanti inglesi nel 1749. La citt era "anteguerra" non solo nel senso che esisteva gi prima della guerra civile: era antecedente anche alla guerra d'indipendenza. Un tempo porto fluviale sul Potomac, si era arricchita con il commercio di zucchero e di schiavi. Le navi che trasportavano zucchero e risalivano il fiume da Chesapeake Bay, lasciandosi alle spalle l'Atlantico tumultuoso, usavano vecchi mattoni di edifici inglesi come zavorra e fu con quelli che i mercanti costruirono le loro belle case. L'effetto generale era tuttora pi da vecchia Europa che da Nuovo Mondo.
L'uomo della Casa Bianca risal  in macchina accanto all'autista e gli chiese di imboccare South Royal Street e di cercare la chiesa cattolica di St Mary. Apr la porta, lasciando il brontolio sordo e continuo delle strade per entrare nel silenzio della navata, si guard attorno e vide una persona inginocchiata davanti all'altare.
I suoi piedi percorrevano silenziosi la navata passando davanti alle otto vetrate colorate che costituivano l'unica fonte di luce. Avvicinandosi alla figura inginocchiata davanti all'altare coperto da una tovaglia bianca e sormontato da una semplice croce d'oro, il giovane, che era battista, colse il lieve odore d'incenso e della cera delle candele votive accese.
Pensava di non aver fatto rumore, ma l'uomo con i capelli argentei lev una mano per ammonirlo a non infrangere il silenzio. Quando ebbe concluso le sue preghiere si alz, chin la testa, si fece il segno della croce e si volt. L'uomo di Pennsylvania Avenue fece per parlare, ma l'altro lev nuovamente la mano e i due ridiscesero la navata in silenzio fino al vestibolo. Solo allora l'uomo pi anziano si volt e sorrise. Apr la porta e vide la limousine sull'altro lato della strada.
"Vengo dalla Casa Bianca, signore" disse il giovane.
"Molte cose cambiano, mio giovane amico, ma non il taglio di capelli n le auto" disse Devereaux. Se il giovane pensava che le parole "Casa Bianca", che tanto amava usare, avrebbero sortito il solito effetto, si sbagliava di grosso.
"E cosa vuole la Casa Bianca da un vecchio in pensione?"
Il giovane era sorpreso. In una societ ossessionata dalla giovinezza, nessuno si definiva vecchio, neppure i settantenni. Non sapeva che nel mondo arabo l'et  venerata.
"Signore, il presidente degli Stati Uniti desidera vederla."
Devereaux rimase in silenzio, come se stesse riflettendo.
"Adesso, signore."
"In questo caso, credo siano di rigore cravatta e abito scuro, se possiamo passare da casa mia. E, visto che non guido e non ho la macchina, spero che potrete accompagnarmi l e poi riportarmi a casa?"
"S, signore. Certamente."
"Allora andiamo. Il suo autista sa dove abito. Dovete essere gi stati a casa mia e aver parlato con Maisie."

L'incontro nell'Ala Ovest fu breve e si svolse nell'ufficio del capo di gabinetto, un membro del congresso dell'Illinois, un tipo dai modi spicci che stava con il presidente da anni.
Il presidente gli strinse la mano e gli present il suo collaboratore pi fidato.
"Ho una proposta da farle, signor Devereaux" esord il comandante in capo. "In un certo senso, si tratta di una richiesta. No,  decisamente una richiesta. Ora ho un appuntamento cui non posso mancare, ma non importa. Jonathan Silver le spiegher tutto. Le sarei grato se potesse darmi una risposta appena possibile."
E con un sorriso e un'altra stretta di mano si conged. Silver non sorrideva. Non era sua abitudine; lo faceva raramente e solo quando sentiva che un avversario del presidente era nei guai. Prese un fascicolo posato sulla scrivania e glielo porse.
"Il presidente le sarebbe grato se, prima, leggesse questo. Qui. Adesso." Indic una delle poltrone di pelle in fondo alla stanza. Paul Devereaux prese il fascicolo, sedette, accavall le gambe e lesse il Rapporto Berrigan. Quando ebbe finito di leggere, dieci minuti dopo, alz lo sguardo.
Jonathan Silver stava lavorando ad alcuni documenti. Colse lo sguardo dell'anziano agente dei servizi segreti e pos la penna.

"Cosa ne pensa?"
"Interessante, ma niente di nuovo. Cosa volete da me?"
"Il presidente desidera sapere questo: sarebbe possibile, con la nostra tecnologia e le nostre forze speciali, distruggere l'industria della cocaina?"
Devereaux alz gli occhi verso il soffitto.
"Una risposta immediata sarebbe inutile, lo sappiamo entrambi. Avr bisogno di tempo per condurre quello che i francesi chiamano projet d'tude."
"Non me ne frega un accidente di come lo chiamano i francesi" fu la risposta. Jonathan Silver lasciava raramente gli Stati Uniti, tranne che per recarsi nel suo adorato Israele, e quando era all'estero, specialmente in Europa e ancor pi in Francia, odiava ogni minuto.
"Ha bisogno di tempo per studiare la cosa, giusto? Quanto?"
"Minimo due settimane. E avr bisogno di una lettera di incarico che imponga a ogni autorit dello stato di rispondere alle mie domande con sincerit e accuratezza. In caso contrario, la mia risposta non avr alcun valore. Suppongo che n lei, n il presidente desideriate sprecare tempo e denaro per un progetto destinato a fallire?"
Il capo di gabinetto lo osserv in silenzio per alcuni secondi, poi si alz e usc a passo deciso dalla stanza. Torn cinque minuti dopo con una lettera. Devereaux la guard e annu lentamente. Il foglio che teneva in mano era sufficiente a superare qualunque barriera burocratica nel paese. Il capo di gabinetto gli porse anche un biglietto da visita.
"Questi sono i miei numeri privati. Casa, ufficio, cellulare. Tutti criptati. Assolutamente sicuri. Pu chiamarmi a qualunque ora, ma solo per motivi seri. Da questo momento in poi, il presidente  fuori da questa faccenda. Ha bisogno di tenere il Rapporto Berrigan?"
"No" rispose Devereaux con tono pacato. "L'ho memorizzato. Come pure i suoi tre numeri."
Restitu il biglietto da visita a Silver. Dentro di s, trovava ridicola l'affermazione dell'altro sul fatto che fossero "assolutamente sicuri". Qualche anno prima, un inglese, un maniaco dell'informatica affetto da leggero autismo, era riuscito ad aggirare tutti i sistemi di protezione dei database di NASA e Pentagono, e questo con un comunissimo computer installato nella sua camera da letto, nella zona nord di Londra. Il Cobra sapeva cos' la vera segretezza:  possibile tenere un segreto fra tre persone soltanto se due sono morte, e l'unico trucco sicuro  quello di andarsene prima che i cattivi si sveglino.

Una settimana dopo l'incontro tra Devereaux e Silver, il presidente si trovava a Londra. Non era esattamente una visita di stato ma comunque una visita ufficiale. Lui e la first lady vennero ricevuti dalla regina al castello di Windsor, e l'incontro non fece che rinsaldare una precedente, sincera amicizia.
A parte questo, erano in programma parecchi colloqui di lavoro incentrati sui crescenti problemi in Afghanistan, le economie dei due paesi, l'Unione Europea, il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, il commercio. Nel fine settimana, il presidente e sua moglie avevano convenuto di concedersi due giorni di relax in compagnia del nuovo primo ministro britannico nella residenza ufficiale di campagna, una splendida dimora Tudor chiamata semplicemente Chequers. Sabato sera, dopo la cena, le due coppie stavano bevendo il caff nella Long Gallery. Poich faceva piuttosto freddo, era stato acceso il fuoco nel caminetto: la luce delle fiamme lambiva le pareti tappezzate di libri antichi rilegati in marocchino.
E' impossibile prevedere se due capi di governo andranno d'accordo a livello personale o se tra loro si svilupper un'amicizia vera. A volte succede, altre volte no. La storia ci dice che Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill, pur con le loro divergenze, andavano d'accordo. Ronald Reagan e Margaret Thatcher erano veri amici nonostante l'abisso tra le ferree convinzioni di lei e l'umorismo grezzo di lui.
A quel livello, tra i britannici e gli europei raramente, se non addirittura mai, vi  stata pi di una formale cortesia, e talvolta neppure quella. Una volta, il cancelliere tedesco Helmut Schmidt aveva portato con s la moglie, una donna cos  austera che Harold Wilson, mentre scendeva a cena, diede libero sfogo a una delle sue rare battute di spirito, annunciando allo staff riunito: "Questa sera niente scambio di coppie".
Harold Macmillan non sopportava Charles de Gaulle (il sentimento era reciproco) ma provava simpatia per il giovane John F. Kennedy. Forse perch parlavano la stessa lingua, ma non necessariamente.
Considerata l'estrazione sociale cos  diversa dei due uomini che quella sera d'autunno condividevano il tepore del caminetto, mentre scendeva l'oscurit e gli uomini del Secret Service pattugliavano la tenuta insieme ai colleghi britannici del SAS, forse fu una sorpresa che in soli tre incontri - uno a Washington, uno alle Nazioni Unite e uno l  a Chequers - tra i due fosse nata un'amicizia a livello personale.
L'americano era partito socialmente svantaggiato: padre keniota, madre nata in Kansas, cresciuto in Indonesia e alle Hawaii, le prime battaglie contro l'intolleranza. L'inglese era un privilegiato: figlio di un broker e di un magistrato di contea, da piccolo aveva avuto una bambinaia e un'istruzione privata in due delle pi prestigiose scuole del paese. Un background come quello pu far acquisire quel fascino disinvolto che talvolta riesce a mascherare una volont di ferro. Con alcuni riesce, con altri no.
A un livello pi superficiale, i due avevano molto in comune. Entrambi sotto la cinquantina, sposati con una bella donna, padri di due figli ancora in et scolastica, lauree prestigiose e una vita dedicata alla politica. Ed entrambi con la stessa ossessione per i cambiamenti climatici, la povert nel terzo mondo, la sicurezza nazionale, e le condizioni di vita di quelli che Franz Fanon aveva definito "i dannati della terra".
Mentre la moglie del primo ministro mostrava alla first lady alcuni dei libri pi antichi della collezione, il presidente mormor al suo omologo inglese: "Ha avuto tempo di dare un'occhiata al rapporto che le ho dato?".
"Certo. Impressionante... preoccupante. Qui abbiamo un problema serio. Questo paese  il maggior consumatore di cocaina in Europa. Due mesi fa ho ricevuto un'informativa dal SOCA, l'agenzia che si occupa del crimine organizzato, sulle ricadute che questo commercio comporta a livello di criminalit. Perch me lo chiede?"
Il presidente fiss il fuoco, scegliendo con cura le parole.
"Ho chiesto a una persona di valutare la fattibilit di un'idea. Sarebbe possibile, con le nostre tecnologie e le nostre forze speciali, distruggere questa industria?"
Il primo ministro fu colto in contropiede. Guard l'americano.
"Il suo uomo le ha gi dato una risposta?"
"No. Ma l'aspetto da un momento all'altro."
"E lei seguir i suoi consigli?"
"Immagino di s"
"E se lui ritiene che sia possibile?"
"Allora, suppongo che gli Stati Uniti potrebbero procedere."
"Entrambi i nostri paesi spendono enormi quantit di denaro pubblico nel tentativo di combattere la droga. Tutti i miei esperti sostengono che la completa distruzione  impossibile. Intercettiamo carichi, arrestiamo trafficanti e spacciatori, li sbattiamo in galera per anni. Ma non cambia nulla. La droga continua ad arrivare in gran quantit. Nuovi criminali rimpiazzano quelli finiti dentro. La domanda continua a crescere.
"Ma se il mio uomo dice che si pu fare... la Gran Bretagna sarebbe disposta a scendere in campo con noi?"
A nessun politico piacciono i colpi bassi, neppure se  un amico a darli. Neppure se  il presidente degli Stati Uniti. L'inglese prese tempo.
"Dovrebbe esserci un piano preciso. Dovranno essere stanziati dei fondi."
"Se partiamo, ci sar un piano. E anche i fondi. Quello che vorrei sono le vostre forze speciali. Le vostre agenzie impegnate nella lotta al crimine. Gli uomini dei vostri servizi segreti."
"Dovrei prima consultarmi con i miei" disse il premier.
"Lo faccia" lo esort il presidente. "Quando il mio uomo mi dar una risposta le far sapere cosa ha detto e se abbiamo deciso di partire."
I quattro si prepararono per andare a dormire. La mattina seguente avrebbero partecipato a una funzione religiosa nella locale chiesa normanna. Per tutta la notte le guardie avrebbero pattugliato, vigilato, controllato, sorvegliato e controllato ancora, armati ed equipaggiati con visori notturni, scanner a infrarossi, sensori di movimento e rilevatori di calore corporeo. Quella sera anche le volpi avrebbero fatto meglio a restare nella loro tana. Persino le limousine arrivate dagli Stati Uniti sarebbero rimaste tutta la notte sotto sorveglianza in modo che nessuno potesse avvicinarvisi.
Alla coppia americana, come a tutti i capi di stato, venne assegnata la Lee Room, chiamata cos  in onore del filantropo che aveva donato Chequers alla nazione dopo averla completamente restaurata, nel 1917. La stanza conteneva ancora l'enorme letto a baldacchino risalente ai tempi di Giorgio terzo, forse una piccola mancanza di diplomazia. Durante la seconda guerra mondiale, il ministro degli Esteri sovietico, Molotov, aveva dormito in quel letto con una pistola sotto il cuscino. Ma quella notte, nel 2010, non c'era alcuna pistola.

Una trentina di chilometri a sud del porto di Cartagena, lungo la costa della Colombia, si trova un litorale paludoso coperto da foreste di mangrovie, impenetrabili e infestate dalla malaria. Mentre l'Air Force One che riportava a casa la coppia presidenziale da Londra cominciava la discesa, due strane imbarcazioni sbucarono da un'insenatura nascosta e virarono verso sudest.
Erano fatte di alluminio, affusolate, lunghe una ventina di metri, simili a due aghi nell'acqua, e ognuna montava, affiancati a poppa, quattro motori fuoribordo Yamaha 200. La comunit dei produttori di cocaina le chiamava "go-fast": la forma aerodinamica e la potenza erano state concepite per battere in velocit ogni altra imbarcazione.
Nonostante la lunghezza, a bordo di ciascuna lancia c'era poco spazio, quasi tutto occupato dalle taniche di carburante extra. E poi c'erano i seicento chili di cocaina contenuti in dieci grossi fusti di plastica bianca sigillati ermeticamente perch la merce non venisse danneggiata dall'acqua di mare. Per maneggiarli meglio, ogni fusto era avvolto in reti di corda in polietilene.
Tra i fusti e le taniche di carburante, i quattro uomini dell'equipaggio stavano molto scomodi. Ma non si trovavano l  per stare comodi. Uno era il timoniere, un operatore altamente specializzato in grado di governare la lancia anche a una velocit di crociera di quaranta nodi e spingerla, mare permettendo, fino a sessanta nodi in caso di inseguimento. Gli altri tre non erano che braccia, e tutti sarebbero stati pagati una fortuna per quei tre giorni di disagi e di rischi. In realt, la somma dei loro compensi era solo una piccola parte dell'un per cento del valore della merce contenuta in quei venti fusti.
Usciti dalle secche, i timonieri lanciarono le imbarcazioni a quaranta nodi sul mare piatto, iniziando il loro lungo viaggio.
La meta era un punto nell'oceano a settanta miglia nautiche da Coln, nella Repubblica di Panam. l  si sarebbero incontrati con la nave da carico Virgen de Valme, proveniente dai Caraibi e diretta al Canale di Panam.
Le lance avevano trecento miglia da coprire prima di arrivare all'appuntamento e anche a quaranta nodi non avrebbero potuto farcela entro l'alba. Quindi avrebbero passato il giorno seguente alla cappa, dondolando nel calore insopportabile sotto un telo blu, finch l'oscurit avesse permesso loro di proseguire il viaggio. Sarebbero riuscite a completare il trasbordo entro mezzanotte. Era quello il termine massimo.
Quando le lance furono vicine al punto stabilito la nave da carico era gi sul posto e mostr le luci di segnalazione nel giusto ordine e sequenza. Il riconoscimento fu confermato da una serie di frasi convenute e prive di senso, urlate nel buio. Le go-fast accostarono. Braccia agili issarono i venti fusti sul ponte, seguiti dalle taniche vuote prontamente riempite e calate di nuovo sulle barche. Qualche parola di saluto in spagnolo e la Virgen de Valme riprese il suo viaggio verso Coln, mentre le lance puntarono verso casa. Dopo un'altra giornata passata a dondolare nascosti sull'oceano, sarebbero arrivati alle paludi di mangrovie prima dell'alba del terzo giorno, sessanta ore dopo averle lasciate.
I cinquemila dollari che ogni uomo dell'equipaggio avrebbe ricevuto - diecimila per i timonieri - erano per i loro standard una somma da re. La merce che avevano trasportato sarebbe stata venduta dagli spacciatori ai consumatori americani per circa ottantaquattro milioni di dollari.
Quando la Virgen de Valme entr nel Canale di Panam era una delle tante navi da carico che aspettava il proprio turno, questo a meno che qualcuno si fosse avventurato a ispezionare gi in sentina, sotto il pavimento della stiva pi bassa. Ma nessuno lo fece. Occorreva un autorespiratore per sopravvivere l sotto, e i marinai lo fecero passare per equipaggiamento antincendio.
Uscita dal canale sul lato del Pacifico, la nave da carico punt verso nord. Costeggi l'America Centrale, il Messico e la California. Finalmente, davanti alle coste dell'Oregon, i venti fusti vennero portati sul ponte, preparati e nascosti sotto dei teloni. In una notte senza luna, la Virgen de Valme doppi Capo Flattery e imbocc lo Stretto di Juan de Fuca per portare il suo carico di caff brasiliano a Seattle, per la gioia dei raffinati palati della capitale americana del caff.
Prima di invertire la rotta, l'equipaggio gett i venti fusti fuoribordo, debitamente zavorrati con catene in modo che scivolassero dolcemente verso il fondo sotto una trentina di metri d'acqua. Poi il capitano fece una telefonata con il cellulare. Anche se i dispositivi di controllo della National Security Agency di Fort Meade, nel Maryland, fossero stati in ascolto (e lo erano), le parole pronunciate erano del tutto innocenti: un marinaio che finalmente avrebbe rivisto la sua ragazza da l  a qualche ora.
I venti fusti erano segnalati da piccole ma coloratissime boe che danzavano sull'acqua grigia. Fu cos  che i quattro uomini a bordo del peschereccio di granchi le trovarono, all'alba, del tutto simili a quelle che segnalano le nasse per aragoste. Nessuno li vide issare i fusti dall'acqua. Se il loro radar avesse segnalato la presenza di qualche barca di pattuglia nel raggio di miglia, non si sarebbero neppure avvicinati. Ma la posizione indicata dal GPS era accuratissima e loro poterono scegliere il momento adatto per agire.
Dallo Stretto di Juan de Fuca, i contrabbandieri tornarono nel dedalo di isolette a nord di Seattle e toccarono terra in corrispondenza di una stradina sterrata che arrivava fino all'acqua. L li attendeva un grosso camion adibito al trasporto di birra. Dopo essere stati trasferiti a bordo, i fusti sarebbero partiti verso l'interno, una piccola parte delle trecento tonnellate di droga introdotte ogni anno negli Stati Uniti. Tutte le persone coinvolte sarebbero state pagate in seguito, con bonifici su conti prestabiliti. I pescatori di granchi non avrebbero mai conosciuto il nome della nave n del proprietario del camion. Non era necessario.
Nel momento in cui era arrivata sul suolo americano, la droga aveva cambiato proprietario. Fino a quel momento era stata di propriet del cartello e tutte le persone coinvolte fino ad allora sarebbero state retribuite dal cartello. Una volta caricata sul camion, per, era diventata di propriet dell'importatore americano che adesso doveva al cartello una cifra impressionante.
Era gi stato negoziato un prezzo per quei milleduecento chili di cocaina purissima. I pesci piccoli dovevano anticipare il cento per cento della somma, mentre i grossi importatori pagavano il cinquanta per cento subito e il resto alla consegna. Tra il camion di birra e le narici di un consumatore di Spokane o Milwaukee sarebbero stati applicati ricarichi incredibili.
L'importatore avrebbe provveduto a pagare i vari mediatori che lo tenevano lontano dalle grinfie dell'FBI o della DEA. E tutte le transazioni sarebbero avvenute in contanti. Ma anche dopo aver pagato al cartello il cinquanta per cento del prezzo finale, il trafficante americano avrebbe avuto comunque un mare di dollari da riciclare, soldi che sarebbero defluiti in centinaia di altre attivit illecite.
E da una parte all'altra dell'America, altre vite sarebbero state distrutte dalla polvere bianca.

Paul Devereaux scopr di aver bisogno di quattro settimane per portare a termine la sua analisi. Jonathan Silver lo chiam due volte, ma lui rifiut di farsi mettere fretta. Quando fu pronto, si incontr nuovamente con il capo di gabinetto della Casa Bianca nell'Ala Ovest. Aveva con s un piccolo fascicolo. Poich disdegnava i computer, che considerava assolutamente non sicuri, memorizzava quasi tutto e, quando aveva a che fare con menti meno brillanti della sua, stilava rapporti concisi in un inglese elegante seppure un po' antiquato.
"Allora?" disse Silver, che si compiaceva del proprio approccio diretto e schietto, atteggiamento che altri consideravano pura villania. "Si  fatto un'idea?" `
"S" rispose Devereaux. "Purch vengano rigorosamente rispettate determinate condizioni, l'industria della cocaina potrebbe essere stroncata."
"Come si fa?"
"Innanzitutto, vediamo come non si fa. I produttori alla fonte sono al di l della nostra portata. Si tratta di migliaia di contadini poverissimi, cocaleros che coltivano migliaia di piccoli appezzamenti nascosti nel folto della giungla, alcuni pi piccoli di mezzo ettaro. Finch ci sar un cartello pronto ad acquistare la loro maledetta pasta, loro continueranno a produrla e a portarla agli acquirenti in Colombia."
"Quindi colpire i contadini  fuori questione?"
"S per quanto ci si provi, e l'attuale governo colombiano, come quello di Uribe, ci sta davvero provando con tutte le forze, a differenza di quelli che li hanno preceduti e dei paesi confinanti. Il Vietnam avrebbe dovuto insegnarci qualcosa a proposito della giungla e della gente che ci vive. E' impossibile sterminare le formiche con un giornale arrotolato."
"E i laboratori di raffinazione? I cartelli?"
"Impossibile anche questo. Sarebbe come cercare di tirare fuor' a mani nude una murena dalla tana. E' il loro territorio, non il nostro. In America Latina comandano loro, non noi."
"D'accordo" disse Silver, che cominciava a perdere la pazienza, cosa che peraltro succedeva spesso. "E all'interno degli Stati Uniti, dopo che quella merda  entrata nel nostro paese? Ha idea di quante risorse, di quanto denaro dei contribuenti spendiamo ogni anno per contrastare la criminalit? Cinquanta stati pi il governo federale? E' pari al debito pubblico, dannazione! "
"Esattamente" disse Devereaux, imperturbabile di fronte alla crescente irritazione di Silver. "Io credo che gi solo il governo federale spenda quattordici miliardi di dollari l'anno nella lotta alla droga. E questo non arriva neppure a sfiorare il buco nel budget dei cinquanta stati. E' per questo che la repressione sul territorio non pu funzionare."
"E allora dove sta la soluzione?"
"Il tallone d'Achille  l'acqua."
"L'acqua? Intende mettere dell'acqua nella coca?"
"No, mi riferisco all'acqua del mare. A parte un'unica rotta stradale dalla Colombia al Messico lungo la dorsale dell'America Centrale, cos  facile da controllare che i cartelli non la usano pi, ogni grammo di cocaina diretta negli Stati Uniti o in Europa. ... "Lasci perdere l'Europa, loro non c'entrano" lo interruppe Silver.
"... deve viaggiare per mare. Sopra o sotto. Anche dalla Colombia al Messico viaggia via mare. E' quella la carotide del cartello. Recisa quella, il paziente muore."
Silver si lasci sfuggire un brontolio e osserv l'agente segreto in pensione seduto all'altro lato della scrivania. L'uomo ricambi il suo sguardo, impassibile. Pareva non gli importasse un fico secco se le sue conclusioni venivano accettate o meno.
"Quindi posso dire al presidente che il suo progetto pu partire e lei  pronto ad assumersene la responsabilit?"
"Non proprio. Ci sono delle condizioni. E temo non siano negoziabili."
"Suona come una minaccia. Nessuno pu permettersi di minacciare lo Studio Ovale. Le consiglio di fare marcia indietro."
"Non  una minaccia,  un avvertimento. Se queste condizioni non verranno rispettate, il progetto  destinato a fallire, con grande imbarazzo e spreco di energie. Queste sono le condizioni."
Devereaux fece scivolare il sottile fascicolo sul ripiano della scrivania. Il capo di gabinetto lo apr Due pagine soltanto, battute a macchina. Cinque paragrafi. Numerati. Lesse il primo.
"Uno. Dovr poter agire in piena autonomia e assoluta segretezza. Nessuno, a parte un gruppo ristrettissimo di persone vicine al comandante in capo, deve essere al corrente di quanto sta accadendo o del perch, anche se questo potr suscitare sospetti o offendere qualcuno. Al di fuori dello Studio Ovale, tutti devono sapere soltanto il minimo indispensabile necessario a portare a termine il compito loro assegnato.
"Le strutture federali e militari sono sicure" disse secco Silver.
"No, non lo sono" ribatt Devereaux, imperturbabile. "Ho passato met della mia esistenza a cercare di evitare fughe di notizie e a rimediarvi."

"Due. Avr bisogno di pieni poteri da parte del presidente per richiedere, e ricevere senza obiezione alcuna, la completa collaborazione da parte di ogni altra agenzia o unit militare la cui cooperazione sia indispensabile. A cominciare dal trasferimento automatico di ogni singola informazione ricevuta da ogni altra agenzia impegnata nella lotta alla droga al quartier generale di quella che desidero venga chiamato Operazione Cobra.
"Andranno su tutte le furie" grugn Silver. Sapeva che l'informazione era potere, e nessuno  disposto a cedere volontariamente anche una piccolissima parte di quel potere. E questo valeva anche per la CIA, la DEA, l'FBI, l'NSA e le forze armate.
"Adesso ricadono tutti sotto il dipartimento per la Sicurezza interna e il Patriot Act" osserv Devereaux. "Obbediranno al presidente."
"La Sicurezza Interna si occupa della minaccia terroristica" ribatt Silver. "Il narcotraffico rientra nel crimine organizzato."
"Vada avanti a leggere" mormor il veterano della CIA.

"Tre. Avr bisogno di reclutare personalmente i miei collaboratori. Non saranno molti, ma quelli che mi servono devono essere assegnati al progetto senza domande n obiezioni."
Il capo di gabinetto non sollev alcuna obiezione finch non arriv al numero quattro.

"Quattro. Avr bisogno di un budget di due miliardi di dollari, che dovranno essere erogati senza alcun controllo o verifica. Avr bisogno di nove mesi di tempo per preparare l'attacco all'industria della cocaina e di altri nove mesi per distruggerla. "

C'erano stati altri progetti top secret e budget segreti, prima di allora, ma quello era enorme. Il capo di gabinetto cominci a veder lampeggiare segnali d'allarme. Da quale agenzia sarebbero stati dirottati i fondi? FBI? CIA? DEA? Oppure sarebbero state chieste nuove risorse al Tesoro?
"Deve esserci un controllo di spesa" disse. "Quelli che tengono i cordoni della borsa non accetteranno che spariscano due miliardi di dollari solo perch lei vuole andare a fare shopping."
"Allora non funzioner" ribatt calmo Devereaux. "Il punto  che quando scatter l'operazione contro il cartello, loro non dovranno sospettare di nulla. Uomo avvisato mezzo salvato. Se si venisse a conoscenza del tipo di attrezzatura e di uomini di cui ho bisogno, il piano verrebbe svelato e questo accadrebbe nell'attimo in cui i contabili ci mettessero le mani sopra; la notizia arriverebbe certamente a qualche reporter o a qualche blogger."
"Non devono metterci le mani sopra, solo monitorare."
"Non fa alcuna differenza, signor Silver. Una volta che loro sono coinvolti, la copertura salta. E quando la tua copertura  saltata, sei un uomo morto. Si fidi di me. Io lo so."
Era un campo su cui l'ex rappresentante del congresso dell'Illinois sapeva di non poter ribattere. Pass alla condizione numero cinque.

"Cinque. Sar necessario riclassificare la cocaina da droga di classe A, la cui importazione  reato, a minaccia nazionale, la cui importazione o tentata importazione  considerata atto di terrorismo."

Jonathan Silver si alz in piedi di scatto.
"Ma  impazzito? Significa cambiare la legge."
"No. Per quello ci vorrebbe un atto del Congresso. Qui si tratta semplicemente di cambiare la categoria di una sostanza chimica. E per questo  sufficiente un ordine esecutivo."
"Quale sostanza chimica?"
"Il cloridrato di cocaina  solo una sostanza chimica. Per inciso,  una sostanza proibita, la cui importazione viola le leggi del diritto penale americano. Anche l'antrace  una sostanza chimica, come il gas nervino. Ma il primo  classificato come arma biologica di distruzione di massa e il gas nervino come arma chimica. Abbiamo invaso l'Iraq perch quello che passa per il nostro servizio di intelligence da quando io me ne sono andato era convinto che ne fosse in possesso."
"E' diverso."
"No,  esattamente la stessa cosa. Sar sufficiente riclassificare il cloridrato di cocaina come minaccia alla nazione e tutte le tessere del dmino cadranno, una dopo l'altra. Farne arrivare mille tonnellate l'anno sul nostro territorio non sar pi un crimine, ma una minaccia terroristica. E allora noi potremo legalmente rispondere in maniera adeguata. La legge esiste gi."
"Rispondere con tutto quello che abbiamo a disposizione?"
"Tutto. Ma fuori dalle nostre acque territoriali e dallo spazio aereo. E senza scoprirci."
"Trattare il cartello come faremmo con Al Qaeda?"
"Non mi sarei espresso cos , ma la sostanza  questa" disse Devereaux.
"Quindi quello che devo fare... "
Il bostoniano si alz.
"Quello che deve fare, signore,  capire fino a che punto lei, ma soprattutto chi le sta sopra, siete disposti a passare sopra i vostri scrupoli. Chiarito questo, non c' molto altro da dire. Io credo che si possa fare, ma queste sono le condizioni senza le quali l'operazione non pu essere portata a termine con successo. Per lo meno non da me."
Senza essere stato congedato, arriv alla porta e l  si ferm.
"Mi faccia sapere la risposta del presidente appena pu. Mi trover a casa."
Jonathan Silver non era abituato a farsi chiudere una porta in faccia.
Negli Stati Uniti, il pi alto provvedimento amministrativo che possa essere emanato  il PEO, un ordine esecutivo del presidente. Di solito vengono resi pubblici poich, in caso contrario sarebbe difficile rispettarli, ma possono anche restare completamente segreti e, in quel caso, i PEO sono noti semplicemente come finding.
Il vecchio agente di Alexandria non poteva ancora saperlo, ma era riuscito a convincere il caustico capo di gabinetto il quale, a sua volta, aveva convinto il presidente. Dopo una consultazione con un allibito professore di diritto costituzionale, la cocaina venne riclassificata senza clamore come tossina e quindi come minaccia nazionale. In quanto tale, rientrava nell'ambito della lotta alle minacce contro la sicurezza della nazione.

A ovest della costa portoghese e quasi all'altezza della frontiera con la Spagna, la Balthazar solcava il mare con il suo carico misto diretta al porto di Rotterdam. Non era grande, solo seimila tonnellate; a bordo, oltre al capitano, otto uomini di equipaggio, tutti contrabbandieri. La loro attivit criminale era cos  remunerativa che nel giro di due anni il capitano si sarebbe ritirato ormai ricco, nel suo natio Venezuela.
Ascolt le previsioni meteorologiche per Capo Finisterra che si trovava a sole cinquanta miglia nautiche pi avanti. Davano mare rotto e vento forza quattro, ma sapeva che i pescatori spagnoli con i quali aveva appuntamento erano gente dura, capace di lavorare in condizioni ben peggiori.
Si era lasciato alle spalle Oporto e si trovava all'altezza di Vigo quando ordin ai suoi uomini di portare su le quattro grosse balle dalla terza stiva, dove erano rimaste dopo il trasbordo dalla barca per la pesca di gamberetti, un centinaio di miglia al largo di Caracas.
Il capitano Gonqalves era un uomo prudente. Si rifiutava di entrare o uscire da un porto con merce di contrabbando a bordo, meno che mai con quel tipo di merce. Era disposto a caricarla e scaricarla soltanto in alto mare. A meno che un informatore lo tradisse, la sua prudenza rendeva improbabile che venisse arrestato. Sei traversate atlantiche conclusesi con successo gli avevano permesso di comprare una bella casa, crescere due figlie e mandare Enrique all'universit.
Appena passata Vigo, comparvero i due pescherecci spagnoli. Insistette perch venissero scambiati i segnali convenuti, le vacue ma cruciali formule di saluto mentre le due barche beccheggiavano tra le onde accanto a loro. Era sempre possibile che uomini della dogana spagnola avessero infiltrato l'organizzazione e adesso si trovassero l, tra i finti pescatori. Realisticamente, se cos  stavano le  cose, adesso avrebbero dovuto prendere d'assalto la sua nave, ma gli uomini sulle barche a un centinaio di metri dalla sua nave erano proprio quelli con cui doveva incontrarsi.
Stabilito il contatto e verificata l'identit, i pescherecci si spostarono nella sua scia. Pochi minuti dopo, le quattro balle vennero spinte oltre la ringhiera del coronamento di poppa e caddero in mare. A differenza di quelle gettate in acqua a Seattle, queste erano fatte per galleggiare. Rimasero a dondolare sulla superficie mentre la Balthazar proseguiva verso nord. Gli uomini sui pescherecci le issarono a bordo, due per ogni imbarcazione, e le gettarono nella stiva. Quindi vi rovesciarono sopra dieci tonnellate di sgombri e si diressero verso casa.	
Provenivano dalla piccola citt di pescatori di Muros, sulla costa della Galizia, e quando, nella luce del crepuscolo, scivolarono oltre il molo foraneo ed entrarono in porto, erano di nuovo "puliti". Prima che arrivassero in porto, altri uomini avevano trascinato le balle fuori dall'acqua, issandole su una spiaggia dove attendeva un trattore con rimorchio. Nessun altro veicolo sarebbe stato in grado di spostarsi sulla sabbia bagnata. Dal rimorchio le balle vennero caricate su un furgone che pubblicizzava gli scampi dell'Atlantico e che part alla volta di Madrid.
Un uomo dell'organizzazione di Madrid liquid tutti, in contanti, quindi and al porto per pagare i pescatori. Un'altra tonnellata di cocaina colombiana purissima era entrata in Europa.

La notizia arriv con una telefonata del capo di gabinetto, i documenti con un motociclista. Le autorizzazioni conferivano a Devereaux pi poteri di quelli che chiunque, al di sotto dello Studio Ovale, avesse avuto da decenni. I bonifici bancari sarebbero arrivati in seguito, quando lui avesse deciso dove voleva fossero depositati i suoi due miliardi di dollari.
Una delle prime cose che fece fu cercare un numero di telefono che conservava da anni ma non aveva mai usato. Lo compose. Il telefono squill in una villetta in una stradina secondaria di una cittadina del New Jersey chiamata Pennington. Ebbe fortuna. Risposero al terzo squillo.
"Signor Dexter?"
"Chi desidera saperlo?"
"Una voce del passato. Mi chiamo Paul Devereaux. Credo che lei si ricordi di me."
Segu un lungo silenzio, come quando qualcuno viene colpito al plesso solare.
"E ancora l , signor Dexter?"
"S Ci sono. E mi ricordo benissimo. Come ha fatto ad avere questo numero?"
"Non  importante. Come certamente ricorder, il mio lavoro consisteva proprio nell'ottenere informazioni senza dare nell'occhio."
L'uomo del New jersey se lo ricordava benissimo. Nove anni prima era stato il miglior cacciatore di taglie che gli Stati Uniti avessero mai avuto. Senza volere, aveva schiacciato i piedi all'asceta bostoniano che lavorava al quartier generale della CIA, a Langley, e questi aveva cercato di farlo uccidere.
I due uomini erano diversi come pi non si potrebbe. Cal Dexter, il muscoloso avvocato di provincia dai modi cordiali e i capelli rossicci, era nato nel 1950 in un quartiere degradato di Newark infestato dagli scarafaggi. Suo padre era un operaio edile che aveva sempre lavorato durante tutta la seconda guerra mondiale e la guerra di Corea, conflitti che avevano portato alla costruzione di nuove fabbriche, cantieri navali e uffici governativi lungo le coste del New Jersey.
Con la fine della guerra di Corea, per, il lavoro si era esaurito. Cal aveva cinque anni quando sua madre aveva messo fine a quell'unione senza amore e se n'era andata, lasciando che fosse il padre a occuparsi del bambino. Il padre di Cal era un uomo duro, veloce nel menar pugni, l'unica legge rispettata in molti ambienti operai. Ma era un bravo cristo che cercava di vivere onestamente e insegnare al figlioletto l'amore per la bandiera americana, la costituzione e Joe DiMaggio.
Nel giro di due anni, Dexter senior si era procurato una casa mobile per potersi spostare dove c'era lavoro. Fu cos  che crebbe il ragazzo, passando da un cantiere all'altro, frequentando qualunque scuola lo accettasse, e continuando a spostarsi. Era l'epoca di Elvis, Del Shannon, Roy Orbison e dei Beatles, che venivano da un paese di cui Cal non aveva mai sentito parlare. Era anche l'epoca dei Kennedy, della guerra fredda e del Vietnam.
La sua formazione scolastica era frammentaria, per non dire quasi inesistente, ma aveva imparato molte altre cose: a battersi e a sopravvivere alla legge della strada. Non era molto alto, come la madre del resto, poco pi di un metro e settanta, e neppure tarchiato come il padre, ma la sua corporatura asciutta nascondeva un'energia da far paura e i suoi pugni erano micidiali.
All'et di diciassette anni tutto faceva pensare che avrebbe seguito la strada del padre, spalando terra o guidando automezzi nei cantieri. Sennonch... nel gennaio del 1968 comp diciotto anni e i vietcong lanciarono l'offensiva del Tet. Cal stava guardando la televisione in un bar di Camden. C'era un documentario che parlava di reclutamento. Dicevano che se ti davi da fare l'esercito ti avrebbe dato un'istruzione. Il giorno dopo entr in un ufficio dell'esercito a Camden e si arruol.
Il maresciallo era annoiato. Passava la vita ad ascoltare giovani che facevano di tutto pur di venire via dal Vietnam.
"Voglio arruolarmi" annunci il ragazzo.
Il militare fece scivolare un modulo verso di lui, mantenendo il contatto visivo come un furetto che non vuol farsi scappare un coniglio. Sforzandosi di apparire cordiale, sugger al ragazzo di firmare per tre anni anzich due.
"Hai buone probabilit di ottenere una destinazione migliore" disse. "Migliori opportunit di carriera. Con tre anni potresti persino evitare di finire in Vietnam."
"Ma io voglio andare in Vietnam" ribatt il ragazzo con i jeans sporchi di terra.
Fu accontentato. Concluso l'addestramento, considerata la sua dimestichezza con i mezzi di movimento terra, venne assegnato al battaglione del genio del Big Red One, la prima divisione di fanteria di stanza proprio nel Triangolo di Ferro. Fu l  che si offr volontario per diventare un tunnel rat ed entrare nella terrificante rete di gallerie buie e piene di trappole mortali scavate dai vietcong sotto Cu Chi.
Con due anni di missioni quasi suicide dentro quei buchi infernali, se ne torn negli Stati Uniti con una manciata di medaglie, e lo zio Sam mantenne la sua promessa. Calvin pot andare all'universit. Scelse legge e si laure alla Fordham di New York.
Non aveva l'estrazione sociale, i modi raffinati n i soldi per entrare in uno dei grossi studi legali di Wall Street. Cos  si mise a lavorare nella Legal Aid Society, l'associazione che fornisce assistenza legale gratuita. Tra i suoi clienti c'erano cos  tanti ispanici che presto impar a parlare spagnolo correttamente e velocemente. Si spos ed ebbe una figlia, per la quale stravedeva.
Avrebbe potuto passare tutta la vita lavorativa a difendere poveracci ma, quando aveva poco pi di quarant'anni, la figlia ancora adolescente venne rapita, costretta a prostituirsi e poi barbaramente uccisa dal suo protettore. Cal dovette identificarne il corpo martoriato sul tavolo autoptico a Virginia Beach. Quell'esperienza fece riaffiorare in lui il tunnel rat, il killer spietato che d la caccia al suo avversario.
Grazie alla sua esperienza, riusc a stanare i due magnaccia responsabili della morte di sua figlia e li uccise, insieme alle loro guardie del corpo, su un marciapiede di Panam. Tornato a New York, scopr che la moglie si era tolta la vita.
Cal Dexter abbandon le aule di tribunale e si ritir a Pennington, dove apparentemente esercitava l'attivit di civilista. In realt aveva intrapreso la sua terza professione. Divenne un cacciatore di taglie ma, a differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi, operava quasi esclusivamente all'estero. Era specializzato nel ritrovare, sequestrare e riportare in patria per un giusto processo coloro che avevano commesso crimini efferati ed erano convinti di averla fatta franca rifugiandosi in paesi che non avevano accordi di estradizione con gli Stati Uniti. Pubblicizzava i suoi servizi con molta discrezione sotto lo pseudonimo di "Vendicatore".
Nel 2001 era stato incaricato da un miliardario canadese di trovare il sadico mercenario serbo che gli aveva assassinato il nipote, membro di un'organizzazione umanitaria in Bosnia. Ci che Dexter non sapeva era che un certo Paul Devereaux stava usando quell'uomo, Zoran Zilic, diventato trafficante d'armi, come esca per attirare Osama bin Laden a un appuntamento in cui un missile cruise avrebbe dovuto eliminarlo.
Ma Dexter arriv prima di lui. Trov Zilic, che si nascondeva in un lurido paese del Sudamerica, si infiltr, lo rap sotto la minaccia di una pistola e lo riport a Key West, in Florida. Devereaux, che aveva cercato di far eliminare lo scomodo cacciatore di taglie, vide andare in fumo due anni di lavoro. Presto, per, la cosa perse qualunque rilevanza: qualche giorno dopo l'attentato alle Torri Gemelle avrebbe fatto s che bin Laden fosse impossibilitato a partecipare a qualunque incontro fuori dai suoi nascondigli tra le montagne.
Dexter torn a nascondersi dietro la copertura dell'innocuo avvocato di provincia. Devereaux and in pensione. E finalmente ebbe il tempo, anni di tempo, per rintracciare il cacciatore di taglie noto semplicemente come il Vendicatore.
Adesso erano entrambi in pensione: l'ex tunnel rat venuto dalla gavetta e l'elegante aristocratico di Boston.
"Cosa vuole, signor Devereaux?" chiese Dexter abbassando lo sguardo sulla cornetta del telefono.
"Sono stato richiamato in servizio, signor Dexter. Dal comandante in capo in persona. C' un compito da svolgere, un compito molto importante per il nostro paese, e ha chiesto a me di portarlo a termine. Avr bisogno di un vice, un comandante in seconda. Le sarei molto grato se prendesse in considerazione l'idea di assumere l'incarico."
A Dexter non sfugg la scelta di parole. Non "voglio che lei..."  "o le sto offrendo..." ma "le sarei molto grato se...".
"Avrei bisogno di sapere qualcosa di pi. Parecchio di pi."
"Ovviamente. Se potesse venire a Washington a parlare con me, sarei felice di spiegarle quasi tutto."
Con lo sguardo fisso sulle foglie che cadevano fuori dalla finestra della sua modesta casa di Pennington, Dexter ci pens su. Aveva compiuto sessant'anni. Si manteneva in forma e, nonostante alcune inequivocabili proposte, aveva preferito non risposarsi. Tutto considerato conduceva un'esistenza agiata, tranquilla, borghese. In una parola, noiosa.
"Verr e ascolter quello che ha da dirmi, signor Devereaux. Ascolter soltanto. E poi decider."
"Molto saggio, signor Dexter. Le do il mio indirizzo di Alexandria. Possiamo fare domani?"	,
Gli dett l'indirizzo. Prima di riattaccare, per, Cal Dexter aveva una domanda da fargli.
"Considerate le nostre vicende passate, perch ha scelto proprio me?"
"Semplice. Lei  l'unico che mi abbia mai messo nel sacco.

Seconda parte.
SIBILO.

3.
Per motivi di sicurezza accadeva raramente che la Fratellanza, il supercartello che controllava l'intera industria della cocaina, si riunisse in seduta plenaria. Anni prima era pi facile.
L'ascesa alla presidenza della Colombia di Alvaro Uribe, uomo fieramente impegnato nella lotta alla droga, aveva cambiato le cose. Sotto il suo governo, un repulisti all'interno delle forze di polizia aveva portato al vertice il generale Felipe Caldern e il suo temibile capo dei servizi segreti alla divisione narcotici, il colonnello Dos Rjos.
I due uomini, riconfermati da juan Manuel Santos, subentrato a Uribe con le elezioni del giugno 2010, si erano dimostrati incorruttibili, nonostante lo stipendio da poliziotto. Il cartello, non abituato a una cosa del genere, aveva commesso parecchi errori, perdendo persone in posizione chiave. Ma poi aveva imparato la lezione e da allora era stata guerra all'ultimo sangue. In fondo, la Colombia  un paese grande, con milioni di ettari dove nascondersi.
Il capo indiscusso della Fratellanza era Don Diego Esteban. A differenza del precedente signore della droga, Pablo Escobar, Don Diego non era uno psicopatico proveniente dai bassifondi. Discendeva da una vecchia famiglia di proprietari terrieri: colto, educato, di puro sangue spagnolo, erede di una lunga stirpe di hidalgos. Tutti lo chiamavano semplicemente il "Don".
Era stato lui, con la sua forte personalit, a raggruppare i diversi signori della droga sotto un unico cartello gestito con successo, come una moderna industria. Due anni prima, l'ultimo di coloro che si erano opposti a questa unificazione da lui voluto era partito in manette per gli Stati Uniti per non tornare mai pi, colpito da un mandato di estradizione. Era Diego Montoya, capo del cartello del Norte del Valle, che si vantava di essere il successore delle organizzazioni criminali di Cali e Medelljn.
Non si  mai saputo chi fece la telefonata al colonnello Dos Rjos grazie alla quale si arriv al raid contro Montoya, ma la sua apparizione in televisione, con i ferri ai polsi e alle caviglie, mise fine a ogni opposizione nei confronti del Don.
La Colombia  attraversata, da nordest a sudovest, da due catene montuose con vette altissime, separate dalla valle del fiume Magdalena. Tutti i fiumi a ovest della Cordillera Oriental scorrono verso il Pacifico o i Caraibi, quelli a est defluiscono nell'Orinoco o nel Rio delle Amazzoni. Questa parte orientale del paese, solcata da una cinquantina di fiumi,  un susseguirsi di colline costellate di haciendas grandi come contee. Don Diego ne possedeva almeno cinque pi un'altra decina affidate a prestanome. Ognuna di esse aveva pi di una pista di atterraggio.
In quell'autunno del 2010, l'incontro si teneva al Rancho de la Cucaracha, vicino a San Jos. Gli altri sette membri del consiglio erano stati personalmente convocati da emissari ed erano arrivati a bordo di aerei da turismo, dopo che si erano levati in volo almeno una ventina di falsi bersagli. Anche se l'utilizzo di cellulari usa e getta era considerato assolutamente sicuro, il Don preferiva affidare i suoi messaggi a corrieri fidati. Era all'antica, ma non si era mai fatto beccare n intercettare.
Quella soleggiata mattina autunnale, il Don accolse di persona la sua squadra nella grande villa in cui probabilmente passava non pi di dieci notti all'anno, ma che era tenuta sempre pronta ad accoglierlo.
La residenza era un superbo esempio di antica architettura spagnola, con pavimenti di piastrelle, fontanelle che gorgogliavano in cortile e camerieri in giacca bianca che giravano sotto le grandi tende portando vassoi carichi di bevande.
Il primo ad arrivare dalla pista d'atterraggio fu Emilio Snchez. Come tutti gli altri responsabili dei diversi settori, svolgeva una sola mansione. Lui si occupava della produzione. Il suo compito era quello di sovrintendere ai rapporti con decine di migliaia di poveri cocaleros che coltivavano la pianta in Colombia, Bolivia e Per. Acquistava la loro pasta, ne controllava la qualit, li pagava e faceva uscire dalle raffinerie tonnellate di cocaina colombiana purissima, confezionata e imballata.
Tutto questo necessitava di costante protezione, non solo dalle forze dell'ordine, ma dai banditi di ogni genere che vivevano nella giungla, pronti a rubare il prodotto per cercare di rivenderlo. L'esercito privato ricadeva sotto il controllo di Rodrigo Prez, un ex terrorista delle FARC. Con il suo aiuto, gran parte del temibile gruppo rivoluzionario marxista era stato ridotto all'obbedienza e adesso lavorava per la Fratellanza.
I profitti dell'industria della cocaina erano cos  elevati che il flusso costante di denaro era diventato un problema, superabile soltanto riciclando i dollari "sporchi" in denaro pulito. Allora potevano essere reinvestiti in migliaia di aziende perfettamente legali sparse in tutto il mondo; ma solo dopo aver detratto le spese vive e la personale retribuzione del Don, le cui ricchezze si calcolavano in centinaia di milioni di dollari.
Il riciclaggio avveniva principalmente tramite banche compiacenti, molte delle quali si presentavano al mondo come assolutamente rispettabili, e che utilizzavano le loro attivit criminali come un generatore extra di ricchezza.
L'uomo incaricato del riciclaggio era una persona all'apparenza rispettabile, proprio come il Don. Avvocato specializzato in diritto finanziario e bancario, aveva un prestigioso studio a Bogot. Se il colonnello Dos Rjos nutriva qualche sospetto su di lui, non era mai riuscito a provare nulla. Il senor julio Luz fu il terzo ad arrivare e il Don lo accolse con cordialit, mentre dalla pista sopraggiungeva il quarto suv.
Jos Marja Largo era il supremo del settore commerciale del cartello. La sua arena era il mondo dei consumatori di cocaina e le centinaia di gruppi criminali che si rifornivano dalla Fratellanza per la polvere bianca. Era lui che stringeva accordi con le organizzazioni sparse per il Messico, gli Stati Uniti e l'Europa, verificava la solidit creditizia delle vecchie mafie o vigilava sul continuo flusso di nuovi arrivati che rimpiazzavano chi veniva incarcerato. Era lui che aveva scelto di concedere un virtuale monopolio europeo alla temibile 'ndrangheta, la mafia italiana originaria della Calabria, stretta tra la camorra napoletana e Cosa Nostra in Sicilia.

Poich i loro aerei erano atterrati quasi contemporaneamente, Largo aveva diviso il suv con Roberto Crdenas, un vero duro, vecchio esponente della criminalit storica di Cartagena. I sequestri nei porti e negli aeroporti di Europa e Stati Uniti sarebbero stati cinque volte pi consistenti senza l'azione "agevolatrice" di funzionari corrotti. Il loro ruolo era cruciale e Crdenas era incaricato di gestirne il reclutamento e la retribuzione.
L'arrivo degli ultimi due convenuti era stato ritardato dalle condizioni atmosferiche e dalla distanza. Stava per essere servito il pranzo quando fece il suo ingresso un contrito Alfredo Surez. Bench fosse molto in ritardo, la cortesia del Don non venne meno: ringrazi cordialmente il subalterno per i suoi sforzi, quasi che questi fossero frutto di una sua scelta.
Surez e la sua competenza erano essenziali. La sua specialit era il trasporto. Il suo compito era quello di garantire il transito sicuro di ogni grammo di droga dalle porte della raffineria al luogo di consegna all'estero. Ogni corriere, ogni nave da carico, di linea o yacht privato, ogni aereo - piccolo o grande che fosse - ogni sottomarino ricadeva sotto la sua responsabilit, insieme a piloti ed equipaggi.
Si era discusso per anni su quale delle due strategie fosse la migliore: spedire la cocaina in piccole quantit affidandola a migliaia di singoli corrieri oppure ricorrere a spedizioni enormi ma meno numerose.
Alcuni sostenevano che il cartello avrebbe potuto aggirare le difese dei due continenti destinatari ricorrendo a migliaia di corrieri a perdere, che portavano qualche chilo di coca nascosto nel bagaglio o magari anche solo uno, nello stomaco, sotto forma di ovuli da inghiottire. Certo, alcuni sarebbero stati catturati, ma molti altri sarebbero riusciti a passare. Era una questione di numeri. Almeno, questa era la teoria.
Surez privilegiava l'altra. Con trecento tonnellate di merce da consegnare in ogni continente, lui preferiva puntare su un centinaio di operazioni all'anno verso gli Stati Uniti e lo stesso verso l'Europa. I carichi dovevano essere da una a dieci tonnellate, per giustificare il grosso impegno in termini di investimenti e pianificazione. Se poi l'organizzazione criminale cui era destinata la merce decideva, dopo averla presa in consegna, di dividerla in partite pi piccole, quelli erano fatti suoi.
Quando andava male, per, erano dolori. Due anni prima, la fregata britannica Iron Duke che pattugliava i Caraibi aveva intercettato una nave da carico e confiscato cinque tonnellate e mezza di cocaina purissima, valutata quattrocento milioni di dollari, e questo prima che venisse tagliata fino a sestuplicarne il volume.
Surez era nervoso. Erano stati convocati l  per discutere di un'altra grossa intercettazione. Un cutter della guardia costiera americana, il Dallas, aveva confiscato due tonnellate di coca su un peschereccio che aveva cercato di sfuggirgli rifugiandosi nelle piccole insenature vicino a Corpus Christi, in Texas. Sapeva che avrebbe dovuto difendere la sua strategia con tutte le argomentazioni di cui disponeva.
L'unico con il quale il Don mantenne un atteggiamento freddo e distante fu il settimo ospite, Paco Valdez, un uomo cos  piccolo da sembrare quasi nano. Il suo aspetto poteva anche essere ridicolo, ma nessuno rideva di lui. N l  n altrove, mai. Valdez era il responsabile del servizio d'ordine.
Arrivava a malapena al metro e sessanta, anche con i rialzi nelle scarpe, e aveva una testa molto grande, con lineamenti da bambino, un ciuffetto di peli neri sulla sommit del capo e una boccuccia di rosa. Soltanto gli occhi neri e privi di espressione tradivano lo psicopatico che si nascondeva dentro quel piccolo corpo sgraziato.
Il Don lo salut con un formale cenno del capo e un sorriso tirato, senza stringergli la mano. Sapeva che quell'uomo, noto nell'ambiente della malavita con il soprannome di "El Animal", con quella mano una volta aveva strappato le interiora da un uomo ancora vivo per gettarle su un braciere.
Il Don non era sicuro che si fosse lavato le mani, dopo, e lui era un tipo schizzinoso. Ma se avesse sussurrato il nome di Surez in una di quelle minuscole orecchie, El Animai avrebbe fatto ci che era necessario.
Il cibo era squisito, i vini pregiati, la conversazione animata. Alfredo Surez ebbe la meglio. La sua strategia basata su grosse consegne rendeva la vita pi facile a chi si occupava della distribuzione, a chi doveva reclutare i funzionari corrotti che facilitassero l'ingresso della merce e a chi doveva riciclare i profitti. Quei tre voti andarono a lui. Lasci l'hacienda vivo. El Animal rimase deluso.

Quel fine settimana il primo ministro britannico tenne una riunione con "i suoi", ancora una volta a Chequers. Il Rapporto Berrigan venne distribuito e letto in silenzio. Poi fu la volta del breve documento preparato dal Cobra per esporre le sue condizioni. Alla fine arriv il momento di esprimere un parere.
Intorno al tavolo dell'elegante sala da pranzo, usata anche per le riunioni, sedeva il segretario di gabinetto, direttore dell'Home Civil Service, che doveva essere informato di qualunque iniziativa importante. Accanto a lui c'era il capo del sis, Secret Intelligence Service, chiamato in modo non del tutto esatto MI6 dai media e, pi comunemente, The Firm dagli addetti ai lavori.
Dopo che Sir John Scarlett, esperto in questioni del Cremlino, era andato in pensione, la carica di "capo" (mai direttore generale) era passata a un arabista, che parlava fluentemente sia arabo che pashtun e aveva operato per anni in Medio Oriente e Asia Centrale.
Poi c'erano i tre rappresentanti delle forze armate: il capo di stato maggiore della Difesa che, in un secondo tempo, se necessario, avrebbe riferito a quelli di Esercito, Aeronautica e Marina. Gli altri due erano il direttore delle Military Operations e il direttore delle Forze Speciali. Tutti i presenti sapevano che i tre militari avevano servito nelle Forze Speciali. Il primo ministro, il maggiore di grado ma il pi giovane di et, riflett che se quei tre, pi il capo, non riuscivano a trovare un modo per fregare uno straniero ingombrante, non ci sarebbe riuscito nessuno.
Il servizio, a Chequers,  da sempre affidato alla Royal Air Force. Quando il sergente della RAF fin di servire il caff e usc dalla stanza, cominci la discussione. Il segretario di gabinetto parl delle implicazioni legali.
"Se quest'uomo, questo Cobra, desidera... " si interruppe, alla ricerca della parola giusta ".., potenziare la campagna contro il traffico di cocaina, che vede gi all'opera un grande dispiego di forze, esiste il pericolo che ci chieda di infrangere le leggi internazionali."
"Credo che gli americani si stiano gi occupando di questo" disse il primo ministro. "Vogliono cambiare la designazione della cocaina da droga di classe A a minaccia nazionale. In questo modo il cartello e tutti i narcotrafficanti vengono classificati come terroristi. Dentro le acque territoriali di America ed Europa restano criminali. Al di fuori, diventano terroristi. In quel caso, abbiamo i poteri di fare quello che facciamo comunque e che abbiamo fatto dall'undici settembre."
"Potremmo cambiare anche noi?" chiese il capo di stato maggiore della Difesa.
"Saremmo obbligati" rispose il segretario di gabinetto "e la risposta  s. Basterebbe un decreto legge, non una nuova legge. Un provvedimento molto discreto, a meno che non lo vengano a sapere i media, o i paladini dei diritti civili."
"Questo  il motivo per cui solo un numero molto ristretto di persone dovr essere a conoscenza dell'operazione" osserv il capo del sis. "E anche cos  servirebbe una copertura pi che convincente."
"Abbiamo preparato un gran numero di operazioni segrete contro l'IRA" disse il direttore delle Forze Speciali "e poi contro Al Qaeda. E non  mai uscito nulla, solo la punta dell'iceberg."
"Primo ministro, cosa vogliono esattamente da noi i nostri cugini?" chiese il capo di stato maggiore della Difesa.
"Da quanto mi ha detto il presidente, informazioni logistiche, dati e suggerimenti per operazioni clandestine" rispose il primo ministro.
La conversazione prosegu con molte domande e poche risposte.
"E lei, primo ministro, cosa vuole da noi?" La domanda veniva dal capo della Difesa.
"Il vostro consiglio, signori. Si pu fare? Dovremmo partecipare?"
I tre militari furono i primi ad annuire, poi fu il turno dell'uomo del sis. Per ultimo, il segretario di gabinetto. Lui odiava quel genere di cose. Se qualcosa fosse andato storto...
Pi tardi, dopo che Washington fu informata del risultato della riunione e il primo ministro ebbe offerto ai suoi ospiti un pranzo a base di roast beef, arriv la risposta della Casa Bianca. Diceva: "E' un piacere avervi a bordo" e chiedeva che un inviato americano venisse ricevuto a Londra per avere qualche suggerimento preliminare, niente di pi, in quella fase. Con il messaggio arriv anche una foto che venne fatta girare insieme alla bottiglia di Porto.
Era l'immagine di un ex tunnel rat di nome Cal Dexter.

Mentre uomini influenti discutevano nelle regioni selvagge della Colombia e tra i frutteti del Buckinghamshire, a Washington l'uomo che si faceva chiamare Cobra si era dato molto da fare. Come il capo del sIs, sull'altra sponda dell'Atlantico, anche lui era impegnato a trovare una copertura plausibile.
Fond un'organizzazione benefica che avrebbe dovuto portare soccorso ai profughi del terzo mondo e, a nome di questa, prese in affitto un magazzino fatiscente ad Anacostia, a poca distanza da Fort McNair. L'ultimo piano avrebbe ospitato gli uffici, quelli sottostanti, invece, abiti usati, volantini, teloni, tende e coperte.
In realt vi sarebbe stato ben poco lavoro d'ufficio nel senso tradizionale del termine. Paul Devereaux aveva passato anni a lamentarsi della trasformazione della CIA da rete di spionaggio attivo a vasto organismo di burocrati. Lui odiava la burocrazia. Quello che voleva, ed era determinato a ottenere, era un centro comunicazioni di primissimo ordine.
Dopo Cal Dexter, la seconda persona che reclut fu Jeremy Bishop, anch'egli in pensione, una delle menti pi brillanti in fatto di computer e comunicazioni che avessero mai prestato servizio a Fort Meade, Maryland, il quartier generale della NsA, uno sconfinato centro di intercettazione soprannominato Puzzle Palace.
Bishop cominci a ideare una struttura nella quale venisse convogliata per decreto presidenziale ogni singola informazione riguardante la Colombia e la cocaina raccolta dalle tredici agenzie di intelligence. Per questo era necessaria una seconda copertura. Alle altre agenzie fu detto che lo Studio Ovale aveva ordinato la compilazione di un rapporto che mettesse fine a tutti i rapporti sul traffico di cocaina, e che la loro collaborazione era inderogabile. Le agenzie protestarono ma alla fine si adeguarono. L'ennesimo think-tank. Un altro rapporto di venti volumi che nessuno avrebbe mai letto. Niente di nuovo sotto il sole.
E poi c'era l'aspetto finanziario. Quando ancora lavorava alla Divisione Sovietica/Europa dell'Est della CiA, Devereaux aveva conosciuto Benedict Forbes, un ex banchiere di Wall Street che era stato cooptato dall'agenzia per una particolare operazione. Lui l'aveva trovata un'attivit molto pi eccitante che mettere in guardia la gente da Bernie Madoff e aveva deciso di restare.
Erano i tempi della guerra fredda. Adesso anche lu era in pensione, ma non aveva dimenticato come si lavora.
La sua specialit erano i conti occulti. Mantenere agenti segreti costa. Spese, stipendi, bonus, acquisti, mazzette. Per pagare tutto questo  necessario avere depositate delle somme di denaro che possano essere ritirate sia dai propri agenti che dalle "risorse" straniere. E per far questo sono necessari dei codici identificativi segreti. Era quella la specialit di Forbes. Nessuno era mai riuscito a risalire ai suoi "gruzzoli", e il KGB ci aveva provato in ogni modo. Solitamente la scia di denaro conduce al traditore
Forbes cominci a prelevare i dollari assegnati da uno sconcertato dipartimento del Tesoro e a trasferirli dove sarebbero stati accessibili quando necessario. Nell'era dei computer, avrebbe potuto essere ovunque. Solo gli stupidi usavano la carta. Era sufficiente battere qualche tasto su un computer per sbloccare abbastanza soldi da andarci in pensione, purch fossero i tasti giusti.
Mentre si provvedeva alla creazione del quartier generale, Devereaux sped Cal Dexter nella sua prima missione all'estero.
"Voglio che lei vada a Londra e compri due navi" gli disse "Pare che gli inglesi abbiano deciso di salire a bordo con noi. Sfruttiamoli. Sono piuttosto bravi in queste cose. Stiamo costituendo una societ fittizia. Verr dotata di fondi. Sar la titolare dell'acquisto delle navi, poi scomparir."
"Che tipo di navi?" chiese Dexter.
Il Cobra gli porse un foglio che aveva personalmente battuto a macchina. "Lo memorizzi e poi lo bruci. Si faccia consigliare dagli inglesi. Sul foglio c' il nome e il numero di telefono dell'uomo con cui deve mettersi in contatto. Non annoti alcuna informazione su carta, e tantomeno su computer o cellulare. Tenga tutto a mente. E' l'unico posto sicuro che ci resta."
Dexter non poteva saperlo, ma il telefono corrispondente a quel numero avrebbe squillato in un grande edificio in arenaria e cemento dipinto di verde sulla riva del Tamigi, un luogo chiamato Vauxhall Cross. Per coloro che vi lavoravano, per, era soltanto "l'ufficio", il quartier generale del sIs.
Il nome sul foglio che presto sarebbe stato distrutto era Medlicott. L'uomo che avrebbe risposto al telefono era il vicecapo e non si chiamava Medlicott. L'utilizzo di quella parola, per, avrebbe fatto capire a "Medlicott" che dall'altra parte c'era lo yankee di nome Dexter.
Medlicott avrebbe proposto a Dexter di recarsi in un club per gentiluomini in St James's Street, per incontrare un collega di nome Cranford, il cui vero nome, per, non era Cranford. Ma a pranzo ci sarebbe stato un terzo uomo, ed era proprio quest'ultimo l'esperto di navi.
Questa procedura bizantina era stata decisa due giorni prima nella riunione del mattino all'interno dell`ufficio". Verso la fine, il capo aveva detto: "A proposito, tra un paio di giorni arriver un americano. Il primo ministro mi ha chiesto di dargli una mano. Vuole comperare delle navi. Senza dare troppo nell'occhio. Qualcuno sa qualcosa di navi?".
Era seguita una lunga pausa di meditazione.
"Io conosco un tizio che  presidente di una grossa agenzia di brokeraggio marittimo nella City" aveva detto il responsabile del sis per l'emisfero occidentale.
"Lo conosci bene?"
"Una volta gli ho rotto il naso."	 
"Una conoscenza piuttosto approfondita. Ti aveva fatto arrabbiare?"
"No. Stavamo giocando a wall game."
Nella sala era sceso il gelo. Quell'affermazione implicava che entrambi avevano frequentato l'esclusivissimo Eton College, l'unico luogo in cui quello strano gioco apparentemente privo di regole era praticato.
"Be', invita l'americano a pranzo insieme al tuo amico, e vedi se la sua societ pu aiutarlo ad acquistare le navi senza che si sappia in giro. Ci potrebbe essere una piccola commissione per lui. Un risarcimento per il naso rotto."
La riunione si sciolse.
La telefonata di Dexter arriv, puntuale, dalla sua camera d'albergo, il riservato Montcalm Hotel. Medlicott pass l'americano al suo collega Cranford che prese nota del suo numero e disse che lo avrebbe richiamato. Cosa che fece un'ora dopo, per dargli appuntamento per pranzo, il giorno seguente, al Brooks's Club, con Sir Abhay Varma.
"Ah, temo che siano d'obbligo giacca e cravatta" aggiunse Cranford.
"Nessun problema" rispose Dexter. "Credo di essere capace di fare il nodo."
Brooks's  un piccolo club sul lato ovest di St James's Street. Come tutti gli altri club, non ha alcuna targa che lo identifichi. Il ragionamento dietro tutto questo  che se ne sei socio o sei invitato sai dove si trova, in caso contrario non ha alcuna importanza. Solitamente, per, lo si riconosce dalle piante in vaso ai due lati dell'ingresso. Come tutti i club di St James ha un suo stile e una sua clientela. Al Brooks's si trovano principalmente alti funzionari del governo e, ogni tanto, qualche spia.
Sir Abhay Varma risult essere il presidente della Staplehurst & Company, una grossa agenzia specializzata in brokeraggio marittimo con sede in un vicolo medievale dalle parti di Aldgate. Aveva cinquantacinque anni, come Cranford, ed era un uomo grassoccio e gioviale. Prima di mettere su pancia a causa di tutte quelle cene della City Guild, era stato un campione di equitazione, di salto, per la precisione.
Com'era consuetudine, a tavola gli uomini limitarono la conversazione ad argomenti leggeri - il tempo, la campagna, il viaggio - e poi si trasferirono nella biblioteca per il caff e il Porto. l, al riparo da orecchie indiscrete, si rilassarono sotto lo sguardo di uno dei membri della Societ dei Dilettanti raffigurato nel dipinto appeso alla parete e parlarono d'affari.
"Devo acquistare due navi. Con molta discrezione. L'acquisto verr concluso da una societ fittizia con sede in un paradiso fiscale."
Sir Abhay non rimase minimamente sorpreso. Accadeva ogni giorno. Per motivi fiscali, ovviamente.
"Che genere di navi?" chiese. Non mise in dubbio la buona fede dell'americano neppure per un attimo. Garantiva "Cranford" e questo era sufficiente. Dopotutto, erano stati compagni di scuola.
"Non saprei" rispose Dexter.
"E' un problema" disse Sir Abhay. "Il fatto che lei non lo sappia, intendo dire. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le stazze."
"Sar sincero con lei, signore. Voglio portarle in un cantiere fuori mano e farle convertire."
"Ah, un grosso raddobbo. Non  un problema. E quale sar la configurazione finale?"
"Rester tra noi, Sir Abhay?"
Il broker lanci un'occhiata all'americano come per dire "ma con chi crede di parlare, questo?".
"Quello che viene detto da Brooks's, resta da Brooks's" mormor Cranford.
"Bene. Dovranno diventare basi galleggianti per i sEAL della Marina americana. Innocue, viste dall'esterno, non altrettanto all'interno."
Sir Abhay Varma fece un gran sorriso.
"Ah, roba da duri, eh? Be', questo chiarisce un poco le cose. Una riconversione totale. Io sconsiglierei una nave cisterna di qualunque genere. Forma sbagliata, difficile da ripulire, troppe tubazioni. Lo stesso dicasi per una nave per il trasporto di minerali. Adatta come forma, ma di solito molto grande, troppo grande per quello che serve a lei. Io opterei piuttosto per una rinfusiera, di quelle usate per il trasporto di cereali. Pulita, asciutta, facile da convertire, con portelloni di coperta asportabili che permettano ai suoi uomini di salire e scendere velocemente."
"Pu aiutarmi ad acquistarne due?"
"Non la Staplehurst, noi ci occupiamo di assicurazioni, ma naturalmente conosciamo tutti quelli che operano sul mercato, in tutto il mondo. La metter in contatto con il mio amministratore delegato, Paul Agate. E' giovane ma molto sveglio."
Si alz e gli porse un biglietto da visita.
"Passi in ufficio domani. Paul la ricever subito.Il miglior consiglio della City. Ed  gratis. Grazie per il pranzo, Barry. Salutami il capo."
I tre scesero in strada e si separarono.

Ultimato il lavoro, Juan Cortez usc dalle viscere della rinfusiera da quattromila tonnellate sulla quale aveva operato il miracolo. Dopo l'oscurit della sentina, il sole autunnale era cos  luminoso che fu tentato di abbassare la visiera del casco da saldatore. Invece indoss gli occhiali da sole e lasci che le sue pupille si adattassero alla luce.
La tuta sporca, impregnata di sudore, gli si appiccicava al corpo quasi nudo. Sotto, indossava solo le mutande. Il calore, laggi, era insopportabile.
Non era necessario aspettare. Gli uomini che gli avevano commissionato il lavoro sarebbero venuti la mattina seguente. Avrebbe mostrato loro quello che aveva fatto e come aprire il portellone segreto. L'intercapedine ricavata dietro la lamiera dello scafo interno era impossibile da scoprire. Sarebbe stato ben retribuito. Quale merce di contrabbando sarebbe stata nascosta nel compartimento segreto non era affar suo e se quegli stupidi di gringos decidevano di riempirsi le narici di polvere bianca, neanche quello era affar suo.
Suo unico compito era quello di provvedere ai vestiti per la sua fedele moglie Irina, al cibo da mettere in tavola e ai libri per la scuola del suo ragazzo, Pedro. Ripose gli attrezzi nell'armadietto e torn alla sua modesta Ford Pinto. Nella graziosa casetta, vero vanto di un lavoratore, nel curato complesso residenziale ai piedi della collina chiamata Cerro de la Popa, lo aspettavano una lunga doccia ristoratrice, un bacio di Irina, un abbraccio di Pedro, un buon pasto e qualche birra davanti allo schermo al plasma. Soddisfatto, il miglior saldatore di Cartagena torn verso casa.

Cal Dexter conosceva Londra, anche se non bene, ma il centro degli scambi commerciali chiamato "City" o "miglio quadrato" gli era del tutto sconosciuto. Il taxi nero, guidato da un cockney nato e cresciuto a neppure due chilometri da Aldgate, non ebbe difficolt. Alle undici meno cinque lo deposit davanti alla porta del broker marittimo in un vicolo stretto e isolato che ospitava un monastero risalente ai tempi di Shakespeare. Una sorridente segretaria lo accompagn al primo piano.
Paul Agate occupava un piccolo ufficio ingombro di fascicoli. Le pareti erano decorate da foto incorniciate di navi da carico. Era difficile immaginare i milioni di sterline in contratti assicurativi che entravano e uscivano da quel buco. Soltanto lo schermo di un computer di ultimissima generazione indicava che quello non era l'ufficio di Charles Dickens.
In seguito, Dexter avrebbe compreso quanto fosse ingannevole l'apparenza del centro finanziario di Londra dove ogni giorno si concludevano vendite, acquisti e si generavano commissioni per decine di miliardi di sterline. Agate era un tipo cordiale, sulla quarantina. Indossava una camicia con le maniche corte e il colletto sbottonato. Sir Abhay Varma lo aveva ragguagliato, ma solo in parte. L'americano, gli era stato detto, rappresentava una nuova societ a capitale di rischio che voleva comprare due rinfusiere, possibilmente navi per il trasporto di cereali. Non sapeva per cosa sarebbero state utilizzate. Non era necessario. La Staplehurst gli avrebbe fornito consigli, assistenza e qualche contatto nel mondo della marina mercantile. L'americano era un amico di Sir Abhay. Non sarebbero state emesse fatture.
"Carico secco?" disse Agate. "Navi per il trasporto di cereali. Lei  arrivato al momento giusto. Considerato lo stato dell'economia mondiale, c' tonnellaggio in eccedenza al momento, qualcosa ancora in mare, la maggior parte in disarmo. Ma avr bisogno di un broker, se non vuole farsi rapinare. Conosce qualcuno?"
"No" rispose Dexter. "Ha qualche nome da suggerirmi?"
"Be',  un ambiente piccolo, ci conosciamo tutti. Nel raggio di neppure un chilometro ci sono Clarkson, Braemar-Seascope, Galbraith o Gibson's. Si occupano tutti di vendite, acquisti, noleggi. Dietro compenso, s'intende."
"S'intende." Un messaggio criptato proveniente da Washington lo aveva avvertito di un nuovo conto aperto nell'isola di Guernsey, nel canale della Manica, un paradiso fiscale che l'Unione Europea stava cercando di chiudere. Aveva anche il nome del funzionario di banca da contattare e il numero di codice necessario allo sblocco dei fondi.
"D'altro canto, un buon broker potrebbe farle risparmiare una cifra ben superiore al suo compenso. Ho un buon amico alla Parkside and Company. La riceverebbe subito. Vuole che lo chiami?"
"S, grazie."
Agate rimase al telefono per cinque minuti.
"Il suo uomo si chiama Simon Linley" disse, scrivendo un indirizzo su un pezzo di carta. "E' qui vicino. Una volta fuori, giri a sinistra. Arrivato ad Aldgate, di nuovo a sinistra. Prosegua dritto per cinque minuti e poi chieda. Jupiter House. Chiunque gliela sapr indicare. Buona fortuna."
Dexter gli strinse la mano e se ne and. Le indicazioni erano molto precise. Quindici minuti ed era gi l. Jupiter House era l'opposto dell'ufficio precedente: ultramoderno, tutto vetro e acciaio. Ascensori silenziosi. La Parkside si trovava all'undicesimo piano e aveva grandi vetrate da cui si godeva la vista della cupola della cattedrale di St Paul sulla collina tre chilometri pi a ovest. Linley lo aspettava davanti alla porta dell'ascensore e lo accompagn in una piccola sala riunioni. Arrivarono caff e croccantini aromatizzati allo zenzero.
"Lei desidera acquistare due rinfusiere, possibilmente navi per il trasporto di granaglie?" chiese Linley.
"I miei clienti vogliono acquistarle" lo corresse Dexter. "La loro base  in Medio Oriente. Chiedono la massima discrezione. Per questo  stata creata una societ di comodo a mio nome."
"Ovviamente." Linley non sembrava sorpreso. Alcuni uomini d'affari arabi avevano fregato lo sceicco locale e non volevano finire dentro uno sgradevole carcere del Golfo. Succedeva ogni giorno.
"E quanto le vorrebbero grandi, queste navi, i suoi clienti?"
Dexter sapeva ben poco di navi, ma sapeva che la stiva principale doveva essere abbastanza grande da accogliere un elicottero con i rotori spiegati. Snocciol una serie di dati.
"Circa ventimila tonnellate di stazza lorda o ventottomila tonnellate di portata lorda" disse Linley. Cominci a battere sulla tastiera di un computer. Il grande schermo si trovava in fondo al tavolo da riunioni, dove entrambi potevano vederlo. Cominci ad apparire una serie di opzioni. Fremantle, Australia. St Lawrence Seaway, Canada. Singapore. Chesapeake Bay, Stati Uniti.
"La scelta pi ampia sembra essere quella della cosco, la China Ocean Shipping Company, con sede a Shanghai, ma noi usiamo l'ufficio di Hong Kong."
"Comunisti?" chiese Dexter, che ne aveva ammazzati parecchi nel Triangolo di Ferro.
"Ah, per noi non fa pi alcuna differenza" ribatt Linley. "Oggi sono i capitalisti pi scaltri del mondo. Ma anche molto rigorosi. Se fanno una promessa, la mantengono. Qui, invece, abbiamo la Eagle Bulk di New York. Sarebbe pi vicino per lei. Non che abbia importanza. Oppure s?"
"I miei clienti chiedono solo la massima discrezione sul nome del vero proprietario" disse Dexter. "Tutte e due le navi dovranno essere portate in un cantiere di fiducia per essere modificate."
"Una banda di criminali che probabilmente deve trasferire qualche carico rischioso" pens Linley. "Vogliono trasformare le navi, dargli nomi e documenti nuovi e rimetterle in mare, irriconoscibili. E allora? L'Estremo Oriente ne  pieno. Sono tempi difficili e i soldi sono soldi."
"Naturale" disse. Ci sono alcuni cantieri molto affidabili e discreti nel sud dell'India. Abbiamo dei contatti l, tramite il nostro uomo a Mumbai. Se vuole che prendiamo in carico l'affare, dovr firmarci un impegno scritto e versare un anticipo sulle commissioni. Una volta perfezionato l'acquisto, le suggerisco di iscrivere entrambe le navi sui registri di una societ di gestione chiamata Thame, con sede a Singapore. A quel punto, e con nomi nuovi, scompariranno. La Thame non parla mai dei suoi clienti. Dove posso trovarla, signor Dexter?"
Sul messaggio di Devereaux erano indicati anche l'indirizzo, il numero di telefono e l'e-mail di un nuovo domicilio protetto appena stabilito a Fairfax, Virginia, dove ricevere la posta e messaggi di ogni genere. Essendo una creazione di Devereaux era impossibile da rintracciare e la si poteva chiudere nel giro di sessanta secondi. Dexter diede quel recapito. Nel giro di quarantott'ore il contratto venne firmato e rispedito. Gli uomini della Parkside cominciarono la loro ricerca. Ci vollero tre mesi, ma prima della fine dell'anno vennero consegnate due navi per il trasporto di cereali.
Una proveniva da Chesapeake Bay, nel Maryland, l'altra era all'ancora nel porto di Singapore. Devereaux non aveva intenzione di tenere neppure un solo uomo d'equipaggio. Vennero tutti liquidati con una generosa buonuscita.
L'acquisto della nave americana fu facile, essendo cos  vicina a casa. Il nuovo equipaggio, composto da uomini della us Navy, la Marina militare americana, che si fingevano civili, sali a bordo, familiarizz con la nave e la port fuori, nell'Atlantico.
Uomini della Marina militare britannica, la Royal Navy, partirono alla volta di Singapore e, fingendosi anch'essi membri di un equipaggio mercantile, presero possesso della nave e salparono verso lo Stretto di Malacca. Li aspettava un viaggio pi breve. Entrambe le navi erano dirette a un piccolo cantiere maleodorante sulla costa indiana a sud di Goa, un luogo usato principalmente per lo smantellamento di navi destinate alla demolizione, gestito con criminale disprezzo per la salute e la sicurezza di chi vi lavorava, esposto al pericolo di continue fuoriuscite di sostanze tossiche. L'odore era insopportabile e per questo motivo nessuno andava mai a controllare cosa succedesse l.
Quando le due rinfusiere del Cobra entrarono nella baia e gettarono l'ancora, di fatto cessarono di esistere: nuovi nomi e nuovi documenti vennero inseriti con discrezione nel Registro Navale Internazionale dei Lloyd's. Le due navi vennero registrate come adibite al trasporto di cereali gestite dalla Thame PLC di Singapore.
La cerimonia si svolse, su richiesta della nazione donatrice, nell'ambasciata degli Stati Uniti in Rua Ablio Macedo a Praia, sull'isola di Santiago, Repubblica di Capo Verde. A presiederla, con il suo abituale fascino, fu l'ambasciatrice Marianne Myles. Erano presenti anche i ministri capoverdiani delle Risorse Naturali e della Difesa.
Per conferire maggior ufficialit all'occasione, era stato inviato un ammiraglio americano che avrebbe siglato l'accordo per conto del Pentagono. L'uomo non aveva la minima idea del motivo per cui si trovava l  ma le uniformi tropicali bianche che lui e il guardiamarina suo aiutante di campo sfoggiavano facevano una gran bella figura, proprio come si voleva che facessero.
L'ambasciatrice Myles offr qualcosa da bere e poi i documenti vennero disposti sul grande tavolo per le riunioni. Erano presenti anche l'attach dell'ambasciata e un civile inviato dal dipartimento di Stato, un certo Calvin Dexter.
I ministri capoverdiani firmarono per primi, poi l'ammiraglio e infine l'ambasciatrice. A ogni copia vennero apposti i sigilli della Repubblica di Capo Verde e degli Stati Uniti, e l'accordo di aiuto fu stipulato. Adesso si poteva procedere alla sua attuazione.
Assolte le formalit, vennero servite delle fltes di spumante per i brindisi di rito e il ministro capoverdiano pi anziano pronunci un discorso, naturalmente in portoghese. All'ammiraglio, che era stanco e non capiva una sola parola, parve durare un'eternit. E cos  si limit a sfoggiare il sorriso d'ordinanza della Marina, continuando a chiedersi come mai lo avessero trascinato via da un campo da golf vicino a Napoli per spedirlo su un gruppo di isole miserabili in mezzo all'Atlantico, a trecento miglia della costa occidentale dell'Africa.
Il motivo, aveva cercato di spiegargli il suo aiutante di campo durante il volo, era che gli Stati Uniti, in uno dei consueti gesti di generosit verso il terzo mondo, avrebbero aiutato la Repubblica di Capo Verde. Le isole sono assolutamente prive di risorse naturali tranne una: le acque che le circondano pullulano di pesce. La repubblica dispone di una marina militare composta da una sola corvetta, ma non di un'aeronautica militare che possa definirsi tale.
Con il diffondersi in tutto il mondo della pesca pirata e l'insaziabile appetito dell'Oriente per il pesce fresco, le acque capoverdiane, anche all'interno del limite territoriale delle duecento miglia, venivano regolarmente depredate dai pescatori di frodo.
Gli Stati Uniti avrebbero rilevato l'aeroporto sulla remota isola di Fogo, la cui pista di atterraggio era appena stata ampliata grazie ai fondi donati dall'Unione Europea. l , la Marina degli Stati Uniti avrebbe costruito un centro di addestramento per piloti.
Quando fosse stato completato, sarebbe arrivata una squadra di istruttori di volo brasiliani (scelti per la lingua comune, il portoghese) con dodici aerei da addestramento Tucano, per creare un corpo aereo di sorveglianza per le attivit della pesca, i cui membri sarebbero stati scelti tra i partecipanti al corso. A bordo di Tucano di lungo raggio avrebbero pattugliato l'oceano, localizzato i malfattori e guidato la corvetta della guardia costiera verso di loro.
"Fantastico" aveva convenuto l'ammiraglio, anche se gli sfuggiva il motivo per cui era stato trascinato via dal campo da golf proprio quando stava cominciando a superare il suo problema di putt.
Mentre lasciava l'ambasciata in un intrecciarsi di strette di mano, l'ammiraglio offr un passaggio all'uomo del dipartimento di Stato a bordo della limousine dell'ambasciata.
"Posso darle un passaggio fino a Napoli, signor Dexter?"
"Molto gentile da parte sua, ammiraglio, ma torner a Lisbona, e da l  proseguir per Londra e poi Washington."
Si separarono all'aeroporto di Santiago. Il jet dell'ammiraglio decoll verso l'Italia. Cal Dexter attese il volo di linea della TAP per Lisbona.
Un mese dopo, la prima grande nave ausiliaria port gli uomini del genio della Marina americana al cono del vulcano estinto che costituisce il novanta per cento dell'isola di Fogo, parola che in portoghese significa "fuoco". La nave ausiliaria gett l'ancora al largo, dove sarebbe rimasta come base galleggiante per gli uomini del genio, un piccolo pezzo di Stati Uniti con tutti i comfort di casa.
I seabees, i genieri della Marina, si vantano di poter costruire qualunque cosa in qualunque posto, ma non  saggio separarli dalle loro bistecche del Kansas, patate fritte e confezioni giganti di ketchup. Tutto funziona meglio con il carburante giusto.
Ci sarebbero voluti sei mesi, ma l'aeroporto esistente poteva accogliere i C-130 da trasporto, quindi l'approvvigionamento e le licenze dei lavoratori non erano un problema. A parte questo, navi pi piccole avrebbero portato travi d'acciaio e di legno, cemento e tutto il necessario per la costruzione, oltre a cibo, succhi di frutta, bibite e persino acqua.	'
I pochi creoli che vivevano sull'isola si riunirono a osservare, stupiti, l'esercito di formiche che sbarcava e prendeva possesso del piccolo aeroporto. Una volta al giorno, quando la pista era sgombra dal materiale da costruzione, partiva e atterrava l'aereo di collegamento giornaliero con Santiago.
Una volta completato, il centro di addestramento avrebbe avuto, separati dal gruppetto di baracche adibite al transito dei passeggeri civili, una vasta zona di dormitori prefabbricati per i cadetti, casette per gli istruttori, officine per la riparazione e la manutenzione dei velivoli, serbatoi di benzina per i Tucano a turboelica e un centro comunicazioni.
Se anche qualcuno tra gli uomini del genio not qualcosa di strano, non ne fece parola. C'erano alcune altre strutture edificate dietro indicazione di un civile del Pentagono di nome Dexter, che andava e veniva a bordo di un aereo di linea. Tra queste, scavato nella parete rocciosa del vulcano, un enorme hangar chiuso da portelloni di acciaio, un grande serbatoio di riserva per carburante JP5, che i Tucano non usavano, e un arsenale.
"Verrebbe da pensare" mormor il sottufficiale capo O'Connor, dopo aver saggiato i portelloni d'acciaio dell'hangar segreto "che qualcuno si stia preparando a una guerra."

4.
In Plaza de Bolivar, chiamata cos  in onore del grande rivoluzionario, sorgono alcuni degli edifici pi antichi non solo di Bogot ma di tutto il Sudamerica. E' il cuore della citt vecchia.
I conquistadores giunsero qui spinti dalla folle ossessione per l'oro e per Dio, portando con s i primi missionari cattolici. Alcuni di questi, tutti gesuiti, nel 1604 in un angolo della piazza fondarono la scuola di San Bartolom e, poco lontano, la chiesa di San Ignazio, in onore di Loyola, fondatore dell'ordine. In un altro angolo si ergeva l'originario Provincialato nazionale della Compagnia di Ges.
Da qualche anno il Provincialato era stato ufficialmente trasferito in un edificio moderno nella parte nuova della citt.
Fu li che padre Carlos Ruiz, il padre provinciale, in una umida mattinata di dicembre, decise di ricevere il visitatore americano. Seduto alla scrivania di quercia massiccia, portata molti secoli prima dalla Spagna e quasi nera per l'uso, padre Carlos giocherellava con la lettera di presentazione con la quale si richiedeva quell'incontro. Arrivava da un suo fratello in Cristo, il preside del Boston College. Impossibile rifiutare, ma la curiosit non  peccato. Cosa poteva volere da lui, quell'uomo?
Paul Devereaux venne fatto accomodare da un giovane novizio. Il padre provinciale si alz e attravers la stanza per accoglierlo. Il visitatore aveva pi o meno la sua et, settant'anni: snello, elegantissimo in abito color crema, camicia di seta e cravatta regimental. Niente jeans n camicia con il collo aperto. Padre Ruiz era convinto di non aver mai incontrato una spia americana prima di allora, ma la lettera giunta da Boston parlava chiaro.
"Padre, mi dispiace chiederglielo come prima cosa, ma devo farlo. Posso considerare quanto detto in questa stanza come sotto il segreto della confessione?"
Padre Ruiz pieg il capo e fece cenno all'ospite di accomodarsi in una poltrona con sedile e schienale in cuoio grezzo. Quindi torn a sedersi dietro la scrivania.
"In cosa posso aiutarla, figliolo?"
"Mi  stato chiesto, dal presidente in persona, di cercare di distruggere l'industria della cocaina, che sta causando danni enormi al mio paese."
Non c'era bisogno di ulteriori spiegazioni sul motivo della sua presenza in Colombia. La parola "cocaina" diceva tutto.
"Ci hanno provato molte volte" osserv padre Ruiz. "Molte volte. Ma la domanda nel suo paese  enorme. Se non ci fosse una richiesta cos  grande di polvere bianca, non vi sarebbe produzione."
"Vero" ammise l'americano. "Una domanda produrr sempre un'offerta. Ma  vero anche il contrario. Un'offerta creer sempre una domanda. Prima o poi. Se l'offerta si esaurisce, si esaurir anche la domanda."
"Con il proibizionismo non ha funzionato."
Devereaux era abituato a quell'obiezione.Il proibizionismo era stato un disastro. Era riuscito soltanto a far prosperare la malavita che, dopo l'abrogazione, si era dedicata a ogni altra possibile attivit criminale. Con gli anni, il costo pagato dagli Stati Uniti era valutabile in migliaia di miliardi.
"Noi crediamo che il paragone non regga, padre. Esiste un'infinit di luoghi dove procurarsi un bicchiere di vino o un cicchetto di whisky."
"Ma la cocaina proviene solo da qui" era il sottinteso, ma non vi fu bisogno di dirlo.
"Figliolo, noi della Compagnia di Ges cerchiamo di essere stimolo al bene. Ma abbiamo scoperto a nostre spese che intromettersi nella politica o in questioni di stato solitamente porta a risultati disastrosi."
Devereaux, che aveva passato una vita nel mondo dello spionaggio, tanto tempo prima era giunto alla conclusione che la pi grande agenzia di intelligence del mondo fosse la Chiesa cattolica di Roma. Grazie alla sua onnipresenza, vedeva tutto. Attraverso il confessionale, sentiva tutto. E l'idea che per oltre millecinquecento anni non avesse mai sostenuto n osteggiato imperatori e principi era semplicemente ridicola.
"Ma dove vedete il male, cercate di combatterlo."
Il provinciale era troppo scaltro per cadere nella trappola.
"Cosa vuole dalla Compagnia di Ges, figliolo?"
"In Colombia, voi siete ovunque, padre. La vostra opera pastorale porta i vostri giovani preti in ogni angolo di ogni citt, grande o piccola che sia..."
"E lei vorrebbe che diventassero informatori? Per voi? Che state a Washington? Anche loro sono legati al segreto della confessione. Ci che apprendono nel chiuso del confessionale non pu essere rivelato."
"E se sta per partire una nave carica di veleno che distrugger molte giovani vite e si lascer dietro una scia di sofferenze, anche in quel caso l'informazione  sacra?"
"Entrambi sappiamo bene che il confessionale  inviolabile."
"Ma una nave non pu confessare, padre. Le do la mia parola che nessun marinaio morir. Il limite che mi sono posto  l'intercettazione e la confisca del carico."
Sapeva bene che avrebbe dovuto confessarsi per aver mentito. Ma con un altro prete. Non l Non in quel momento.
"Ci che lei chiede potrebbe essere estremamente rischioso. Gli uomini che stanno dietro questo traffico immondo sono terribilmente malvagi e violenti."
Per tutta risposta l'americano estrasse un oggetto dalla tasca. Era un cellulare molto piccolo.
"Padre, noi siamo cresciuti ben prima che questi venissero inventati. Adesso tutti i giovani ne hanno uno, e anche gran parte di coloro che giovani non sono pi. Non c' bisogno di parlare per inviare un breve messaggio... "
"So come mandare un sMS, figliolo."
"Allora sa anche cos' il criptaggio. Questi cellulari sono criptati con un sistema che neppure il cartello riuscir mai a decodificare. Io chiedo solo il nome della nave pronta a salpare alla volta del mio paese, carica del veleno che distrugger i nostri giovani. Per profitto. Per denaro."
Il padre provinciale si concesse un sorriso a fior di labbra.
"Lei sa essere molto convincente, figliolo."
Il Cobra aveva un'ultima carta da giocare.
"Nella citt di Cartagena c' una statua che raffigura san Pedro Claver della Compagnia di Ges."
"Certo. E' venerato da tutti noi."
"Centinaia di anni fa, si batt contro la piaga della schiavit. E i mercanti di schiavi lo condannarono al martirio. Padre, la supplico. Questo commercio di droga  ripugnante quanto quello degli schiavi. Entrambi generano sofferenza. Ci che rende schiavi non  necessariamente un altro uomo: pu anche essere la droga. I mercanti di schiavi si impossessavano dei corpi dei giovani e ne abusavano. La droga si impossessa dell'anima."
Il padre provinciale rimase a fissare a lungo oltre la finestra la statua di Simn Boljvar, l'uomo che aveva portato la libert alla sua gente.
"Vorrei pregare, figliolo. Potrebbe tornare tra due ore?"
Devereaux consum un pranzo leggero sotto la tenda di un caff in una strada vicina alla piazza. Quando torn, il capo di tutti i gesuiti della Colombia aveva preso la sua decisione.
"Io non posso ordinare ai miei parroci di fare ci che lei mi chiede. Ma posso spiegarlo. Purch il segreto della confessione non venga infranto, potranno decidere autonomamente. Le do il permesso di distribuire i suoi piccoli apparecchi."

Di tutti i colleghi del cartello, quello con cui Alfredo Surez doveva lavorare pi a stretto contatto era Jos Marja Largo, il responsabile commerciale. Occorreva seguire ogni carico, fino all'ultimo chilo. Surez si occupava di spedire la merce, ma era fondamentale sapere quanta ne arrivava al punto di consegna convenuto con il compratore e quanta ne veniva intercettata dalle forze dell'ordine.
Fortunatamente, ogni grosso sequestro di droga veniva immediatamente sbandierato su tutti i media dalle medesime forze dell'ordine. Volevano prendersi il merito, la gloria, budget sempre pi ampi. Le regole di Largo erano semplici ma ferree. I grossi clienti potevano pagare il cinquanta per cento del prezzo del carico (e quello era il prezzo del cartello) come acconto e il resto alla consegna, che segnava il passaggio di propriet. I pesci pi piccoli dovevano anticipare il cento per cento del valore della merce come deposito unico e non negoziabile.
Se le varie mafie e organizzazioni criminali decidevano di chiedere prezzi astronomici al dettaglio, quello era affar loro. Se per imprudenza, o perch infiltrate da informatori della polizia, perdevano la merce acquistata, anche quello era affar loro. Il sequestro del carico dopo la consegna non li esentava dal saldare il conto.
Quando una gang straniera perdeva il carico per l'intervento della polizia e si rifiutava di saldare il rimanente cinquanta per cento, allora si rendeva necessario far rispettare gli accordi. Il Don era categorico sul valore delle punizioni esemplari. Due erano le cose che ossessionavano il cartello: il furto di merce e il tradimento da parte di informatori. N l'uno n l'altro si poteva perdonare o dimenticare. Il colpevole andava punito, a qualunque costo. Quella era la legge del Don... e funzionava.
Soltanto consultandosi con Largo, Surez poteva sapere, fino all'ultimo chilo, quanta della merce spedita era stata intercettata prima del passaggio di mano.
Solo cos  avrebbe potuto capire quali metodi di spedizione avevano maggiori probabilit di riuscita.
Calcol che fino alla fine del 2010 il sequestro di merce si era mantenuto costante, tra il dieci e il quindici per cento. Considerati i profitti astronomici, era del tutto accettabile. Ma lui desiderava da sempre far scendere la percentuale della merce confiscata sotto il dieci per cento. Se la cocaina veniva intercettata quando era ancora nelle mani del cartello, la perdita ricadeva tutta sulle loro spalle. Al Don questo non piaceva.
Una decina di anni prima, il predecessore di Surez, il cui corpo smembrato adesso si stava decomponendo sotto un nuovo complesso di appartamenti, con mossa sconsiderata si era totalmente affidato ai sottomarini.
L'ingegnosa idea consisteva nel costruire sommergibili spinti da motore diesel, in grado d portare fino a quattro persone e un carico di dieci tonnellate, oltre a cibo e carburante, e di immergersi a quota periscopio.
Neppure i pi riusciti si erano mai spinti pi a fondo. Non era necessario. Sopra il pelo dell'acqua era visibile soltanto una cupoletta di plexiglas con dentro la testa del capitano, che doveva essere in grado di pilotare il natante, e un tubo per prendere l'aria necessaria a motore ed equipaggio.
Questi sommergibili invisibili dovevano risalire, lenti ma sicuri, la costa del Pacifico dalla Colombia fino al Messico settentrionale per consegnare enormi quantit di droga alle organizzazioni messicane che avrebbero provveduto a farla arrivare oltre il confine con gli Stati Uniti. E aveva funzionato... per un po'. Poi era sopravvenuto il disastro.
Il genio che stava dietro la loro progettazione e costruzione era Enrique Portocarrero, che fingeva di essere un innocuo pescatore di gamberetti con base a Buenaventura, nel sud della costa del Pacifico. Poi il colonnello Dos Rjos lo aveva arrestato.
Che avesse cantato perch sottoposto a "pressioni' o che fossero stati trovati degli indizi nel corso della perquisizione dei suoi locali, sta di fatto che il principale cantiere per la costruzione dei sottomarini fu scoperto e arriv la Marina. Quando il capitano German Borrero ebbe finito, sessanta scafi in varie fasi di costruzione erano ridotti in cenere. La perdita, per il cartello, fu enorme.
Il secondo errore del predecessore di Surez era stato quello di inviare percentuali altissime di merce negli Stati Uniti e in Europa affidandole a singoli corrieri che ne portavano uno o due chili a testa. Significava usare migliaia di persone per trasportare appena due tonnellate.
Quando, per colpa del fondamentalismo islamico, l'Occidente inaspr le misure di sicurezza, quantit sempre maggiori di bagagli furono passate ai raggi X e il loro contenuto illegale scoperto. Questo port a un incremento dell'utilizzo degli ovuli. Idioti disposti a correre il rischio si anestetizzavano la gola con la novocaina e inghiottivano anche fino a cento ovuli contenenti dieci grammi l'uno.
Qualche ovulo si rompeva, e i malcapitati inghiottitori concludevano la propria esistenza rotolandosi sul pavimento di un aeroporto con la schiuma alla bocca. Altri corrieri venivano smascherati da hostess perspicaci perch non toccavano n cibo n liquidi durante il volo, anche se lungo. Presi da parte, erano costretti a ingerire un purgante e venivano accompagnati a un gabinetto dotato di filtro. Le galere americane ed europee erano piene fino a scoppiare di corrieri della droga, ma l'ottanta per cento della merce riusciva comunque a passare, in virt del numero altissimo di gente che varcava la frontiera e all'ossessione dell'Occidente per i diritti civili. Poi il predecessore di Surez ebbe il secondo colpo di sfortuna.
Fu sperimentato a Manchester, in Inghilterra, e si dimostr utilissimo. Era un nuovo macchinario a raggi X, una perquisizione virtuale, che non solo mostrava il passeggero come se fosse nudo ma rivelava anche impianti, corpi estranei inseriti nell'ano e il contenuto delle viscere. Il macchinario era cos  silenzioso che poteva essere installato sotto il bancone dell'addetto al controllo passaporti, in modo che il passeggero potesse essere esaminato dal torace fino ai polpacci da un altro agente chiuso in una stanza vicina. Un numero sempre maggiore di aeroporti e scali marittimi adottarono il nuovo strumento e la percentuale di intercettazioni di corrieri schizz alle stelle.
Alla fine, il Don perse la pazienza. Ordin la rimozione del responsabile di quella divisione. Rimozione definitiva. Surez prese il suo posto.
Il nuovo responsabile della rete commerciale era un convinto sostenitore delle spedizioni consistenti e i suoi dati mostravano chiaramente quali fossero le rotte migliori. Per gli Stati Uniti erano quelle per nave o via aerea attraverso i Caraibi con consegna nel nord del Messico o nella fascia meridionale degli Stati Uniti. I carichi arrivavano principalmente a bordo di navi mercantili, per essere poi trasferiti in mare su una delle tante imbarcazioni private che affollano quelle coste: pescherecci, motoscafi, yacht privati o imbarcazioni da diporto.
Per l'Europa preferiva decisamente le nuove rotte: non direttamente dai Caraibi all'Europa settentrionale o occidentale, dove le intercettazioni superavano il venti per cento, ma attraverso quel gruppo di stati fantoccio di cui  costellata la costa occidentale dell'Africa. Una volta che il carico passava di mano e il cartello riceveva i suoi soldi, stava al compratore dividerlo e farlo arrivare a nord, oltre il deserto fino alla costa del Mediterraneo e da l  al sud dell'Europa. La destinazione che preferiva sopra ogni altra era la piccola ex colonia portoghese, uno stato fantoccio devastato dalla guerra civile, un vero inferno in mano ai trafficanti di droga: la Guinea-Bissau.
Questa era esattamente la conclusione cui era giunto Cal Dexter, a Vienna, parlando con Walter Kemp, un cacciatore di trafficanti di droga canadese in forza allo United Nations Office on Drugs and Crime. Le cifre dell'uNODC combaciavano con quelle di Tim Manhire, gi a Lisbona.
Se qualche anno prima per l'Africa occidentale transitava il venti per cento della cocaina colombiana diretta in Europa, adesso la percentuale era salita al cinquanta. Quello che i due uomini seduti a un tavolino al Prater non potevano sapere era che Alfredo Surez aveva innalzato quella percentuale al settanta.
In Africa occidentale c'erano sette repubbliche costiere considerate "di interesse" dalla polizia: Senegal, Cambia, GuineaBissau, Guinea-Conakry (ex Guinea francese), Sierra Leone, Liberia e Ghana.	
Dopo aver attraversato l'Atlantico a bordo di navi o aerei, la cocaina proseguiva verso nord attraverso centinaia di canali diversi. Parte arrivava su pescherecci, lungo la costa, fino al Marocco e da l  seguiva la vecchia rotta della marijuana. Altri carichi venivano spediti per aereo attraverso il Sahara fino alla costa settentrionale dell'Africa, e da l  trasferiti su piccole imbarcazioni dirette alla mafia spagnola attraverso le Colonne d'Ercole o alla 'ndrangheta calabrese nel porto di Gioia Tauro.
Alcuni carichi attraversavano tutto il Sahara in viaggi estenuanti. Di estremo interesse era la linea aerea libica Afriqiyah, che collega dodici importanti centri dell'Africa occidentale con Tripoli che si trova proprio di fronte all'Europa.
"Quando si tratta di trasportare la merce verso nord, verso l'Europa" disse Kemp "ci sono dentro tutti assieme. Ma per riceverla dall'altra parte dell'Atlantico, la Guinea-Bissau  in prima posizione."
"Forse farei meglio ad andare l e dare un'occhiata" riflett Dexter.
"Se decide di andare" disse il canadese "stia attento. Si prepari una buona copertura. E potrebbe essere saggio portare con s qualche guardaspalle. Ovviamente, il miglior modo per mimetizzarsi  essere neri. Ha le risorse necessarie?"
"No, non da questa parte dell'oceano."
Kemp scarabocchi un nome e un numero di telefono su un tovagliolino di carta.

"Provi questa persona, a Londra. E' un mio amico. Lavora per il SOCA. E... buona fortuna. Ne avr bisogno."
Cal Dexter non aveva mai sentito parlare del socA, Serious and Organised Crime Agency, ma presto avrebbe fatto la sua conoscenza. Al tramonto era di ritorno al Montcalm Hotel.

Per via dei trascorsi coloniali, la compagnia aerea portoghese TAP era l'unico collegamento comodo da Lisbona. Debitamente munito di visto e vaccinato contro qualunque malattia potesse venire in mente all'Istituto di medicina tropicale, armato di una lettera della Bird Life International che attestava la sua reputazione di eminente ornitologo specializzato nello studio dei trampolieri che svernano nell'Africa occidentale, una settimana pi tardi il "dottor" Calvin Dexter era sul volo notturno della TAP diretto in Guinea-Bissau.
Seduti dietro di lui c'erano due caporali del Parachute Regiment, i paracadutisti dell'esercito britannico.Il SOCA, aveva scoperto Dexter, raggruppava sotto un'unica bandiera tutte le altre agenzie britanniche impegnate nella lotta alla grossa criminalit e al terrorismo. Nella rete di contatti a disposizione dell'amico di Walter Kemp c'era un veterano che aveva passato gran parte della sua carriera nel terzo battaglione del reggimento, il Three Para. Era lui che aveva trovato Jerry e Bill al quartier generale di Colchester. I due si erano offerti volontari.
Adesso non erano pi Jerry e Bill. Erano Kwam e Kofi. I loro passaporti attestavano che erano del Ghana e altri documenti sostenevano che lavoravano per la Bird Life International di Accra. In realt erano inglesi quanto il castello di Windsor, ma nati entrambi da genitori originari di Grenada. Finch qualcuno non si fosse rivolto a loro in twi, ewe o ashanti, sarebbe filato tutto liscio. Non parlavano neppure creolo n portoghese, ma a guardarli sembravano indiscutibilmente africani.
Era buio pesto quando, a mezzanotte passata, l'aereo della TAP atterr all'aeroporto di Bissau. La maggior parte dei passeggeri era in transito per So Tom e solo pochi si avviarono alla spicciolata verso il controllo passaporti. Dexter guidava il gruppo.
L'addetto al controllo documenti pass in rassegna ogni pagina del nuovo passaporto canadese, not il visto della Guinea,
intasc la banconota da venti euro e gli fece cenno con la testa di passare. Poi indic i due che lo accompagnavano.
"Avec moi" disse Dexter. E poi aggiunse: "Con migo".
Il francese non  portoghese, come del resto non lo  lo spagnolo, ma il significato era chiaro. E Dexter trasudava buon umore. Solitamente funzionava. Si fece avanti un funzionario di grado pi elevato.
"Qu'est-ce que vous faites en Guine?" chiese.
Dexter si illumin in volto. Cominci a frugare nella sacca e tir fuori una manciata di opuscoli che ritraevano aironi, spatole e altri esemplari dei settecentomila uccelli acquatici che vengono a svernare nelle immense paludi e negli acquitrini della Guinea-Bissau. Gli occhi del funzionario si fecero vitrei per la noia. Con un cenno della mano li fece passare. 
Fuori non c'erano taxi, ma c'era un autocarro con un autista, e da quelle parti una banconota da cinquanta euro fa fare parecchia strada.
"Hotel Malaika?" disse Dexter con aria speranzosa. Il camionista annu
Quando furono vicini alla citt, Dexter si accorse che era quasi completamente al buio. Si vedeva solo qualche luce qua e l. Coprifuoco? No, mancanza di elettricit. Solo gli edifici dotati di generatori autonomi hanno la luce durante la notte e possono utilizzare l'energia elettrica in qualunque momento del giorno. Fortunatamente il Malaika Hotel era uno di questi. I tre si registrarono e salirono nelle loro stanze per quello che restava della notte. Poco prima dell'alba, qualcuno spar al presidente.

Fu Jeremy Bishop, l'esperto di informatica dell'Operazione Cobra, a notare per primo il nome. Proprio come gli appassionati di quiz di cultura generale spulciano dizionari, enciclopedie e atlanti, assimilando nozioni che nessuno gli chieder mai, Bishop, che non aveva una vita al di fuori del lavoro, passava il tempo libero a esplorare il ciberspazio. Non a navigare in Internet... troppo semplice. Lui aveva l'abitudine di introdursi, illegalmente e senza lasciare traccia, nei database altrui per vedere cosa si nascondeva al loro interno.
Un sabato sera, quando tutta Washington era fuori a divertirsi, seduto davanti alla console, si inser negli elenchi di arrivi e partenze dell'aeroporto di Bogot. C'era un nome che ricorreva ripetutamente. Chiunque fosse, l'uomo volava da Bogot a Madrid regolarmente, ogni due settimane.
Tornava sempre tre giorni dopo: restava nella capitale spagnola non pi di cinquanta ore.
Bishop cerc il nome sull'elenco delle persone che si sapevano coinvolte in ogni possibile aspetto del traffico di cocaina, nomi forniti dalla polizia colombiana alla DEA e trasmessi al quartier generale dell'Operazione Cobra. Non lo trov.
Entr nel database dell'Iberia, la compagnia di cui l'uomo si serviva ogni volta che andava a Madrid. Il nome figurava tra quelli dei clienti abituali che godevano di speciali privilegi quali la priorit d'imbarco anche in caso di overbooking. Viaggiava sempre in prima classe e il volo di ritorno era automaticamente prenotato in anticipo, a meno di modifiche che lui stesso effettuava.
Servendosi delle sue prioritarie credenziali d'accesso, Bishop contatt gli agenti della DEA e del SOCA di stanza a Bogot. Nessuno di loro lo conosceva, ma la DEA aggiunse che dagli elenchi professionali risultava essere un avvocato con una clientela esclusiva che non si occupava mai di cause penali. Ancora curioso, nonostante il buco nell'acqua, Bishop ne parl con Devereaux.
Il Cobra assimil l'informazione ma non ritenne che valesse la pena di dedicarvi molte altre risorse. Un po' troppo azzardata come ipotesi. Ma una richiesta d'informazioni a Madrid si poteva fare. Tramite gli uomini della DEA in Spagna, Devereaux chiese che l'uomo venisse pedinato la prossima volta che si fosse recato a Madrid. Il Cobra chiese di essere informato su dove alloggiava, dove andava, cosa faceva e con chi si incontrava. Seppur con una certa riluttanza, gli agenti americani a Madrid acconsentirono di chiedere la restituzione di un favore ai colleghi spagnoli.
La richiesta approd sulla scrivania dell'ispettore Francisco "Paco" Ortega della squadra anti-droga di Madrid, la Unidad de Droga y Crimen Organizado, O UDYCO.
Come tutti i poliziotti, Ortega si considerava oberato di lavoro, a corto di uomini e decisamente sottopagato. Ma se gli yankee volevano che lui pedinasse un colombiano, non poteva rifiutarsi. Se il Regno Unito era il maggior consumatore di cocaina d'Europa, la Spagna era il maggior punto d'arrivo e questo favoriva il proliferare di una malavita particolarmente attiva e pericolosa. Grazie alle loro enormi risorse, talvolta gli americani intercettavano un carico preziosissimo e condividevano l'operazione con l'UDYCO. Prese un appunto perch, da l  a dieci giorni, quando il colombiano fosse tornato, venisse pedinato con discrezione.
N Bishop, n Devereaux, n Ortega potevano sapere che julio Luz era l'unico membro della Fratellanza a non essere mai finito sotto i riflettori della polizia colombiana.Il colonnello Dos Rjos sapeva perfettamente chi fossero tutti gli altri, ma ignorava il ruolo dell'avvocato nel riciclaggio di denaro sporco.

Alle dodici del giorno seguente l'arrivo di Cal Dexter e della sua squadra a Bissau, la vicenda della morte del presidente era stata chiarita e il panico si era placato. Non si trattava dell'ennesimo colpo di stato.
A uccidere il vecchio tiranno era stato l'amante della giovanissima moglie. A met mattinata entrambi erano spariti nella savana nella parte settentrionale del paese dove non sarebbero mai stati ritrovati, protetti dalla solidariet tribale.
II presidente era membro della trib Papel, mentre la giovane e bella moglie era una Balanta, come pure il suo amante. L'esercito era composto in massima parte da Balanta e non aveva alcuna intenzione di dare la caccia a uno dei suoi. Inoltre, il presidente non era molto benvoluto. Ne sarebbe stato nominato un altro. Senza contare che era il comandante dell'esercito e capo dello stato maggiore a detenere il vero potere.
Dexter noleggi un suv bianco dalla Mavegro Trading, il cui proprietario, un olandese molto disponibile, lo mise in contatto con un uomo che aveva un piccolo cabinato da affittare. Era equipaggiato con carrello e motore fuoribordo. Poteva navigare per le piccole baie e insenature dell'arcipelago delle Bijags alla ricerca di uccelli acquatici.
Per ultimo, Dexter riusc a prendere in affitto una villetta indipendente proprio di fronte allo stadio costruito di recente dalla Cina, che stava silenziosamente ricolonizzando vaste regioni d'Africa. Insieme ai due collaboratori lasci il Malaika e si stabil  nella villetta.
Durante il tragitto, vennero superati da una Jeep Wrangler che tagli loro la strada a un incrocio. In soli due giorni, Dexter aveva imparato che non esisteva polizia stradale e che i semafori raramente funzionavano.
Mentre il suv e la Jeep erano a pochi centimetri uno dall'altra, il passeggero a bordo della Wrangler, protetto da un paio di occhiali scuri avvolgenti, osserv Dexter. Come l'uomo al volante, non era n africano n europeo: carnagione scura, capelli neri raccolti in una coda di cavallo e vistose catene d'oro al collo. Un colombiano.
La Jeep aveva un'incastellatura cromata sul tetto della cabina, sulla quale erano montati una serie di potenti fari. Dexter aveva la spiegazione. Molti carichi di cocaina arrivavano via mare, senza mai toccare il fatiscente porto di Bissau, trasferiti al riparo delle calette nascoste tra le mangrovie.
Altri arrivavano a bordo di aerei, che lasciavano cadere il carico in alto mare vicino alle barche da pesca in attesa o atterravano nell'interno. Vent'anni di guerriglia per l'indipendenza dal Portogallo erano valsi alla Guinea-Bissau una cinquantina di piste ricavate nel bush. Talvolta gli aerei che trasportavano coca atterravano prima l  per poi ripartire alla volta dell'aeroporto, dove arrivavano "puliti" .per fare il pieno di carburante.
Gli atterraggi notturni erano pi sicuri ma, poich nessuna delle piste era dotata di elettricit, non c'era luce. Quattro o cinque pick-up piazzati in posizione strategica potevano creare con i loro fari montati sul tetto un sentiero di atterraggio ben illuminato per i pochi minuti necessari. Questo era ci che Dexter poteva spiegare ai due par che lo accompagnavano.

Nel fetido cantiere navale Kapoor, a sud di Goa, i lavori sulle due rinfusiere procedevano a pieno ritmo. L'uomo incaricato di seguirli era un canadese-scozzese di nome Duncan McGregor che aveva passato tutta la vita nei cantieri dei tropici. Aveva l'incarnato e gli occhi di un cirrotico in fase terminale. Se non fosse stata la malaria a ucciderlo prima, ci avrebbe pensato il whisky.
II Cobra preferiva servirsi di esperti in pensione. In genere avevano almeno quarant'anni d'esperienza, nessun legame familiare e un gran bisogno di soldi. McGregor sapeva cosa si voleva da lui, ma non conosceva il perch. Considerato il compenso che avrebbe ricevuto non aveva alcuna intenzione di fare ipotesi e tanto meno domande.
I suoi saldatori e carpentieri erano gente del posto, mentre i montatori venivano da Singapore, tutte persone che lui conosceva bene. Per alloggiarli, aveva affittato e portato fin laggi una fila di camper: di certo non avrebbero tollerato i tuguri in cui viveva la gente di Goa.
L'esterno di entrambe le rinfusiere per il trasporto di granaglie doveva restare inalterato, cos  gli era stato ordinato. Soltanto le cinque enormi stive dovevano essere modificate. Quella pi a prua sarebbe diventata una galera per i prigionieri, anche se lui non lo poteva sapere. Sarebbe stata dotata di cuccette, latrine, una cambusa, docce e un quadrato ufficiali con tanto di aria condizionata e tiv.
Accanto c'era un'altra area adibita ad alloggi, con le stesse attrezzature, ma di livello superiore. Un giorno avrebbero ospitato uomini delle forze speciali: i britannici dello Special Boat Service o i SEAL della Marina americana.
La terza stiva doveva essere ridotta per far spazio a quella adiacente. La paratia d'acciaio tra la stiva numero tre e la quattro dovette essere tagliata e asportata. Lo spazio sarebbe stato attrezzato come officina polivalente. La penultima stiva, quella contro il castello di poppa, sarebbe rimasta vuota. Doveva ospitare velocissimi gommoni d'assalto a chiglia rigida equipaggiati con potenti motori. L'unico albero di carico si sarebbe trovato proprio sopra questa stiva.
L'ultima era la pi grande e anche quella che richiedeva il maggior lavoro. Sul pavimento si stava installando una piattaforma di acciaio elevabile verticalmente da quattro pistoni idraulici, uno a ogni angolo, fino a trovarsi allo stesso livello del ponte. Qualunque cosa si fosse trovata su quella piattaforma mobile avrebbe potuto raggiungere l'esterno: in quel caso era l'elicottero d'attacco dell'unit.
Per tutto l'inverno cannelli, trapani e martelli trasformarono le due innocue rinfusiere in mortali trappole galleggianti. Lontano da l , i loro nomi vennero cambiati e la propriet pass a una societ fantasma gestita dalla Thame di Singapore. Poco prima della conclusione dei lavori, quei due nomi sarebbero comparsi sulla poppa di ognuna, l'equipaggio sarebbe tornato a riprenderle in consegna e le due navi sarebbero partite verso il compito che le attendeva all'altro capo del mondo.

Cal Dexter pass una settimana ad acclimatarsi prima di spingersi con la barca nel cuore delle Bijags. Appiccic sul suv le decalcomanie che aveva portato con s e che reclamizzavano la Bird World International e l'American Audubon Society. Gettate in bella vista sul sedile posteriore in modo che non sfuggissero a chiunque guardasse dentro l'abitacolo c'erano copie degli ultimi rapporti della Ghana Wildlife Society e l'indispensabile
Birds of Western Africa di Borrow e Demey.
In effetti, dopo il mancato incidente con la Wrangler all'incrocio, due uomini dalla carnagione scura erano stati spediti alla villetta a curiosare. Tornati dai loro padroni riferirono loro che i bird-watcher erano dei poveri idioti inoffensivi. In territorio nemico, quella dell'idiota"  la miglior copertura possibile.
II primo compito di Dexter fu quello di trovare un posto per la barca. Port la sua squadra a ovest di Bissau, nel folto del bush, verso Quinhamel, la capitale della trib Papel. Oltre Quinhamel trov il Rio Mansa, che porta gi al mare, e sulla sua riva l'albergo ristorante Mar Azul. Mise la barca nel fiume e prese una stanza a jerry perch la tenesse d'occhio. Prima di tornare in citt insieme a Bill, si concessero un sontuoso pasto a base di aragosta e vino portoghese.
"E' meglio di Colchester" convennero i due par. La sorveglianza delle isole prospicienti la costa ebbe inizio il giorno successivo.
Tra le Bijags vi sono quattordici isole principali, ma l'intero arcipelago conta ben ottantotto isolotti tra le venti e le trenta miglia dalla costa della Guinea-Bissau. Gli enti predisposti a contrastare il traffico di cocaina le avevano fotografate dall'alto, ma nessuno vi era mai penetrato a bordo di una piccola barca.
Dexter scopr che erano tutte paludose, calde, infestate dalle mangrovie e dalla malaria; quattro o cinque di quelle lontane dalla costa, per, erano state abbellite da lussuose ville bianche adagiate su spiagge scintillanti, tutte dotate di enormi parabole di ultima generazione e antenne radio per ricevere il segnale dal lontano MTv Service Provider, l'operatore di telefonia mobile sudafricano. Ogni villa aveva il suo molo privato e un motoscafo. Erano le residenze dei colombiani in esilio.
A parte queste, cont ventitr piccoli villaggi abitati da pescatori, maiali e capre che conducevano una vita di stenti. Ma
c'erano anche zone di pesca dove gli stranieri venivano a saccheggiare le ricche riserve di pesce del paese. C'erano canoe da venti metri provenienti dalla Guinea-Conakry, dalla Sierra Leone e dal Senegal, con a bordo cibo e carburante sufficienti per restare quindici giorni lontano dalla base. Rifornivano di pesce navi appoggio sudcoreane e cinesi le cui celle frigorifere erano in grado di surgelare il pescato lungo tutta la via del ritorno. Cont una quarantina di canoe che servivano un'unica nave. Il carico che aspettava lui, per, arriv la sesta notte.
Aveva ancorato l'imbarcazione in una stretta insenatura e attraversato l'isoletta a piedi per andare a nascondersi tra le mangrovie sulla riva. L'americano e i due inglesi, coperti da reti mimetiche, se ne stavano sdraiati pancia a terra armati di potenti binocoli mentre il sole tramontava davanti a loro. All'improvviso, contro gli ultimi raggi rossi si stagli un mercantile che decisamente non era una nave appoggio per la pesca. Si infil tra due isole e cal l'ancora con un cigolio di catene. Poi comparvero le canoe.
Erano del posto, non straniere, e non equipaggiate per la pesca, cinque in tutto, ognuna con quattro persone d'equipaggio, due con un ispanico a poppa.
Lungo il parapetto del mercantile comparvero degli uomini che trascinavano delle balle legate con corde spesse. Erano cos  pesanti che ci volevano quattro uomini per sollevarle oltre il bordo e calarle sulle canoe che, ricevendo il carico, ondeggiavano violentemente.
Non avevano alcuna necessit di nascondersi. Gli uomini dell'equipaggio ridevano e parlavano a voce alta con i toni striduli tipici dell'Oriente. Uno degli ispanici sali a bordo a conversare con il capitano. Una valigia piena di soldi cambi mani, presumibilmente il saldo: l'anticipo doveva essere gi stato versato al punto di partenza.
Dal numero e dal peso apparente delle balle, Cal Dexter calcol che fossero state scaricate due tonnellate di colombiana pura. L'oscurit si fece pi profonda. A bordo del mercantile si accese qualche luce, sulle canoe comparvero delle lanterne. Alla fine, conclusa la transazione, le canoe si allontanarono con i fuoribordo a manetta. Il mercantile lev l'ancora e salp con la bassa marea per poi puntare verso il mare aperto.

Dexter intravide la bandiera rossa e blu della Corea del Sud e il nome. Hae Shin. Attese un'ora perch tutti si allontanassero, poi risal  il fiume fino al Mar Azul.
"Avete mai visto cento milioni di sterline, ragazzi?"
"No, boss" rispose Bill, usando il gergo dei par con cui un caporale si rivolgerebbe a un ufficiale.
"Be', adesso lo avete visto. E' quello il valore delle due tonnellate di coca."
I due avevano l'aria abbacchiata.
"Cena a base di aragosta. E' la nostra ultima sera."
Questo serv a rallegrarli un po'. Ventiquattro ore pi tardi
avevano restituito casa, barca e suv ed erano tornati a Londra, via Lisbona. La notte in cui partirono, uomini con il viso coperto da passamontagna neri fecero irruzione nella loro villa, la saccheggiarono e poi la diedero alle fiamme. Uno dei nativi Bijags aveva visto un uomo bianco tra le mangrovie.
Il rapporto dell'ispettore Ortega era stringato e si limitava ai fatti. Per questo era eccellente. Si riferiva all'avvocato colombiano Julio Luz chiamandolo semplicemente "l'obiettivo".
L'obiettivo  arrivato con il volo giornaliero dell'Iberia alle 10.00. E' stato riconosciuto nel tunnel di sbarco che dal portellone della prima classe conduce al treno sotterraneo che collega il terminal 4 all'atrio principale. Uno dei miei uomini che indossava la divisa del personale di volo dell'Iberia lo ha pedinato lungo tutto il percorso. L'obiettivo non si  accorto di lui n ha preso alcuna precauzione per non essere seguito. Aveva con s una valigetta portadocumenti e una sacca a mano. Nessuna valigia.
Ha passato il controllo passaporti e alla dogana  uscito dal varco riservato ai viaggiatori che non hanno nulla da dichiarare, senza essere fermato. C'era una limousine ad attenderlo. L'autista aspettava nella sala fuori dalla dogana con un cartello su cui era scritto Villa Real. E' un grande albergo di Madrid che manda delle limousine all'aeroporto a prelevare gli ospiti di riguardo.
Un mio collega in borghese non lo ha perso di vista un solo attimo, seguendo la limousine a bordo di un'auto. L'obiettivo non ha incontrato e non ha parlato con nessuno fino all'arrivo al Villa Real, in Plaza de las Cortes 10.
Ha ricevuto un'accoglienza cordiale ed  stato sentito chiedere la "solita stanza", che - gli hanno assicurato - era pronta. E salito
in camera, a mezzogiorno si  fatto portare un'insalata e poi presumibilmente ha recuperato le ore di sonno perse durante il volo notturno. Ha preso il t nel bar riservato agli ospiti dell'albergo, l'East 47, e a un certo punto  arrivato il direttore dell'albergo, Felix Garcja, a salutarlo.
E' tornato nella sua stanza, ma  stato sentito chiedere un tavolo per cena nel prestigioso ristorante al primo piano. Uno dei miei uomini, appostato davanti alla porta della camera, ha sentito il sonoro di una partita di calcio che, evidentemente, lui ha guardato alla tiv. Poich ci  stato ordinato di non insospettirlo per alcun motivo, non siamo riusciti a controllare le telefonate in arrivo o in partenza dalla sua stanza. (Ovviamente potremmo farlo, ma questo metterebbe in allerta il personale.)
Alle nove  sceso per la cena. E' stato raggiunto da una giovane donna sulla ventina, forse una studentessa. Sospettavamo potesse trattarsi di una di quelle che voi chiamate "party girl", ma tra i due non  avvenuto nulla che facesse pensare a questo. Lui ha preso una lettera dal taschino interno della giacca. Carta color avorio finissima. Lei lo ha ringraziato, l'ha infilata nella borsa e se n' andata. Lui  tornato nella sua stanza e ha passato la notte da solo.
Alle otto ha fatto colazione nel patio interno, anch'esso al primo piano, ed  stato raggiunto dalla stessa giovane della sera precedente. Questa volta lei non si  trattenuta: gli ha consegnato una lettera, ha preso un caff e se n' andata.
Avevo assegnato un uomo in pi e questi ha seguito la giovane. Si tratta di una certa Letizia Arenal, ventitr anni, studentessa di Belle Arti alla Universidad Complutense. Abita in un appartamentino a Moncloa, vicino al campus. Vive sola, grazie a una modesta rendita mensile, e sembra persona del tutto rispettabile.
Alle 10.00 l'obiettivo ha lasciato l'albergo a bordo di un taxi e si  fatto portare al Banco Guzman in Calle Serrano. E' una piccola banca privata con una clientela d'lite, sul cui conto non risulta (o per lo meno non risultava) alcunch di illecito. L'obiettivo ha passato la mattinata all'interno e a quanto pare ha pranzato con i direttori. Se n' andato alle 15.00; sulla porta il personale della banca lo ha aiutato a portare due pesanti valigie Samsonite rigide. Lui non avrebbe potuto sollevarle, ma comunque non  stato necessario.
E' prontamente arrivata una Mercedes nera da cui sono scesi due uomini che hanno caricato le valigie nel portabagagli e sono ripartiti. L'obiettivo non  andato con loro. Ha chiamato un taxi.

Il mio uomo  riuscito a scattare una foto ai due uomini con il cellulare. Sono stati identificati. Sono entrambi noti criminali. Non siamo riusciti a seguire la Mercedes perch non ce l'aspettavamo e il mio uomo era a piedi. La sua auto attendeva dietro l'angolo, quindi  rimasto con l'obiettivo.
L'obiettivo  tornato in albergo, ha preso il t, ha guardato la tiv, ha cenato (questa volta da solo, servito dal matre Francisco Paton). Ha dormito da solo e alle 9.00  partito alla volta dell'aeroporto a bordo della limousine dell'albergo. Ha acquistato un litro di cognac della miglior qualit al duty-free, si  seduto nella sala d'attesa della prima classe, quindi si  imbarcato sull'aereo che '  puntualmente ripartito per Bogot alle 12.20.
Vista la presenza di due noti esponenti della cosca della Galizia, gradiremmo poter indagare pi a fondo sul senior Luz se e quando torner nel nostro paese. Le due valigie potevano contenere un numero sufficiente di banconote da 500 euro da rappresentare il pagamento di una transazione tra la Colombia e nostri grossi importatori. Attendiamo istruzioni.
"Cosa ne pensa, Calvin?" chiese Devereaux, accogliendo Dexter di ritorno dall'Africa.
"Non c' dubbio che l'avvocato partecipa alle operazioni di riciclaggio di soldi sporchi per il cartello, ma sembrerebbe
soltanto per quanto riguarda la Spagna. O forse, altre gang europee fanno pervenire in calle Serrano le somme dovute.
Io, per, preferirei che l'udYCO aspettasse ad agire, almeno un ultimo viaggio, il prossimo."
"Potrebbero mettere le mani sui due gangster, sull'avvocato, sui soldi e sui funzionari di banca in un unico colpo. Perch no?"
"Resterebbero troppe cose da chiarire. La lettera, la ragazza. Come mai fa il postino? E per conto di chi?" riflett Dexter a voce alta.
"Sar la nipote di qualcuno. Star facendo un favore a un amico."
"No, signor Devereaux. Esiste la posta, c' il servizio di "con
segna registrata" se necessario, o la posta elettronica. Si possono mandare fax, messaggi con il cellulare. Si pu fare una telefonata.
No. Questa  una faccenda personale, molto segreta. La prossima volta che il nostro amico Luz atterra a Madrid, mi farebbe
piacere essere l Con una piccola squadra."
"Allora chiediamo ai nostri amici spagnoli di aspettare finch lei non  pronto? Perch tanta cautela?"
"Inutile spaventare la preda" disse l'ex soldato. "Meglio colpirla con un colpo ben piazzato in mezzo alla fronte. Pulito. Sicuro. Definitivo. Niente ferite inutili. Se prendiamo Luz adesso, non sapremo mai chi manda lettere color avorio a chi, e perch. Mi resterebbe la curiosit."
Paul Devereaux osserv l'ex tunnel rat, riflettendo.
"Comincio a capire come mai i vietcong non l'hanno mai beccata nel Triangolo di Ferro. Lei ragiona ancora come una creatura della giungla."

5
Guy Dawson alline il velivolo e fren dolcemente. Controll ancora una volta la distesa di strumenti luminosi, lanci un'occhiata alla pista che scintillava sotto il sole, chiese il permesso di decollare e attese il via libera.
Come la torre di controllo gli diede l'autorizzazione, spinse in avanti le manette dei motori. Alle sue spalle, il sibilo dei due turbogetti Rolls-Royce Spey si trasform in un ruggito e il vecchio Blackburn Buccaneer cominci a rollare. Era un momento che, da esperto pilota, non finiva mai di assaporare.
Raggiunta la velocit di decollo, i comandi di quello che era stato un bombardiere tattico della Marina diventarono leggeri, il brontolio sordo delle ruote cess di colpo e l'aereo punt il naso verso l'azzurro infinito del cielo africano, mentre Thunder City, la sezione dello scalo internazionale di Citt del Capo riservata agli aerei privati, si allontanava, diventando sempre pi piccola. L'aereo stava ancora prendendo quota quando Dawson impost la prima parte della rotta verso Windhoek, in Namibia, la tratta pi breve e pi facile del lungo viaggio verso nord.
Dawson aveva solo un anno in pi dell'aereo che stava pilotando. Era nato nel 1961, quando il Buccaneer era ancora un prototipo. Il velivolo aveva cominciato la sua straordinaria carriera l'anno seguente, quando era entrato a fare parte degli stormi imbarcati sulle portaerei della Marina britannica. Progettato per affrontare gli incrociatori sovietici della classe Sverdlov, aveva dimostrato qualit tali da essere mantenuto in servizio fino al 1994.
L'aviazione della Marina britannica lo aveva utilizzato fino al 1978. Dal 19691a RAF aveva sviluppato una versione che operava da basi terrestri, poi dismessa appunto, nel 1994. Nel frattempo, il Sudafrica ne aveva acquistati sedici esemplari, rimasti operativi fino a11991. Ci che anche i pi informati conoscitori degli aerei raramente sanno  che quello era il velivolo destinato a trasportare la bomba atomica sudafricana finch, alla vigilia della "rivoluzione arcobaleno" di Mandela, il Sudafrica segregazionista aveva distrutto tutti e sei gli ordigni (a parte tre involucri vuoti, conservati come pezzi da museo) e mandato in pensione il Buccaneer. Quello che Guy Dawson stava pilotando quel mattino di ottobre era uno degli ultimi tre esemplari al mondo ancora in grado di volare, salvato da appassionati di aerei militari, tenuto in efficienza per voli turistici e ospitato a Thunder City.
Mentre l'aereo continuava a prendere quota, Dawson vir, allontanandosi dalla distesa azzurra dell'oceano, e punt verso nord, verso le sterili distese di sabbia color ocra del Namaqualand e della Namibia.
L'ex RAF Buccaneer s.2 avrebbe raggiunto una quota di poco inferiore agli undicimila metri e percorso il tragitto alla velocit di quasi mille chilometri orari, consumando circa quaranta chili di combustibile al minuto. Ma per quel breve tratto lui aveva combustibile pi che a sufficienza. Con otto serbatoi interni pieni, pi il serbatoio situato nel portellone della stiva per le bombe e due serbatoi esterni sotto le ali, l'aereo poteva portarne oltre diecimila litri, raggiungendo un'autonomia di quattromiladuecento chilometri a velocit di crociera. Ma Windhoek ne distava molto meno di duemila.
Guy Dawson era un uomo felice. Nel 1985, quando era un giovane pilota della South African Air Force, era stato assegnato a124 Squadrone, il meglio del meglio nonostante fossero gi operativi i pi veloci caccia francesi Mirage. Ma i Buccaneer, anche se in servizio gi da vent'anni, erano qualcosa di speciale.
Una delle loro caratteristiche pi insolite era la stiva per le bombe completamente chiusa da un portellone rotante. In un bombardiere leggero di quelle dimensioni, la maggior parte del carico bellico veniva solitamente trasportata sotto le ali. Alloggiare le bombe all'interno della fusoliera riduceva la resistenza aerodinamica e migliorava autonomia e velocit.

I sudafricani avevano aumentato le dimensioni della stiva per alloggiarvi le bombe atomiche, prodotte in gran segreto nel corso degli anni con l'aiuto di Israele. Un'altra modifica fu quella di incorporare nella stiva anche un enorme serbatoio extra di carburante, conferendo cos  al Buccaneer un impareggiabile raggio d'azione. Autonomia e raggio d'azione avevano fatto decidere a favore del Buccaneer l'americano dalla corporatura robusta e dai modi riservati che si era presentato a Thunder City a dicembre con il nome di Dexter.
A Dawson l'idea di noleggiare la sua creatura non piaceva per niente, ma gli effetti della crisi finanziaria globale avevano ridotto il valore dei fondi destinati alla sua pensione a una frazione di quanto previsto, e l'offerta dell'americano era troppo allettante. Il contratto per un anno di noleggio era stato chiuso per una somma che avrebbe risolto tutti i suoi problemi economici.
Aveva deciso di pilotare il suo aereo per tutto il tragitto fino in Inghilterra. Sapeva che c'era un gruppo di appassionati di Buccaneer che aveva sede presso un vecchio campo di volo della RAF, risalente ai tempi della seconda guerra mondiale, vicino a Scampton, nel Lincolnshire. Anche loro stavano restaurando un paio di aerei, ma non erano ancora pronti. Lui lo sapeva perch i due gruppi di appassionati si tenevano in contatto, e anche l'americano lo sapeva.
Il volo di Dawson sarebbe stato lungo e difficile. Quello che una volta era stato il posto del navigatore, dietro di lui, era stato modificato per trasportare i turisti ma la moderna tecnologia GPS gli avrebbe permesso di volare da solo sopra l'Atlantico meridionale, da Windhoek fino a quella macchiolina sulla carta geografica che era l'isola di Ascensione, un mucchietto di scogli di propriet britannica nel mezzo del nulla.
Una notte di volo e un secondo rifornimento lo avrebbero portato nuovamente verso nord, fino all'aeroporto di Sal, nelle isole di Capo Verde, da dove sarebbe ripartito per Gran Canaria e da l  finalmente per Scampton, in Inghilterra.
Guy Dawson sapeva che il suo cliente americano aveva predisposto a ogni sosta le opportune linee di credito per coprire le spese di rifornimento e pernottamento, ma non conosceva le ragioni per cui Dexter aveva scelto proprio il vecchio bombardiere. Queste erano sostanzialmente tre.
Dexter aveva cercato in lungo e in largo, specialmente nella nativa America, dove esisteva una vasta comunit di appassionati di vecchi aerei da guerra che mantenevano i loro apparecchi in condizioni perfette, ma alla fine la sua scelta era caduta sul Buccaneer sudafricano perch era un velivolo poco conosciuto. Sarebbe passato per un vecchio pezzo da museo dismesso dal servizio attivo, trasferito da un luogo all'altro per apparire in qualche esposizione.
Era facile da tenere in efficienza, robusto da risultare quasi indistruttibile, e poteva restare in volo per un tempo lunghissimo.
Quello che soltanto lui e il Cobra sapevano era che, come Guy Dawson avesse riportato la sua creatura nella terra che gli aveva dato i natali, il Buccaneer non sarebbe affatto finito in un museo. Sarebbe tornato in azione.
Quando, in occasione del viaggio seguente, il senor julio Luz atterr al terminal 4 del Barajas di Madrid, il comitato d'accoglienza era un po' pi folto.
Cal Dexter si trovava gi sul posto, nell'atrio, in compagnia dell'ispettore Paco Ortega, a osservare il fiume di passeggeri che usciva dai cancelli della dogana. Erano entrambi vicini al chiosco dei giornali, Dexter con la schiena rivolta verso l'obiettivo, Ortega intento a sfogliare una rivista.
Anni prima, dopo il periodo sotto le armi e la laurea in legge, lavorando per il gratuito patrocinio a New York, Cal Dexter aveva scoperto di avere cos  tanti "clienti" ispanici che gli sarebbe stato utile conoscere lo spagnolo. E cos  lo aveva imparato. Ortega rimase sorpreso. Era raro trovare uno yankee che parlasse un castigliano decente. Non avrebbe dovuto sforzarsi di parlare inglese.
"E lui" disse a bassa voce, senza muoversi.
Dexter non ebbe problema a identificare l'obiettivo. Il suo collega, Bishop, aveva scaricato una sua foto dagli archivi dell'associazione degli avvocati di Bogot.
Il colombiano si attenne alla solita routine. Sali sulla limousine dell'albergo tenendo ben stretta la valigetta portadocumenti, permise all'autista di riporre la sacca nel portabagagli e si rilass lungo il percorso fino a Plaza de las Cortes. L'auto civetta della polizia super la limousine e Dexter, che si era gi registrato in albergo, arriv prima di lui.

Aveva portato con s a Madrid una squadra composta da tre uomini, tutti presi in prestito dall'FBI. Il Bureau era curioso, ma tutte le domande e le obiezioni vennero messe a tacere dall'autorit presidenziale. Uno dei tre era in grado di avere la meglio su qualunque serratura. E in fretta. Dexter aveva insistito sul fattore velocit. Aveva esposto il genere di problemi che avrebbero potuto incontrare e in tutta risposta l'uomo aveva fatto spallucce. Tutto qui?
Il secondo uomo era abilissimo nell'aprire buste chiuse, copiarne il contenuto in pochi secondi e risigillare la busta senza che si vedesse. Il terzo avrebbe fatto da palo. Non alloggiavano al Villa Real, ma a duecento metri da l , pronti a intervenire a uno squillo di cellulare.
Quando arriv il colombiano, Dexter era nell'atrio. Conosceva il numero della stanza dell'avvocato e aveva gi controllato le vie d'accesso. Erano stati fortunati. La camera si trovava in fondo a un lungo corridoio, all'estremit opposta rispetto agli ascensori, e questo diminuiva la probabilit di essere interrotti inaspettatamente.
Dexter sapeva che, quando si sorveglia un obiettivo, il classico uomo in impermeabile che si finge immerso nella lettura di un giornale in un angolo o se ne sta fermo su una soglia senza alcuno scopo apparente passa inosservato come un rinoceronte in chiesa. Lui preferiva nascondersi in piena vista.
Indossava una camicia sgargiante e, chino sul computer portatile, parlava a voce troppo alta al cellulare con qualcuno che continuava a chiamare "dolcezza". Luz gli lanci un'occhiata, lo classific e perse ogni interesse per lui.
Quell'uomo era come un metronomo. Si registr, consum un pranzo leggero in camera e fece un bel riposino. Alle quattro ricomparve all'East 47, ordin un Earl Grey e prenot il suo solito tavolo per la cena. Evidentemente non gli interessava che vi fossero altri eccellenti ristoranti a Madrid e che la serata, sebbene frescolina, fosse bellissima.
Qualche minuto dopo, Dexter e la sua squadra erano nel corridoio. Quello che faceva il palo rimase accanto alle porte dell'ascensore. Ogni volta che ne saliva uno e si fermava con le porte aperte, l'uomo faceva segno che stava scendendo. Tra sorrisi educati da parte di tutti le porte si richiudevano. Quando
l'ascensore scendeva, la commedia era in senso inverso. Non ci fu nessun patetico allacciare e riallacciare di scarpe.
Al mago delle serrature bastarono diciotto secondi e uno strumento sofisticato per aprire la porta elettronica della suite. Una volta entrati, i tre agirono in fretta. La sacca a mano era stata aperta e il contenuto appeso nell'armadio o sistemato con ordine nei cassetti. La valigetta portadocumenti era posata su un cassettone.
Aveva delle serrature protette da cilindri con numeri da zero a nove. L'esperto vi colleg un apparecchio di ascolto con un auricolare, fece ruotare i cilindri con cautela e ascolt. Uno dopo l'altro, i numeri arrivarono nella posizione corretta e le serrature di ottone si aprirono con uno scatto.
Il contenuto era costituito in massima parte da documenti. L'uomo incaricato di scansionare il contenuto si mise all'opera, le mani protette da guanti di seta. Tutto venne trasferito su una chiavetta. Non c'era nessuna lettera. Dexter, anch'egli con le mani protette da guanti, controll tutti gli scomparti interni del coperchio della valigetta. Niente neanche l Fece un cenno con il capo in direzione degli armadi, cinque o sei in tutta la suite. La cassaforte era dentro una credenza, sotto lo schermo al plasma.
Era una buona cassaforte, ma non progettata per resistere ai mezzi tecnici, all'abilit e all'esperienza di un uomo che si era addestrato e si teneva in esercizio nei laboratori di Quantico. Il codice risult essere composto dalle prime quattro cifre del numero di iscrizione di julio Luz all'ordine degli avvocati di Bogot. La busta era l  dentro: lunga, rigida, color avorio.
Era sigillata con la sua banda gommata, ma sul lembo era stato apposto anche un pezzo di nastro adesivo trasparente. L'esperto di documenti la studi per qualche secondo, prese un arnese dalla sua valigetta degli attrezzi e si mise all'opera. Pareva che la stesse stirando come si stira il collo di una camicia. Quando ebbe finito, il lembo della busta si sollev senza opporre alcuna resistenza.
Mani guantate estrassero i tre fogli ripiegati. Con una lente d'ingrandimento, l'uomo addetto alla copiatura si accert che non vi fossero capelli o sottili fibre di cotone introdotti come avvertimento di una eventuale manomissione. Non ce n'erano. Evidentemente il mittente si fidava del fatto che l'avvocato

avrebbe consegnato la missiva intatta alla seniorita Letizia Arenal.
La lettera venne copiata e rimessa al proprio posto, la busta risigillata dopo l'applicazione di un liquido trasparente.Il tutto fu rimesso all'interno della cassaforte, esattamente come si trovava prima dell'effrazione, e la cassaforte richiusa. Quindi i tre raccolsero la loro attrezzatura e uscirono.
L'uomo di guardia alle porte dell'ascensore scosse la testa. Nessuna traccia dell'obiettivo. In quel momento l'ascensore, proveniente dal basso si ferm al piano. I quattro scomparvero in silenzio attraverso le porte che davano sulle scale e scesero a piedi. Appena in tempo. Le porte dell'ascensore si aprirono per far uscire il senor Luz che se ne tornava in camera per un bel bagno profumato e un po' di tiv prima di cena.
Dexter si rifugi in camera con la sua squadra e l  scaricarono il contenuto della valigetta. Avrebbe consegnato ogni cosa all'ispettore Ortega tranne la copia della lettera, che lesse quando fu solo e tenne per s:
Non scese a cena, ma posizion due dei suoi uomini a un tavolo sull'altro lato della sala rispetto a quello di Luz. Gli riferirono che la ragazza era arrivata, aveva cenato, preso la lettera, ringraziato il messaggero, e se n'era andata.
La mattina seguente, Cal Dexter si occup del momento della colazione. Vide Luz prendere un tavolo per due accanto alla parete. La ragazza lo raggiunse e gli consegn una lettera, che Luz infil nel taschino interno della giacca. Bevuto un caff, la ragazza lo ringrazi con un sorriso e si allontan.
Dexter attese che il colombiano si alzasse e poi, prima che il personale potesse avvicinarsi al tavolo lasciato libero, vi pass accanto e inciamp. Fece cadere la brocca del caff quasi vuota sulla moquette. Inveendo contro la propria sbadataggine, prese un tovagliolo dal tavolo per tamponare la macchia. Un cameriere si precipit al tavolo, insistendo nel dire che era compito suo. Mentre il giovane si chinava, Dexter fece scivolare un tovagliolo sulla tazza utilizzata dalla ragazza, ve la avvolse e infil tutto nella tasca dei pantaloni.
Con qualche altra parola di scusa, e qualche altro "De nada, senor" da parte del cameriere, Dexter usc dalla sala della colazione.
"Vorrei tanto che lei ci desse il permesso di arrestarli tutti"
osserv Paco Ortega, seduto accanto a Dexter, vedendo Julio Luz entrare al Banco Guzman.
"Quel giorno verr, Paco" rispose l'americano. "Avr il suo momento di gloria, ma non ancora. Questa operazione di riciclaggio  una cosa grossa. Molto grossa. Sono coinvolte altre banche di altri paesi. Le vogliamo tutte. Collaboriamo e le prenderemo tutte."
Ortega assent con un grugnito. Come ogni altro detective, anche lui aveva portato avanti operazioni di sorveglianza durate mesi prima dell'affondo finale. La pazienza era essenziale ma estremamente frustrante.
Dexter, per, stava mentendo. Non gli risultavano altre operazioni di riciclaggio come quella che vedeva coinvolti Luz e il Banco Guzman. Ma non poteva certo divulgare il terremoto che l'Operazione Cobra avrebbe scatenato quando a Washington l'uomo dallo sguardo gelido fosse stato pronto.
E adesso voleva tornare a casa. Aveva letto la lettera nella sua stanza. Era lunga, affettuosa, preoccupata per la sicurezza e il benessere dalla giovane, e firmata semplicemente "pap".
Dubitava che julio Luz adesso si sarebbe separato dalla lettera di risposta. Forse, nella cabina di prima classe del volo per Bogot si sarebbe assopito, ma "prelevare" la valigetta dalla cappelliera sotto gli occhi vigili del personale di volo era fuori questione.
Ci che Dexter voleva scoprire prima che venisse effettuato qualunque arresto era semplicemente questo: chi era Letizia Arenal e chi era "pap"?

Quando, all'inizio di marzo, Cal Dexter torn a Washington, l'inverno stava allentando la sua morsa. Le foreste che ammantano le zone di Virginia e Maryland vicine alla capitale stavano per rivestirsi di verde.
Dal cantiere Kapoor era arrivato un messaggio di McGregor che stava ancora sgobbando tra la puzza di sostanze tossiche e il clima infernale. La trasformazione delle due rinfusiere era quasi conclusa. Diceva che a maggio sarebbero state consegnate, pronte per il loro nuovo incarico.
Non aveva motivo di credere che questo incarico sarebbe stato diverso da quello che gli avevano detto. E cio che un consorzio americano dotato di grandi mezzi economici voleva entrare nel business della ricerca di tesori nascosti con due navi attrezzate per ricerche subacquee e recupero di relitti. Gli alloggi erano per i sommozzatori e l'equipaggio, le officine per la manutenzione dell'attrezzatura e la grossa stiva per un piccolo elicottero da ricognizione. Tutto molto plausibile. Ma non corrispondente a verit.
La fase finale della trasformazione da nave adibita al trasporto di granaglie a nave civetta sarebbe avvenuta in mare, quando le forze speciali equipaggiate con armamento pesante avrebbero preso possesso degli alloggi e le armerie avrebbero accolto attrezzature molto pericolose.
I documenti erano pronti da tempo, caso mai a qualcuno fosse venuto in mente di controllare. Le due navi originarie erano sparite e le due modificate che stavano per salpare erano la Chesapeake e la Balmoral. Risultavano di propriet di una societ con sede in uno studio legale di Aruba, battevano la bandiera (di comodo) della minuscola isola e sarebbero state attrezzate per trasportare grano dal nord del mondo ricco di cereali al sud affamato. I veri proprietari, come il vero scopo, erano invisibili.
I laboratori dell'FBi avevano fornito un profilo perfetto del DNA della giovane di Madrid che aveva bevuto dalla tazza al Villa Real. Cal Dexter non aveva dubbi che fosse colombiana, fatto del resto gi confermato dall'ispettore Ortega. Ma c'erano centinaia di colombiani che studiavano a Madrid. Quello che Dexter voleva a tutti i costi era trovare una corrispondenza per
quel DNA.
In teoria, almeno il cinquanta per cento del DNA doveva derivare dal padre, e lui era convinto che questi si trovasse in Colombia. E chi era la persona che poteva permettersi di chiedere a un esponente di rilievo del narcotraffico - anche se un "tecnico" - di fungere da postino per lui? Perch non poteva servirsi del servizio postale? Era un'ipotesi azzardata, ma gir la domanda al colonnello Dos Rjos, il capo dei servizi d'informazione della divisione antidroga della polizia. In attesa di una risposta fece due viaggetti veloci.
Davanti alla costa nordorientale del Brasile c' un arcipelago poco conosciuto formato da ventuno isolette di cui la principale d il nome a tutto il gruppo: Fernando de Noronha. Misura soltanto dieci chilometri per tre e mezzo di larghezza massima,
per un'area totale di diciassette chilometri quadrati. L'unica citt  Vila Dos Remdios.
Quando, tanto tempo fa, divent un'isola carcere come l'ile du Diable per la Francia, le sue fitte foreste furono abbattute per impedire che i prigionieri costruissero delle zattere con cui tentare la fuga. Cespugli e sterpaglie sostituirono gli alberi. Alcuni ricchi brasiliani vi avevano costruito le loro residenze di vacanza, isolate da tutto, ma Dexter era interessato al campo d'aviazione. Costruito nel 1942 dall'Air Force Transport Command dell'Esercito americano, sarebbe stato una base perfetta per i Predator o i Global Hawk, aerei senza pilota in dotazione all'usAF, l'Aeronautica militare americana, in grado di restare in volo per ore e controllare dall'alto ampie zone con telecamere, radar e sensori termici. Arriv in aereo sotto le mentite spoglie di un imprenditore canadese interessato a sviluppare un villaggio vacanze, diede un'occhiata in giro e, avuta conferma delle sue supposizioni, se ne ripartIl secondo viaggio lo port in Colombia.
Nel 2009 il presidente Uribe era riuscito a stroncare il movimento terrorista delle FARc specializzato in rapimenti a scopo di riscatto. Ma i suoi sforzi per annientare il traffico di cocaina erano stati vanificati da Don Diego Esteban e dall'efficientissimo cartello da lui creato.
In quell'anno, Uribe aveva urtato la suscettibilit di Venezuela e Bolivia, entrambi paesi di estrema sinistra, invitando sul suo territorio le forze americane perch gli dessero un aiuto con le loro tecnologie ultramoderne. Sofisticate attrezzature vennero offerte a sette basi militari colombiane. Una di queste si trovava a Malambo, sulla costa settentrionale vicino a Barranquilla. Dexter vi approd fingendo di essere uno scrittore di romanzi di spionaggio che godeva dell'appoggio del Pentagono.
Trovandosi nel paese, colse l'occasione per volare a Bogot e incontrarsi con il colonnello Dos Ros. Un mezzo dell'esercito lo accompagn all'aeroporto di Barranquilla, dove si imbarc sul volo giornaliero per la capitale. Tra la costa tropicale e la citt tra le montagne c'erano venti gradi di differenza.
N il capo della squadra della DEA n quello del SOCA britannica di stanza a Bogot erano a conoscenza della sua vera identit n dell'Operazione Cobra, ma entrambi avevano ricevuto dai rispettivi quartieri generali l'ordine di collaborare. Parlavano

tutti spagnolo correntemente e l'inglese di Dos Rjos era ottimo. Rimase sorpreso quando il forestiero parl di un campione di DNA inviato due settimane prima.
"Strano che lei sia arrivato proprio adesso" disse il giovanile e dinamico poliziotto colombiano. "Ho avuto conferma di una compatibilit proprio questa mattina."
Le sue parole erano ancora pi strane dell'arrivo di Dexter, frutto di una semplice coincidenza. La tecnologia dell'esame del DNA era arrivata tardi in Colombia a causa dell'avarizia dei governi precedenti la presidenza di Alvaro Uribe, che aveva incrementato i budget.
Dos Rjos, per, leggeva avidamente da tempo tutte le pubblicazioni che si occupavano delle moderne tecnologie forensi. Aveva capito, molto prima dei suoi colleghi, che " giorno il
DNA sarebbe stata un'arma formidabile per l'identificazione delle persone, sia vive che morte (e di quest'ultima ce n'era una gran quantit). Ben prima che i laboratori del dipartimento fossero in grado di analizzarli, aveva cominciato a raccogliere campioni ogni volta che se ne presentava l'occasione.
Cinque anni prima, uno dei personaggi oggetto delle attenzioni dell'antidroga era rimasto coinvolto in un incidente d'auto. L'uomo non era mai stato incriminato, n condannato o incarcerato. Qualunque difensore dei diritti civili di New York avrebbe potuto far togliere il distintivo a Dos Rjos per ci che fece.
Ben prima che il Don desse vita al cartello, Dos Rjos e i suoi colleghi si erano convinti che quell'uomo fosse un criminale di rilievo. Non lo si vedeva in giro da anni e almeno da due non si avevano sue notizie. Se davvero era cos  importante come sospettavano, avrebbe continuato a spostarsi, passando da un covo all'altro sotto varie coperture. Avrebbe comunicato soltanto con cellulari usa e getta, che possedeva a decine, continuamente sostituiti.
Dos Rjos and all'ospedale e rub i tamponi di cotone utilizzati per medicare il naso fratturato dell'uomo. Quando finalmente ebbero a disposizione la tecnologia necessaria, il DNA dell'uomo venne classificato e inserito nella banca dati. Nel campione inviato da Washington insieme a una richiesta di collaborazione era stato trovato il cinquanta per cento del DNA di quell'uomo. Dos Rjos frug in un fascicolo e pos una foto sulla scrivania.
II volto era quello di un bruto, crudele e deturpato da cicatrici: naso rotto, occhi piccoli e tondi come sassolini, capelli grigi tagliati cortissimi. La foto, scattata dieci anni prima, era stata "invecchiata" per mostrare quale avrebbe potuto essere l'aspetto attuale dell'uomo.
"Siamo convinti che faccia parte della cerchia ristretta del Don,  quello i cui agenti pagano i funzionari stranieri che aiutano il cartello a far entrare la merce nei porti e negli aeroporti d'America e d'Europa. Quelli che voi chiamate "talpe"."
"Possiamo trovarlo?" chiese l'uomo del SOCA.
"No. Altrimenti lo avremmo gi fatto noi. E originario di Cartagena e ormai  vecchio. I vecchi non amano allontanarsi troppo dal loro territorio. Ma vive in clandestinit. E' invisibile."
Si rivolse a Dexter, la fonte del misterioso campione di DNA di una parente molto stretta.
"Non lo trover mai, senior. E se dovesse riuscirci, probabilmente quell'uomo la ucciderebbe. E anche se lo prendesse, non parlerebbe. E' duro come la pietra, astuto come una volpe. Non viaggia mai: manda degli emissari a fare il suo lavoro. E ci risulta che il Don si fidi ciecamente di lui. Temo che, per quanto interessante, il suo campione non ci porti da nessuna parte."
Cal Dexter abbass lo sguardo sul volto impenetrabile di Roberto Crdenas, l'uomo che controllava i funzionari corrotti.
L'affettuoso pap della ragazza di Madrid.

Nell'estremo Nordest del Brasile c' una vasta zona occupata da colline, vallate, qualche montagna e una grande estensione di giungla. Ma ci sono anche enormi ranch, fino a duecentomila ettari, pascoli ben irrigati dalla miriade di ruscelli che scendono dalle montagne. A causa delle dimensioni e delle distanze, l'unico mezzo per raggiungere queste tenute  l'aereo. Per questo hanno tutte una pista d'atterraggio e talvolta pi d'una.
Mentre Cal Dexter rientrava da Bogot a Washington con un aereo via Miami, su una di queste piste si stava provvedendo al rifornimento di un aereo. Era un Beech King Air, che portava due piloti, due pompisti e una tonnellata di cocaina.
Mentre la squadra addetta all'autocisterna riempiva il serbatoio principale e quelli supplementari fino all'orlo, l'equipaggio sonnecchiava all'ombra di una capanna dal tetto di palme. Li

attendeva una lunga notte di volo. La valigetta contenente mazzette di banconote da cento dollari pesanti come mattoni era gi stata consegnata per coprire il costo del carburante e il compenso per la sosta.
Se anche le autorit brasiliane avessero nutrito dei sospetti sul conto del Rancho Boavista, duecento chilometri nell'interno rispetto alla citt portuale di Fortaleza, avrebbero potuto fare ben poco. La posizione isolata della tenuta significava che qualunque presenza estranea sarebbe stata subito notata. Sorvegliare gli edifici principali sarebbe stato semplicemente inutile: grazie al sistema gps un aereo carico di droga avrebbe potuto incontrarsi con l'autocisterna a chilometri di distanza senza essere visto.
Per i proprietari, il compenso per la sosta era di gran lunga pi remunerativo dell'attivit della tenuta. Per il cartello, la sosta lungo il percorso verso l'Africa era di vitale importanza.
Il Beech 12-C, comunemente noto come King Air, era stato originariamente progettato e prodotto dalla Beechcraft come piccolo bimotore turboelica a diciannove posti destinato al traffico di linea regionale. Era venduto in tutto il mondo. Versioni successive prevedevano la rimozione dei sedili per la conversione ad aereo cargo. La versione che aspettava sotto il sole del pomeriggio al Boavista, per, era ancora pi speciale.
Il velivolo non era progettato per attraversare l'Atlantico. Con la scorta di duemilacinquecento litri di carburante, i due motori Pratt and Whitney Canada avrebbero potuto coprire poco pi di milletrecento chilometri, e questo in condizioni di aria ferma, a pieno carico, in assetto di massima autonomia, con la quantit di carburante necessaria per l'accensione, rullaggio, salita e discesa. Abbandonare la costa del Brasile alla volta dell'Africa in quelle condizioni equivaleva a un suicidio in mezzo all'oceano.
Gli "aerei della coca" venivano modificati in officine segrete di propriet del cartello, nascoste ai lati di piste di atterraggio nella giungla della Colombia. Abili artigiani avevano installato serbatoi addizionali non sotto le ali ma all'interno della fusoliera. Solitamente ce n'erano due, uno per ogni lato della stiva, con uno stretto passaggio al centro per accedere alla cabina di pilotaggio.
La tecnologia  costosa, la manodopera a buon mercato. Anzich far arrivare il carburante extra dai serbatoi interni a quelli
principali con un sistema elettrico, venivano presi a bordo due peones. Quando i serbatoi principali cominciavano a svuotarsi, i due cominciavano a pompare manualmente.
La rotta era semplice. Si partiva da una pista nascosta nella giungla colombiana, ogni volta diversa per sfuggire alle attenzioni del colonnello Dos Rjos. La prima notte i piloti coprivano i duemilaottocento chilometri attraverso il Brasile fino al Boavista. Volando a una quota di millecinquecento metri nell'oscurit pi totale sopra la foresta pluviale del Mato Grosso, erano praticamente invisibili.
All'alba, l'equipaggio faceva una sostanziosa colazione e dormiva tutto il giorno. Al crepuscolo i serbatoi dell'aereo venivano nuovamente riforniti fino all'orlo per affrontare i duemilaquattrocento chilometri che separavano il Nuovo Mondo da quello Vecchio nel punto pi stretto.
Quella sera, mentre l'ultima luce moriva nel cielo sopra il Boavista, il pilota del King Air svolt nella leggera brezza e, fatti gli ultimi controlli, cominci a rullare. Il suo peso lordo era il massimo indicato dal produttore: seimilaottocento chili. Aveva bisogno di milleduecento metri per decollare, ma la pista era lunga pi di millecinquecento. Venere era ormai sorta nel cielo quando l'aereo decoll e l'oscurit dei tropici cal come un sipario.
C' un detto secondo il quale esistono piloti vecchi e piloti spericolati, ma non esistono piloti vecchi e spericolati. Francisco Pons aveva cinquant'anni, molti dei quali passati a decollare e atterrare su piste che non avrebbero mai figurato su alcun manuale officiale. Ed era sopravvissuto perch era prudente.
La sua rotta era sempre accuratamente pianificata, senza trascurare alcun dettaglio. Si rifiutava di volare con il brutto tempo, ma quella sera erano previsti ventiquattro nodi di vento di coda per tutto il percorso. Sapeva che ad attenderlo non ci sarebbe stato un aeroporto moderno ma un'altra pista rubata alla giungla a colpi di machete e illuminata dai fari di sei fuoristrada parcheggiati uno accanto all'altro.
Aveva memorizzato il segnale punto-punto-linea che gli sarebbe stato rivolto in fase di avvicinamento per confermare che non vi erano imboscate ad attenderlo nella notte africana, calda e morbida come il velluto. Come di consueto avrebbe volato tra i millecinquecento e i tremila metri di quota, secondo

il livello delle nubi, ma comunque ben al di sotto della quota alla quale si rendeva necessario l'uso di ossigeno. Ovviamente poteva anche volare attraverso le nubi, se necessario, ma era molto pi piacevole sorvolarle alla luce della luna.
Con sei ore di volo, anche considerando che andava verso est e il sole nascente, aggiungendo le tre ore di fuso e due per un altro rifornimento da un'autocisterna parcheggiata nella savana, sarebbe gi stato sulla via di ritorno, pi leggero di una tonnellata, prima che l'alba africana tingesse il cielo di rosa.
E poi c'era la paga. I due pompisti avrebbero ricevuto cinquemila dollari ognuno per tre giorni e tre notti, una fortuna per i loro standard. Il capitano Pons, come gli piaceva essere chiamato, sarebbe stato pagato dieci volte tanto e presto se ne sarebbe andato in pensione, ormai ricco. D'altro canto, trasportava un carico che nelle grandi citt europee avrebbe raggiunto al dettaglio un valore pari a cento milioni di dollari. Non si considerava un delinquente. Lui faceva semplicemente il suo lavoro.
Vide le luci di Fortaleza sotto l'ala destra, poi il buio dell'oceano prese il posto dell'oscurit della giungla. Un'ora pi tardi, mentre Fernando de Noronha scivol sotto l'ala sinistra, lui controll tempo e rotta. Alla velocit di crociera di circa quattrocentosessanta chilometri orari, era nei tempi e sulla rotta giusta. Poi arrivarono le nubi. Sal  a tremila metri e prosegu I due peones cominciarono a pompare.
Era diretto alla pista di Cufar, in Guinea-Bissau, realizzata disboscando la giungla molti anni prima durante la guerra d'indipendenza combattuta da Amilcar Cabral contro i portoghesi. Il suo orologio faceva le undici di sera, ora del Brasile. Ancora un'ora di volo. Le stelle scintillavano sopra di lui, lo strato di nubi si era fatto pi sottile. Perfetto. I peones continuavano a pompare.
Controll nuovamente la posizione. Grazie al cielo esisteva il GPS, il navigatore basato sulla ricezione di almeno quattro satelliti, un regalo degli americani al mondo intero perch tutti potessero usarlo, e gratuitamente. Con quello, trovare una pista nascosta nella savana era facile come trovare Las Vegas nel deserto del Nevada. Stava ancora seguendo la sua rotta di 040, come da quando aveva lasciato la costa del Brasile. Adesso la modific di qualche grado verso destra, scese a mille metri e colse lo scintillio della luna sul Mansa.
A sinistra vide qualche debole luce nel paesaggio altrimenti buio. L'aeroporto. Evidentemente stavano aspettando il volo da Lisbona, altrimenti non avrebbero sprecato il carburante per il generatore. Rallent a trecento chilometri orari e guard avanti alla ricerca di Cufar. Nell'oscurit dovevano esserci degli altri colombiani, in attesa di sentire l'inconfondibile rombo dei Pratt and Whitney, un rumore che si sentiva a chilometri di distanza sopra il gracidio delle rane e il ronzio delle zanzare.
Davanti a lui, una barra di luce bianca balen verso l'alto, una colonna luminosa dalla potenza di un milione di watt. Il capitano Pons era troppo vicino. Accese le luci di atterraggio e comp un'ampia curva, per tornare indietro. Sapeva che la pista era orientata est-ovest. In assenza di vento poteva atterrare sia in una direzione che nell'altra, ma secondo gli accordi le Jeep si trovavano all'estremit occidentale. Doveva scendere sopra le loro teste.
Abbassato il carrello, flap in posizione, ridotta la velocit, assunse la rotta finale di avvicinamento. Davanti a lui tutte le luci si accesero. Era come se fosse mezzogiorno, laggi. Pass rombando sopra i fuoristrada, sfiorandoli alla velocit di quasi duecento chilometri orari. Il King Air tocc terra ai soliti centosessanta chilometri orari. Prima ancora che potesse spegnere i motori, era stato affiancato da due Jeep in corsa. Nella stiva, i due peones erano morti di fatica e zuppi di sudore. Pompavano da pi di tre ore e gli ultimi duecento litri di carburante sciabordavano nei serbatoi interni.
Francisco Pons proibiva a chiunque di fumare a bordo. Altri lo permettevano, con il rischio di trasformare il proprio aereo in una palla di fuoco alla prima scintilla. Una volta a terra, i quattro uomini dell'aereo si accesero una sigaretta.
Ad attenderli c'erano quattro colombiani guidati da Ignacio Romero, capo di tutte le operazioni del cartello in Guinea-Bissau. Era un grosso carico, meritava la sua presenza. Uomini del posto scaricarono le venti balle che componevano la tonnellata di cocaina. Vennero caricate su un pick-up con ruote da trattore e uno dei colombiani le port via.
Ammucchiati sulle balle c'erano sei nativi della Guinea, soldati assegnati dal generale Djalo Gomes che governava il paese in assenza di un presidente titolare. Era un incarico che nessuno pareva volere. Tendeva a essere breve. Il trucco, se possibile, consisteva nel rubare una fortuna in poco tempo e ritirarsi sulla costa portoghese dell'Algarve con un gruppo di giovani donne. Il problema era il "se possibile".
L'autista dell'autopompa colleg le manichette e inizi il rifornimento. Romero offr a Pons una tazza di caff dal suo thermos personale. Pons lo annus. Colombiano, il migliore. Annu e ringrazi. Alle quattro meno dieci, ora locale, avevano finito. Pedro e Pablo, puzzolenti di sudore e tabacco nero, risalirono nella stiva. Avevano altre tre ore di riposo prima che i serbatoi principali si svuotassero. Poi avrebbero dovuto di nuovo pompare per arrivare in Brasile. Pons e il suo giovane copilota, che si stava ancora facendo le ossa, salutarono Romero e salirono nella cabina di pilotaggio.
Le Jeep Wrangler si erano riposizionate in modo che, una volta accesi i fari, il capitano Pons dovesse solo girare su se stesso e decollare verso ovest. Alle quattro meno cinque si alz in volo, una tonnellata pi leggero, e si allontan dalla costa ancora con il buio.
Da qualche parte nella savana alle sue spalle, la tonnellata di cocaina sarebbe stata portata in un deposito segreto e li accuratamente divisa in quantit pi piccole. La maggior parte di queste sarebbe ripartita verso nord con uno dei venti metodi e cinquanta corrieri a disposizione. Era proprio questa parcellizzazione dei carichi ad aver convinto il Cobra che il traffico non poteva pi essere fermato una volta che la droga era arrivata a terra.
Nell'Africa occidentale, i collaboratori locali, tutti fino al livello del presidente, non erano pagati in denaro ma in cocaina.Il loro problema era convertire la merce in denaro. cos  avevano organizzato un traffico secondario e parallelo, anche questo diretto verso nord ma gestito esclusivamente da africani. Era l  che entravano in gioco i nigeriani. Dominavano il traffico interno africano e commercializzavano la loro quota-parte quasi esclusivamente attraverso le centinaia di comunit nigeriane sparse per l'Europa.
Nel 2009 aveva cominciato a emergere un problema locale che in seguito avrebbe provocato al Don un accesso d'ira incontrollabile. Alcuni dei complici africani non volevano pi restare confinati al ruolo di semplici intermediari pagati a commissione. Volevano fare il salto di qualit e diventare parte attiva,
acquistando direttamente alla fonte e trasformando i piccoli profitti negli enormi ricarichi dei bianchi. Ma il Don aveva i suoi clienti europei da rifornire. Si era rifiutato di elevare gli africani dal ruolo di collaboratori a soci alla pari. Era una controversia irrisolta che il Cobra era intenzionato a sfruttare fino in fondo.

Padre Isidro aveva lottato con la sua coscienza e pregato per ore. Si sarebbe rivolto al padre provinciale, ma il superiore gli aveva gi dato il suo parere. Si trattava di una decisione personale e ogni parroco era libero di agire secondo coscienza. Ma padre Isidro non si sentiva libero. Si sentiva in trappola. Aveva un piccolo cellulare criptato che poteva connettersi a un solo numero. Avrebbe risposto una voce registrata che parlava in spagnolo con un forte accento americano. Oppure poteva inviare un sMS. O anche restare in silenzio. Era stato il ragazzo all'ospedale di Cartagena a farlo decidere.
Lo aveva battezzato lui, e in seguito cresimato, uno dei tanti giovani della sua parrocchia, composta in massima parte da povera gente che lavora al porto. Quando lo chiamarono a dargli l'estrema unzione, seduto al capezzale del ragazzo recit il rosario e pianse.
"Ego te absolvo ab omnibus peccatis tuis" sussurr. "In nomine Patris, et Fuji et Spiritu Sancti." Tracci il segno della croce nell'aria
e il ragazzo spir, assolto da ogni peccato. La sorella, l  accanto, sollev in silenzio il lenzuolo a coprire il volto del defunto. Quattordici anni. Se l'era portato via un'overdose di cocaina.
"Ma quali peccati aveva commesso?" chiese al suo Dio silenzioso, ripensando all'assoluzione appena concessa, mentre se ne tornava a casa per le strade buie del porto. Quella sera fece la telefonata.
Non pensava di tradire la fiducia della seniora Cortez. Era ancora una delle sue parrocchiane, nata e cresciuta nei bassifondi intorno al porto, anche se adesso era andata ad abitare in una bella villetta in un complesso privato all'ombra del Cerro de la Popa. Suo marito juan era un libero pensatore e non frequentava la chiesa. Ma lei andava regolarmente a messa e portava con s il figlio, un bel ragazzino, vivace come devono esserlo i ragazzi, ma devoto e di buon cuore. Ci che la signora gli aveva detto non era stato rivelato nel confessionale, e la donna aveva

chiesto il suo aiuto. Per questo non stava violando il segreto della confessione. Chiam e lasci un breve messaggio.
Cal Dexter lo ascolt ventiquattro ore dopo. Poi si incontr con Paul Devereaux.
"C' un uomo a Cartagena, un saldatore. Descritto come un artigiano abilissimo. Lavora per il cartello. Crea doppi fondi negli scafi di metallo, realizzati con tanta abilit da risultare praticamente invisibili. Credo che farei meglio a fare una visitina a questo Juan Cortez."
"Sono d'accordo" disse il Cobra.
6
Era una villetta graziosa, linda e ordinata, la tipica casa di gente fiera di essere passata dalla classe operaia a un lavoro in proprio.
Era stato il locale rappresentante del SOCA britannico a rintracciare il saldatore. L'agente segreto era in realt un neozelandese che, dopo anni e anni passati in Sudamerica e in America Centrale, era diventato praticamente bilingue. Aveva un buon lavoro di copertura come insegnante di matematica presso l'accademia navale. Quell'impiego gli consentiva di accedere a tutti i pubblici ufficiali della citt di Cartagena. Fu un suo amico che lavorava in municipio a localizzare per lui la casa grazie al registro del catasto.
La sua risposta alla richiesta di Cal Dexter fu mirabilmente breve. Juan Cortez, artigiano navale autonomo, e poi l'indirizzo. Aggiunse anche l'informazione che non vi era nessun altro Juan Cortez dalle parti del complesso residenziale che occupa le pendici del Cerro de la Popa.
Cal Dexter arriv in citt tre giorni dopo, un turista squattrinato costretto ad alloggiare in un albergo modesto. Affitt uno scooter, uno delle decine di migliaia che affollano la citt. Armato di cartina stradale, trov la strada del quartiere periferico di Las Flores, memorizz la posizione e pass oltre.
La mattina seguente, prima dell'alba, era appostato nella strada buia, fingendo di lavorare allo scooter fermo, le cui parti meccaniche erano posate sul marciapiede. Tutto attorno a lui le luci si accesero man mano che le persone si alzavano e iniziavano una nuova giornata. Anche al numero 17. Nella localit turistica sudcaraibica di Cartagena il clima era gradevole quasi tutto l'anno. Quella mattina d'inizio marzo l'aria era fresca, ma di l  a poco avrebbe fatto caldo. I primi pendolari uscirono per andare al lavoro. Dal punto in cui era accucciato, Dexter riusciva a vedere la Ford Pinto parcheggiata sullo spiazzo davanti alla casa dell'obiettivo e le luci che filtravano dagli avvolgibili mentre la famiglia faceva colazione. Il saldatore apr la porta di casa alle sette meno dieci.
Dexter non si mosse. Anche volendo, non avrebbe potuto: il suo scooter era fermo. E poi, quella non era la mattinata del pedinamento. Doveva soltanto annotare l'ora dell'uscita da casa. Sperava che juan Cortez fosse puntuale anche il giorno seguente. Vide la Ford passargli davanti e svoltare per immettersi nella via principale. Il giorno seguente si sarebbe trovato a quell'incrocio alle sei e mezzo, ma in sella al suo scooter, con giacca e casco. La Ford svolt l'angolo e scomparve. Dexter rimont i pezzi del veicolo e torn in albergo.
Aveva visto il colombiano abbastanza da vicino da poterlo riconoscere. Conosceva la sua macchina e il numero di targa.
La mattina seguente tutto and come la prima. Si accesero le luci, la famiglia fece colazione, ci fu uno scambio di baci. Alle sei e mezzo Dexter era gi all'incrocio con il motore acceso, e fingeva di parlare al cellulare per giustificare ai rari passanti la propria presenza. Nessuno si accorse di lui. La Ford con juan Cortez al volante pass alle sette meno un quarto. Dexter gli lasci un centinaio di metri di vantaggio e poi part
Il saldatore attravers il quartiere di La Quinta e imbocc la grande strada costiera diretta a sud. Ovviamente, quasi tutti i bacini di carenaggio si trovavano laggi, sulle rive dell'oceano. Il traffico si fece pi intenso ma, nel caso l'uomo fosse stato particolarmente guardingo, quando erano fermi ai semafori Dexter si nascondeva dietro un camion.
Una volta usc allo scoperto con la giacca a vento rivoltata. Prima era rosso squillante, adesso era azzurra. A un'altra fermata pass alla camicia bianca. In ogni caso era soltanto uno dei tanti motociclisti che andavano al lavoro.
La strada pareva non finire mai. Il traffico si dirad. I pochi veicoli rimasti erano diretti ai bacini sulla Carretera Mamonal. Dexter cambi nuovamente aspetto, nascondendo il casco tra
le ginocchia e indossando un berrettino di lana bianco. Cortez pareva non essersi accorto di lui ma, adesso che c'erano meno vetture, doveva tenersi lontano almeno un centinaio di metri. Finalmente l'auto svolt. Si trovavano a venticinque chilometri a sud della citt, oltre le banchine per le navi cisterna e i moli del petrolchimico, dove venivano riparate le navi mercantili. Dexter not il grande cartellone all'ingresso della stradina che portava ai cantieri Sandoval. Lo avrebbe ritrovato senza problemi.
Il resto della giornata lo pass a ripercorrere su e gi la strada verso la citt, in cerca di un luogo adatto al rapimento. Lo trov nel tardo pomeriggio: un tratto isolato in cui la strada aveva una sola corsia per verso di marcia, da cui partivano sentieri sterrati che conducevano a macchie di mangrovie. La strada correva dritta per mezzo chilometro, con una curva a ogni estremit.
Quella sera aspett all'incrocio in cui la stradina dei cantieri Sandoval sboccava sulla strada principale. La Ford comparve poco dopo le sei, al crepuscolo, quando mancavano solo pochi minuti all'oscurit. La Pinto era una tra le decine di auto e scooter che tornavano in citt.
Il terzo giorno Dexter entr nel cantiere. Pareva non esserci alcun controllo. Parcheggi e fece un giro a piedi. Un gruppo di operai gli pass accanto e lo salut con un allegro "Hola!". Trov il parcheggio dei dipendenti, ed ecco la Ford, che aspettava il suo proprietario mentre lui sudava sette camicie con il suo cannello ad acetilene dentro una nave in bacino di carenaggio. La mattina seguente Cal Dexter torn a Miami per reclutare uomini e pianificare l'azione. Una settimana dopo era di ritorno, ma molto meno legalmente.
Arriv in aereo alla base militare colombiana di Malambo, dove le forze americane avevano un contingente multiforze. Arriv con un C-130 partito dalla base dell'Aeronautica militare americana di Eglin, in Florida. Da Eglin partono cos  tante operazioni clandestine che la chiamano la "base fantasma".
L'attrezzatura di cui aveva bisogno era a bordo dell'Hercules, insieme ai sei Berretti Verdi. Provenivano da Fort Lewis, nello stato di Washington: aveva richiesto proprio quegli uomini, con i quali aveva gi lavorato. Fort Lewis  la base del First Special Forces Group noto come Operationl Detachment Alpha 143.

Erano uomini addestrati a muoversi in montagna, anche se a Cartagena non ci sono montagne.
Era stato fortunato a trovarli alla base, dove gi cominciavano ad annoiarsi, e non in Afghanistan. Alla proposta di un'operazione clandestina tutti gli uomini dell'Alpha si offrirono volontari ma Dexter aveva bisogno soltanto di sei uomini. Due di loro, su sua specifica richiesta, erano ispanici e parlavano correntemente lo spagnolo. Nessuno sapeva di cosa si trattava e, al di l dei dettagli pi immediati, non era necessario che lo sapessero. Ma tutti conoscevano le regole. Sarebbero stati informati dello stretto necessario per il compimento della missione. Niente di pi.
Considerato il breve preavviso, Dexter era molto soddisfatto di quanto l'unit di appoggio dell'Operazione Cobra era riuscita a mettere insieme. Il furgone nero era di fabbricazione americana, come del resto lo era met dei veicoli circolanti sulle strade della Colombia. I documenti erano in ordine cos  come la targa. Le decalcomanie appiccicate sulle fiancate dicevano "Lavanderja de Cartagena". I furgoni delle lavanderie raramente destano sospetti.
Controll le due uniformi della polizia di Cartagena, i due cesti di vimini, i semafori portatili e il cadavere tenuto nel ghiaccio secco dentro una bara refrigerata. Sarebbero rimasti a bordo dell'Hercules fino a quando non fossero serviti.
L'esercito colombiano fu molto ospitale, ma non era il caso di abusare della loro gentilezza.
Cal Dexter controll velocemente il cadavere. Stessa altezza, stessa corporatura, et abbastanza vicina. Un poveraccio senza nome morto di stenti nelle foreste dello stato di Washington, e portato all'obitorio di Kelso dai guardiaparco di Mount St Helens due giorni prima.
Dexter diede alla squadra due giorni di tempo per esercitarsi. Studiarono con la luce e con il buio i cinquecento metri di strada che Dexter aveva scelto. La terza notte passarono all'azione. Sapevano che semplicit e velocit erano essenziali. A circa met del rettilineo scelto, c'era un sentiero che si inoltrava tra le mangrovie. Dexter nel pomeriggio parcheggi li il furgone, a una cinquantina di metri dalla strada.
A bordo del ciclomotore che faceva parte dell'equipaggiamento si rec ai cantieri Sandoval dove, alle quattro del pomeriggio
accucciato dietro la Ford nel parcheggio dei dipendenti sgonfi uno dei pneumatici posteriori e quello della ruota di scorta nel portabagagli. Alle quattro e un quarto era di ritorno dalla sua squadra.
Nel parcheggio della Sandoval, Juan Cortez si avvicin alla sua auto, vide la gomma a terra e, con un'imprecazione, fece per prendere quella di scorta. Quando scopr che anche questa era sgonfia, si lasci andare ad altre imprecazioni, and in magazzino e si fece prestare una pompa. Quando, finalmente, fu in grado di partire, era in ritardo di un'ora ed era ormai buio pesto. Tutti i suoi compagni di lavoro se n'erano andati gi da tempo.
A cinque chilometri dal cantiere, un uomo munito di visori notturni era appostato, invisibile e silenzioso, tra la vegetazione a lato della strada. Poich tutti i colleghi di Cortez se n'erano andati prima di lui, c'era poco traffico. L'uomo nascosto tra i cespugli era americano, parlava correntemente lo spagnolo, e indossava l'uniforme della polizia stradale di Cartagena. Aveva memorizzato la Ford Pinto dalle fotografie fornite da Dexter. L'auto gli pass davanti alle sette e cinque. Prese una torcia elettrica e fece un segnale lungo la strada. Tre brevi lampi.
A met del tratto prescelto, Dexter prese la luce d'emergenza rossa, and al centro della strada e la agit da una parte all'altra verso i fari che si avvicinavano. Nel vedere le segnalazioni, Cortez rallent.
Dietro di lui, l'uomo appostato tra i cespugli mise sulla strada un semaforo portatile, lo accese sul rosso, e per i due minuti seguenti tenne bloccate altre due auto dirette verso la citt. Uno degli automobilisti si sporse dal finestrino e grid "z Qu pasa?" "Dos momentos, nada ms" rispose il poliziotto. Solo due secondi.
Cinquecento metri pi avanti, il secondo Berretto Verde vestito da poliziotto aveva sistemato il suo semaforo portatile in direzione opposta e in un paio di minuti ferm tre macchine. Nel tratto compreso tra i due semafori non vi sarebbero state interruzioni e gli eventuali testimoni si sarebbero trovati lontano, oltre le due curve, da dove non potevano vedere nulla.
Juan Cortez rallent fino a fermarsi. Un agente di polizia si avvicin sorridente al finestrino che, vista la serata tiepida, era gi abbassato.

"Posso chiederle di scendere dall'auto, senior?" chiese, e apr la portiera. Cortez protest, ma scese. Dopodich accadde tutto troppo in fretta. Ricordava solo due uomini che uscivano dall'oscurit, braccia forti, uno straccio imbevuto di una sostanza dall'odore pungente, una breve colluttazione, la perdita di conoscenza, il buio.
I due rapitori portarono il saldatore privo di sensi lungo il sentiero e lo caricarono sul furgone, il tutto nel giro di trenta secondi. Dexter si mise alla guida della Ford e la nascose lungo il sentiero, quindi torn di corsa alla strada.
Il quinto Berretto Verde era alla guida del furgone, accompagnato dal sesto. Lungo la strada, Dexter mormor un ordine nella ricetrasmittente, diretto ai due uomini sulla strada, i quali tolsero i semafori dalla strada e fecero cenno alle auto di ripartire.
Dexter vide arrivare due macchine provenienti dai cantieri e tre dalla citt. I guidatori, curiosi, videro un agente di polizia fermo a lato della strada accanto a un motorino rovesciato e un uomo seduto a terra, che si teneva la testa tra le mani: era il sesto soldato, in jeans, scarpe da ginnastica e bomber. Il poliziotto fece cenno di proseguire, seccato. E' solo una caduta, non c' niente da vedere.
Quando si furono allontanati, il traffico riprese normalmente, ma gli automobilisti successivi non videro nulla. Tutti e sei gli uomini, i semafori e il motorino scomparvero lungo il sentiero e poi dentro il furgone. Cortez, privo di sensi, fin in un cesto di vimini. Dall'altro cesto usc un cadavere chiuso in una sacca. Adesso aveva perso la rigidit e cominciava vagamente a puzzare.
Furgone e auto cambiarono posizione. Entrambi risalirono il sentiero in retromarcia. Cortez, privo di sensi, era stato spogliato di portafoglio, anello con sigillo, orologio e della medaglietta del santo patrono che portava al collo appesa a una catenina. Il cadavere, estratto dalla sacca, era stato rivestito con una tuta grigia, identica a quella indossata da Cortez.
Gli misero addosso anche tutti gli effetti personali di Cortez utili a identificarlo.Il portafoglio venne infilato nella tasca posteriore della tuta. Poi, il morto venne sistemato al volante della Ford. In quattro spinsero l'auto da dietro, mandandola a sbattere contro un albero, appena a lato della strada.
Gli altri due Berretti Verdi presero delle taniche di benzina dal retro del furgone e le svuotarono sulla Ford.Il serbatoio dell'auto sarebbe esploso completando l'opera.
Quando furono pronti, tutti e sei i soldati salirono a bordo del furgone. Avrebbero aspettato Dexter tre chilometri pi avanti, lungo la strada. Passarono due auto, poi pi nulla. Il furgone nero della lavanderia usc dal sentiero, si immise sulla strada e si allontan. Dexter attese accanto al motorino che la strada fosse deserta, prese uno straccio impregnato di benzina, lo avvolse intorno a un sasso, gli diede fuoco con un accendino e, da una decina di metri, lo lanci. Si sent un boato sordo e la Ford fu inghiottita dalle fiamme. Dexter si allontan in fretta in sella al motorino.
Due ore pi tardi, senza aver incontrato alcun intoppo, il furgone della lavanderia varc i cancelli della base militare di Malambo. And direttamente al portellone posteriore di carico dell'Hercules e sal  la rampa. L'equipaggio, avvisato con una telefonata, aveva gi espletato tutte le formalit e aveva acceso i motori, pronto a partire. Appena i portelloni posteriori vennero chiusi, il pilota diede potenza, rull verso il punto di decollo e si lev, destinazione Florida.
Nel compartimento di carico del C-130 la tensione si sciolse tra sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. Juan Cortez, ancora intontito, venne estratto dal cesto della lavanderia e adagiato con delicatezza su un materasso. Uno dei Berretti Verdi, infermiere qualificato, gli pratic un'iniezione. Era innocua ma gli avrebbe garantito parecchie ore di sonno tranquillo.
Alle dieci la seniora Cortez era fuori di s per la preoccupazione. Aveva trovato un messaggio sulla segreteria telefonica lasciato dal marito poco prima delle sei, mentre lei era fuori. Juan diceva che aveva una gomma a terra e avrebbe ritardato, forse anche un'ora. Il figlio era tornato da scuola da parecchio e aveva finito di fare i compiti. Aveva giocato per un po' con il Game Boy, poi anche lui aveva cominciato a preoccuparsi e cercato di consolare la madre. Lei aveva continuato a chiamare il cellulare del marito, senza ottenere risposta. Pi tardi, quando le fiamme lo ebbero consumato, l'apparecchio smise di squillare. Alle dieci e mezza si decise a chiamare la polizia.
Fu solo alle due del mattino che qualcuno, al quartier generale

della polizia di Cartagena, colleg un'auto in fiamme, che aveva avuto un incidente ed era esplosa sulla strada di Mamonal, con una donna di Las Flores fuori di s perch il marito non era tornato dal lavoro, gi al cantiere. Mamonal, pens il giovane poliziotto del turno di notte, era la zona in cui si trovavano tutti i cantieri. Chiam l'obitorio cittadino.
C'erano state quattro vittime quella notte: un morto ammazzato in uno scontro tra bande nel quartiere a luci rosse, due brutti incidenti stradali e un attacco di cuore in un cinema. Alle tre del mattino il medico legale era ancora al lavoro.
Conferm che era arrivato un corpo carbonizzato proveniente da uno degli incidenti stradali. Impossibile identificare la vittima attraverso i tratti del viso, ma erano stati recuperati alcuni oggetti ancora riconoscibili. Sarebbero stati inviati al quartier generale la mattina seguente.
Alle sei del mattino i detriti della notte vennero esaminati al quartier generale della polizia. Puzzavano ancora di benzina e di bruciato. Tra gli oggetti recuperati figuravano un cellulare fuso, un anello con sigillo, una medaglietta di un santo, un orologio al cui cinturino erano ancora attaccati frammenti di tessuto e un portafoglio. Quest'ultimo doveva essere rimasto protetto dalle fiamme poich il guidatore vi era seduto sopra. Dentro c'erano dei documenti, alcuni ancora leggibili. La patente di guida era intestata a un certo juan Cortez. E la donna che aveva chiamato, sconvolta, da Las Flores era la seniora Cortez.
Alle dieci del mattino un agente e un sergente della polizia si presentarono alla sua porta, tutti e due con un'espressione mesta.
"Seniora Cortez" attacc l'agente "lo siento muchissimo..." Sono desolato. A quel punto la seniora Cortez svenne.
Il giorno seguente Irina Cortez arriv all'obitorio, accompagnata da due vicini che le facevano coraggio. Un'identificazione normale era fuori questione. Quello che un tempo era stato suo marito era ridotto a un blocco carbonizzato di ossa e carne bruciata, simile a un pezzo di carbone, e a una fila di denti congelati in un folle sorriso. Il medico legale, con la silenziosa approvazione dei due poliziotti presenti, risparmi alla donna la vista di quei poveri resti.
In lacrime, la vedova identific l'orologio, l'anello con il sigillo, la medaglietta, il cellulare fuso dal calore e la patente di guida.
L'anatomopatolago avrebbe firmato una dichiarazione in cui affermava che questi oggetti erano stati trovati sul cadavere, mentre la polizia stradale avrebbe confermato che il corpo era in effetti quello estratto dalla carcassa dell'auto, la quale probabilmente era proprio quella di juan Cortez. Sarebbe bastato a soddisfare i burocrati.
Tre giorni dopo lo sconosciuto americano morto nei boschi venne sepolto a Cartagena nella tomba di Juan Cortez, di professione saldatore, marito e padre devoto. Irina era inconsolabile, Pedro piangeva in silenzio. Il rito fu officiato da padre Isidro, che stava vivendo il suo personale Calvario.
Era stata la sua telefonata a causare tutto questo, continuava a chiedersi. Gli americani avevano parlato? Tradito il segreto? Il cartello era venuto a saperlo? O forse avevano pensato che Cortez stesse per tradirli? Come potevano essere stati cos  stupidi gli yankee?
Oppure si era trattato solo di una coincidenza? Una semplice, terribile coincidenza? Cortez sapeva cosa faceva il cartello a chiunque fosse sospettato di tradimento, anche nel caso in cui le prove a suo carico erano labili. Ma come potevano aver sospettato che lui non fosse un operaio fedele, cosa che era stato fino alla fine?
E cos  offici il servizio funebre, aspett che la bara fosse ricoperta di terra e cerc di consolare la vedova e l'orfano spiegando il vero amore che Dio nutriva per loro, anche se era difficile da comprendere. Poi se ne torn nella sua misera casa a pregare e pregare per il proprio perdono.

Letizia Arenal era al settimo cielo, e neppure un nebbioso giorno di aprile poteva tirarla gi. Non aveva mai provato tanta felicit n tanto calore al cuore. L'unico modo in cui avrebbe potuto sentirsi pi al caldo era tra le braccia di lui.
Si erano conosciuti due settimane prima a un caff all'aperto. Lo aveva gi visto altre volte, seduto l , sempre da solo e sempre intento a studiare. Il giorno in cui ruppero il ghiaccio, lei era in compagnia di un gruppo di altri studenti - ridevano e scherzavano - e lui era seduto qualche tavolo pi in l. Poich era ancora freddo, il dehors era protetto da una vetrata. La porta si era aperta e il vento aveva fatto volare a terra alcuni fogli.

Lui si era chinato a raccoglierli. Anche lei si era chinata e i loro sguardi si erano incrociati. Lei si chiese come mai non si fosse accorta prima di quanto era bello.
"Goya" aveva detto lui. Letizia pens che si stesse presentando. Poi vide che le stava porgendo uno dei suoi fogli. Era la fotografia di un dipinto a olio.
"Muchachos cogiendo fruta" aveva aggiunto. "Goya. Studi arte?"
Lei aveva annuito. Era parso naturale che lui l'accompagnasse a casa, che parlassero di Zurbarn, Velzquez, Goya. Naturale persino che lui le desse un bacio delicato sulle labbra gelide. Per poco la chiave non le era caduta di mano.
"Domingo" aveva detto lui. Questa volta era davvero il suo nome, non si riferiva al giorno della settimana. "Domingo de Vega."
"Letizia" rispose lei. "Letizia Arenal."
"Signorina Arenal" disse lui, calmo "ho deciso che ti porter fuori a cena. E' inutile che tu ti opponga. So dove abiti. Se dici di no, mi accoccoler sul tuo zerbino e morir qui."
"Non credo che dovresti, senior de Vega. Quindi, per evitare che accada, verr a cena con te."
L'aveva portata in un vecchio ristorante che serviva da mangiare gi ai tempi in cui i conquistadores arrivavano dalle loro case in Estremadura per cercare i favori del re, sperando che questi li inviasse a scoprire il Nuovo Mondo. Quando lui le raccont questa storia - inventata di sana pianta, perch il Sobrino de Botn in Calle de Cuchilleros  vecchio, ma non cos  vecchio - lei rabbrivid e si guard attorno, quasi volesse scoprire se i vecchi avventurieri stavano ancora cenando l
Le disse che veniva da Portorico, parlava correntemente anche l'inglese, ed era un giovane diplomatico delle Nazioni Unite, deciso a diventare, un giorno, ambasciatore. Ma si era preso un periodo sabbatico di tre mesi, incoraggiato anche dal suo capo missione, per approfondire la sua vera passione, i pittori classici spagnoli, al Prado di Madrid.
E altrettanto naturale fu finire nel suo letto, dove fece l'amore con lei come nessun uomo mai prima di allora, anche se lei ammise di averne conosciuti soltanto tre.
Cal Dexter era un duro, ma aveva ancora una coscienza. Per lui sarebbe stato decisamente troppo cinico servirsi di un gigolo
professionista, ma il Cobra non si faceva questi scrupoli. Per lui esisteva solo vincere o perdere, e perdere non rientrava nelle sue opzioni.
Paul Devereaux nutriva ancora una profonda ammirazione per Markus Wolf, la spia dal cuore di ghiaccio per anni a capo della rete di spionaggio della Germania dell'Est che aveva surclassato il controspionaggio della rivale Germania dell'Ovest. Wolf era ricorso spesso a trappole amorose, ma solitamente lui le utilizzava nel verso opposto alla prassi.
La prassi era irretire pezzi grossi dell'Ovest un po' sprovveduti con bellissime ragazze squillo cos  da poterli fotografare e in seguito ricattare a piacimento. Wolf, invece, si serviva di affascinanti giovani uomini. Non per diplomatici gay (anche se avrebbe potuto farlo benissimo) ma per le segretarie dei potenti della Germania Occidentale, povere zitelle invaghite dei loro superiori, spesso non ricambiate o del tutto ignorate.
Il fatto che, dopo essere state smascherate ed essersi rese conto di quanto erano state sciocche e di quali incalcolabili segreti avevano preso, fotocopiato e passato ai loro Adoni, si ritrovassero alla fine spente e rovinate sul banco degli imputati in un tribunale o finissero i loro giorni in una cella in attesa del processo, non preoccupava Markus Wolf. Lui giocava per vincere, e vinceva sempre.
Dopo il collasso della Germania dell'Est, un tribunale occidentale era stato costretto a prosciogliere Wolf perch non aveva tradito il suo paese. E cos , mentre altri finirono in galera, lui si godette un'agiata pensione finch mor per cause naturali. Il giorno in cui lesse la notizia, Paul Devereaux si lev mentalmente tanto di cappello e disse una preghiera per quel vecchio ateo. E non ebbe la minima esitazione a inviare a Madrid il bellissimo gigolo Domingo de Vega.

Juan Cortez si risvegli gradualmente, lentamente, e per qualche secondo pens di essere finito in paradiso. In realt, si trattava di una stanza come non ne aveva mai viste prima. Era spaziosa, come il letto matrimoniale su cui era sdraiato, con le pareti in tinta pastello e le tende chiuse attraverso cui filtrava la luce del sole. Si trovava nella suite riservata ai vip del club ufficiali della base aerea di Homestead, nel sud della Florida.

Quando la nebbia nella sua mente si schiar, vide un accappatoio posato su una sedia vicino al letto. Gett a terra le gambe intorpidite e, resosi conto di essere nudo, lo indoss. Sul comodino c'era un telefono. Sollev il ricevitore e con voce roca disse pi volte "i Oiga!" ma non rispose nessuno.
Si avvicin a una delle grandi finestre, scost l'angolo di una veneziana e guard fuori. Vide dei prati molto curati e un'asta su cui sventolava la bandiera degli Stati Uniti. Non era in paradiso. Per lui, semmai, si trattava dell'esatto contrario. Era stato rapito. Dagli americani.
Aveva sentito racconti orribili di rapimenti a bordo di aerei in paesi stranieri, di torture in Medio Oriente e Asia Centrale, di anni di prigionia nell'enclave americana di Guantnamo.
Anche se nessuno aveva risposto al telefono, il suo risveglio non era passato inosservato. La porta si apr ed entr un cameriere in giacca bianca che portava un vassoio. Conteneva del cibo, dell'ottimo cibo, e juan Cortez non mangiava da settantadue ore, da quando aveva consumato il suo pranzo al sacco nei cantieri Sandoval. Lui non sapeva che erano passati tre giorni.
Il cameriere pos il vassoio, sorrise e accenn con il capo alla porta del bagno. Cortez guard dentro: un bagno in marmo degno di un imperatore romano, come quelli che si vedevano in tiv.Il cameriere gli fece un cenno, a indicare che era tutto per lui - doccia, lavandino, necessario per radersi, tutto quanto - quindi si ritir.
Il saldatore osserv le uova con il prosciutto, il succo d'arancia, il pane tostato, la marmellata e il caff.Il profumo del prosciutto e del caff gli fece venire l'acquolina in bocca. Probabilmente erano drogati, pens, se non addirittura avvelenati. E allora? Intanto, avrebbero comunque fatto di lui ci che volevano.
Sedette e mangi, rivivendo l'ultimo ricordo: il poliziotto che gli chiedeva di scendere dalla sua auto, le braccia possenti intorno al torace, lo straccio puzzolente premuto sulla faccia, la sensazione di cadere. Era sicuro di conoscere il motivo. Lavorava per il cartello. Ma come avevano fatto a scoprirlo?
Quando ebbe finito, and in bagno. Us il gabinetto, la doccia, si fece la barba. C'era un flacone di dopobarba. Ne us in abbondanza. Tanto pagavano loro. Era cresciuto nella convinzione che tutti gli americani fossero ricchi.
Quando torn in camera da letto, vi trov un uomo. Maturo, capelli grigi, altezza media, corporatura forte. Gli rivolse un sorriso cordiale, molto americano. E gli parl in spagnolo.
"Hola, juan. i Qu tal?" Ciao, Juan. Come va? "Me llamo Cal. Hablamos un ratito." Io sono Cal. Facciamo due chiacchiere.
Uno stratagemma, non c'era dubbio. Le torture sarebbero venute dopo. cos  si accomodarono su due poltrone e l'americano gli spieg che cosa era accaduto. Gli raccont del rapimento, della Ford data alle fiamme, del cadavere sistemato dietro il volante. Gli disse dell'identificazione, avvenuta grazie a portafoglio, orologio, anello e medaglietta.
"E mia moglie e mio figlio?" chiese Cortez.
"Ah, sono distrutti dal dolore. Sono stati al tuo funerale. Vogliamo che ti raggiungano qui."	
"Raggiungermi qui?"
"Juan, amico mio, accetta la realt. Non puoi tornare.Il cartello non crederebbe a una sola delle tue parole. Tu sai cosa fanno ai traditori. E alle loro famiglie. In questo, sono dei veri animali."
Cortez cominci a tremare. Lo sapeva fin troppo bene. Non aveva mai visto quelle cose di persona, ma ne aveva sentito parlare. E aveva paura. Lingue mozzate, una morte lenta, l'intera famiglia sterminata. Tremava per Irina e Pedro. L'americano si sporse in avanti verso di lui.
"Accetta la realt. Adesso sei qui. Che quello che abbiamo fatto sia giusto o sbagliato - e probabilmente  sbagliato - non ha pi importanza. Tu sei qui e sei vivo. Ma il cartello  convinto che tu sia morto. Hanno persino mandato uno al tuo funerale."
Dexter prese un DVD dalla tasca della giacca, accese il grande schermo al plasma, inser il disco e premette il tasto di avvio sul telecomando. La ripresa era stata effettuata da qualcuno appostato sul tetto di un grattacielo a mezzo chilometro dal cimitero, ma la definizione era ottima.
Juan Cortez assistette al proprio funerale. La telecamera si concentr su Irina che piangeva, sorretta da una vicina. Su suo figlio Pedro. Su padre Isidro. Quindi sull'uomo in abito scuro, cravatta e occhiali avvolgenti che se ne stava un po' in disparte, scuro in volto, l'osservatore inviato dal Don. Poi la ripresa si interruppe.
"Visto?" disse l'americano, gettando il telecomando sul letto.

"Non puoi tornare. Ma non verranno neppure a cercarti. Juan Cortez  morto in quell'orribile incidente stradale. Adesso sei obbligato a restare con noi, negli Stati Uniti. E noi ci prenderemo cura di te. Loro non ti faranno del male. Hai la mia parola, e io mantengo sempre le promesse. Dovrai cambiare nome, ovviamente, e magari sottoporti a una leggera plastica facciale. Abbiamo una cosa che si chiama "Programma di protezione dei testimoni". Tu entrerai a farne parte.
"Diventerai un uomo nuovo, Juan Cortez, con una nuova vita, in una nuova citt. Un nuovo lavoro, una casa nuova, nuovi amici. Tutto nuovo."
"Ma io non voglio tutto nuovo!" url Cortez, disperato. "Io rivoglio la mia vecchia vita!"
"Non puoi tornare indietro, juan. La vecchia vita  finita." "E mia moglie e mio figlio?"
"Perch non dovresti averli qui con te, nella tua nuova vita? In questo paese ci sono molti posti in cui splende il sole, proprio come a Cartagena. Ci sono centinaia di migliaia di colombiani qui, immigrati legali, che si sono sistemati felicemente."
"Ma come potrebbero...?"
"Li porteremo qua noi. Potresti far crescere Pedro qui. A Cartagena cosa sarebbe diventato? Un saldatore come te? Costretto ad andare ogni giorno al cantiere ad ammazzarsi di lavoro? Qui, tra vent'anni potrebbe diventare qualunque cosa. Un medico, un avvocato, magari persino un senatore."
Il saldatore colombiano lo guardava a bocca aperta.
"Pedro, mio figlio, un senatore?"
"Perch no? Qui qualunque ragazzo pu diventare qualunque cosa. Noi lo chiamiamo il sogno americano. In cambio di questo favore, per, abbiamo bisogno del tuo aiuto."
"Ma io non ho niente da offrire."
"Oh, s, invece, Juan, amico mio. Qui, nel mio paese, quella polvere bianca sta distruggendo la vita di tanti giovani, ragazzi come il tuo Pedro. E arriva a bordo di navi, nascosta in posti dove noi non riusciamo a trovarla. Ricordati quelle navi, juan, quelle su cui hai lavorato.
"Senti, ora devo andare." Cal Dexter si alz e gli diede un colpetto sulla spalla. "Pensaci su. Riguardati il filmato. Irina  a lutto. Pedro piange il suo pap morto. Sarebbe cos  bello se
potessimo portarli qui a stare con te. In cambio di qualche nome. Torner domani.
"Ah, ho paura che tu non possa uscire da qui. E' per il tuo bene. Non vogliamo che qualcuno ti veda. E improbabile, ma non impossibile. Quindi resta qui e pensaci. I miei si prenderanno cura di te."

La rinfusiera Sidi Abbas non avrebbe mai vinto un concorso di bellezza e il suo valore di piccolo mercantile era una miseria confrontato con quello delle otto balle chiuse nella sua stiva. Era uscita dal Golfo della Sirte, sulla costa della Libia, diretta verso la Calabria. Contrariamente a quanto credono i turisti, il Mediterraneo pu essere molto agitato. Venti freddi e onde alte sferzavano la nave da carico che avanzava a fatica a est di Malta verso la punta della penisola italiana.
Le otto balle erano state scaricate un mese prima con il pieno benestare delle autorit portuali a Conakry, capitale della Repubblica di Guinea, da una nave da carico pi grande proveniente dal Venezuela. Dall'Africa tropicale il carico era stato trasportato verso nord su un camion, attraverso la foresta tropicale, la savana e le dune infuocate del Sahara. Era un viaggio che avrebbe intimorito qualunque autista, ma i duri che guidavano quegli automezzi erano abituati alle difficolt.
Guidavano gli enormi camion a rimorchio ora dopo ora, giorno dopo giorno, su strade piene di buche e piste di sabbia. A ogni confine e a ogni posto di frontiera c'erano delle mani da ungere e delle sbarre da sollevare, mentre funzionari corrotti si voltavano dall'altra parte dopo aver intascato un bel rotolo di banconote da cento euro.
Ci voleva un mese, ma pi ci si avvicinava all'Europa, pi il valore di ogni chilo delle otto balle cresceva, per raggiungere gli astronomici prezzi europei. E alla fine i camion si fermavano davanti a una baracca polverosa alla periferia della grande citt che era la loro vera destinazione.
Mezzi pi piccoli, spesso robusti pick-up, prendevano a bordo le balle e le trasportavano, evitando di passare per il centro, a un puzzolente villaggio di pescatori, una manciata di capanne sulla riva di un mare ormai quasi del tutto senza pesci, dove, attraccata al molo fatiscente, li attendeva una carretta come la Sidi Abbas.

Quell'aprile la rinfusiera stava affrontando l'ultima tratta del suo viaggio, diretta al porto calabrese di Gioia Tauro, che era totalmente sotto il controllo della 'ndrangheta. A quel punto la merce avrebbe cambiato proprietario. Alfredo Surez, nella lontana Bogot, avrebbe concluso il suo compito e sarebbe subentrata quella che si autodefiniva "l'onorata societ". Il cinquanta per cento a saldo sarebbe stato pagato e l'enorme somma riciclata attraverso l'equivalente italiano del Banco Guzman.
Da Gioia Tauro, a pochi chilometri dall'ufficio del procuratore di Reggio Calabria, le otto balle divise in partite pi piccole avrebbero proseguito il viaggio verso nord, destinazione Milano, la capitale italiana della cocaina.
Questo, per, il capitano della Sidi Abbas non lo sapeva e non gli interessava. Lui fu felice di veder sfilare accanto alla nave il molo foraneo del porto di Gioia e di lasciarsi alle spalle le acque agitate del Mediterraneo. Altre quattro tonnellate di cocaina erano arrivate in Europa e il Don, a migliaia di chilometri di distanza, poteva dirsi soddisfatto.
Nella sua prigione dorata ma solitaria, juan Cortez aveva rivisto pi volte il video del funerale e ogni volta che vedeva i volti devastati della moglie e del figlio gli veniva da piangere. Desiderava ardentemente rivederli, abbracciare suo figlio, dormire con Irina. Ma sapeva che l'americano aveva ragione: non avrebbe mai potuto tornare. Anche rifiutarsi di collaborare e mandare un messaggio al cartello avrebbe condannato i suoi alla morte, se non peggio.
Quando Cal Dexter torn a trovarlo, lui accett.
"Ma a una condizione" disse. "Quando stringer tra le braccia
mio figlio, quando bacer mia moglie, allora mi ricorder le
navi. Fino a quel momento, non dir una parola." Dexter sorrise.
"E' tutto quello che chiedevo" disse. "Diamoci da fare."
Arriv un tecnico del suono e venne fatta una registrazione. La tecnologia non era di ultima generazione, ma neanche Cal Dexter lo era, come diceva spesso, scherzando. Lui preferiva il vecchio e affidabile Pearlcorder, cos  piccolo che lo si poteva nascondere ovunque. Poi vennero scattate delle foto di Cortez che guardava l'obiettivo reggendo una copia del "Miami Herald"
con la data bene in vista, e della voglia colr fragola, simile a una lucertola rosa, che il saldatore aveva sulla coscia destra. Quando ebbe le prove che gli servivano, Dexter part

Jonathan Silver stava per perdere la pazienza. Aveva chiesto rapporti sui progressi dell'operazione, ma Devereaux si manteneva ostinatamente sul vago. Il capo di gabinetto della Casa Bianca continuava a bombardarlo di telefonate.
Altrove la legge e le forze dell'ordine proseguivano nella loro lotta. Venivano stanziate enormi quantit di denaro pubblico, ma il problema pareva, se possibile, farsi sempre pi grave.
Ci fu qualche arresto, accolto con grande entusiasmo, vennero sequestrate delle partite di droga, di cui fu reso noto il quantitativo e il valore, sempre il valore al dettaglio e non quello all'ingrosso, perch era pi alto.
Nel terzo mondo, per, le navi confiscate riuscivano miracolosamente a mollare gli ormeggi e a dileguarsi in mare; gli equipaggi agli arresti venivano rilasciati su cauzione e scomparivano; quel che era peggio, ingenti quantit di cocaina sequestrate sparivano dai depositi della polizia, e il traffico proseguiva come prima. Ai frustrati agenti della DEA pareva che tutti fossero sul libro paga dei trafficanti. Era questo il succo delle rimostranze di Silver.
L'uomo che rispose alla telefonata nella sua casa di Alexandria mentre la nazione si preparava per le vacanze di Pasqua si mantenne freddamente cortese ma si rifiut di rivelare alcunch.
"L'incarico mi  stato affidato lo scorso ottobre" disse. "Ho detto che avrei avuto bisogno di nove mesi. Al momento giusto le cose cambieranno. Buona Pasqua." E riattacc.
Silver era furioso. Nessuno aveva mai osato farlo. A parte il Cobra, evidentemente.	

Cal Dexter torn in Colombia, atterrando nuovamente alla base aerea di Malambo. Questa volta, con l'aiuto di Devereaux, aveva preso a prestito il jet privato della CIA, un Grumman. Non per le sue comodit ma per una fuga veloce. Noleggi un'auto nella citt vicina e si rec a Cartagena. Non aveva portato nessuno con s: vi sono circostanze e luoghi in cui un'azione veloce e furtiva  garanzia di successo. Se avesse avuto bisogno di ricorrere alla forza o alle armi, significava che l'operazione era fallita.

Lui l'aveva vista salutare il marito con un bacio sulla soglia di casa, ma la seniora Cortez non aveva mai visto lui. Era la settimana santa e nel quartiere di Las Flores fervevano i preparativi per la domenica. Ovunque tranne che al civico 17.
Percorse pi volte la strada in auto, in attesa del buio. Non voleva parcheggiare accanto al marciapiede per timore di attirare l'attenzione di qualche vicino curioso, ma voleva vedere le luci accendersi prima che venissero tirate le tende. Non vi erano veicoli sullo spiazzo, e questo significava che non c'erano visite. Quando le luci si accesero riusc a vedere dentro. Vide la seniora Cortez e il ragazzo: erano soli. And alla porta e suon il campanello.
Venne ad aprire il figlio, un ragazzo dalla carnagione scura e dallo sguardo intenso, che Dexter riconobbe dal filmato del funerale. Aveva l'espressione triste. Non sorrise.
Dexter gli mostr velocemente un distintivo della polizia e lo rimise subito in tasca.
"Teniente Delgado, policja municipal" disse. Il distintivo era in
realt il duplicato di un distintivo della polizia di Miami, ma il ragazzo non poteva saperlo. "Posso parlare con tua madre?"
Risolse la questione passando davanti al ragazzo e infilandosi in corridoio.
Pedro gli corse dietro chiamando: "Mam, estk un oficial de
la policja".
La seniora Cortez usc dalla cucina asciugandosi le mani. Aveva gli occhi rossi per il gran piangere. Dexter le sorrise e indic il soggiorno. Era cos  padrone della situazione che lei fece come le era stato suggerito. Quando si fu seduta, con il figlio accanto quasi a proteggerla, Dexter si inginocchi davanti a lei e le mostr un passaporto. Un passaporto americano.
Le indic l'aquila sulla copertina, il simbolo degli Stati Uniti.
"Io non sono un poliziotto colombiano, seniora. Come vede, sono americano. Adesso, voglio che lei si faccia forza. E anche tu, figliolo. Suo marito juan non  morto. E' con noi, in Florida."
La donna lo fiss per parecchi secondi senza comprendere. Poi si port le mani alla bocca, scioccata.
"No se puede" esclam. Non pu essere. "Ho visto il corpo... "
"No, seniora, lei ha visto il corpo di un altro uomo coperto da un lenzuolo, reso irriconoscibile dalle fiamme. E ha visto
l'orologio di Juan, il suo portafoglio, la sua medaglietta, l'anello con il sigillo. Cose che lui ci ha dato. Ma il corpo non era il suo. Era quello di un povero vagabondo. Juan  con noi, in Florida. Mi ha mandato a prendervi. Tutti e due. Adesso, per favore... "
Prese tre foto dalla tasca interna della giacca. La prima ritraeva Juan Cortez, vivo e vegeto. La seconda mostrava il "Miami Herald" di due giorni prima tra le sue mani, con la data ben visibile. La terza era la foto della voglia sulla coscia. Fu quella decisiva.
La donna ricominci a piangere. "No comprendo, no comprendo" continuava a ripetere. Il ragazzo fu il primo a riprendersi dallo shock. Cominci a ridere.
"Pap estk en vida" esclam.
Dexter tir fuori il piccolo registratore e premette il tasto play. La voce del "morto" riemp la piccola stanza.	
"Cara Irina, tesoro... Pedro, figlio mio... sono proprio io..."
Il messaggio terminava con la richiesta che entrambi preparassero una valigia con gli effetti personali pi cari, dicessero addio al numero 17 e seguissero l'americano.
Ci volle un'ora di frenetici preparativi, tra lacrime e risa. Mettevano roba in valigia, la toglievano, la rimettevano, sceglievano, scartavano, la rimettevano dentro. Era dura far stare una vita intera in una valigia.
Quando furono pronti, Dexter insistette perch lasciassero le luci accese e le tende chiuse per posticipare il momento in cui la loro partenza sarebbe stata scoperta. La seniora scrisse una lettera per i vicini, sotto dettatura, e la lasci sul tavolo sotto un vaso. Diceva che lei e Pedro avevano deciso di emigrare per ricominciare una nuova vita.
Sul Grumman che lo riportava in Florida, Dexter le spieg che i vicini pi intimi avrebbero ricevuto delle sue lettere, spedite dalla Florida, in cui si diceva che aveva trovato lavoro come donna delle pulizie e che stava bene. Se qualcuno avesse fatto domande, avrebbe visto quelle lettere, recanti il timbro postale giusto ma senza indirizzo del mittente. Non sarebbe mai stata rintracciata perch non sarebbe andata a vivere l Poi atterrarono a Homestead.
Fu un lungo ricongiungimento, fatto anche questo di lacrime e risa, nella suite dei vip. E di preghiere per la resurrezione.
Poi, fedele alla parola data, juan Cortez si sedette con carta

e penna e cominci a scrivere. Forse mancava di istruzione, ma aveva una memoria eccezionale. Chiuse gli occhi, ripens a tutti quegli anni di lavoro e scrisse un nome. Poi un altro. E un altro ancora.
Quando ebbe finito, dopo aver garantito a Dexter che non aveva lavorato ad altre navi, sul suo elenco figuravano settantotto nomi di navi. E, visto che aveva realizzato compartimenti segreti in ognuna di esse, si trattava di settantotto navi per il contrabbando della coca.
7
Fu una vera fortuna per Cal Dexter che la vita sociale di Jeremy Bishop fosse vivace quanto un sito bombardato. Aveva passato la Pasqua a far finta di divertirsi in un albergo di campagna, e quando Dexter, contrito, lo chiam per dirgli che c'era del lavoro urgente che richiedeva la sua presenza alla banca dati, per il genio dei computer fu come se fosse tornato a splendere il sole.
"Ho i nomi di alcune navi" disse Dexter. "Settantotto. Devo sapere tutto sul loro conto. Stazza, tipologia di carico, proprietario... anche se probabilmente sar una societ di comodo. Agente, attuale armatore e, soprattutto, dove si trovano in questo momento.
"Potresti fingere di essere una compagnia commerciale che ha delle merci da trasportare. Informati su chi sono gli agenti. Quando le hai rintracciate tutte, lascia cadere la richiesta. Di' che non va bene la stazza, il posto, la disponibilit. Inventati qualcosa. A me interessa sapere dove si trovano e che aspetto hanno."
"Posso fare di meglio" ribatt Bishop, tutto felice. "Potrei riuscire a procurarmi delle foto."
"Dall'alto."
"Dall'alto? Verso il basso?"
"S"
"Non  l'angolazione da cui di solito vengono fotografate le navi."
"Tu provaci. E concentrati su quelle che battono le rotte tra i Caraibi e i porti di Europa e Stati Uniti."
Due giorni dopo, seduto davanti alla distesa di schermi e

tastiere, un Jeremy Bishop soddisfatto aveva gi localizzato dodici delle navi indicate da Juan Cortez. Pass a Dexter i dati raccolti fino a quel momento. Si trovavano tutte o nel Mar dei Caraibi, o vi erano dirette o ne erano appena partite.
Dexter sapeva che alcune delle navi presenti sull'elenco di Cortez non sarebbero mai comparse su un registro marittimo. Erano vecchi pescherecci o carrette al di sotto della stazza richiesta per un utilizzo commerciale. Scovare le imbarcazioni appartenenti a queste due categorie sarebbe stato difficilissimo ma di essenziale importanza.
Le grandi navi da trasporto potevano essere denunciate alle autorit doganali del porto di destinazione. Probabilmente prendevano a bordo un carico di cocaina in alto mare e forse lo scaricavano nello stesso modo. Ma potevano comunque essere poste sotto sequestro nel caso che i cani antidroga scoprissero tracce residue di cocaina nei nascondigli segreti, fatto molto probabile.
Le navi che rendevano la vita cos  difficile a Tim Manhire e ai suoi analisti a Lisbona erano le piccole imbarcazioni da contrabbando che uscivano dalle mangrovie e attraccavano a moli di fortuna nelle calette dell'Africa occidentale. Risult che venticinque delle navi appartenenti all'elenco di Cortez erano registrate presso i Lloyd's; le altre erano di stazza decisamente inferiore per essere rintracciabili. In ogni caso venticinque navi fuori uso avrebbero fatto un bel buco nel tonnellaggio del cartello. Ma non era ancora il momento. Il Cobra non era pronto.
I TR-1, invece, s
Joo Mendoza, maggiore in pensione dell'Aeronautica militare brasiliana, arriv a Heathrow all'inizio di maggio. Cal Dexter lo attendeva all'uscita del controllo doganale del terminal 3. Aveva memorizzato il volto dell'ex pilota di caccia, riconoscerlo non fu difficile.
Sei mesi prima, dopo una lunga e difficile ricerca, la scelta era
caduta sul maggiore Mendoza. A un certo punto, Dexter si era
trovato a pranzare a Londra con un ex capo di stato maggiore
della Raf. Il militare aveva riflettuto a lungo sulla sua domanda.
"Non penso" aveva risposto alla fine. "cos , a freddo? Senza
preavviso? Io credo che i nostri potrebbero avere qualche pro
blema. Problemi di coscienza. Non credo di avere qualcuno da indicarle."
Era la stessa risposta che Dexter aveva ricevuto da un generale dell'Aeronautica militare americana, anch'egli in pensione, che aveva pilotato gli Eagle F-15 nella prima guerra del Golfo.
"Guardi" aveva detto l'inglese al momento di congedarsi "c' solo una forza aerea i cui piloti potrebbero far saltare in aria dei contrabbandieri di cocaina senza farsi troppi scrupoli. I brasiliani."
Dexter aveva passato al setaccio la comunit dei piloti militari in pensione a San Paolo e alla fine aveva trovato Joo Mendoza. Sui quarantacinque anni d'et, aveva pilotato dei Northrop Grumman F5E Tiger prima di andare in pensione per aiutare il padre negli affari quando la salute del vecchio aveva cominciato a peggiorare. Ma i suoi sforzi non erano bastati. Nel 2009, in seguito al collasso dell'economia, la societ era stata messa in amministrazione controllata.
Privo di qualifiche facilmente riciclabili sul mercato, Joo Mendoza si era rivolto a tutte le agenzie di collocamento rimpiangendo il momento in cui aveva lasciato l'aviazione. E non aveva mai smesso di piangere il fratello minore, che lui aveva cresciuto quando la madre era morta e il padre era costretto a lavorare quindici ore al giorno. Mentre il pilota era alla base dei bombardieri, il ragazzo frequentava cattive compagnie. Mor per un'overdose. Joo non poteva dimenticare, n perdonare. E il compenso che gli offrivano era enorme.
Con una macchina presa a noleggio Dexter accompagn il brasiliano su a nord, fino a quella vasta area pianeggiante vicina al Mare del Nord che, per la mancanza di colline e la sua posizione sulla costa orientale, nel corso della seconda guerra mondiale aveva offerto ottime basi per i bombardieri. Scampton era stata una di queste. Per tutto il periodo della guerra fredda aveva ospitato una buona parte dei V bomber, sui quali erano caricate le bombe atomiche.
Nel 2011 era sede di parecchie imprese non militari, tra cui un gruppo di appassionati che stavano pazientemente restaurando due Blackburn Buccaneer. Li avevano portati a raggiungere una velocit di rullaggio elevata, ma non ancora a decollare. Poi i loro sforzi erano stati dirottati - per un compenso che aveva risolto

molti dei loro problemi - alla riconversione di un Buccaneer sudafricano che Guy Dawson aveva portato fin l  da Thunder City, parecchi mesi prima.
La maggior parte delle persone interessate al restauro dei Buccaneer non erano e non erano mai state piloti di jet. Erano tecnici, elettricisti e ingegneri addetti alla manutenzione dei Buccaneer quando questi volavano per la Marina o per la RAF. Vivevano nelle vicinanze, e dedicavano i fine settimana e le serate al recupero dei due veterani dei cieli, con l'intento di riportarli a volare.
Dexter e Mendoza passarono la notte in una locanda, una vecchia stazione di posta dai soffitti bassi percorsi da travi scurite, scintillanti ferri d'ottone per i cavalli e 'scene di caccia alle pareti che incantarono il brasiliano. La mattina dopo ripartirono per Scampton, dove si incontrarono con la squadra. Erano quattordici uomini, tutti ingaggiati da Dexter con i fondi del Cobra. Orgogliosi, mostrarono al nuovo pilota del Buccaneer quello che avevano fatto.
La principale modifica riguardava il montaggio di cannoni automatici. Ai tempi della guerra fredda il Buccaneer aveva portato un armamento adatto a un bombardiere leggero, in particolare un bombardiere antinave. In tempo di guerra, l'armamento, alloggiato all'interno e sotto le ali, era stato una terrificante variet di bombe e razzi, comprese bombe atomiche tattiche.
Nella versione che il maggiore Mendoza esamin in quella giornata di primavera nell'hangar del Lincolnshire, tutto lo spazio destinato all'armamento utile era stato convertito in serbatoi per il carburante che garantivano all'aereo un tempo di volo impressionante. Tutto tranne una piccola parte.
Il Bucc non era mai stato un caccia intercettore, ma l'equipaggio di terra aveva ricevuto istruzioni chiare: adesso l'aereo era dotato di cannoni automatici.
Sotto ogni ala, sui piloni cui un tempo erano fissati i contenitori dei razzi, erano state montate le gondole dei cannoni. Ogni ala era armata con un paio di Aden 30 millimetri, con una potenza di fuoco sufficiente a distruggere qualunque obiettivo.
L'abitacolo posteriore non era ancora stato modificato. Presto avrebbe ospitato un ulteriore serbatoio di riserva e un sistema di
comunicazione ultramoderno. Il pilota a bordo di questo Bucc non avrebbe avuto un operatore radio dietro di s: una voce in cuffia proveniente da migliaia di chilometri di distanza gli avrebbe detto esattamente dove dirigersi per trovare il bersaglio. Prima, per, doveva superare l'addestramento.
"E' bellissimo" mormor Mendoza.
"Sono contenta che le piaccia" disse una voce alle sue spalle. Si volt e vide una donna snella sulla quarantina. Lei gli porse la mano.
"Sono Colleen. Sar il suo istruttore di volo per la conversione."
Il comandante Colleen Keck non aveva mai pilotato Buccaneer durante la sua carriera. Ai tempi dei Buccaneer, la flotta della Marina non aveva donne pilota. Lei era entrata in Marina e da l  era passata all'aviazione militare. Dopo aver acquisito il brevetto di pilota di elicottero era finalmente riuscita a coronare il suo sogno: pilotare jet. Dopo vent'anni di servizio era andata in pensione e, poich viveva l  vicino, aveva deciso con un colpo di testa di unirsi al gruppo impegnato nel restauro degli aerei. Prima di diventare troppo vecchio per volare, un ex pilota di Buccaneer le aveva insegnato a pilotare il Bucc.
"Non vedo l'ora" disse Mendoza nel suo inglese lento e prudente.
Il gruppo al completo torn alla locanda per festeggiare. Pagava Dexter. Il giorno seguente ripart, lasciandoli ad affrontare il nuovo anno e l'addestramento. Era fondamentale che Mendoza e i sei uomini addetti alla manutenzione si installassero sull'isola di Fogo entro la fine di giugno. Torn a Washington in tempo per un'altra serie di identificazioni da parte di Jeremy Bishop.

Raramente si sente parlare del TR-1 e ancor pi raramente se ne vede uno. E' l'invisibile erede del famoso aereo spia U-2 a bordo del quale Gary Powers venne abbattuto sopra la Siberia nel 1960, e che scopr la costruzione della base missilistica sovietica a Cuba nel 1962.
Durante la guerra del Golfo del 1990-1991, il TR-1 era il principale aereo spia americano, quello che poteva volare pi in alto e pi veloce, con telecamere in grado di trasmettere immagini in tempo reale, senza bisogno di tornare alla base con rotoli di pellicola. Dexter ne aveva chiesto uno in prestito per operare

dalla base americana di Pensacola, e l'aereo era appena arrivato. Divenne operativo la prima settimana di maggio.
Con l'aiuto dell'instancabile Bishop, Dexter aveva trovato un progettista navale capace di identificare qualunque nave da qualunque angolazione. L'uomo lavorava con Bishop all'ultimo piano del magazzino di Anacostia, mentre le coperte destinate al terzo mondo si accumulavano ai piani inferiori.
Il TR-1 sorvegliava il Mar dei Caraibi, facendo rifornimento a Malambo in Colombia o nelle basi americane di Portorico ogni volta che era necessario, inviando immagini ad alta definizione di porti affollati di mercantili o di navi in mare aperto.
Il progettista navale, armato di lente d'ingrandimento, studiava le foto man mano che Bishop le scaricava, alla ricerca delle particolari caratteristiche scoperte in precedenza da Bishop grazie ai nomi forniti da Cortez.
"Questa" diceva alla fine, indicando un'imbarcazione ancorata tra altre quaranta in un porto caraibico "questa deve essere la Selene." Oppure: "Eccola qui... inconfondibile, una handy size praticamente priva di mezzi di sollevamento".
"Sarebbe a dire?" chiedeva perplesso Bishop.
"Stazza media, un solo albero di carico montato a prua. E' la Virgen de Valme. Alla fonda a Maracaibo."
Erano due esperti e, in quanto tali, trovavano la specializzazione dell'altro impossibile da comprendere. Ma, insieme, erano riusciti a identificare met della flotta del cartello.

Nessuno va alle isole Chagos. E' proibito. Sono solo una manciata di atolli corallini al centro dell'Oceano Indiano, a quasi mille miglia dalla punta meridionale dell'India.
Se fosse possibile, potrebbero ospitare, come le Maldive, resort turistici dove godere delle acque cristalline, del sole che splende tutto l'anno e dell'incontaminata barriera corallina. Invece, ospitano bombardieri. Pi precisamente i B-52 americani.
L'isola principale dell'arcipelago  Diego Garcia. Come le altre,  territorio britannico, ma da tempo  stata concessa in uso agli Stati Uniti che vi hanno costruito una grossa base aerea e una stazione di rifornimento navale. E' un luogo cos  inaccessibile che persino la popolazione originaria, costituita da inoffensivi pescatori,  stata trasferita su altre isole e le  stato proibito di ritornare.
Quella che fu portata a termine nel corso dell'inverno del 2010 e della primavera successiva su Eagle Island fu un'operazione tutta britannica anche se finanziata in parte con il budget del Cobra. Quattro navi ausiliarie della Marina gettarono l'ancora, una dopo l'altra, al largo dell'isola con tonnellate di attrezzature mentre a terra veniva costituita una piccola colonia.
Non sarebbe mai stato un complesso turistico, ma era abitabile. Sorsero file di alloggi prefabbricati. Vennero realizzate latrine all'aperto. Fu costruita una mensa dotata di cucine, frigoriferi e un impianto di desalinizzazione e potabilizzazione dell'acqua, il tutto alimentato da un generatore.
Una volta terminato, il campo poteva ospitare oltre duecento uomini, purch tra di essi vi fossero abbastanza genieri, cuochi e tuttofare da far funzionare tutte le strutture. In un eccesso di premura, la Marina appront persino un capanno con attrezzature per gli sport subacquei. Chiunque finisse sequestrato sull'isola, avrebbe potuto fare snorkeling sulla barriera. E c'era anche una biblioteca con libri economici in inglese e spagnolo.
Per i marinai e gli uomini del genio non fu una missione difficile. All'orizzonte c'era Diego Garcia, un'America in miniatura ai tropici, con tutti i servizi che un soldato lontano da casa pu desiderare, e cio tutto. E i marinai inglesi erano liberi di far visita ai colleghi, cosa che facevano spesso. L'unico difetto di quel paradiso tropicale era il rombo costante dei bombardieri che partivano e atterravano per le loro missioni di addestramento.
Eagle Island aveva anche un'altra particolarit. A quasi mille miglia dalla terraferma e separata da essa da un mare infestato di squali, era praticamente a prova di fuga. Era quello il punto.

Le isole di Capo Verde sono un altro paradiso dove splende sempre il sole. A met maggio fu ufficialmente inaugurata la nuova scuola di volo dell'isola di Fogo. Ci fu una cerimonia, presieduta dal ministro della Difesa arrivato appositamente in aereo dall'isola di Santiago. Fortunatamente per tutti i presenti, il portoghese era l'unica lingua parlata.
Dopo una rigorosa selezione, il governo aveva scelto venti giovani capoverdiani destinati a diventare cadetti dell'aeronautica. Non tutti sarebbero riusciti a conseguire il brevetto di pilota, quindi i giovani inseriti nel programma erano pi del

necessario. I dieci Tucano biposto da addestramento giunti dal Brasile aspettavano, ben allineati, sulla pista, come pure i dieci istruttori concessi in prestito dall'Aeronautica brasiliana. Mancava solo il comandante, un certo maggiore Joo Mendoza: era stato trattenuto altrove per una missione e avrebbe raggiunto la base entro un mese.
Ma aveva poca importanza: i primi trenta giorni sarebbero serviti per le lezioni teoriche e per familiarizzarsi con l'apparecchio. Informato di tutto questo, il ministro annu con espressione seria, esprimendo la propria approvazione. Non c'era bisogno di dirgli che il maggiore Mendoza sarebbe arrivato a bordo del suo aereo personale, che poteva permettersi di pilotare per diporto.
Se il ministro avesse saputo dell'aereo, cosa di cui non era a conoscenza, avrebbe capito come mai il serbatoio per il Jp8 destinato agli aerei da addestramento era separato da quello del JP5, carburante molto pi volatile necessario ai potenti jet della Marina. E non entr mai nell'hangar scavato nella parete di roccia e chiuso da portelloni d'acciaio. Appreso che serviva da deposito, il ministro perse ogni interesse.
I cadetti, impazienti, si installarono nei dormitori e le autorit ripartirono per la capitale. Le lezioni iniziarono il giorno dopo.

In realt il comandante si trovava a una quota di seimila metri sopra il Mare del Nord, a est delle coste inglesi, impegnato in un volo di addestramento insieme al suo istruttore.Il comandante Keck sedeva nel posto del navigatore, nella parte posteriore dell'abitacolo. Questa postazione era sempre stata priva di comandi, quindi l'istruttore doveva avere piena fiducia nel suo allievo. Per poteva controllare l'accuratezza delle manovre di intercettamento di bersagli simulati ed era molto soddisfatta di quello che vedeva.
Il giorno dopo sarebbe stato di riposo, poich la notte seguente avrebbe avuto inizio la parte cruciale dell'addestramento, quella che riguardava il volo notturno. Sarebbero poi seguite le sessioni di decollo assistito e le esercitazioni di tiro, in cui i bersagli erano dei barili galleggianti, dipinti con colori vivaci, calati in mare in posizioni prestabilite da un membro del loro gruppo che possedeva una barca da pesca. Colleen Keck non aveva dubbi che il suo allievo avrebbe superato brillantemente
tutte le prove. Si era accorta fin da subito che Mendoza possedeva un talento naturale per il volo ed era a suo agio con il vecchio Bucc come un cormorano nell'acqua.
"Hai mai effettuato un decollo assistito con i razzi?" gli chiese una settimana dopo nella baracca dei piloti.
"No, il Brasile  molto grande" rispose lui scherzando. "Abbiamo sempre avuto spazio a sufficienza per costruire piste di decollo lunghe quanto basta."
"Il tuo Buccaneer s.2 non ha mai avuto bisogno del decollo assistito perch il ponte di decollo delle nostre portaerei era di lunghezza adeguata" rispose lei "ma ai tropici, talvolta la temperatura dell'aria  troppo alta. La potenza scende. E questo aereo arriva dal Sudafrica. Serve un aiuto. E cos  non abbiamo altra soluzione se non utilizzare un sistema di decollo assistito. Ti toglier il fiato."
E cos  fu. Fingendo che la lunghissima pista di Scampton fosse in realt troppo corta per un decollo normale, furono installati due razzi verso la coda dell'aereo, dietro le gondole dei motori. Colleen Keck lo istru con cura sulla procedura di decollo.
"Parcheggia l'aereo all'inizio della pista. Aumenta la potenza dei motori e tieni i freni al massimo per contrastare la spinta. Quando non riesci pi a trattenere l'aereo, molla i freni di colpo, porta la potenza dei motori al massimo e premi il pulsante di accensione dei razzi."
Al maggiore Mendoza parve che un treno l'avesse colpito in mezzo alla schiena. Il Buccaneer quasi s'impenn prima di lanciarsi in avanti. La pista gli corse incontro in una macchia indistinta e si ritrov in aria.
All'insaputa del comandante Keck, Mendoza aveva passato le sue serate a studiare un pacco di fotografie che Cal Dexter gli aveva fatto arrivare in albergo. Mostravano la pista di Fogo, lo schema delle luci di avvicinamento, il limite della pista di atterraggio arrivando dal mare. Il brasiliano non aveva pi dubbi. Come dicevano sempre i suoi amici inglesi, sarebbe stato come mangiare una fetta di torta.

Cal Dexter aveva studiato con la massima attenzione i tre aerei spia senza pilota. Avrebbero avuto un ruolo cruciale nella guerra che il Cobra stava preparando. Alla fine, scartati il Reaper e il

Predator, la scelta era caduta sul Global Hawk, nella versione priva di armamento. Il suo compito sarebbe stato esclusivamente di sorveglianza.
Servendosi delle credenziali presidenziali di Paul Devereaux, affront una lunga trattativa con la Northrop Grumman, la societ produttrice dell'RQ-4. Nel 2006 era stata sviluppata una versione dedicata alla sorveglianza marittima ad ampio raggio, e la Marina degli Stati Uniti ne aveva fatto un ordine molto consistente.
I velivoli che lui cercava avrebbero dovuto avere altre due caratteristiche. Gli fu risposto che non c'era problema. La tecnologia era disponibile.
La prima riguardava la memoria dati disponibile a bordo del velivolo: avrebbe dovuto archiviare le fotografie di una quarantina di navi scattate dagli aerei spia TR-i. Le immagini di questa banca dati, con una risoluzione tale per cui ogni singolo pixel rappresentava nella realt una distanza di non pi di cinque centimetri, avrebbero poi dovuto essere confrontate con quelle raccolte man mano dal sistema di osservazione del drone. Nel caso di un riscontro positivo, l'informazione avrebbe dovuto essere trasmessa a chi pilotava il velivolo, a migliaia di chilometri di distanza.
La seconda riguardava la possibilit di disturbare le comunicazioni radio.Il Global Hawk doveva poter proiettare tutto attorno alla nave sottostante un cono di interferenza in grado di bloccare qualunque tipo di comunicazione.
Seppur privo di armamento, il Global Hawk RQ-4 possedeva tutte le caratteristiche di cui Dexter aveva bisogno. Era in grado di volare a una quota di ventimila metri, non visto e non udito. In un giorno era in grado di tenere sotto controllo un'area di oltre centomila chilometri quadrati, con qualunque condizione atmosferica e, centellinando il combustibile, poteva restare lass per trentacinque ore. A differenza degli altri due droni, era in grado di volare a seicentotrenta chilometri all'ora, una velocit decisamente superiore a quella dei suoi obiettivi.
Alla fine di maggio, le due meraviglie destinate all'Operazione Cobra erano pronte. Una avrebbe operato dalla base costiera di Malambo, a nordest di Cartagena, in Colombia.
L'altra fu trasferita sull'isola di Fernando de Noronha, davanti alla costa nordorientale del Brasile. Entrambi i velivoli erano
alloggiati in strutture lontane da occhi indiscreti, nella parte pi remota delle basi militari. Per ordine del Cobra, i due Global Hawk entrarono in attivit appena giunti a destinazione.
Anche se le loro missioni partivano dalle due basi, in realt l'attivit di sorveglianza veniva gestita da molto lontano, dalla base dell'Aeronautica militare americana di Creech, nel deserto del Nevada, dove un gruppo di operatori seguiva ogni mossa dei velivoli dagli schermi delle postazioni di controllo. Ogni operatore aveva a disposizione una barra di comando come quella di un pilota nella sua cabina.
Ci che ciascun operatore vedeva sullo schermo era esattamente quello che il Global Hawk vedeva con le sue telecamere. Alcuni degli uomini e delle donne seduti nella silenziosa sala della base di Creech pilotavano i Predator in missione sopra l'Afghanistan e sulla catena montuosa che corre lungo il confine con il Pakistan. Altri manovravano dei Reaper sopra il Golfo Persico.
Ognuno di loro era dotato di cuffie e microfono per ricevere istruzioni e informare i superiori qualora fosse comparso un bersaglio. La concentrazione era massima e i turni di lavoro erano molto brevi. La sala di controllo della base di Creech era un'anteprima delle guerre future.
Con il suo singolare umorismo, Cal Dexter aveva assegnato a ciascun drone un nomignolo per distinguerli. Quello che operava a ovest fu chiamato Michelle, come la first lady americana, e l'altro Sam, come la moglie del primo ministro inglese.
Ognuno aveva un compito ben distinto. Michelle doveva scrutare, identificare e seguire tutti i mercantili indicati da Juan Cortez e in seguito scovati e fotografati dal TR-1. Sam invece doveva identificare qualunque mezzo salpasse o si levasse in volo dal tratto di costa brasiliana compreso tra Natal e Belm, e si dirigesse a est, oltre longitudine 40, direzione Africa.
Entrambe le postazioni di controllo che gestivano i Global Hawk dalla base di Creech erano in contatto diretto con il fatiscente magazzino nei dintorni di Washington, ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana.

Letizia Arenal sapeva che quello che stava facendo era sbagliato, che andava contro le severe disposizioni del suo pap, ma non era riuscita a resistere.Il padre le aveva ordinato di non lasciare

mai la Spagna, ma lei era innamorata, e l'amore aveva avuto la meglio anche sui suoi ordini.
Domingo de Vega le aveva chiesto di sposarlo e lei aveva accettato. Portava il suo anello al dito. Ma lui era stato costretto a tornare in ufficio, a New York, se non voleva perdere il lavoro, e il suo compleanno cadeva l'ultima settimana di maggio. Le aveva mandato un biglietto aperto dell'Iberia per il Kennedy, pregandola di raggiungerlo.
Le formalit all'ambasciata americana erano state espletate con estrema facilit. Letizia ottenne senza problemi il visto e il benestare dal dipartimento per la Sicurezza interna.
Il biglietto era di business class e lei fece check-in al terminal 4 senza la minima attesa. La sua unica valigia venne etichettata per il Kennedy e scivol via lungo il nastro trasportatore. Letizia non not l'uomo alle sue spalle che portava una pesante sacca a mano come unico bagaglio.
Non poteva sapere che era piena di giornali, n che lui si sarebbe allontanato appena lei avesse oltrepassato i controlli di sicurezza. Non aveva mai visto prima l'ispettore Ortega, n le sarebbe mai pi capitato. Lui, per, aveva memorizzato ogni dettaglio della valigia e dell'abbigliamento della ragazza. Le aveva scattato una foto da lontano mentre scendeva dal taxi davanti al terminal. Tutte le informazioni sarebbero arrivate a New York prima ancora che lei partisse.
Per non correre rischi, per, rimase a guardare da una vetrata finch non vide, in lontananza, il jet dell'Iberia voltare, rallentare e poi partire con un ruggito puntando verso le cime della Sierra de Guadarrama e l'Atlantico. Allora chiam New York e scambi qualche parola con Cal Dexter.
L'aereo era puntuale. Sulla passerella di sbarco, un uomo vestito con l'uniforme del personale di terra osservava i passeggeri che uscivano dall'aereo. Mormor due parole nel cellulare, ma nessuno gli prest attenzione. Normale amministrazione.
Letizia Arenal pass il controllo passaporti con niente pi delle solite formalit: i pollici premuti, uno dopo l'altro, su un piccolo pannello di vetro e lo sguardo fisso in una telecamera per il riconoscimento dell'iride.
Mentre lei passava, il funzionario dell'ufficio immigrazione si volt e fece un cenno con il capo in direzione di un uomo fermo
nel corridoio che i passeggeri dovevano percorrere per accedere al controllo doganale. L'uomo rispose con un altro cenno del capo e segu la giovane.
C'erano molti viaggiatori quel giorno e i bagagli erano gi oltre i venti minuti di ritardo. Alla fine il nastro trasportatore si mise in moto con un brontolio e le valigie cominciarono ad arrivare. La valigia della ragazza era tra quelle di mezzo. Lei la vide cadere dalle fauci del tunnel e la riconobbe subito grazie alla sgargiante etichetta gialla che vi aveva apposto.
Era una valigia rigida con le ruote. La ragazza si mise la borsa a tracolla sulla spalla sinistra e trascin la valigia verso il varco dei passeggeri che non hanno nulla da dichiarare. Era quasi arrivata dall'altra parte quando uno degli agenti doganali che se ne stava in disparte, con espressione annoiata, le fece cenno di avvicinarsi. Un controllo a campione. Niente di cui preoccuparsi. Domingo l'aspettava nell'atrio, oltre le porte automatiche. Avrebbe dovuto attendere qualche minuto in pi.
Trascin la valigia verso il tavolo indicato dall'uomo e ve la sollev con le serrature verso di s.
"Le dispiacerebbe aprire la valigia, signora?" Scrupolosamente gentile. Erano sempre scrupolosamente gentili e non sorridevano, non scherzavano mai.
Lei fece scattare le due serrature. L'agente ruot la valigia verso di s e sollev il coperchio. Vide gli abiti piegati con cura e, con le mani protette da guanti, sollev il primo strato. Poi si ferm. La ragazza si accorse che lui la stava osservando al di sopra del coperchio. Pens che lo avrebbe richiuso e le avrebbe detto che poteva andare.
L'uomo lo chiuse e, con tono gelido, le disse: "Le dispiacerebbe seguirmi, signora, per favore?".
Ma non era una domanda. Si accorse che un uomo grande e grosso e una donna tarchiata, vestiti con la stessa uniforme, si erano materializzati alle sue spalle. Era imbarazzante: gli altri passeggeri si voltavano a guardarla mentre, in tutta fretta, guadagnavano l'uscita.
Il primo agente richiuse le serrature, sollev la valigia e fece strada. Gli altri, senza dire una parola, la seguirono dappresso. Il primo agente varc una porta nell'angolo. Era una stanzetta spoglia con un tavolo al centro e alcune sedie allineate contro

la parete. Niente quadri, solo due telecamere collocate in angoli diversi. La valigia venne posata di piatto sul tavolo.
"Le dispiacerebbe aprire di nuovo la valigia, signora?"
Fu allora che Letizia Arenal ebbe il primo sentore che potesse esserci qualche problema, ma non aveva idea di che cosa poteva trattarsi. Apr la valigia e vide gli abiti ordinatamente piegati.
"Le dispiace tirarli fuori, signora?"
Era sotto la giacca di camoscio, le due gonne pesanti e le camicette piegate con cura. Non grande, pi o meno quanto un pacco di zucchero da un chilo. E pieno di una sostanza che sembrava talco.
E in quel momento cap: fu come un'ondata di nausea, un pugno al plesso solare, una voce che urlava nella sua testa: "No, non sono stata io, non  mio, deve avercelo messo qualcuno... ".
Fu la donna tarchiata a sorreggerla, e non perch mossa da compassione. Lo fece per le telecamere. I tribunali di New York sono cos  ossessionati dai diritti degli accusati e gli avvocati difensori per ottenere un proscioglimento sono cos  pronti ad aggrapparsi alla minima infrazione delle regole, che le autorit non possono trascurare neppure la pi piccola formalit.
Dopo l'apertura della valigia e la scoperta di quella che a quel punto venne semplicemente identificata come polvere bianca, Letizia Arenal entr, come si dice nel linguaggio ufficiale, "nel sistema". In seguito le sarebbe sembrato un unico incubo confuso.
Fu portata in un'altra stanza, meglio arredata, sempre all'interno del terminal. C'era una fila di registratori digitali. Arrivarono degli altri uomini. Lei non lo sapeva, ma erano della DEA e dell'ICE, Immigration and Customs Enforcement. Con la polizia doganale, erano tre le autorit che la detenevano, ciascuna secondo la propria giurisdizione.
Nonostante il suo inglese fosse pi che buono, arriv un'interprete. La donna le lesse i suoi diritti, i cosiddetti "Miranda" di cui non aveva mai sentito parlare. A ogni frase l'interprete le chiedeva: "Ha capito, signora?". Sempre quel cerimonioso "signora", anche se dalla loro espressione si capiva benissimo che la disprezzavano.
Il suo passaporto venne sottoposto a un esame minuzioso, come pure la valigia e la borsa a tracolla. Il sacchetto con la polvere bianca fu mandato in un laboratorio chimico, in un al
tro edificio, per essere analizzato. Com'era prevedibile, risult essere cocaina purissima.
Il fatto che fosse purissima era importante. Una piccola quantit di polvere "tagliata" poteva essere spiegata come "uso personale", ma non un chilo di droga purissima.
Alla presenza di due donne, le fu chiesto di togliersi tutti i vestiti, che vennero portati via. Le fu consegnata una tuta di carta con la quale rivestirsi. Una dottoressa la sottopose a un'invasiva perquisizione di tutti gli orifizi, orecchie comprese. A quel punto Letizia singhiozzava disperata. Ma il "sistema" era inarrestabile. E tutto sotto l'occhio delle telecamere. Questa volta nessun avvocato sarebbe riuscito a farla passare liscia a quella stronza.
Alla fine un ufficiale della DEA la inform che aveva diritto di chiedere un avvocato. Non era stata ancora formalmente interrogata, i suoi diritti non erano stati infranti. Lei disse che non conosceva nessun avvocato a New York. Lui rispose che ne sarebbe stato nominato uno d'ufficio, dal tribunale.
Lei continuava a ripetere che il suo fidanzato l'aspettava fuori, e questa informazione non fu affatto trascurata. Chi la stava aspettando poteva essere suo complice. La folla assiepata nell'atrio oltre le porte della dogana fu passata al vaglio, ma non si trov alcun Domingo de Vega. O se l'era inventato, oppure era suo complice ed era fuggito. La mattina seguente avrebbero controllato se alle Nazioni Unite risultava un diplomatico portoricano che rispondeva a quel nome.
Lei insistette per spiegare tutto, rinunciando al diritto di avere un avvocato accanto a s. Raccont loro tutto quello che sapeva, e cio poco o niente. Non le credettero. Allora le venne un'idea.
"Sono una cittadina colombiana. Voglio parlare con qualcuno dell'ambasciata."
"Qui c' solo un consolato, signora. Sono le dieci di sera. Cercheremo di trovare qualcuno domani mattina, signora."
Fu l'uomo dell'FBi a dirlo, anche se lei non sapeva chi fosse. Negli Stati Uniti il contrabbando di droga  un reato federale, non statale. Il caso era passato al Bureau.
L'aeroporto jFk rientra sotto la giurisdizione dell'East District di New York, lo EDNY, e si trova nel borough di Brooklyn. Verso mezzanotte, Letizia Arenal fu portata nel carcere federale di

quel distretto, in attesa di comparire davanti al magistrato la mattina seguente.
Ovviamente, venne aperto un fascicolo a suo carico, che rapidamente si fece sempre pi voluminoso. Il sistema ha bisogno di una gran quantit di carte. Nella sua soffocante cella singola, puzzolente di sudore e paura, Letizia Arenal pianse tutta la notte.
La mattina i federali contattarono un funzionario del consolato colombiano che accett di recarsi al carcere. Se la detenuta si aspettava un po' di comprensione, sarebbe rimasta delusa. L'assistente del console esibiva un'espressione schifata. Quello era esattamente il tipo di situazione che i diplomatici detestano.
L'assistente, una donna vestita con un severo tailleur nero, ascolt impassibile la spiegazione di Letizia, senza credere a una sola parola. Ma non pot rifiutarsi di contattare Bogot per chiedere al ministero degli Esteri di rintracciare un avvocato di nome julio Luz. Era l'unica persona cui la signorina Arenal pensava di potersi rivolgere per chiedere aiuto.
Ci fu una prima udienza in tribunale, ma solo per fissare un rinvio. Appreso che l'imputata non aveva avvocato difensore, il magistrato ordin che ne venisse nominato uno d'ufficio. Venne rintracciato in fretta e furia un giovane fresco di laurea e i due poterono parlare qualche minuto da soli in una camera di sicurezza prima di tornare in aula.
L'avvocato present una richiesta di libert su cauzione senza speranza. Non aveva alcuna possibilit di essere accolta perch l'imputata era straniera, senza soldi e senza famiglia, il reato di cui era accusata era terribilmente grave e il procuratore disse chiaramente che erano in corso ulteriori indagini per verificare se l'imputata facesse parte di un'organizzazione dedita al narcotraffico.
Il difensore cerc di ribattere dicendo che la signorina era fidanzata con un diplomatico delle Nazioni Unite. Uno dei federali fece scivolare un biglietto verso il procuratore il quale si alz nuovamente, questa volta per dichiarare che non vi era alcun Domingo de Vega nella delegazione portoricana presso le Nazioni Unite, n vi era mai stato.
"Lo tenga in serbo per le sue memorie, signor Jenkins" ribatt il
giudice, strascicando le parole. "Richiesta respinta. Il prossimo."
II martelletto cal. Letizia Arenal fu condotta via in un fiume
di lacrime. Il suo fidanzato, l'uomo che aveva amato, l'aveva tradita.
Prima di essere riaccompagnata in carcere ebbe un ultimo incontro con il suo legale. Jenkins le porse il suo biglietto da visita.
"Pu chiamarmi tutte le volte che vuole, senorita. E' un suo diritto. Ed  gratis. Per chi non pu pagare, il patrocinio  gratuito."
"Lei non capisce, signor Jenkins. Presto arriver il senior Luz, da Bogot. Lui mi tirer fuori di qui."
Mentre se ne tornava con i mezzi pubblici nel suo squallido ufficio, l'avvocato Jenkins rifletteva che davvero la madre dei cretini  sempre incinta. Non esisteva nessun Domingo de Vega e probabilmente nessun Julio Luz.
Su questo secondo punto, per, si sbagliava. Quella mattina Julio Luz era stato raggiunto da una telefonata del ministero degli Esteri colombiano che per poco non gli aveva fatto venire un infarto.

8
Julio Luz, l'avvocato di Bogot, arriv all'aeroporto di New York ostentando tranquillit, ma dentro di s era letteralmente terrorizzato. Dopo l'arresto di Letizia Arenal, avvenuto tre giorni prima al Kennedy, aveva avuto due lunghi, terrificanti colloqui con uno degli uomini pi violenti che avesse mai conosciuto.
Si era gi trovato altre volte con Roberto Crdenas in occasione delle riunioni del cartello, ma era sempre stato sotto l'egida di Don Diego, la cui parola era legge, e che esigeva dagli altri un contegno pari al suo.
All'interno della sua sperduta hacienda, per, Crdenas non era soggetto a certe restrizioni. Aveva inveito, minacciato. Come Luz, non aveva dubbi che il bagaglio di sua figlia fosse stato manomesso e si era convinto che la cocaina fosse stata infilata nella valigia da qualche malfattore di piccolo calibro, un opportunista, al deposito bagagli dell'aeroporto Barajas di Madrid.
Descrisse nei minimi particolari cosa avrebbe fatto a quel vigliacco quando lo avesse preso, finch Julio Luz fu colto dalla nausea. Alla fine concordarono la storia che avrebbero raccontato alle autorit newyorkesi. Nessuno dei due aveva mai sentito parlare di alcun Domingo de Vega e non riusciva a immaginare come mai la ragazza fosse andata a New York.
La corrispondenza in uscita dalle carceri americane  sottoposta a censura e Letizia non aveva scritto alcuna lettera. Julio Luz sapeva soltanto ci che gli era stato riferito dal ministero degli Esteri.
La versione dell'avvocato sarebbe stata che la giovane era
un'orfana e lui il suo tutore. Furono preparati in tutta fretta dei documenti falsi che attestavano questo. Era fuori questione usare fondi che potessero essere fatti risalire a Crdenas: Luz avrebbe attinto il denaro necessario dal conto dello studio, denaro che Crdenas gli avrebbe rimborsato in seguito. Al suo arrivo a New York, Luz avrebbe avuto il diritto di vedere la sua pupilla in carcere e con i fondi dello studio avrebbe potuto assumere il miglior penalista sul mercato.
E cos  fece. Trovandosi davanti il suo connazionale, nonostante la presenza della donna della DEA seduta in un angolo della stanza, Letizia Arenal raccont tutta la storia all'uomo che aveva incontrato soltanto qualche volta a cena e a colazione all'albergo Villa Real.
Luz era pietrificato, non tanto per la storia del finto diplomatico portoricano, bello e diabolico, n per la decisione incommensurabilmente stupida della ragazza di volare negli Stati Uniti disobbedendo agli ordini del padre, ma per la prospettiva della collera incontenibile di questi quando fosse venuto a saperlo. Perch prima o poi doveva saperlo.
L'avvocato era in grado di fare due pi due.Il finto appassionato d'arte de Vega era chiaramente membro di una banda di narcotrafficanti con base a Madrid, e usava le sue arti di gigolo per reclutare donne giovani e sprovvedute che dovevano fungere da corriere e introdurre la cocaina negli Stati Uniti. Non aveva dubbi che poco dopo il suo rientro in Colombia, un esercito di sicari spagnoli e colombiani provenienti da Madrid e New York si sarebbe messo all'opera per ritrovare lo scomparso de Vega.
Quel pazzo sarebbe stato preso, portato in Colombia e consegnato a Crdenas e che Dio gliela mandasse buona. Letizia gli disse che aveva una foto del fidanzato in borsa e un'altra, pi grande, nel suo appartamento a Moncloa. Luz si ripromise di chiedere la restituzione della prima e di far prendere la seconda dall'appartamento. Sarebbero servite per le ricerche del disgraziato che aveva causato quel disastro. Luz pens che il giovane trafficante probabilmente non si stava nascondendo, poich non poteva sapere chi sarebbe andato a cercarlo. Lui sapeva solo di aver perso un carico.
Sotto tortura avrebbe rivelato il nome dell'addetto ai bagagli che aveva inserito il pacco di coca a Madrid. Con una sua piena

confessione, la polizia di New York avrebbe lasciato cadere le accuse. Questo era il suo ragionamento.
In seguito, le autorit negarono di aver trovato alcuna foto di un giovane nella borsa confiscata al Kennedy, mentre quella a Madrid era gi sparita. Ci aveva pensato Paco Ortega. Ma andiamo con ordine. Luz si assicur il patrocinio di Boseman Barrow dello studio legale Manson Barrow, considerato il miglior penalista di Manhattan. La somma necessaria a convincere il signor Barrow a mollare tutto e ad attraversare il fiume per recarsi a Brooklyn era esorbitante.
Ma il giorno seguente, mentre i due tornavano dal carcere federale a Manhattan, l'avvocato newyorkese aveva un'espressione preoccupata. Dentro di s non era affatto preoccupato: intravedeva mesi e mesi di lavoro a tariffe astronomiche.
"Senior Luz, devo essere franco con lei, al punto da apparire brutale. Non siamo messi bene. Personalmente, non ho dubbi che la sua pupilla sia stata attirata con l'inganno in questa disastrosa situazione dal trafficante di cocaina che si faceva chiamare Domingo de Uep, e che lei fosse totalmente all'oscuro di quanto stava facendo. E stata raggirata. Accade spesso."
"E questo  un bene" osserv il colombiano.
"E' un bene il fatto che io ne sia convinto. D'altro canto, se devo rappresentarla,  necessario. Il problema  che io non sono n il giudice n la giuria, e di sicuro non sono la DEA, l'FBI o tanto meno il procuratore. E il fatto che questo de Vega non solo sia sparito, ma non esista uno straccio di prova della sua esistenza,  un problema ancora pi grosso."
La limousine dello studio legale attravers l'East River e Luz osserv le acque grigie del fiume.
"Ma de Vega non era l'addetto ai bagagli" ribatt con veemenza. "Deve esserci un altro uomo, quello che a Madrid ha aperto la sua valigia e vi ha messo dentro il pacco."
"Non lo sappiamo" rispose l'avvocato di Manhattan con un sospiro. "Potrebbe essere lui l'addetto ai bagagli. O aver avuto accesso all'area. Pu essersi fatto passare per un dipendente dell'Iberia o per un agente della dogana con diritto di accesso. Quante risorse saranno disposte a dirottare le autorit di Madrid per cercare di scagionare una persona che probabilmente considerano una trafficante di droga, per giunta non cittadina spagnola?"
Imboccarono East River Drive diretti verso la zona in cui Boseman Barrow si sentiva pi a suo agio, il centro di Manhattan.
"Io dispongo di ampie risorse finanziarie" insistette Julio Luz. "Posso assumere investigatori privati di qua e di l dell'Atlantico. Come dite voi, il limite  il cielo."
Barrow rivolse un sorriso raggiante al suo collega. Gli pareva gi di sentire l'odore della nuova ala della sua lussuosa residenza agli Hamptons. S, ci sarebbero voluti mesi.
"Noi abbiamo un'argomentazione forte, senior Luz. E' chiaro che l'apparato di sicurezza all'aeroporto di Madrid ha toppato."
"Toppato?"
"Ha commesso un errore. In questi tempi di paranoia generalizzata, i bagagli di tutte le linee aeree dirette verso gli Stati Uniti dovrebbero essere passati ai raggi X nell'aeroporto di partenza. Specialmente in Europa. Esistono accordi bilaterali. Il contenuto della valigia avrebbe dovuto risultare a Madrid. E poi ci sono i cani antidroga. Come mai non si sono accorti di nulla? Tutto indica che l'introduzione  avvenuta dopo i controlli di routine..."
"Quindi possiamo chiedere che vengano fatte cadere le accuse?"
"Per un pasticcio burocratico? Temo che far cadere le accuse sia fuori questione. In quanto alle probabilit di cavarcela in tribunale, a meno che non emergano fatti nuovi a suo favore, non sono buone. Una giuria newyorkese non creder mai a un errore dell'aeroporto di Madrid. Impossibile.
"Si baseranno sulle prove che si conoscono, non sulle dichiarazioni dell'imputata. Una passeggera originaria, guarda caso, della Colombia che cerca di passare inosservata attraverso il varco di chi non ha nulla da dichiarare. Un chilo di cocaina purissima. Fiumi di lacrime. Temo sia un copione gi visto. E la citt di New York  stufa, davvero stufa di questo."
Boseman Barrow si astenne dal dire che anche il fatto di avere accettato l'incarico come difensore non avrebbe fatto una buona impressione. I newyorkesi delle classi basse, quelli che finivano a far parte delle giurie, associano il traffico di droga a fiumi di denaro. Un corriere davvero inconsapevole sarebbe stato abbandonato al proprio destino, al gratuito patrocinio. Ma non per questo pensava di rinunciare alla difesa.

"E adesso cosa accadr?" chiese Luz. Gli veniva il mal di pancia all'idea di dover affrontare il temperamento vulcanico di Roberto Crdenas con quelle notizie.
"Be', presto comparir davanti al tribunale federale di Brooklyn.Il giudice negher la libert su cauzione, questo  certo. Verr trasferita in un carcere federale su a nord, in attesa del processo. Non sono luoghi ameni. E lei non  una scafata. Ha detto che  stata educata dalle suore, giusto? Povero me. Quei posti sono pieni di lesbiche violente. Mi dispiace molto doverglielo dire. Anche se non credo che in Colombia sia molto diverso."
Luz si strinse il viso tra le mani.
"Dios mjo" mormor. "Quanto tempo passer?"
"Be', non meno di sei mesi, temo. Il tempo necessario al procuratore per preparare il caso, considerato l'enorme carico di lavoro. E anche a noi, ovviamente, per vedere cosa riescono a scoprire i nostri investigatori privati."
Anche julio Luz non fu del tutto sincero. Non aveva dubbi che gli investigatori privati del collega americano sarebbero sembrati dei boy scout in confronto all'esercito di duri che Roberto Crdenas avrebbe sguinzagliato per trovare l'uomo che aveva distrutto sua figlia. Ma si sbagliava. Crdenas non avrebbe fatto una cosa del genere, perch Don Diego lo avrebbe scoperto. Il Don non sapeva della figlia segreta, e lui voleva sapere sempre tutto. Persino Luz aveva pensato che Letizia fosse la donna del gangster e che le buste che le portava contenessero il necessario al suo mantenimento. Aveva un'ultima, timida domanda da porre. La limousine si ferm davanti al lussuoso edificio il cui attico ospitava il piccolo ma dorato ufficio legale Manson Barrow.
"Se dovessero giudicarla colpevole, senior Barrow, a quanto la condannerebbero?"
"Difficile dirlo. Dipende dalle attenuanti, ammesso che ce ne siano, dalla mia linea di difesa, dal giudice che c' quel giorno. Ma temo che, con l'aria che tira, si voglia dare un esempio, qualcosa che faccia da deterrente. Direi una ventina d'anni in un carcere federale. Grazie al cielo i suoi genitori non sono pi su questa terra per vederlo."
A Julio Luz sfugg un gemito. Barrow si impietos "Ovviamente, le cose potrebbero cambiare se la signorina decidesse di collaborare. Lo chiamiamo patteggiamento. La DEA
concede sconti di pena in cambio di informazioni che permettono di catturare pesci pi grossi. Se lei... "
"Non pu" mormor Luz, affranto. "Lei non sa nulla. E' davvero innocente."
"Ah... be', in questo caso...  davvero un peccato."
Luz era sincero. Soltanto lui era a conoscenza di cosa faceva il padre della giovane, e di certo non avrebbe osato rivelarlo.

Arriv giugno, e il Global Hawk Michelle virava silenzioso sui Caraibi sudorientali, simile a un vero falco che si lascia portare dalle correnti ascensionali nella sua incessante ricerca di una preda. Non era la prima volta.
Nella primavera del 2006, un'operazione congiunta dell'aviazione della Marina e della DEA aveva portato, un Global Hawk sui Caraibi da una base della Florida. Rientrava in un programma dimostrativo. Nel breve lasso di tempo che rimase in volo, il drone era riuscito a identificare una serie di obiettivi aerei e marini. Questo fu sufficiente a convincere la Marina che la Broad Area Maritime Surveillance, altrimenti detta Baivts, era il futuro, e la Northrop Grumman si ritrov con un grosso ordine.
La Marina pensava alla flotta russa, alle cannoniere iraniane e alle navi spia nordcoreane, la DEA ai trafficanti di droga. Il problema era che nel 2006, il Global Hawk poteva mostrare ci che vedeva, ma nessuno sapeva chi fossero i buoni e chi i cattivi. Grazie a Juan Cortez, il saldatore delle meraviglie, adesso le autorit erano in possesso di un elenco di una quarantina di navi registrate presso i Lloyd's, di cui si conoscevano nome e stazza.
Nella base di Creech, in Nevada, uomini e donne si alternavano davanti allo schermo di Michelle e ogni due o tre giorni i piccoli computer di bordo trovavano una corrispondenza, confrontando la conformazione di un ponte fornita da Jeremy Bishop con quella del ponte dell'imbarcazione che si muoveva sotto di lui.
Quando Michelle scopriva una corrispondenza, da Creech partiva una telefonata verso l'anonimo magazzino di Anacostia. "Squadra Cobra, abbiamo la Mariposa. Sta uscendo dal Canale di Panam, lato Caraibi."
Bishop ringraziava e rintracciava i dati della Mariposa relativi al viaggio in questione. Carico diretto a Baltimora. Poteva aver preso a bordo una partita di cocaina in Guatemala, o magari in

mare aperto. O forse non l'aveva ancora imbarcata. Era possibile che portasse la cocaina fino a Baltimora oppure che la scaricasse su una barca veloce nel cuore della notte da qualche parte nella vasta oscurit di Chesapeake Bay. Oppure che non ne portasse neppure un grammo.
"Dobbiamo allertare la dogana di Baltimora? O la guardia costiera del Maryland?" chiedeva Bishop. "Non ancora" era la risposta.
Non era abitudine di Paul Devereaux spiegare le proprie decisioni ai suoi subalterni. Teneva per s le proprie considerazioni. Se chi conduceva la perquisizione fosse andato dritto al compartimento segreto o avesse anche finto di trovarlo grazie ai cani, dopo due o tre perquisizioni andate a buon fine, le coincidenze sarebbero state troppo evidenti perch il cartello le ignorasse.
Non voleva intercettare carichi o regalarli belli pronti ad altri una volta che fossero giunti a terra. Era disposto a lasciare le organizzazioni criminali americane ed europee alle rispettive autorit locali. Il suo obiettivo era la Fratellanza e questa avrebbe subito il colpo solo se l'intercettazione fosse avvenuta in mare, prima della consegna e del passaggio di propriet della merce.
Com'era sua abitudine fin dai tempi in cui l'avversario era ancora il KGB e i suoi agenti satelliti, studi il nemico con la massima attenzione. Lesse e rilesse le riflessioni del generale Sun Tzu espresse nel Ping Fa, "L'arte della guerra". Venerava il vecchio saggio cinese, il cui motto era: "Studia il tuo nemico".
Devereaux sapeva chi era a capo della Fratellanza e lo aveva studiato a lungo: Don Diego Esteban, proprietario terriero, gentiluomo, studioso della dottrina cattolica, filantropo, signore della coca, assassino. Sapeva di avere un vantaggio, che per non sarebbe durato per sempre. Lui sapeva dell'esistenza del Don, ma il Don non sapeva nulla del Cobra in agguato.
Sull'altro lato del Sudamerica, proprio sopra la costa del Brasile, il Global Hawk Sam stava pattugliando la stratosfera. Tutto ci che riprendeva veniva inviato a uno schermo in Nevada e da l  trasmesso ai computer di Anacostia. Le navi mercantili erano pochissime. Gli scambi via mare dal Sudamerica verso l'Africa occidentale erano sempre pi scarsi. Le rare navi venivano fotografate e, anche se il nome solitamente era invisibile da quell'altezza, le immagini venivano confrontate con i dati
del MAOC a Lisbona, quelli dell'unoDC a Vienna o del socA britannico ad Accra, in Ghana.
A cinque navi fu possibile associare nomi che figuravano sull'elenco di Cortez. Fissando gli schermi di Bishop, il Cobra promise a se stesso che sarebbe venuto anche il loro momento.
C'era qualcos'altro che Sam not e registr: aerei che lasciavano la costa brasiliana diretti a est o a nordest, verso l'Africa. I voli commerciali non erano molti e non costituivano un problema. Ma ogni profilo veniva comunque trasmesso a Creech e da l  ad Anacostia. Jeremy Bishop li identificava velocemente secondo il tipo, e dopo un po' cominci ad emergere uno schema.
Molti di loro non possedevano l'autonomia necessaria e non sarebbero riusciti a coprire la distanza con l'Africa, a meno che non fossero stati modificati internamente. Al Global Hawk Sam vennero impartite nuove istruzioni. Dopo un rifornimento di carburante alla base aerea di Fernando de Noronha, torn al lavoro e si concentr sugli aerei pi piccoli.
Lavorando a ritroso, come dal cerchio di una ruota di bicicletta gi attraverso i raggi fino al mozzo, Sam appur che provenivano quasi tutti da un'enorme estancia che si trovava nell'interno, all'altezza della citt di Fortaleza, ma da essa molto lontana. Grazie a cartine aeree del Brasile, alle immagini inviate da Sam e a controlli discreti presso il registro delle propriet terriere di Belm, il ranch venne identificato. Si chiamava Boavista.

Gli americani arrivarono per primi, poich li attendeva il viaggio pi lungo. Dodici sbarcarono a met giugno all'aeroporto internazionale di Goa, spacciandosi per turisti. Se qualcuno avesse frugato a fondo nei loro bagagli - cosa che nessuno fece - avrebbe scoperto che, per una strana coincidenza, avevano tutti e dodici il patentino di marittimo. In realt si trattava dello stesso equipaggio della Marina americana che aveva portato l  la nave per il trasporto di granaglie adesso trasformata nella Chesapeake. Un pullman noleggiato da McGregor li port gi lungo la costa fino al cantiere Kapoor.
La Chesapeake li aspettava e, poich non vi erano alloggi all'interno del cantiere, i dodici salirono subito a bordo per un buon sonno ristoratore. La mattina seguente cominciarono due giorni di briefing intenso.

L'ufficiale superiore, il nuovo comandante, era un capitano di fregata della Marina militare e il suo primo ufficiale aveva un grado appena inferiore. C'erano due tenenti di vascello e gli altri otto andavano dal grado di secondo capo fino al semplice marinaio. Ognuno si concentr sulla propria area di competenza: ponte di comando, sala macchine, cucina di bordo, sala radio, coperta e portelli di boccaporto.
Quando si addentrarono nelle cinque enormi stive rimasero meravigliati. Laggi c'era una base completa delle forze speciali, senza obl n altre aperture e quindi invisibile dall'esterno. Durante la navigazione, fu detto loro, nessuno li avrebbe chiamati. I SEAL si sarebbero preparati da soli i loro pasti e avrebbero badato a se stessi.
L'equipaggio sarebbe rimasto confinato negli alloggi a esso riservati, pi spaziosi e pi comodi di quelli che avrebbero avuto, ad esempio, su un cacciatorpediniere.
C'era una cabina per gli ospiti con due cuccette, il cui scopo era ignoto. Se gli ufficiali dei SEAL volevano conferire con il ponte di comando, dovevano attraversare quattro compartimenti stagni sottocoperta e poi salire sul ponte.
Non sapevano, perch non era necessario che lo sapessero, o per lo meno, non ancora, come mai la stiva pi vicina a prua fosse stata attrezzata come una sorta di prigione. Ma venne loro mostrato come aprire i portelloni di due delle cinque stive per portarne in superficie il contenuto. Si sarebbero addestrati a svolgere quell'operazione pi e pi volte durante il lungo viaggio, un po' per passare il tempo, un po' per arrivare a compierla in met tempo e anche a occhi chiusi.
Il terzo giorno un McGregor dalla pelle sempre pi incartapecorita salut la loro partenza dalla punta del molo: quando la Chesapeake gli sfil davanti diretta verso il mare aperto, sollev il bicchiere pieno di liquido ambrato. Era disposto a vivere in condizioni estreme, tormentato da caldo, malaria, fatica e puzza di solventi, ma mai senza una o due bottiglie del distillato delle sue isole natie, le Ebridi.
La rotta pi breve verso la destinazione avrebbe portato la nave attraverso il Mar Arabico e il Canale di Suez. Ma, nella remota eventualit che i pirati somali causassero qualche problema al largo del Corno d'Africa e poich non avevano fretta,
fu deciso che la nave avrebbe puntato a sudovest verso il Capo di Buona Speranza, e poi a nordovest per il suo appuntamento in mare al largo di Portorico.
Tre giorni dopo, arrivarono gli inglesi che dovevano prendere possesso della Balmoral. Erano quattordici, tutti uomini della Marina militare e anche loro, sotto la guida di McGregor, si sottoposero a due giorni di briefing. Poich nella Marina degli Stati Uniti vige il divieto di alcool a bordo, gli americani non avevano portato alcolici dall'aeroporto. Gli eredi di Nelson, che invece non sono sottoposti a simili restrizioni, fecero felice McGregor, portandogli parecchie bottiglie di single malt prodotto a Islay, sede della sua distilleria preferita.
Quando fu pronta, anche la Balmoral salp. Il suo appuntamento in mare era pi vicino: oltre il Capo di Buona Speranza e poi a nordovest fino all'isola di Ascensione dove si sarebbe incontrata, lontano da terra e da occhi indiscreti, con una nave ausiliaria della Marina inglese che portava un'unit di marines dell'SBS, lo Special Boat Service, e tutta l'attrezzatura di cui avevano bisogno.
Quando la Balmoral scomparve oltre l'orizzonte, McGregor raccolse ci che restava. I tecnici se n'erano andati da tempo e i camper erano stati restituiti alla societ di noleggio. Il vecchio scozzese alloggiava nell'ultimo rimasto, vivendo di whisky e chinino. I suoi amici del Kapoor erano stati pagati con il denaro proveniente da conti bancari cui nessuno sarebbe mai stato in grado di risalire e si erano gi dimenticati delle due navi porta granaglie che avevano trasformato in basi per immersioni subacquee. Il cantiere torn alla sua normale attivit, lo smantellamento di navi piene di amianto e di sostanze tossiche.

Colleen Keck, accovacciata sull'ala del Buccaneer, corrug il volto sferzato dal vento. Il clima delle pianure del Lincolnshire, non  mite neanche in giugno. Era venuta a salutare il pilota brasiliano al quale si era ormai affezionata.
Accanto a lei, nella cabina di pilotaggio del bombardiere, sedeva il maggiore Joo Mendoza, impegnato negli ultimi controlli. Nella parte posteriore dell'abitacolo, quella che lei aveva utilizzato durante il periodo di addestramento, era stato rimosso il sedile e al suo posto c'era un serbatoio extra e un dispositivo

radio collegato direttamente con la cuffia del pilota. Pi indietro, i due turbogetti sibilavano al regime di minimo.
Quando non ebbe pi senso indugiare oltre, lei si sporse e gli diede un bacio sulla guancia.
"Fa' buon viaggio, Joo" grid. Lui vide le sue labbra muoversi e cap cosa aveva detto. Le sorrise e sollev la mano destra con il pollice alzato. Tra il vento, i motori alle sue spalle e la voce della torre di controllo nelle orecchie non poteva sentirla.
Il comandante Keck scivol gi dall'ala e salt a terra.Il tettuccio di plexiglas scivol in avanti e si chiuse, isolando il pilota nel suo mondo, un mondo costituito da barra di comando, manette, strumentazione varia, sistemi di puntamento, indicatori del livello di carburante e sistema di navigazione
aerea, il TACAN.
Chiesta e ottenuta l'autorizzazione finale al decollo, svolt
sulla pista, si ferm, controll i freni, stacc e prese a rullare.
Qualche secondo dopo, gli uomini dell'equipaggio di terra venuti a salutarlo, seduti a bordo del furgone parcheggiato accanto
alla pista, videro il Buccaneer salire nel cielo plumbeo come una nave da guerra, lanciato dagli oltre diecimila chilogrammi di spinta delle due turbine Spey, e poi virare verso sud.
A causa delle modifiche apportate, era stato deciso che il maggiore Mendoza tornasse nell'Atlantico centrale seguendo una rotta diversa. Le Azzorre ospitano la base americana di Lajes, sede del 640 Stormo, e il Pentagono, su richiesta di personaggi influenti ma ignoti, aveva accettato di provvedere al rifornimento del "pezzo da museo" apparentemente impegnato nel viaggio di ritorno in Sudafrica. A duemilaseicento chilometri di distanza, la meta non rappresentava un problema.
Mendoza prefer passare la notte nel club degli ufficiali a Lajes. Non aveva nessuna voglia di affrontare il primo atterraggio nella sua nuova base con il buio. All'alba del secondo giorno ripart per affrontare la seconda tratta, duemilasettecento chilometri fino a Fogo, ben al di sotto dei quattromila di autonomia.
Il cielo sopra le isole di Capo Verde era sereno. Scendendo dall'altitudine di crociera di undicimila metri, le vide con assoluta chiarezza. A tremila metri, le scie di alcuni motoscafi parevano piume bianche nell'acqua azzurra. All'estremit meridionale dell'arcipelago, a ovest dell'isola di Santiago, scorse chiaramen
te la caldera del vulcano estinto di Fogo e, accostato al fianco sudoccidentale della roccia, il nastro della pista.
Scese ancora, con un'ampia virata sull'Atlantico, tenendo il vulcano alla sua sinistra. Aveva un segnale e una frequenza designate e sapeva che la lingua non sarebbe stata il portoghese ma l'inglese. Lui sarebbe stato "Pilgrim" e Fogo era "Progress". Premette il pulsante di trasmissione e chiam la torre di controllo.
"Pilgrim, Pilgrim... Progress, mi sentite?"
Riconobbe la voce che rispose. Era uno dei sei di Scampton che gli avrebbero fatto da squadra di supporto, una voce inglese, del nord. Il suo amico era seduto nella torre di controllo dell'aeroporto di Fogo accanto a un controllore di volo di Capo Verde addetto al traffico commerciale.
"Ti sento cinque su cinque, Pilgrim."	
L'inglese, anch'egli un pensionato ingaggiato da Cal Dexter con i soldi del Cobra, guard fuori dalla vetrata della piccola torre di controllo e vide il Buccaneer virare sopra il mare. Trasmise le istruzioni per l'atterraggio: direzione della pista, forza e direzione del vento.
A trecento metri di altezza, Joo Mendoza abbass il carrello, mise i flap in posizione di atterraggio e vide diminuire velocit e altitudine. In condizioni di visibilit cos  perfette, non c'era molto bisogno della tecnologia: quello era il modo in cui si volava un tempo. A tre chilometri e mezzo di distanza si alline. La schiuma delle onde scivol sotto di lui, le ruote toccarono terra proprio sulla soglia della pista, e un attimo dopo si ritrov a frenare dolcemente su una pista lunga la met di quella di Scampton. Ma aveva poco carburante e nessun armamento: non era un problema.
Quando si ferm, con ancora duecento metri di pista davanti a s, gli si avvicin un piccolo pick-up: l'uomo sul cassone gli fece cenno di seguirlo. Rullando si allontan dal terminal, diretto al complesso della scuola di volo e l , finalmente, spense i motori.
Quando scese, cinque degli uomini che lo avevano preceduto da Scampton lo circondarono e lo accolsero calorosamente.Il sesto stava arrivando dalla torre di controllo in sella a uno scooter. Tutti e sei erano arrivati due giorni prima a bordo di un Hercules C-13o britannico. Insieme a loro erano arrivati razzi per il decollo assistito, tutta l'attrezzatura necessaria a mantenere

il Buccaneer in perfetta efficienza nella sua nuova funzione, e le importantissime munizioni per i cannoni Aden. Tra i sei, che adesso godevano di una pensione molto pi alta di quella che spettava loro sei mesi prima, c'erano un montatore, un armiere, un esperto di avionica, un tecnico di comunicazioni radio, un tracciatore di rotta e il controllore di volo che lo aveva appena assistito nell'atterraggio.
La maggior parte delle missioni che li aspettavano si sarebbe compiuta al buio, sia atterraggi che decolli, pi difficili con l'oscurit, ma avevano altre due settimane di tempo per esercitarsi. Per il momento, lo accompagnarono al suo alloggio, dove lo aspettava il suo bagaglio. Poi and in sala mensa a conoscere i suoi colleghi istruttori brasiliani e i cadetti. Il nuovo comandante e il suo "pezzo da museo" erano arrivati. Dopo quattro settimane di lezioni teoriche e di familiarizzazione con l'aereo, i giovani erano impazienti di effettuare il primo volo con l'istruttore sull'aereo a doppi comandi, la mattina seguente.
In confronto ai semplici Tucano da addestramento, l'ex bombardiere della Marina era impressionante. Presto, per, fu rimorchiato nell'hangar, al sicuro dietro i portelloni di acciaio. Quel pomeriggio fu rifornito di carburante, vennero montati i razzi e armate le gondole dei cannoni. La familiarizzazione notturna sarebbe avvenuta due notti dopo. I pochi passeggeri scesi dall'aereo proveniente da Santiago e diretti al terminal non videro nulla.
Quella sera, Cal Dexter chiam da Washington ed ebbe una breve conversazione con il maggiore Mendoza, durante la quale, in risposta alla prevedibile domanda, gli disse di pazientare. Non avrebbe dovuto attendere a lungo.
Julio Luz si sforzava di comportarsi normalmente. Aveva giurato a Roberto Crdenas di mantenere il segreto, ma l'idea di ingannare il Don, anche solo con la sua reticenza, lo terrorizzava. Lo terrorizzavano entrambi.
Riprese i suoi viaggi bisettimanali a Madrid come se niente fosse successo. In quel viaggio, il primo dopo la sua puntata a New York e un'altra terribile ora passata a rapporto da Crdenas, venne nuovamente seguito. Non si accorse, come peraltro i dirigenti dell'albergo Villa Real, che la sua solita stanza era
stata messa sotto controllo da due uomini dell'FBI agli ordini di Cal Dexter. Ogni rumore che faceva veniva ascoltato da un altro cliente che aveva preso una stanza due piani sopra la sua.
L'uomo se ne stava pazientemente seduto con gli auricolari nelle orecchie benedicendo l'ex tunnel rat che lo aveva piazzato in una comoda stanza d'albergo anzich nell'abituale luogo di appostamento destinato alle intercettazioni: un furgone soffocante fermo in un parcheggio, puzzolente di caff rancido e senza servizi. Quando l'obiettivo era fuori, in banca, a cena o a colazione, poteva rilassarsi guardando la tiv o leggendo i fumetti dell`International Herald Tribune" preso gi nell'atrio. Quella mattina, per, il giorno della partenza dell'obiettivo verso l'aeroporto, ascoltava attentamente, con il cellulare stretto nella mano sinistra.	
Il medico curante dell'avvocato avrebbe ben compreso il persistente problema che affliggeva il suo paziente di mezza et. I continui viaggi transoceanici gli avevano scombinato l'intestino, causandogli una grave stitichezza. Per questo portava sempre con s la sua scorta di sciroppo di fichi. Questo lo avevano scoperto nel corso di un'incursione nella sua stanza mentre lui si trovava alla banca.
Dopo aver ordinato una teiera di Earl Grey, si ritir nella stanza da bagno rivestita di marmo e da l  nell'adiacente gabinetto, dove attese pazientemente che la natura facesse il suo corso. La seduta richiese una decina di minuti. In quel lasso di tempo, con la porta chiusa, non poteva sentire cosa accadeva nella sua stanza. Fu allora che l'uomo in ascolto fece la sua telefonata.
La mattina in questione, la stanza di julio Luz venne violata nel pi religioso silenzio. Ovviamente il codice veniva cambiato a ogni nuovo occupante, ma questo non bast a fermare lo scassinatore che Cal Dexter aveva nuovamente portato con s. La moquette folta attutiva anche il minimo rumore di passi. Dexter attravers la stanza fino al cassettone su cui era posata la valigetta portadocumenti. Sperava che la combinazione fosse sempre la stessa, e cos  fu. Era sempre il numero di tessera dell'ordine degli avvocati. La apr, fece quello che doveva fare, e nel giro di pochi secondi la richiuse. Fece scattare i numeri nella posizione in cui li aveva trovati. Poi usc Dietro la porta, seduto sul gabinetto, il senior julio Luz aveva il suo daffare.

Avrebbe potuto arrivare fino alla sala partenze della prima classe senza aprire la valigetta, se solo avesse avuto il biglietto nella tasca della giacca. Ma lo aveva messo nel portadocumenti di viaggio nella tasca del coperchio della valigetta. cos , mentre al bancone gli stampavano il conto, apr la valigetta per prenderlo.
Se lo shock nel ricevere la telefonata del ministro degli Esteri colombiano dieci giorni prima era stato grande, questo fu devastante. Si sent mancare e pens che stesse per venirgli un attacco di cuore. Ignorando il dipendente dell'albergo che gli porgeva il conto, and a sedersi su una poltrona dell'atrio, con la valigetta posata in grembo, e rimase a fissare il pavimento. Un fattorino fu costretto a chiamarlo tre volte per dirgli che la limousine era pronta. Alla fine scese le scale, malfermo sulle gambe, e sal  in macchina. Mentre la vettura si allontanava, si volt a guardare. Lo stavano seguendo? Sarebbe stato arrestato, trascinato via e rinchiuso in una cella per essere sottoposto a un terzo grado?
In realt, non avrebbe potuto essere pi al sicuro di cos Gli uomini che lo avevano seguito fin dal suo arrivo in Spagna e per tutto il suo soggiorno adesso lo stavano scortando all'aeroporto. Quando la limousine si lasci alle spalle la citt, guard di nuovo, caso mai si fosse trattato di un'illusione ottica. No, non era un'illusione ottica. Era proprio l , in bella vista, sopra a tutto. Una busta color avorio. Sopra c'era scritto semplicemente
`pap .
La Balmoral con il suo equipaggio inglese si trovava a una cinquantina di miglia da Ascensione quando si incontr con la nave ausiliaria. Come gran parte delle ausiliarie pi vecchie della flotta inglese, anche questa portava il nome di un cavaliere della Tavola Rotonda: Sir Gawain. Era quasi giunta alla fine di una lunga e onorata carriera nelle operazioni di rifornimento in mare.
Lontano da occhi indiscreti, le due navi operarono il trasferimento e gli uomini dell'sBS salirono a bordo:
Lo Special Boat Service, la cui base, poco conosciuta, si trova sulla costa del Dorset,  un corpo molto meno numeroso dei SEAL della Marina statunitense. Raramente ha avuto in servizio attivo pi di duecento uomini. Nonostante il novanta per cento di essi provenga dai Royal Marines, come i cugini americani gli
uomini dell'sBS operano a terra, in mare e in aria, su montagne, deserti, giungle, fiumi e mare aperto. E agiscono in gruppi di sedici uomini.
II responsabile della missione era il maggiore Ben Pickering, gallese, un veterano con oltre vent'anni di servizio. Aveva fatto parte della piccola squadra che aveva assistito al massacro dei prigionieri talebani da parte dell'Alleanza del Nord, avvenuto nel forte di Qala-i Jangi, nel nord dell'Afganistan, durante l'inverno del 1991. Allora era ancora un ragazzo. Sdraiato a pancia in gi sul muro della fortezza aveva assistito al bagno di sangue compiuto dagli uzbechi del generale Dostum, che avevano massacrato i prigionieri in seguito alla rivolta talebana.
Uno dei due operativi della CIA presenti, johnny "Mike" Spann, era gi stato ucciso dai prigionieri talebani, e il suo collega Dave Tyson era stato rapito. Ben Pickering e altri due si lanciarono nell'inferno, tagliarono la gola ai tre talebani che tenevano prigioniero l'americano e lo trascinarono fuori di l
Successivamente, il maggiore Pickering aveva prestato servizio in Iraq, una seconda volta in Afghanistan e Sierra Leone. Aveva anche molta esperienza nell'intercettazione di carichi illegali in mare, ma non aveva mai comandato prima di allora una squadra imbarcata su una nave civetta, poich dai tempi della seconda guerra mondiale non erano pi state impiegate.
Quando Cal Dexter, fingendosi un dipendente del Pentagono, gli aveva spiegato la missione alla base dell'sbs, Pickering si era consultato con il suo comandante e con gli armieri per capire di cosa avrebbero avuto bisogno.
Per le intercettazioni in mare aveva scelto due gommoni a chiglia rigida da otto metri e mezzo, chiamati RIs, optando per la versione "artica". Potevano portare otto uomini seduti a coppie dietro il comandante, pi il timoniere. Ma avrebbe portato anche due esperti delle squadre di perquisizione delle dogane di Sua Maest e due cani antidroga. Avrebbero seguito il gommone d'assalto a velocit pi moderata per non spaventare i cani.
Gli uomini delle squadre di perquisizione erano abilissimi nell'individuare compartimenti segreti, si infilavano nelle sentine, scoprivano ogni trucco mirato a nascondere carichi illegali. I cani erano cocker spaniel, addestrati non solo a scoprire l'odore del cloridrato di cocaina attraverso parecchi strati di tessuto,

ma a rilevare cambiamenti nell'odore dell'aria. Una sentina che  stata aperta di recente ha un odore diverso da una che  chiusa da mesi.
Il maggiore Pickering, che aveva raggiunto il capitano della Balmoral sull'ala di plancia, vide i suoi gommoni oscillare dolcemente sopra il ponte della rinfusiera. Quindi l'albero di carico della Balmoral li cal dentro la stiva.
Dei quattro squadroni operativi dell'sBS, l'ufficiale gallese aveva con s un'unit dello Squadrone M, specializzato nel controterrorismo marittimo. Erano gli uomini che salirono a bordo dopo i gommoni, seguiti dalla loro attrezzatura.
Si trattava di un'attrezzatura voluminosa e comprendeva fucili di precisione, pistole, equipaggiamento subacqueo, indumenti resistenti alle intemperie, grappini d'arrembaggio, scale da assalto e una tonnellata di munizioni. Pi due americani addetti alle comunicazioni per tenere i contatti con Washington.
Il personale di supporto consisteva di armieri e tecnici incaricati di mantenere i gommoni in condizioni perfette, e due piloti di elicottero del corpo d'aviazione dell'Esercito accompagnati dai loro tecnici della manutenzione che si sarebbero occupati del piccolo elicottero che venne caricato per ultimo. Era un Little Bird di fabbricazione americana.
La Marina britannica avrebbe forse preferito un Sea King o magari un Lynx, ma il problema erano le dimensioni della stiva. Con le pale dei rotori aperte, gli elicotteri pi grandi non sarebbero potuti passare attraverso i portelloni che permettevano loro di emergere sul ponte dall'hangar sottocoperta. Il Little Bird, invece, ci passava. Poich il rotore principale misurava circa otto metri di diametro, il velivolo poteva tranquillamente passare attraverso il portellone, largo poco pi di dodici metri.
L'elicottero, per, non pot essere issato a bordo. Liberato dai teli protettivi sotto i quali era arrivato fino all'isola di Ascensione, si lev in volo dal ponte di prua della Sir Gawain, gir in tondo due volte e si pos sul boccaporto di prua chiuso della Balmoral. Quando i rotori smisero di girare, il piccolo elicottero venne sollevato dall'albero di carico e calato con cautela nella stiva modificata, dove venne assicurato alla piattaforma elevabile.
Quando, finalmente, non ci fu pi nulla da trasbordare e i serbatoi della Balmoral furono nuovamente pieni di carburan
te, le due navi si separarono. La nave ausiliaria se ne sarebbe tornata a nord, verso l'Europa, mentre la nave civetta dalla rinnovata pericolosit, si sarebbe diretta verso la sua prima area di pattugliamento a nord delle isole di Capo Verde, nel mezzo dell'Atlantico, a met strada tra il Brasile e la serie di stati fantoccio che si affacciavano sulla costa occidentale dell'Africa.
Il Cobra aveva idealmente diviso l'Atlantico in due parti con una linea che andava da Tobago, passando a est delle Antille, fino all'Islanda. A ovest di quella linea c'era, sulla base della destinazione della cocaina, la zona operativa USA. A est della linea c'era la zona operativa Europa. La Balmoral avrebbe coperto l'Atlantico. La Chesapeake, che stava per incontrarsi con la stia nave ausiliaria al largo di Portorico, avrebbe pattugliato i Caraibi.

Roberto Crdenas fissava la lettera. L'aveva letta almeno una decina di volte. In un angolo, Julio Luz, aspettava e tremava.
"E' di quel bastardo, de Vega?" chiese timidamente l'avvocato. Stava seriamente cominciando a chiedersi se sarebbe uscito vivo da quella stanza.
"Non ha niente a che fare con de Vega."
Se non altro la lettera spiegava, senza dirlo esplicitamente, cosa era successo a sua figlia. Non ci sarebbe stata alcuna vendetta nei confronti di de Vega. Non esisteva nessun de Vega. Non era mai esistito. Non c'era nessun addetto ai bagagli dell'aeroporto di Barajas che aveva scelto la valigia sbagliata in cui piazzare la cocaina. Non c'era mai stato. L'unica cosa reale erano vent'anni in una galera americana per la sua Letizia. Il messaggio contenuto nella busta simile a quelle che lui era solito inviare era semplice. Diceva:
Credo che dovremmo parlare di sua figlia Letizia. Domenica prossima, alle quattro, sar al Santa Clara Hotel di Cartagena, nella mia suite, sotto il nome di Smith. Sar solo e disarmato.
Aspetter un'ora. La prego di venire.

9
I SEAL della Marina americana si imbarcarono sulla loro nave civetta un centinaio di miglia a nord di Portorico, dove la nave ausiliaria era stata a sua volta rifornita presso la base americana dell'isola, a Roosevelt Roads.
I SEAL sono almeno quattro volte pi numerosi dei britannici dell'SBS. Il corpo da cui dipendono, il Naval Special Warfare Command, conta duemilacinquecento uomini, dei quali solo meno di un migliaio ricoprono ruoli operativi, mentre i restanti appartengono a unit di supporto.
Coloro che possono fregiarsi dell'ambito stemma con il tridente dei sEAL sono divisi in otto gruppi, ognuno composto di tre plotoni di una quarantina di uomini. Il plotone assegnato alla Chesapeake contava una ventina di uomini e proveniva dal Team 2 del gruppo East Coast, con base a Little Creek, Virginia Beach.
Li comandava il capitano di corvetta Casey Dixon che, come l'omologo britannico a bordo della Balmoral, era un veterano. Era ancora un giovane guardiamarina quando aveva partecipato all'Operazione Anaconda. Mentre il britannico assisteva in Afghanistan all'eccidio di Qala-i-Jangi, il guardiamarina Dixon era impegnato a dare la caccia agli uomini di Al Qaeda sulle montagne di Tora Bora, quando le cose si erano messe molto male.
Dixon faceva parte di un plotone che stava per atterrare su un pianoro sulle montagne, quando il Chinook che li trasportava era stato colpito da raffiche di mitragliatrice sparate da un punto nascosto tra le rocce. L'enorme elicottero, colpito a morte, si era
inclinato bruscamente mentre il pilota cercava di mantenere il controllo. Uno degli uomini scivol sul liquido idraulico che inondava il pavimento e venne sbalzato fuori dalla rampa di coda nella gelida oscurit. Solo il cavo di sicurezza gli imped di cadere.
Ma un sEAL che si trovava vicino a lui, il secondo nostromo Neil Roberts, tent di afferrarlo e, a sua volta, scivol fuori. Lui non era legato e precipit sulle rocce, pochi metri pi sotto. Casey Dixon cerc di agguantare Roberts per il gilet tattico, lo manc per un pelo e lo vide cadere.
Il pilota recuper il controllo dell'elicottero, non abbastanza da salvarlo, ma abbastanza per portarlo qualche chilometro pi in l, a distanza di sicurezza dal fuoco nemico. Roberts rimase solo sulle rocce, circondato da una ventina di uomini di Al Qaeda. I SEAL si fanno un punto d'onore nel non abbandonare mai un compagno, vivo o morto che sia. Dixon e gli altri salirono su un altro Chinook e tornarono a cercarlo, prendendo a bordo anche una squadra di Berretti Verdi e una di sAS, lo Special Air Service britannico. Ci che accadde dopo  entrato a far parte della leggenda dei sEAL.
Neil Roberts attiv il suo segnalatore per far capire ai compagni che era vivo. Si rese conto che il nido di mitragliatrici era ancora attivo e pronto a colpire chiunque fosse arrivato dal cielo per salvarlo. Con le granate neutralizz i mitraglieri ma, cos  facendo, trad la propria posizione. Gli uomini di Al Qaeda andarono a cercarlo. Roberts vendette cara la pelle, lottando fino all'ultimo, e mor con il coltello da combattimento stretto in pugno.
Quando arrivarono i soccorritori, per Roberts non c'era pi nulla da fare, ma gli uomini di Al Qaeda erano ancora l Seguirono otto ore di combattimenti ravvicinati tra le rocce, mentre centinaia di guerriglieri si riversavano sulla zona in aiuto dei sessanta che avevano teso l'imboscata al Chinook. Sei Berretti Verdi morirono, e due SEAL rimasero gravemente feriti. Ma la mattina dopo si contavano trecento morti tra gli uomini di Al Qaeda. Gli americani deceduti vennero tutti riportati a casa, compreso Neil Roberts.
Casey Dixon port personalmente il corpo del compagno all'elicottero destinato all'evacuazione e, poich era stato ferito a una coscia, torn anch'egli negli Stati Uniti e pot assistere alla cerimonia funebre che si tenne la settimana seguente nella cappella della base a Little Creek. Da allora, ogni volta che gli cadeva lo sguardo sulla cicatrice frastagliata alla coscia destra, ripensava a quella terribile notte tra gli anfratti di Tora Bora.
Nove anni dopo, a est di Turks e Caicos, osservava nell'aria tiepida della sera il trasbordo dei suoi uomini e dell'equipaggiamento dalla nave ausiliaria alla loro nuova casa, la vecchia rinfusiera adesso ribattezzata Chesapeake. Sopra di loro, un EP-3 partito da Roosevelt Roads per pattugliare la zona, conferm che il mare era sgombro. Nessuno li stava osservando.
Per un attacco dal mare, Dixon aveva scelto un RHIB, un grosso gommone a chiglia rigida da undici metri. Con il mare calmo era in grado di trasportare l'intero plotone a una velocit di quaranta nodi. Aveva portato anche due piccoli Zodiac, classificati come Combat Rubber Raiding Craft o cRRC. Lunghi solo cinque metri, erano altrettanto veloci e potevano portare comodamente quattro uomini armati.
Stavano salendo a bordo della Chesapeake anche due esperti in perquisizioni navali della guardia costiera, due agenti della dogana con i loro cani e due addetti alle comunicazioni provenienti dal quartier generale del comando. In attesa sulla piattaforma a poppa della nave ausiliaria, c'erano i due piloti della Marina. Erano a bordo del loro Little Bird, un mezzo che  sEAL avevano visto raramente e mai utilizzato prima di allora.
Quando usavano elicotteri, si trattava sempre dei nuovi Knighthawk della Sikorsky. Ma come nel caso della Balmoral, il piccolo elicottero era l'unico che riuscisse a entrare nella stiva.
Tra l'attrezzatura che veniva caricata sulla nave c'erano anche i soliti mitragliatori Heckler & Koch mp5 di fabbricazione tedesca, l'arma d'elezione dei sEAL per i combattimenti ravvicinati, attrezzature subacquee, gli autorespiratori Drger, fucili di precisione per i quattro tiratori scelti e una gran quantit di munizioni.
Man mano che la luce scemava, l'EP-3 che continuava a girare sulle loro teste li inform che il mare era ancora sgombro. Il Little Bird si lev in volo, gir in tondo come una vespa infuriata, quindi si pos sulla Chesapeake. Quando i rotori si fermarono, l'albero di carico lo cal dentro la stiva. I portelloni scivolarono lisci come l'olio sulle loro corsie e si richiusero sulle stive, proteggendole dalla pioggia e dagli spruzzi di acqua salata.
Le due navi si separarono e l'ausiliaria si allontan nell'oscurit. Dal ponte di comando qualche burlone invi un messaggio in codice con la lampada di segnalazione Aldis, una tecnologia risalente almeno a un secolo prima. Sul ponte di comando della Chesapeake fu il capitano a decodificarlo. Diceva: "Buon viaggio".
Durante la notte, la Chesapeake scivol tra le isole, entrando nella sua zona di pattugliamento, il bacino dei Caraibi e il Golfo del Messico. Chiunque avesse fatto una ricerca su Internet avrebbe scoperto che si trattava di una nave adibita al trasporto di granaglie che portava grano dal golfo di San Lorenzo alle bocche affamate del Sudamerica.
Sottocoperta i sEAL pulivano e controllavano le armi per l'ennesima volta; i tecnici preparavano i fuoribordo e l'elicottero per renderli operativi; i cuochi erano impegnati a riempire dispense e frigoriferi, oltre che ad approntare la cena, mentre gli addetti alle comunicazioni stavano sintonizzando i loro strumenti su un canale segreto e criptato che trasmetteva da uno squallido magazzino di Anacostia.
La chiamata che aspettavano avrebbe potuto arrivare da l  a dieci settimane, dieci giorni o dieci minuti. E quando fosse arrivata, loro volevano essere pronti.

L'Hotel Santa Clara  un albergo di lusso nel cuore del centro storico di Cartagena, nato dalla ristrutturazione di un antichissimo convento di suore. Cal Dexter aveva ricevuto una cartina particolareggiata dall'agente del socA che lavorava sotto copertura come insegnante all'accademia navale. Dopo aver studiato attentamente la planimetria, Dexter aveva insistito perch gli venisse assegnata una determinata suite.
Si registr come signor Smith poco dopo mezzogiorno della domenica stabilita. Perfettamente consapevole della presenza di cinque loschi figuri seduti ai tavoli o impegnati a leggere comunicazioni affisse nella bacheca dell'atrio, consum un pranzo leggero nel cortile interno, all'ombra degli alberi. Mentre mangiava, un tucano si stacc da un ramo e venne a posarsi sulla sedia di fronte alla sua.
"Amico, ho idea che in questo posto tu sia molto pi al sicuro di me" osserv a mezza voce il signor Smith. Finito di mangiate, firm il conto, addebitandolo sulla camera, e sal  con l'ascensore all'ultimo piano. Aveva fatto in modo che si vedesse che era l , e che era solo.
Devereaux, in una rara dimostrazione di premura, gli aveva suggerito di portare con s come rinforzo i Berretti Verdi di Fort Clark, ma Dexter aveva rifiutato.
"Per quanto bravi, non sono invisibili" aveva detto. "Se Crdenas dovesse accorgersi di loro, non si far vedere. Penser che sono l  per ucciderlo o per rapirlo."
Mentre usciva dall'ascensore al quinto e ultimo piano e si dirigeva verso il ballatoio esterno che portava alla sua suite, era consapevole, anche lui come il suo capo, di aver ottemperato a un consiglio di Sun Tzu. Fa' sempre in modo che il nemico ti sottovaluti.
Giunto davanti alla sua stanza vide, pi avanti sul ballatoio, un uomo con un secchio e uno straccio per lavare i pavimenti. Un po' ingenua, come copertura. A Cartagena sono le donne a occuparsi delle pulizie. Entr. Sapeva cosa avrebbe trovato, aveva gi visto le foto: una stanza grande e spaziosa rinfrescata dall'impianto di aria condizionata, pavimento di piastrelle, mobili di quercia scura e una grande portafinestra che dava sulla terrazza. Erano le tre e mezza.
Spense il condizionatore, apr le tende e la portafinestra e usc sulla terrazza. Sopra di lui c'era l'azzurro del cielo primaverile. Dietro la sua testa, un metro pi su, la grondaia e il tetto di tegole rosse. Cinque piani pi in basso, la piscina scintillava. Con un tuffo sarebbe potuto forse arrivare nella parte meno profonda, ma pi probabilmente si sarebbe schiantato sulle lastre di pietra. E comunque, non era quello che aveva in mente.
Torn nella sua stanza, prese una poltrona con lo schienale alto e la sistem in modo da avere la portafinestra accanto e una buona visuale della porta. Poi attravers la stanza, apr la porta che, come tutte le porte degli alberghi si richiudeva automaticamente, spinta da una molla, la blocc in modo che restasse appena socchiusa e torn alla sua poltrona, dove rimase ad aspettare. Alle quattro in punto la porta si spalanc. Roberto Crdenas, potente criminale e pluriomicida, era fermo sulla soglia, incorniciato contro il cielo azzurro.
"Senior Crdenas. Entri, la prego. Si accomodi."
II padre della giovane donna rinchiusa in un centro di detenzione a New York mosse un passo in avanti. La porta si richiuse e la serratura di bronzo scatt. Ci sarebbe voluta la giusta tessera magnetica oppure un ariete per aprirla da fuori.
A Dexter il colombiano ricordava un carro armato su gambe. Corpulento, granitico, dava l'impressione di essere inamovibile. Avr avuto una cinquantina d'anni ma era un ammasso di muscoli, e il suo volto pareva quello di una sanguinaria divinit azteca.
A Crdenas avevano detto che l'uomo che aveva intercettato il suo emissario a Madrid e gli aveva inviato una lettera sarebbe stato solo e disarmato, ma, ovviamente, lui non ci credeva. I suoi uomini avevano passato al setaccio l'albergo e i dintorni fin dall'alba. Il colombiano aveva una Glock 9 mm infilata in cintura, sulla schiena, e un coltello affilatissimo assicurato al polpaccio della gamba destra. Frug la stanza con gli occhi alla ricerca di una trappola, quasi si aspettasse di trovarvi una squadra di americani in agguato.
Dexter aveva lasciato la porta del bagno aperta, ma Crdenas volle comunque darci un'occhiata. Era vuoto. Guard Dexter come un toro che nell'arena vede che il suo nemico  piccolo e debole, e non riesce a capire come mai si trovi l  senza alcuna protezione. Dexter indic l'altra poltrona con la mano e si rivolse al visitatore in spagnolo.
"Come sappiamo entrambi, vi sono volte in cui la violenza funziona. Non  il nostro caso. Parliamo. Si sieda, la prego."
Senza distogliere lo sguardo dall'americano, Crdenas sedette lentamente sulla poltrona imbottita. La pistola infilata nella cintura lo costringeva a stare leggermente sporto in avanti. A Dexter la cosa non sfugg
"Lei ha mia figlia." Non era portato per i convenevoli.
"Le autorit di polizia di New York hanno sua figlia."
"Sar meglio per lei che stia bene."
Julio Luz, terrorizzato al punto da rischiare di farsela addosso, gli aveva riferito quanto Boseman Barrow aveva detto di alcuni dei penitenziari femminili.
"Sta bene, senior. Angosciata, naturalmente, ma non ha subito maltrattamenti. E' trattenuta a Brooklyn, dove le condizioni sono

pi accettabili. A dire il vero,  tenuta sotto sorveglianza per il timore che possa suicidarsi..."
Lev una mano per fermare Crdenas che gi si stava alzando dalla poltrona, furibondo.
"Ma  solo un espediente. In questo modo pu avere una cella singola nell'infermeria. Non  necessario che stia insieme alle altre detenute, insieme alla feccia, per cos  dire."
L'uomo venuto dai bassifondi, passato dal barrio a una posizione di rilievo all'interno del cartello che controllava tutto il traffico di cocaina nel mondo, fissava Dexter senza riuscire a decifrarlo.
"Tu sei pazzo, gringo. Questa  la mia citt. Potrei farti fuori, qui, adesso. Senza problemi. Qualche ora insieme a me e mi implorerai di fare una telefonata. La vita di mia figlia in cambio della tua."
"Vero. Lo farei. Il problema  che le persone dall'altra parte non accetterebbero mai. Hanno ordini ben precisi. Lei pi di chiunque altro conosce le regole dell'obbedienza assoluta. Io sono solo una pedina priva di valore. Non ci sarebbe nessuno scambio. E Letizia verrebbe trasferita su a nord."
Gli occhi neri pieni d'odio non ebbero neppure un guizzo, ma il messaggio era arrivato.
L'idea che quell'uomo asciutto dai capelli grigi non fosse una pedina ma una figura di peso non lo sfior neppure. Lui non si sarebbe mai avventurato in territorio nemico solo e disarmato, quindi perch avrebbe dovuto farlo l'americano? Un rapimento non sarebbe servito a nulla, n in un verso n nell'altro. Lui non sarebbe stato rapito ed era inutile rapire l'americano.
Crdenas ripens a quanto gli aveva riferito Luz a proposito del parere di Barrow. Vent'anni, una condanna esemplare. Nessuna difesa possibile, un caso blindato, nessun Domingo de Vega cui addossare la colpa.
Mentre lui pensava, Cal Dexter sollev la mano destra per grattarsi il petto. Per un attimo le sue dita si infilarono sotto il bavero della giacca. Crdenas scatt in avanti, pronto a estrarre la Glock. Il signor Smith sorrise con aria contrita.
"Zanzare" spieg. "Non mi danno tregua."
A Crdenas non interessava. Quando la mano destra si abbass, si tranquillizz. Non sarebbe stato altrettanto rilassato se
avesse saputo che le dita dell'uomo avevano sfiorato il sensibilissimo pulsante di attivazione di una sottilissima trasmittente assicurata alla tasca interna.
"Cosa vuoi, gringo?"
"Be'" rispose Dexter, indifferente alla manifesta scortesia dell'altro. "In mancanza di elementi nuovi, le persone sopra di me non sono in grado di fermare la macchina della giustizia. A New York non  possibile. Non la si pu comprare n intralciare. Presto, anche il trattamento particolare riservato a Letizia per tenerla a Brooklyn al riparo dai guai dovr essere sospeso."
"E' innocente. Tu lo sai come lo so io. Vuoi dei soldi? Ti render ricco. Falla uscire. La rivoglio qui."
"Naturale. Ma, come ho detto, io sono soltanto una pedina. Forse, per, un modo c'."	.
"Spiegati."
"Se l'uDyco a Madrid dovesse scoprire un addetto ai bagagli corrotto e questi facesse una confessione piena e confermata in cui dice di aver scelto una valigia a caso tra quelle che avevano passato i controlli di sicurezza e di avervi inserito la cocaina perch un collega la recuperasse a New York, in quel caso il suo avvocato potrebbe chiedere un'udienza anticipata. Sarebbe difficile per qualunque giudice di New York non far cadere le accuse. Proseguire sarebbe come rifiutarsi di credere ai nostri amici spagnoli al di l dell'Atlantico. Francamente, ritengo che questa sia l'unica strada percorribile."
Vi fu un improvviso brontolio sordo come quando nubi di tempesta si addensano rapide all'orizzonte.
"Questo... addetto ai bagagli... potrebbe essere scoperto e costretto a confessare?"
"E' possibile. Dipende da lei, senior Crdenas."
Il brontolio si fece pi forte. Poi mut in un pi nitido e ritmato pulsare. Crdenas ripet la domanda.
"Cosa vuoi, gringo?"
"Penso che lei lo sappia gi. Vuole fare uno scambio? Facciamolo. Cos'ha da dare in cambio di Letizia?"
Dexter si alz, gett un biglietto da visita per terra, usc sulla terrazza e svolt a sinistra. La biscaglina in cavo di acciaio scese dietro l'angolo del tetto, agitata dalla corrente d'aria. Saltando sulla balaustra, pens: "Sono troppo vecchio per queste cose", poi cominci a salire qualche piolo. Nonostante il rumore dei rotori sent che Crdenas stava uscendo sulla terrazza. Attese il proiettile in mezzo alla schiena, ma non arriv. Perlomeno, non in tempo. Se anche Crdenas avesse fatto fuoco, Dexter non lo avrebbe udito. Sent il cavo d'acciaio ferirgli i palmi delle mani. L'uomo sopra di lui spar all'interno del Blackhawk che part verso l'alto come un razzo.
Qualche secondo dopo Dexter venne depositato sulla spiaggia che si trovava oltre le mura del Santa Clara. Il Blackhawk si pos a terra mentre alcune persone che portavano a spasso il cane osservavano allibite la scena. Dexter sal  con un balzo e l'elicottero si alz nuovamente. Venti minuti dopo era di ritorno alla base.
Don Diego Esteban si vantava di gestire la Fratellanza come una delle aziende pi prospere del pianeta. Talvolta indulgeva all'idea che a governare fosse il direttivo, e non lui da solo, ma era un'evidente falsit. Incurante degli enormi disagi cui sottoponeva i suoi colleghi, costretti a viaggi di due giorni per seminare gli agenti del colonnello Dos Rjos, insisteva nel tenere una riunione ogni tre mesi.
Era sua abitudine comunicare in quale delle sue haciendas si sarebbe tenuta la riunione per voce di un suo emissario, e si aspettava che i colleghi vi arrivassero senza essere stati seguiti. I tempi di Pablo Escobar, quando met della polizia era sul libro paga del cartello, erano finiti da tempo. Il colonnello Dos Rjos era un mastino incorruttibile, e il Don lo odiava e al tempo stesso lo rispettava.
La riunione estiva si teneva sempre alla fine di giugno. Convoc i suoi sei colleghi, tutti tranne Paco Valdez, El Animal, che veniva chiamato soltanto quando vi erano da affrontare problemi di disciplina interna. In quell'occasione non ce n'erano.
Il Don apprese con soddisfazione che la produzione era in crescita e senza nessun aumento di spesa. Il responsabile del settore, Emilio Snchez, gli garant che poteva essere prodotta una quantit di pasta sufficiente a soddisfare qualunque necessit degli altri settori del cartello.
Rodrigo Prez lo rassicur che i furti prima dell'esportazione erano stati ridotti grazie alle punizioni esemplari inflitte a co
loro che avevano creduto di poter truffare il cartello. L'esercito privato, reclutato principalmente tra gli ex terroristi delle FARC, rispondeva bene.
Don Diego, ospite premuroso, vers personalmente dell'altro vino nel bicchiere di Prez. Un vero onore.
Julio Luz, l'avvocato-banchiere che non riusciva a costringersi a guardare Roberto Crdenas negli occhi, rifer che le dieci banche sparse per il mondo che lo aiutavano a riciclare miliardi di euro e di dollari erano ben contente di continuare a farlo e non erano state infiltrate e neppure sospettate dalle autorit di controllo.
Jos Marja Largo aveva notizie ancora migliori dal fronte del commerciale. La domanda sia negli Stati Uniti che in Europa stava aumentando a livelli mai visti. Le quaranta organizzazioni che facevano affari con il cartello avevano piazzato ordini pi consistenti del solito.
Due grosse gang, in Spagna e in Gran Bretagna, erano state sgominate, tutti i membri processati e condannati. Ma erano state subito rimpiazzate da nuovi arrivati. Nel prossimo anno la domanda avrebbe raggiunto livelli ancora pi alti. Quando produsse i tabulati con le cifre, tutti si sporsero in avanti per vedere. Avrebbe avuto bisogno di un minimo di trecento tonnellate di cocaina pura per ciascun continente.
Questo richiam l'attenzione sui due uomini che avevano il compito di garantire questi arrivi. Probabilmente fu un errore trascurare Roberto Crdenas, la cui rete internazionale di funzionari a libro paga in porti, aeroporti e dogane era fondamentale. Ma al Don quell'uomo proprio non piaceva. Assegn il ruolo di star ad Alfredo Surez, il maestro del trasporto dalla Colombia ai compratori del nord del mondo. Surez si gonfi come un pavone e non fece nulla per nascondere il proprio servilismo nei confronti del Don.
"Considerato quanto abbiamo appena sentito, non ho alcun dubbio che si possa arrivare alle seicento tonnellate consegnate. Se il nostro amico Emilio ne produrr effettivamente ottocento, significherebbe avere un margine del venticinque per cento per le perdite dovute a sequestri, furto o incidenti in mare. Io non ho mai perso una percentuale cos  alta di merce.
"Abbiamo pi di cento navi servite da oltre un migliaio di imbarcazioni pi piccole. Alcune delle nostre navi sono grossi

mercantili che imbarcano il carico in mare aperto e lo scaricano prima dell'arrivo. Altre lo trasportano da banchina a banchina, assistite all'arrivo e alla partenza da funzionari che sono sul libro paga del nostro amico Roberto.
"Alcune trasportano container, utilizzati in tutto il mondo per la movimentazione di merci di ogni genere, compresa la nostra. Altre si servono di compartimenti segreti creati da quel bravo saldatore di Cartagena morto qualche mese fa, di cui in questo momento mi sfugge il nome."
"Cortez" grugn Crdenas, che veniva proprio da quella citt. "Si chiamava Cortez."
"Giusto. Be', comunque sia... poi ci sono le imbarcazioni pi piccole, le rinfusiere, i pescherecci, gli yacht privati. Tra tutte trasportano quasi un centinaio di tonnellate l'anno. Infine ci sono i cinquanta e pi piloti che portano la merce a destinazione o la lanciano in luoghi predeterminati.
"Alcuni volano in Messico per consegnarla ai nostri amici messicani che trasportano la merce oltre il confine, negli Stati Uniti. Altri vanno direttamente alle innumerevoli baie e insenature che si trovano lungo la costa sudorientale degli Stati Uniti. Il terzo gruppo vola fino all'Africa occidentale."
"C' stato qualche cambiamento di rilievo dall'anno scorso?" chiese Don Diego. "Non ci  piaciuta la sorte toccata ai nostri sottomarini. Un grosso investimento andato completamente perso."
Surez deglut Ricordava bene cosa era successo al suo predecessore che aveva caldeggiato l'utilizzo dei sottomarini e di un esercito di corrieri. La Marina colombiana aveva scoperto e distrutto tutti i sommergibili mentre le nuove apparecchiature a raggi X impiegate negli aeroporti stavano riducendo del cinquanta per cento il successo del contrabbando tramite ovuli ingeriti.
"Don Diego, certe procedure non sono quasi pi usate. Come lei sa, un sommergibile  stato intercettato nel Pacifico, al largo del Guatemala, costretto a riemergere e l'equipaggio arrestato. Abbiamo perso dodici tonnellate. Per quanto riguarda il resto, sto diminuendo l'uso di corrieri con un solo chilo.
"Sto puntando a cento spedizioni per ogni continente, con una media di tre tonnellate a carico. Le garantisco, Don, di poter consegnare in tutta tranquillit trecento tonnellate per continente al netto di un dieci per cento confiscato e di un cinque per cento
perso in mare. E' un margine ben lontano dal venticinque per cento che c' tra le ottocento tonnellate prodotte e le seicento consegnate."
"Pu garantirmelo?" chiese il Don.
"S, Don Diego. Credo di s"
"La prendiamo in parola" mormor il Don e sulla sala scese il gelo. Al di l del suo atteggiamento spavaldo, Surez era terrorizzato: sapeva che la sua vita era appesa a un filo. Il Don non tollerava gli insuccessi. Il padrone di casa si alz e sorrise ai suoi ospiti.
"Prego, amici, il pranzo ci aspetta."

La piccola busta imbottita aveva un aspetto del tutto anonimo.
Arriv per raccomandata all'indirizzo del domicilio protetto in
dicato sul biglietto da visita che Cal Dexter aveva lasciato cadere
per terra nella stanza del Santa Clara di Cartagena. Conteneva
una chiavetta usa. La port a Jeremy Bishop.
"Cosa c' dentro?" chiese il mago dei computer. "Non l'avrei portata a te se lo sapessi." Bishop aggrott la fronte. "Non puoi infilarla nel tuo computer?"
Dexter era leggermente in imbarazzo. Sapeva fare molte cose
che avrebbero spedito il povero Bishop in terapia intensiva,
ma la sua padronanza dell'informatica era meno che minima.
Rimase a guardare Bishop che eseguiva per lui un'operazione
elementare.
"Nomi" disse. "Righe di nomi, quasi tutti stranieri. E citt...
aeroporti, porti, dogane. E qualifiche... sembrano tutti funzionari
di questo o quell'altro. Conti bancari. Numeri di conto, depositi.
Chi sono queste persone?"
"Tu stampale. S, nero su bianco. Sulla carta. Fa' felice questo
povero vecchio."
And a un telefono che sapeva essere ultrasicuro e chiam
un numero nel centro di Alexandria. Rispose il Cobra. "Ho la lista dei funzionari corrotti" disse.

Quella sera Jonathan Silver chiam Paul Devereaux.Il capo di gabinetto della Casa Bianca era di pessimo umore, tanto per cambiare.

"Ha avuto i suoi nove mesi" esord brusco. "Quando possiamo aspettarci una qualche azione?"
"Molto gentile da parte sua chiamare" rispose l'uomo da Alexandria, con la sua voce garbata con una punta di inflessione bostoniana. "E con un tempismo perfetto. A partire da luned prossimo."
"E cosa vedremo?"
"Inizialmente, nulla" rispose il Cobra. "E in seguito?"
"Mio caro collega, non mi sognerei mai di rovinarle la sorpresa." Detto questo, riattacc.
Nell'Ala Ovest, il capo di gabinetto si ritrov a fissare la cornetta del telefono da cui usciva un ronzio.
"Mi ha buttato gi il telefono" disse, incredulo. "Un'altra volta."
Terza parte ATTACCO

10
II caso volle che fosse l'unit dell'sBs britannico a catturare la prima preda: fu solo questione di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
Poco dopo che il Cobra aveva dichiarato ufficialmente aperta la "stagione di caccia", il Global Hawk Sam individu una nave misteriosa nella porzione di oceano controllata, subito definita "Canaglia Uno". L'inquadratura panoramica della telecamera di Sam and via via stringendosi mentre il drone scendeva a settemila metri, restando comunque invisibile. L'immagine si defin
Canaglia Uno non era abbastanza grande per rientrare tra le navi di linea o da carico presenti sul registro dei Lloyd's. Poteva essere un piccolo mercantile o una nave di piccolo cabotaggio, ma si trovava troppo lontana dalla costa. O forse era uno yacht privato, o magari un peschereccio. Qualunque cosa fosse, aveva oltrepassato longitudine 35, ed era diretta a est, verso l'Africa. E si comportava in modo strano.
Viaggiava di notte e poi spariva. C'era una sola spiegazione per questo, e cio che al sorgere del sole l'imbarcazione si fermasse, l'equipaggio la coprisse con un telone azzurro e passasse la giornata a dondolare sull'acqua, impossibile da individuare dall'alto. Quella manovra poteva significare una cosa soltanto. Al tramonto il telo veniva arrotolato e l'imbarcazione riprendeva la navigazione verso est. Sfortunatamente per Canaglia Uno, Sam era in grado di vedere anche con il buio.
A trecento miglia da Dakar, la Balmoral vir verso sud e si port alla massima velocit per intercettarla. Uno dei due esperti

in telecomunicazioni americani affiancava il capitano sul ponte di comando per indicargli la rotta.
Sam, in volo sopra l'obiettivo, trasmise i dati dei suoi spostamenti in Nevada e la base di Creech li pass a Washington. All'alba il natante spense i motori e si nascose sotto il telo. Sam torn all'isola di Fernando de Noronha per fare rifornimento e prima dell'alba era nuovamente sul posto. La Balmoral viaggi tutta la notte. L'obiettivo fu raggiunto all'alba del terzo giorno, a sud delle isole di Capo Verde e a cinquecento miglia dalla Guinea-Bissau.
Stava per essere ricoperto con il telo per il suo penultimo giorno in mare. Quando il capitano si accorse del pericolo era ormai troppo tardi per riavvolgere il telo e fingere un comportamento normale.
Dall'alto, Sam attiv i jammer e l'imbarcazione si ritrov al centro di un cono di interferenza all'interno del quale non era possibile n ricevere n trasmettere. Inizialmente, il capitano non tent neppure di inviare un messaggio poich non credeva ai suoi occhi. Un piccolo elicottero stava venendo verso di lui a tutta velocit, a una trentina di metri sopra la superficie piatta del mare.
Il motivo per cui non riusciva a crederci era che un elicottero cos  piccolo non poteva trovarsi tanto lontano da terra senza una nave d'appoggio, e non vi erano navi in vista. Non poteva sapere che la Balmoral si trovava a venticinque miglia da lui, invisibile oltre l'orizzonte. Quando cap che stava per essere intercettato era ormai troppo tardi.
Aveva memorizzato le istruzioni. "Innanzitutto sarai seguito dall'inconfondibile sagoma grigia di una nave da guerra, che andr pi veloce di te. Ti superer e ti ordiner di fermarti. Finch la nave  ancora lontana, usando lo scafo della tua imbarcazione come riparo, `seppellisci' le balle di cocaina fuoribordo. Quelle le possiamo rimettere a posto. Prima che salgano a bordo, con il computer invia il messaggio preregistrato a Bogot per avvisarci."
E cos  il capitano, pur non vedendo alcuna nave da guerra, fece come gli era stato ordinato. Premette il tasto di invio, ma non part alcun messaggio. Prov a usare il telefono satellitare, ma anche quello era morto. Ordin a uno dei suoi uomini di provare con la radio, quindi sal  la scaletta dietro il ponte di
comando e rimase a guardare il Little Bird che si avvicinava. Quindici miglia pi indietro, ancora invisibili ma lanciati a quaranta nodi, c'erano due gommoni a chiglia rigida con dieci uomini d'equipaggio ciascuno.
II piccolo elicottero gli gir intorno una volta, poi rimase in volo stazionario a una trentina di metri davanti al ponte. Il capitano vide un'antenna che si protendeva verso il basso con una bandiera rigida stesa dietro. Riconobbe il disegno. Sul longherone di coda dell'elicottero c'erano invece le due parole "Royal Navy".
"Los inglses" mormor. Non riusciva ancora a capire dove fosse la nave da guerra, ma d'altro canto il Cobra aveva dato istruzioni precise: nessuno doveva vedere le due navi civetta.
Alzando gli occhi verso l'elicottero, vide il pilota con un visore scuro per proteggersi dal sole nascente e, accanto a lui, sporto fuori e assicurato con l'imbragatura, un cecchino. Non riconobbe il fucile di precisione G3, ma era in grado di capire quando qualcuno gli puntava un'arma dritta alla testa. Gli ordini erano chiari: mai ingaggiare un conflitto a fuoco con una Marina militare. E cos  alz le mani nell'internazionale gesto di resa. Non gli era arrivato alcun segnale di "messaggio inviato" sul computer, ma sperava che l'allarme fosse partito comunque. Non era cos
Dall'alto, il pilota dell'elicottero riusc a leggere il nome scritto sulla prua dell'imbarcazione. Era la Belleza del Mar, un nome davvero ottimistico. Era una barca da pesca lunga una trentina di metri, coperta di ruggine e puzzolente di pesce. Era proprio quello il trucco: le balle di cocaina erano nascoste sotto il pesce in putrefazione.
Il capitano cerc di prendere l'iniziativa accendendo i motori. L'elicottero vir e scese fino a trovarsi al traverso, a tre metri dal pelo dell'acqua e a una trentina di metri dalla fiancata della Belleza del Mar. Da quella distanza il cecchino avrebbe potuto staccargli un orecchio di netto.
"Parad los motores" tuon una voce dall'altoparlante del Little Bird. Spegnete i motori. Il capitano obbed A causa del rombo dell'elicottero non sent arrivare le due imbarcazioni d'attacco, ma si accorse della loro presenza dal pennacchio di schiuma che sollevavano mentre si avvicinavano a tutta velocit.
Anche quello era un fatto incomprensibile. Si trovavano a moltissime miglia dalla costa. Dove diavolo era la nave da

guerra? Ma non c'era niente di incomprensibile negli uomini che, accostatisi con i gommoni, avevano lanciato dei rampini oltre il fianco e, velocissimi, erano saliti a bordo.
Erano giovani, vestiti di nero, con il volto coperto, armati e decisi. Il capitano poteva contare solo su se stesso e sette uomini. L'ordine di non opporre resistenza era sensato: non avrebbero resistito neppure un minuto. Due degli uomini si avvicinarono a lui, gli altri si occuparono dell'equipaggio che se ne stava tutto con le mani ben alzate sopra la testa. Quello che sembrava il capo parlava solo inglese. L'altro faceva da interprete. Nessuno dei due si tolse mai il passamontagna.
"Capitano, siamo convinti che trasportiate merci illegali. Droga. Cocaina per l'esattezza. Vogliamo perquisire la nave."
"Non  vero. Trasporto solo pesce. E voi non avete diritto di perquisire la mia nave. E' contro le leggi del mare. E' pirateria."
Gli avevano detto di rispondere cos Purtroppo per lui, i consigli legali erano meno avveduti di quelli che gli avevano consentito di sopravvivere. Non aveva mai sentito parlare del CRIJICA e comunque non ne avrebbe compreso il significato.
Il maggiore Ben Pickering era nel suo pieno diritto. Il Criminal Justice (International Cooperation) Act del 1990, noto come CRIJICA, contiene parecchie clausole relative all'intercettazione in mare di navi sospettate di trasportare droga, e tra queste anche i diritti dell'accusato. Quello che il capitano della Belleza del Mar non sapeva era che lui e la sua nave erano stati classificati come una minaccia alla nazione britannica, alla stregua di un qualunque terrorista.
Sfortunatamente per il capitano, il libro delle regole, diritti civili compresi, era finito esattamente dove sarebbe finito il carico di cocaina se lui ne avesse avuto il tempo, e cio a mare.
Gli uomini dell'sss si esercitavano ormai da due settimane, e avevano ridotto la durata dell'operazione a pochi minuti. I sette uomini d'equipaggio vennero abilmente perquisiti alla ricerca di armi o dispositivi di comunicazione. I cellulari furono confiscati per essere esaminati in seguito. La postazione radio fu distrutta. I sette marinai vennero ammanettati con le mani davanti e incappucciati. Quando non furono pi in grado di vedere n di opporre resistenza, vennero radunati a poppa e costretti a sedersi.
A un cenno del maggiore Pickering uno dei suoi uomini
tir fuori una pistola lanciarazzi. TI razzo rosso scuro sal  per centocinquanta metri ed esplose in una palla di fuoco. Sopra di loro, i sensori termici del Global Hawk raccolsero il segnale e l'uomo seduto davanti allo schermo in Nevada spense i jammer. Il maggiore comunic alla Balmoral che poteva avvicinarsi e la nave civetta comparve oltre l'orizzonte per accostare l'imbarcazione pi piccola.
Uno degli uomini del commando, gi in tenuta da sub, si tuff per ispezionare la parte sommersa di scafo. Uno stratagemma frequentemente usato dai contrabbandieri era quello di trasportare il carico all'interno di un contenitore saldato sul fondo della chiglia, o di far penzolare le balle a una trentina di metri di profondit con delle cordicelle di nylon per tenerle fuori dalla vista durante un'eventuale ispezione. .
L'uomo non avrebbe neppure avuto bisogno di muta poich l'acqua era calda come quella di una vasca da bagno. E il sole, ormai alto sull'orizzonte, la illuminava come una grande torcia. Pass una ventina di minuti l sotto, tra le alghe e i cirripedi che infestavano il negletto scafo. Non c'erano contenitori esterni, n portelloni segreti o fili che pendevano. Il maggiore Pickering sapeva gi dove si trovava la cocaina.
Come i jammer furono disattivati, pot comunicare alla Balmoral il nome del peschereccio intercettato. In effetti si trovava sull'elenco di Cortez, tra le imbarcazioni pi piccole che non comparivano su alcun registro navale internazionale, una lurida barca da pesca proveniente da un oscuro villaggio. Oscura o meno che ne fosse la provenienza, per, era al suo settimo viaggio verso l'Africa occidentale e portava un carico che valeva diecimila volte la nave stessa. Dalla Balmoral gli dissero dove cercare.
Il maggiore Pickering diede istruzioni a bassa voce alla squadra di perquisizione. L'agente doganale teneva il cocker spaniel tra le braccia. I portelloni della stiva vennero aperti a scoprire tonnellate di pesce non pi fresco ma ancora dentro le reti. L'albero di carico della Belleza le sollev e scaric il pesce in mare. Millecinquecento metri pi sotto i granchi avrebbero fatto festa.
Quando il fondo della stiva fu libero, gli agenti cercarono il pannello descritto da Cortez. Era abilmente occultato e la puzza di pesce marcio avrebbe tratto in inganno anche i cani. Sul ponte di poppa, gli uomini dell'equipaggio, incappucciati, non

potevano capire cosa stava accadendo n vedere la Balmoral in avvicinamento.
Occorsero un piede di porco e venti minuti di lavoro per togliere il pannello. L'equipaggio, se non fosse stato intercettato, avrebbe compiuto l'operazione con comodo a una decina di miglia dalle isole Bijags, per poi consegnare il carico alle canoe che attendevano nascoste nelle insenature. Avrebbero ricevuto in cambio barili di carburante e sarebbero ripartiti verso casa.
Dalle sentine aperte si lev un odore ancora pi nauseante. Gli addetti alla perquisizione avevano indossato maschere e respiratori. Gli altri si tenevano a distanza.
Un agente si introdusse con la parte superiore del corpo, facendosi luce con una torcia, mentre l'altro lo teneva per le gambe. Poi strisci fuori e fece un cenno con il pollice alzato. Bingo! Quindi torn dentro, questa volta con corda e rampino. Una per una, gli uomini portarono sul ponte venti balle di circa
' cinquanta chili l'una. La Balmoral si accost al peschereccio, incombendo su di esso con la sua mole.
Occorse un'altra ora. L'equipaggio della Belleza, sempre incappucciato, fu aiutato a salire la biscaglina della Balmoral. Quando agli uomini furono tolti manette e cappucci, si trovavano ormai nella cella ricavata a prua, prigionieri sotto la linea di galleggiamento.
Da l  a due settimane, dopo essere stati trasbordati sull'ausiliaria della Marina durante un secondo rifornimento in mare, sarebbero stati portati all'avamposto britannico a Gibilterra, e da l , sempre incappucciati, trasferiti nottetempo a bordo di uno Starlifter americano che li avrebbe finalmente depositati in mezzo all'Oceano Indiano. Tolti i cappucci, si sarebbero ritrovati in un paradiso tropicale con le seguenti istruzioni: divertirsi, non parlare con nessuno, non tentare di fuggire.
In realt, soltanto la prima cosa era opzionale: le altre due sarebbero state comunque impossibili.
Anche la tonnellata di cocaina fin a bordo della Balmoral. Anch'essa sarebbe stata tenuta sotto stretta sorveglianza finch non fosse passata sotto la custodia degli americani, in mare. L'ultimo compito a bordo della Belleza fu affidato all'esperto di esplosivi. Rimase sottocoperta per una quindicina di minuti, poi torn su e salt sul secondo gommone.
La maggior parte dei suoi compagni era gi sulla Balmoral. L'elicottero era stato calato nella stiva, come pure il primo gommone. Con i motori avanti piano, dietro la poppa comparve una scia pigra. Il secondo gommone la segu Quando le due imbarcazioni si trovarono a circa duecento metri dal vecchio peschereccio, l'esperto di esplosivi azion il detonatore.
L'esplosivo al plastico fece poco rumore ma apr una grossa falla nello scafo. Nel giro di trenta secondi l'imbarcazione spar per sempre, affrontando il suo ultimo, solitario viaggio verso il fondo del mare. Anche il secondo gommone torn nella sua stiva. Nessuno, nell'Atlantico centrale, aveva visto nulla. La Belleza del Mar, il capitano, l'equipaggio e il carico erano semplicemente svaniti nel nulla.

Pass una settimana prima che la perdita della Belleza del Mar venisse pienamente recepita dai vertici del cartello, e anche allora la reazione fu soprattutto di sconcerto.
Non era la prima volta che si perdevano navi, equipaggi, carichi, ma - a parte la scomparsa dei sommergibili diretti in Messico lungo la costa del Pacifico - c'era sempre una ragione, restava sempre una traccia. Alcune imbarcazioni pi piccole erano affondate durante tempeste oceaniche. Il Pacifico, chiamato cos  da Vasco Nunez de Balboa, il primo europeo a vederlo, perch quel giorno sembrava cos  calmo, talvolta diventava una furia. E ogni tanto i placidi Caraibi dei dpliant turistici erano spazzati da uragani violentissimi. Ma accadeva di rado.
I carichi persi in mare erano quasi sempre gettati fuoribordo dall'equipaggio quando era impossibile evitare la cattura.
Le altre perdite in mare erano dovute a intercettazioni da parte delle forze dell'ordine o delle marine militari. La nave veniva sequestrata, l'equipaggio arrestato, processato e messo in galera, ma erano uomini facilmente rimpiazzabili e le loro famiglie venivano tacitate con un'elargizione di denaro. Tutti conoscevano le regole.
E poi, i vincitori tenevano conferenze stampa per mostrare soddisfatti le balle di cocaina confiscate. L'unico caso in cui la merce scompariva davvero era quando veniva rubata.
I cartelli che si sono succeduti alla guida dell'industria della cocaina sono sempre stati affetti dallo stesso problema psichiatrico: una furiosa paranoia.

II sospetto sorge istantaneo e incontrollabile. Nel loro codice d'onore esistono solo due crimini imperdonabili: rubare la merce e diventare informatore della polizia. Il ladro e la spia vengono immancabilmente scoperti e puniti. Senza eccezioni.
Ci volle una settimana perch la perdita del carico diventasse un'inconfutabile certezza. Dapprima, Ignacio Romero, il capo delle operazioni in Guinea-Bissau, l'uomo che doveva ricevere la merce, si lament che la spedizione non era arrivata. Aveva aspettato tutta la notte nel punto prestabilito ma la Belleza del Mar, che lui ben conosceva, non era giunta a destinazione. Per ben due volte gli chiesero conferma, e lui conferm. Poi si dovette prendere in considerazione la possibilit di un malinteso. Possibile che la Belleza fosse andata nel posto sbagliato? E in quel caso, come mai il capitano non si era fatto vivo? Se si fosse trovato nei guai, poteva inviare dei messaggi in codice, composti da due parole prive di significato.
Poi Alfredo Surez, il responsabile delle spedizioni, volle controllare il meteo. L'Atlantico era piatto come una tavola. Un incendio a bordo? Ma il capitano aveva la radio. Se anche fosse stato costretto a rifugiarsi su una scialuppa di salvataggio, aveva computer e cellulare. Alla fine, fu costretto a informare il Don.
Don Diego ci pens su, esamin tutte le prove che Surez gli aveva portato. Aveva tutta l'aria di un furto e in cima alla lista dei sospettati c'era lo stesso capitano. O aveva rubato il carico per rivenderlo a un importatore doppiogiochista o era stato intercettato in mare e ucciso, insieme all'equipaggio. Erano entrambe cose possibili, ma occorreva procedere per ordine.
Se era stato il capitano, doveva aver avvertito i familiari o essersi tenuto in contatto con loro dopo il fatto. La famiglia era composta dalla moglie e tre figli che vivevano nello stesso oscuro villaggio in cui teneva il suo vecchio peschereccio, in una piccola insenatura a est di Barranquilla. Mand Valdez a parlare con la donna.
I bambini non costituirono un problema. Furono sepolti. Vivi, naturalmente. Sotto gli occhi della madre. Tant', lei si rifiut di confessare. Impieg parecchie ore a morire, ma non cambi la sua versione: il marito non le aveva detto niente e non aveva fatto niente di male. Alla fine, a Paco Valdez non rest altra scelta che crederle. E comunque non poteva pi continuare. Era morta.
Il Don era dispiaciuto. Un fatto davvero deplorevole. E inutile,
per di pi. Ma inevitabile. E questo faceva nascere un ulteriore problema. Se non era stato il capitano, chi era stato?
Ma in Colombia c'era qualcuno ancora pi addolorato di Don Diego Esteban.
El Animal aveva portato a termine il lavoro dopo aver condotto la famiglia nel folto della giungla. Ma la giungla non  mai del tutto deserta. Un contadino indio aveva udito le urla e si era avvicinato per sbirciare attraverso le foglie. Quando Valdez e i suoi due uomini se n'erano andati, il peon era tornato al villaggio e aveva raccontato quanto aveva visto.
Gli abitanti del villaggio erano andati l con un carro trainato da buoi e riportato i quattro cadaveri all'insediamento vicino alla baia. Ebbero tutti una sepoltura cristiana. Il rito fu officiato da padre Eusebio, un gesuita. Era disgustato da ci che aveva visto prima che la bara di legno grezzo venisse chiusa.
Tornato alla missione, apr il cassetto della scrivania di quercia scura e rimase a guardare l'aggeggio che il padre provinciale aveva distribuito mesi prima. In condizioni normali non si sarebbe mai sognato di usarlo, ma ora era in collera. Forse un giorno avrebbe visto o sentito qualcosa fuori dal confessionale e forse allora avrebbe usato l'aggeggio degli americani.

II secondo attacco tocc ai sEAL. Anche in questo caso, fu questione di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Il Global Hawk Michelle perlustrava il vasto settore del Mar dei Caraibi che si estende dalla Colombia allo Yucatn. La Chesapeake si trovava nelle acque tra la Giamaica e il Nicaragua.
Due "go-fast" uscirono dalle paludi di mangrovie del Golfo del Darin sulla costa colombiana e puntarono non a sudovest verso Coln e il Canale di Panam, ma a nordovest. Li aspettava un lungo viaggio, al limite della loro autonomia. Entrambe avevano caricato diversi barili di carburante oltre alla tonnellata di cocaina in balle sistemate al centro.
Michelle le individu a una ventina di miglia dalla costa. Pur tenendosi al di sotto della loro velocit massima di sessanta nodi, le due imbarcazioni procedevano comunque rapidamente, a quaranta nodi, e questo fu sufficiente a far capire ai radar di Michelle, anche a quindicimila metri di distanza, che non poteva trattarsi altro che di motoscafi. Cominci a calcolare rotta e velocit, poi avvis la Chesapeake che le imbarcazioni stavano andando proprio nella sua direzione. La nave civetta cambi rotta per intercettarle.
Fu durante il loro secondo giorno di viaggio che gli equipaggi delle due lance provarono lo stesso stupore del capitano della Belleza del Mar. Un elicottero si materializz dal nulla, davanti a loro, sospeso sopra il mare azzurro e deserto. Non c'era nessuna nave da guerra in vista. Impossibile.
L'ordine urlato dall'altoparlante di spegnere i motori e fermarsi fu semplicemente ignorato. Entrambe le barche, due siluri di alluminio con quattro motori Yamaha da duecento cavalli a poppa, pensarono di riuscire a seminare l'elicottero. Aumentarono la velocit a sessanta nodi, le prue sollevate, solo i motori immersi nell'acqua, lasciandosi dietro una grande scia bianca. Siccome gli inglesi avevano catturato Canaglia Uno, queste due imbarcazioni diventarono Canaglia Due e Canaglia Tre.
I colombiani si sbagliavano di grosso, se pensavano di seminare l'elicottero. Mentre passavano sotto il Little Bird, questo vir bruscamente e si mise dietro di loro. A centoventi nodi, il doppio della loro velocit.
Seduto accanto al pilota della Marina, con il fucile di precisione M14 stretto in mano, c'era il sergente Sorenson, il miglior tiratore scelto del suo plotone. A una trentina di metri e con un appoggio stabile, era ragionevolmente sicuro di non sbagliare.
Il pilota azion di nuovo l'altoparlante e ordin in spagnolo: "Spegnete i motori e fermatevi, altrimenti spariamo".
Le lance continuarono la loro fuga verso nord, ignare del fatto che c'erano tre gommoni con sedici sEAL a bordo che correvano verso di loro. Il capitano di fregata Casey Dixon aveva messo in acqua il grande gommone a chiglia rigida e tutti e due gli Zodiac, ma, per quanto fossero veloci, le imbarcazioni dei contrabbandieri lo erano ancora di pi. Era compito dell'elicottero bloccarle.
Il sergente Sorenson era cresciuto in una fattoria del Wisconsin, il posto pi lontano dal mare che si possa immaginare. Forse era per questo che si era arruolato in Marina, per vedere il mare. Ma aveva portato con s, dai boschi, l'esperienza di tutta una vita con i fucili da caccia.
I colombiani sapevano cosa dovevano fare. Non erano mai stati intercettati da un elicottero prima di allora, ma avevano
ricevuto l'ordine di proteggere i motori. Senza quei mostri rombanti sarebbero stati impotenti.
Quando videro l'M14 puntato sui motori, due uomini dell'equipaggio si gettarono sulle cofanature per evitare che venissero colpiti. Le forze dell'ordine non avrebbero mai osato sparare al petto di un uomo.
Si sbagliavano. Quelle erano le vecchie regole. Alla fattoria, Sorenson colpiva conigli da una distanza di duecento passi. Questo bersaglio era pi grosso e pi vicino, e le regole di ingaggio erano chiare. Il primo colpo trapass il coraggioso contrabbandiere, penetr nel cofano e distrusse il motore Yamaha.
L'altro contrabbandiere, lanciato un urlo di paura, si ritrasse appena in tempo.Il secondo proiettile perforante mise fuori uso l'altro motore. L'imbarcazione prosegu con due. Ma pi lenta. Era molto carica.
Uno dei restanti tre uomini a bordo estrasse un AK-47 e il pilota del Little Bird cambi direzione. Dall'alto vide in lontananza i puntini neri dei gommoni che si avvicinavano.
Anche dall'altra lancia li videro. L'uomo al timone non aveva pi tempo per chiedersi da dove diavolo venissero. Erano li e lui doveva cercare di salvare il carico e se stesso. Decise di lanciarsi in mezzo a loro e usare la sua maggior velocit per sfuggire.
Per poco non ci riusc La lancia danneggiata spense gli altri due motori e si arrese, l'altra prosegu a sessanta nodi. I gommoni ruppero la formazione e, con una virata mozzafiato, si lanciarono all'inseguimento. Se non ci fosse stato l'elicottero, i contrabbandieri avrebbero anche potuto fuggire.
Il Little Bird sfior la superficie del mare davanti alla lancia, vir di novanta gradi e liber un centinaio di metri di corda di nylon azzurra, praticamente invisibile. Una piccola ancora galleggiante assicurata all'estremit la trascin in aria, poi la fece cadere sulla superficie dell'oceano, dove rimase a galleggiare. La lancia vir e stava per sfuggire quando gli ultimi venti metri di corda galleggiante scivolarono sotto lo scafo e s'impigliarono intorno alle quattro eliche. I quattro motori Yamaha si ingolfarono, tossicchiarono e si spensero.
A quel punto era inutile resistere. Davanti a una fila di mp5 spianati, gli uomini dell'equipaggio lasciarono che i militari li trasferissero sul gommone pi grande, dove vennero amma-

nettati e incappucciati. Quella fu l'ultima luce del giorno che avrebbero visto prima di mettere piede su Eagle Island, nelle Chagos, ospiti di Sua Maest.
Un'ora dopo la Chesapeake accost e prese a bordo i sette prigionieri. Il contrabbandiere morto ricevette una benedizione e un pezzo di catena per affondare meglio. Vennero presi a bordo anche due tonnellate di carburante per motori a due tempi (che poteva tornare utile), armi varie e telefoni cellulari, che sarebbero stati esaminati per risalire alle telefonate fatte, e due tonnellate di cocaina colombiana purissima in balle.
Quindi le lance furono crivellate di colpi. I pesanti Yamaha le trascinarono a fondo. Era un vero peccato rinunciare a sei potenti motori in ottimo stato, ma le istruzioni del Cobra erano chiare: non doveva restare niente di identificabile. Andavano sequestrati solo gli uomini e la cocaina. Tutto il resto doveva scomparire per sempre.
Il Little Bird si pos sul ponte, spense i motori e venne calato nella sua dimora nascosta. I tre gommoni furono issati a bordo e calati anch'essi nella stiva per essere lavati e ispezionati. Gli uomini scesero a lavarsi e cambiarsi. La Chesapeake si allontan. L'oceano era nuovamente deserto.
Parecchio pi avanti, la nave da carico Stella Maris IV aspettava, invano. Alla fine fu costretta a riprendere il viaggio verso Rotterdam, ma senza alcun carico extra. Il primo ufficiale non pot fare altro che inviare un messaggio sconcertato alla sua "fidanzata" a Cartagena. Diceva che non avrebbe potuto recarsi all'appuntamento poich non gli avevano consegnato la macchina.
Anche quello fu intercettato dalla base NsA di Fort Meade. Da l  fu trasmesso al Cobra. All'uomo sfugg un sorrisetto compiaciuto. Quel messaggio tradiva la destinazione delle lance dei contrabbandieri, la Stella Maris IV. Era sull'elenco. La prossima volta.

Una settimana dopo che il Cobra ebbe dichiarato aperta la stagione di caccia, il maggiore Mendoza ricevette il primo ordine di levarsi in volo. Il Global Hawk Sam aveva individuato un piccolo bimotore da trasporto che, decollato dal Rancho Boavista, aveva passato Fortaleza e si era diretto sull'Atlantico, seguendo una rotta di 045 che l'avrebbe portato ad atterrare tra la Liberia e il Gambia.
Le immagini computerizzate lo identificavano come un Transall, frutto di un singolo episodio di collaborazione francotedesca, che era stato acquistato dal Sudafrica e, alla fine del servizio attivo come aereo militare da trasporto, venduto di seconda mano sul mercato degli aerei civili in Sudamerica.
Non era grande, ma era affidabile. La sua autonomia, per, non gli avrebbe mai permesso di attraversare l'Atlantico, neppure nella tratta pi corta. Per questo era stato modificato con l'aggiunta di serbatoi di carburante extra all'interno. Per tre ore l'aereo prosegu in direzione nordest attraverso la buia notte tropicale, volando a quasi tremila metri di quota sopra una distesa di nuvole.
Il maggiore Mendoza punt il muso del Buccaneer verso la pista e complet i controlli finali. Non ud in cuffia la torre di controllo che parlava in portoghese, poich era stata da tempo esclusa. Sent la voce calda di una donna americana. I due americani addetti alle telecomunicazioni con lui sull'isola di Fogo avevano ricevuto il messaggio della donna un'ora prima e allertato il brasiliano perch si preparasse a partire. Adesso la voce gli arrivava diretta in cuffia. Mendoza non poteva sapere che lei era un capitano dell'Aeronautica militare americana e che gli parlava seduta davanti a uno schermo nella base di Creech, Nevada. Non poteva sapere che la donna seguiva il tragitto di un puntino che rappresentava un aereo da trasporto Transall, n sapeva che presto anche lui sarebbe diventato un puntino sullo stesso schermo, n che lei li avrebbe fatti incontrare.
Lanci uno sguardo al personale di terra fermo nell'oscurit sulla pista e vide il segnale di via. Erano loro la sua torre di controllo, ma funzionava. Lev il pollice destro in segno di consenso.
L'urlo dei due Spey si fece pi forte e il Bucc vibr, trattenuto dai freni, impaziente di librarsi in volo. Mendoza premette il pulsante di accensione dei razzi per il decollo assistito e moll i freni. Il Bucc si lanci in avanti, emerse dall'ombra del vulcano e lui vide il mare illuminato dalla luce della luna. La spinta dei razzi lo colp nella parte bassa della schiena. La velocit schizz di colpo portando il velivolo alla velocit di decollo, il rumore delle ruote scomparve di colpo e l'aereo si ritrov in aria.
"Portati a cinquemila metri, rotta uno-nove-zero" disse la voce calda e morbida. Mendoza controll la bussola, mise l'aereo sulla rotta indicatagli e sal  a cinquemila.

Nel giro di un'ora si ritrov a cinquecento chilometri a sud delle isole di Capo Verde e li rimase a girare lentamente in circolo, aspettando. Vide l'obiettivo in basso, a ore una. Sopra la distesa di nuvole era comparso uno spicchio di luna che inondava tutto di una pallida luce bianca. Poi vide un'ombra sotto di s, alla sua destra. Era diretta a nordest. Mendoza era a met di un'ampia virata. La complet e si mise in coda alla preda.
"L'obiettivo  otto chilometri davanti a te, duemila metri pi sotto."
"Ricevuto. Ce l'ho" rispose Mendoza. "Contatto."
"Contatto ricevuto. Procedi all'ingaggio."
Mendoza scese finch la sagoma del Transall non fu perfettamente visibile al chiarore della luna. Gli avevano dato un fascicolo con le foto degli aerei usati dai trafficanti di cocaina e non c'era dubbio che quello fosse un Transall. Era impossibile che un aereo come quello si trovasse in volo con uno scopo legittimo.
Fece scattare la sicura dei cannoni, pos il pollice sul pulsante di tiro e guard nel mirino modificato a Scampton. Sapeva che i proiettili dei due cannoni sarebbero andati a convergere a una distanza di quattrocento metri.
Ebbe un attimo di esitazione. C'erano degli esseri umani su quell'aereo. Poi pens a un altro essere umano, un ragazzo steso su un tavolo di marmo all'obitorio di San Paolo. Suo fratello. Fece fuoco.
Nella sua dotazione di munizioni aveva proiettili traccianti, incendiari e a frammentazione. I primi gli avrebbero indicato la linea di tiro. Gli altri avrebbero distrutto l'obiettivo.
Vide due strisce di fiamme rosse partire da sotto le ali e convergere a quattrocento metri. Entrambe colpirono la fusoliera del Transall appena a sinistra del portellone di carico posteriore. Per una frazione di secondo, l'aereo da trasporto parve bloccarsi a mezz'aria, poi implose.
Non lo vide neppure disintegrarsi e cadere. Evidentemente l'equipaggio aveva da poco cominciato ad attingere al carburante extra e i serbatoi interni erano ancora pieni. Colpito dai proiettili incendiari, l'aereo si trasform in una palla di fuoco e una pioggia di frammenti arroventati precipit attraverso la coltre di nubi. Sparito. Un aereo, quattro uomini, due tonnellate di cocaina.
Il maggiore Mendoza non aveva mai ucciso nessuno prima
di allora. Fiss per qualche istante il buco nel cielo dove un attimo prima si trovava il Transall. Per giorni si era chiesto come sarebbe stato. Adesso lo sapeva. Si sentiva come svuotato. Non provava n esultanza, n rimorso. Se l'era ripetuto mille volte: pensa a Manolo su quel tavolo di marmo, sedici anni, che non avrebbe mai pi avuto una vita da vivere. Quando parl, la sua voce era ferma.
"Obiettivo colpito" disse.
"Lo so" rispose la voce dal Nevada. Aveva visto i due puntini diventare uno. "Mantieni l'altitudine. Dirigiti su tre-cinquecinque per il rientro alla base."
Settanta minuti pi tardi, Mendoza vide le luci della pista di Fogo accendersi per lui e spegnersi quando ormai stava rullando verso l'hangar nella roccia. Canaglia Quattro aveva cessato di esistere.
A cinquemila chilometri di distanza, in Africa, un gruppo di uomini aspettava invano accanto a una pista ricavata nella giungla. All'alba gli uomini risalirono sui loro suv e ripartirono. Uno di loro avrebbe inviato una e-mail in codice a Bogot.

Alfredo Surez, responsabile di tutte le spedizioni dalla Colombia, temeva per la propria vita. Erano andate perse appena cinque tonnellate di merce e lui aveva garantito al Don che avrebbe fatto arrivare trecento tonnellate su ogni continente. Gli era stato concesso un margine di duecento tonnellate come perdita accettabile durante il transito. Ma non era quello il punto.
La Fratellanza, come gli stava spiegando in quel momento il Don a quattr'occhi e con una calma terrificante, aveva due problemi. Il primo era che erano stati o requisiti o distrutti quattro carichi su tre mezzi di trasporto diversi; il secondo, ancora pi inquietante - e al Don non piaceva inquietarsi - era il fatto che non esisteva il ben che minimo indizio di cosa fosse andato storto.
Il capitano della Belleza del Mar avrebbe dovuto avvertire che si trovava nei guai. Ma non l'aveva fatto. Gli uomini a bordo delle due lance avrebbero dovuto avvisare con il cellulare in caso di problemi. E non lo avevano fatto. Il Transall, decollato in perfette condizioni e con il pieno di carburante, era sparito senza neppure lanciare un mayday.
"Decisamente misterioso, non pensi, mio caro Alfredo?"

Quando il Don pronunciava appellativi affettuosi, c'era davvero da aver paura.
"S, Don."
"E secondo te quale potrebbe essere la spiegazione?"
"Non lo so. Tutti i corrieri hanno mezzi di comunicazione di ogni tipo. Computer, cellulari, radio di bordo... e brevi messaggi in codice per segnalare eventuali problemi. Hanno collaudato l'attrezzatura, memorizzato i messaggi."
"Ma non si fanno vivi" riflett Don Diego a voce alta.
Dopo aver ascoltato il rapporto di Valdez era giunto alla conclusione che era molto improbabile che il capitano della Belleza del Mar fosse l'artefice della propria sparizione. Il capitano era noto per la sua dedizione alla famiglia: doveva sapere cosa sarebbe accaduto ai suoi cari se avesse tradito il cartello, e aveva portato a compimento con successo gi sei viaggi verso l'Africa.
Per due delle tre scomparse misteriose c'era un solo comune denominatore. Sia il peschereccio che il Transall erano diretti in Guinea-Bissau. Restava l'enigma delle due lance rapide sparite nel Golfo del Darin, ma tutto faceva pensare che in Guinea ci fosse qualcosa che non andava.
"Hai in programma un'altra consegna a breve per l'Africa occidentale, Alfredo?"
"S, Don Diego. La prossima settimana. Cinque tonnellate via mare per la Liberia."
"Cambia destinazione. Mandale in Guinea-Bissau. Hai un
aiutante sveglio?"
"Alvaro. Alvaro Fuentes. Suo padre era un pezzo grosso del cartello di Cali. E' nato con questo lavoro. Molto fidato."
"Allora dovrebbe accompagnare questo carico. E mettersi in contatto ogni tre ore, giorno e notte, per tutta la durata del viaggio. Messaggi preregistrati sia su computer che su cellulare. Non dovr fare altro che premere un tasto. E voglio che ci sia sempre qualcuno a riceverli da questa parte. Sempre. Mi sono spiegato?"
"Perfettamente, Don Diego. Sar fatto."

Padre Eusebio non aveva mai visto niente di simile. La sua era una grande parrocchia di campagna che comprendeva parecchi villaggi, ma era tutta gente umile, povera, che si ammazzava di lavoro. Le luci sfavillanti e i porticcioli turistici di Barranquilla
e Cartagena non facevano per lui. L'imbarcazione ormeggiata all'imbocco dell'insenatura che portava dalle paludi di mangrovie al mare non era di l
Tutta la gente del villaggio si rivers al piccolo pontile di legno per guardare. Era lunga pi di cinquanta metri, bianca e scintillante, con grandi cabine su tre ponti e tanto metallo cromato che l'equipaggio aveva lustrato fino a farlo brillare. Nessuno sapeva chi fosse il proprietario e nessun membro dell'equipaggio era sceso a terra. E perch avrebbe dovuto? Per vedere un villaggio con una sola strada in terra battuta, in cui razzolavano le galline, e una sola bodega?
Ci che il buon padre gesuita non poteva sapere era che la barca ormeggiata tra le mangrovie, invisibile dall'oceano, era un lussuoso yacht oceanico Feadship. Aveva sei, cabine, per il proprietario e i suoi ospiti, e dieci persone d'equipaggio. Era stato costruito in un cantiere olandese tre anni prima espressamente per il suo attuale proprietario e non sarebbe costato (ma non era in vendita) meno di venti milioni di dollari.
E' strano, ma la maggior parte delle persone nasce e muore di notte. Padre Eusebio venne svegliato alle tre del mattino da qualcuno che bussava alla sua porta. Era una ragazzina di una famiglia che lui conosceva, venuta ad avvisarlo che il nonno sputava sangue e che la mamma temeva non arrivasse al mattino.
Padre Eusebio conosceva quell'uomo. Aveva sessant'anni, ne dimostrava novanta e da cinquanta fumava tabacco della peggior qualit. Negli ultimi due anni aveva continuato a tossire e sputare catarro misto a sangue. Il prete si infil una tonaca, raccolse stola e rosario e si affrett dietro la ragazzina.
La famiglia viveva vicino al mare, in una delle ultime case del villaggio sopra la caletta. In effetti l'uomo stava morendo. Padre Eusebio gli diede l'estrema unzione e rimase a fargli compagnia finch il vecchio scivol in un sonno dal quale probabilmente non si sarebbe pi svegliato. Prima di andarsene chiese una sigaretta. Il prete si strinse nelle spalle e la figlia gliene diede una. Non c'era altro che padre Eusebio potesse fare. Da l  a qualche giorno avrebbe sepolto il suo parrocchiano, ma per il momento aveva bisogno di recuperare un po' di sonno.
Uscendo lanci un'occhiata verso il mare. In acqua, oltre il pontile, una grande barca scoperta che avanzava scoppiettando

verso il grande yacht alla fonda. A bordo c'erano tre uomini e un certo numero di balle posate sui banchi. Sullo yacht le luci erano accese a poppa, dove alcuni uomini dell'equipaggio aspettavano per issare a bordo il carico. Padre Eusebio rimase a guardare e sput nella polvere. Pens alla famiglia che aveva sepolto dieci giorni prima.
Tornato nella sua stanza, si prepar a riprendere il sonno interrotto. Poi ci ripens, and al cassetto e tir fuori quell'aggeggio. Non sapeva come mandare un messaggio. Non aveva mai posseduto un cellulare, ma si era annotato su un pezzetto di carta quali pulsanti premere per usare l'apparecchio. Li schiacci uno per uno. L'aggeggio parl. "Oiga?" disse una voce di donna. Il prete si rivolse al cellulare.
"I Se habla espanol?" chiese.
"Claro, padre" rispose la donna. "LQu quiere?"
Padre Eusebio non sapeva come dirlo.
"Nel mio villaggio  ancorata una barca molto grande. Credo
che stia caricando una gran quantit di polvere bianca." "Ha un nome, padre?"
"S L'ho visto. E' scritto sul retro a lettere dorate. Si chiama
Orion Lady."
Poi perse coraggio e chiuse la comunicazione per la paura di essere rintracciato. Il database impieg cinque secondi per identificare il cellulare, l'utilizzatore e l'esatta ubicazione. Altri dieci secondi e aveva identificato pure la Orion Lady.
Apparteneva a Nelson Bianco, un playboy plurimiliardario del Nicaragua, giocatore di polo, amante delle feste e della mondanit. Non figurava sull'elenco delle imbarcazioni modificate da Juan Cortez, ma il cantiere olandese invi il disegno del ponte che venne inserito nella memoria del Global Hawk Michelle. Prima dell'alba il drone individu la barca mentre usciva dall'insenatura puntando verso il mare aperto.
Da ulteriori indagini effettuate in mattinata, tra cui la consultazione delle rubriche mondane, emerse che il senior Bianco era atteso a Fort Lauderdale per un torneo di polo.
Mentre la Orion Lady navigava verso nord-nordovest per doppiare Cuba nel canale dello Yucatn, la Chesapeake si mosse per intercettarla.


11.
C'erano centodiciassette nomi sull'elenco dei funzionari pubblici corrotti, uomini che lavoravano nelle agenzie portuali e doganali di diciotto paesi. Due erano Stati Uniti e Canada, gli altri sedici si trovavano in Europa. Prima di acconsentire alla liberazione della signorina Letizia Arenal dal carcere di New York, il Cobra insistette perch venisse condotta almeno una verifica su una persona scelta a caso dalla lista. Scelse Eberhardt Milch, un ispettore doganale del porto di Amburgo. Cal Dexter prese il primo aereo e vol nel porto anseatico per comunicare la cattiva notizia.
Quella che si tenne su richiesta dell'americano nel quartier generale della direzione della dogana del Land di Amburgo sul Rdingsmarkt fu una riunione a dir poco imbarazzante.
Dexter era accompagnato da un alto funzionario della DEA in Germania, gi noto alla delegazione tedesca. Questi era piuttosto confuso sullo status dell'uomo di Washington, del quale non aveva mai sentito parlare. Ma gli ordini arrivati da Army Navy Drive, il quartier generale della DEA, erano chiari e succinti. Era un pezzo grosso. Collaborare e basta.
Dei quattro funzionari tedeschi, due erano arrivati in aereo da Berlino, uno dalla zKA, la polizia doganale federale, l'altro dalla Divisione Crimine Organizzato della polizia federale tedesca, la BKA. Gli altri due erano di Amburgo, uno della polizia e l'altro della dogana del Land: la riunione si tenne nell'ufficio di quest'ultimo. Ma la controparte di Dexter era Joachim Ziegler della zkA, quello con il grado pi alto.
Dexter non si dilung. Non c'era bisogno di spiegazioni, erano tutti professionisti, e i quattro tedeschi sapevano che non si sarebbero trovati l  se non ci fosse stato un problema. Non c'era neppure bisogno di interpreti.
Quello che Dexter era autorizzato a rivelare - e che venne recepito alla perfezione - era che la DEA in Colombia aveva acquisito certe informazioni. La parola "talpa" rimase sospesa nell'aria, senza mai essere pronunciata. C'era del caff, ma non lo bevve nessuno.
Dexter fece scivolare alcuni fogli sulla scrivania verso Herr Ziegler, che li studi attentamente e poi li pass ai colleghi. L'uomo della dogana di Amburgo si lasci sfuggire un fischio.
"Lo conosco" mormor.
"E...?" chiese Ziegler. Era profondamente imbarazzato. La Germania va fiera della sua grande, ultramoderna Amburgo. Che gli americani si presentassero da lui con una notizia del genere era intollerabile.
L'uomo di Amburgo si strinse nelle spalle. "L'ufficio personale avr tutti i suoi dati, ovviamente. Per quanto ricordo, ha passato da noi tutta la sua vita lavorativa, gli mancano pochi anni per andare in pensione. Mai un'ombra."
Ziegler batt con il dito sui fogli che aveva davanti.
"E se le vostre informazioni fossero sbagliate? O peggio, ingannevoli?"
Per tutta risposta Dexter fece scivolare altri fogli sul tavolo. L'argomento decisivo. Joachim Ziegler li osserv attentamente. Rendiconti bancari. Di una piccola banca di Grand Cayman. Riservatissimi. E se erano anche autentici... chiunque potrebbe mettere in giro dei documenti bancari se non  possibile controllarli.
"Signori" disse Dexter "noi tutti sappiamo quanto sia importante la riservatezza in casi come questo. Non siamo dei principianti. Avrete capito che esiste una fonte. E noi dobbiamo proteggerla, a ogni costo. Peggio ancora, non vorrete procedere a un arresto affrettato per poi scoprire che il vostro caso  basato su accuse non confermate che nessun tribunale in Germania accetterebbe. Posso permettermi di suggerire uno stratagemma?"
Quello che propose era un'operazione segreta. Milch sarebbe stato pedinato finch non fosse intervenuto di persona allo scopo di accelerare le pratiche doganali relative a uno specifico container
o altro carico in arrivo. Allora ci sarebbe stato un controllo a campione, fortuito, ordinato a caso da un giovane agente doganale.
Se le informazioni avute dal Cobra erano esatte, Milch sarebbe stato costretto a intervenire per revocare le disposizioni del suo sottoposto. Il loro alterco sarebbe stato interrotto, anche questo per puro caso, da un agente della zKA. La decisione di quest'ultimo avrebbe prevalso. Il carico sarebbe stato aperto. Se non c'era nulla, gli americani si erano sbagliati. E si sarebbero profusi in scuse. Niente di male. Ma il telefono di casa e il cellulare di Milch sarebbero stati tenuti sotto sorveglianza a lungo.
Occorse una settimana per organizzare tutto e un'altra settimana prima che l'operazione potesse scattare.Il container in questione era uno delle centinaia scaricati da un'enorme nave da carico proveniente dal Venezuela. Solo un uomo not i due circoletti, uno dentro l'altro, e la croce maltese al loro interno. L'ispettore capo Milch lo sdogan personalmente perch venisse caricato su un camion che lo avrebbe trasportato verso l'interno del paese.
Il conducente, un albanese, era arrivato all'ultimissima barriera quando questa, dopo essersi alzata, si riabbass. Un giovane agente doganale dalle guance rosee fece cenno all'autista di fermarsi.
"Controllo a campione" disse. "Papiere, bitte."
L'albanese era sconcertato. Aveva gi i documenti, firmati e timbrati. Obbed e fece una rapida telefonata con il cellulare. Nel segreto della cabina, mormor qualche frase in albanese.
Solitamente la dogana di Amburgo ha due livelli di controlli a campione per i camion e il loro carico. Il pi superficiale consiste soltanto in un esame a raggi X, l'altro nell'apertura del container. Il giovane agente, in realt un operativo della zKA, era in effetti un novellino. Con un cenno invit l'autista a spostare il mezzo nella zona riservata ai controlli, ma venne interrotto da un ufficiale di grado superiore che usc di corsa dalla guardiola.
Un Inspektor giovane e inesperto non si mette a discutere con un Oberinspektor con molta pi anzianit di lui. Questo, per, lo fece. Rest fermo nella sua decisione. Il collega pi anziano reag Aveva gi sdoganato quel camion in base al suo controllo a campione. Non c'era alcun bisogno di verificare due volte. Stavano perdendo tempo. Non vide arrivare la piccola berlina. Due agenti della polizia doganale in borghese scesero dall'auto, mostrando i distintivi.

"Was ist los da?" chiese uno dei due, con cordialit. Nella burocrazia tedesca il grado  importante. Gli uomini della ZKA erano parigrado di Milch, ma, essendo della divisione criminale, la loro autorit era maggiore. Il container venne aperto. Arrivarono i cani antidroga. Il contenuto fu scaricato. I cani lo ignorarono, ma cominciarono ad annusare e a guaire una volta saliti all'interno, verso il fondo. Il container fu misurato: l'interno era pi corto dell'esterno. Il camion fu spostato in un'officina attrezzata, seguito dai doganieri. I tre uomini della zKA, i due in borghese e il giovane che si stava facendo le ossa con la sua prima vera "operazione" mantennero un atteggiamento cordiale nei confronti del collega.
Un uomo tagli il doppiofondo con un cannello ossiacetilenico. I pani nascosti nel doppiofondo furono pesati: due tonnellate di cocaina colombiana purissima. L'albanese era gi in manette. Gli agenti continuarono a fingere che tutti e quattro, Milch compreso, avessero avuto un incredibile colpo di fortuna, nonostante il precedente, comprensibile errore di quest'ultimo. Dopotutto, la ditta importatrice era un rispettabilissimo deposito di caff di Dizsseldorf. Mentre bevevano un caff per festeggiare il sequestro, Milch si allontan con un pretesto, and nei bagni degli uomini e fece una telefonata.
Fu un errore. Il suo cellulare era sotto controllo. Ogni sua parola fu ascoltata e registrata a bordo di un furgone parcheggiato a cinquecento metri di distanza. Uno degli uomini seduti a bere caff ricevette una telefonata sul cellulare. Quando Milch usc dai bagni fu arrestato.
Cominci seriamente a protestare quando lo portarono nella sala degli interrogatori. Secondo il volere di Dexter, nessuno fece parola dei conti bancari a Grand Cayman: avrebbero bruciato l'informatore in Colombia. Ma questo forniva a Milch un ampio margine di difesa. Avrebbe potuto sostenere che "tutti commettiamo degli errori". Sarebbe stato difficile dimostrare che la cosa andava avanti da anni, e che quando fosse andato in pensione sarebbe stato ricchissimo. Un buon avvocato l'avrebbe fatto uscire su cauzione nel giro di poche ore e, se mai si fosse arrivati a un processo, l'assoluzione era certa. La telefonata intercettata conteneva delle frasi in codice, un innocuo riferimento al fatto che sarebbe arrivato a casa pi tardi. Il numero chiamato
non era quello della moglie ma di un cellulare che era stato immediatamente distrutto. Ma chiunque pu sbagliare numero.
L'ispettore capo Ziegler che, oltre a essere un funzionario della polizia doganale, aveva una laurea in legge, era consapevole di avere elementi deboli in mano. Ma voleva impedire che quelle due tonnellate di cocaina entrassero in Germania e c'era riuscito.
L'albanese, duro come una roccia, non diceva una parola, a parte continuare a ripetere che lui era un semplice camionista. La polizia di Dsseldorf stava perquisendo il magazzino di caff, dove i cani antidroga erano come impazziti. Erano stati addestrati a distinguere l'odore della cocaina da quello del caff, utilizzato spesso per confonderli.
Poi Ziegler, che era un poliziotto con i fiocchi, ebbe un'intuizione. Milch non poteva conoscere l'albanese. Nessuno lo parlava, a parte gli albanesi. Piazz Milch dietro la parete a specchio della sala interrogatori, con il volume alzato. Da l  poteva seguire l'interrogatorio dell'autista.
L'interprete traduceva le domande dell'agente tedesco all'autista e le risposte di questi. Le domande erano prevedibili. Milch le capiva - erano nella sua lingua - ma doveva aspettare la traduzione dell'interprete per ascoltare le risposte. Nonostante l'albanese stesse protestando la sua innocenza, quella che usc dall'altoparlante fu una piena ammissione di colpa: se si fosse trovato nei guai al porto di Amburgo, avrebbe dovuto rivolgersi immediatamente a un certo Oberinspektor Eberhardt Milch, che avrebbe sistemato tutto e lo avrebbe fatto proseguire senza dover sottostare ad alcuna ispezione del carico.
Fu allora che Milch croll. Per trascrivere la sua confessione occorsero due giorni e un esercito di stenografi.

La Orion Lady si trovava nell'ampio tratto di mare caraibico che sta a sud della Giamaica e a est del Nicaragua, quando il suo capitano, impeccabile nell'uniforme tropicale bianca, in piedi sul ponte di comando accanto al timoniere, vide qualcosa che lo costrinse a sbattere le palpebre per l'incredulit.
Controll immediatamente lo schermo del radar. Non c'era alcuna imbarcazione nel raggio di miglia, da una parte all'altra dell'orizzonte. Ma quello era certamente un elicottero. Chiam il salone per avvertire il suo principale.

Nelson Bianco lo raggiunse sul ponte di comando. Il playboy indossava una camicia hawaiana a fiori e calzoncini larghi, ed era a piedi nudi. I capelli, neri e mossi, erano come sempre perfettamente tinti e fissati con la brillantina. Tra le dita stringeva l'immancabile sigaro Cohiba, diventato il suo segno distintivo. Eccezionalmente, e questo per via del carico proveniente dalla Colombia, non aveva con s a bordo le solite cinque o sei bellissime ragazze.
I due uomini osservarono il piccolo elicottero che volava quasi a pelo d'acqua, e allora videro che nel vano circolare dello sportello del passeggero, aperto, c'era un uomo in tuta nera da combattimento, imbrigliato e voltato verso lo yacht. Imbracciava un M14, un fucile di precisione, puntato proprio contro di loro.
"Orion Lady, Orion Lady" tuon una voce dal piccolo elicottero. "Siamo della Marina degli Stati Uniti. Vi chiediamo di spegnere i motori. Vogliamo salire a bordo."
Bianco non riusciva davvero a capire come avrebbero fatto. C'era una piattaforma per l'atterraggio degli elicotteri, a poppa, ma era gi occupata dal suo Sikorsky coperto da un telone. In quel momento il capitano gli diede un colpetto con il gomito e gli indic un punto davanti a loro. C'erano tre puntini sull'acqua, uno pi grande e due piccoli. Venivano veloci verso di loro.
"Avanti tutta!" ordin Bianco.
Era una reazione stupida, come intu subito il capitano. "Capo, non riusciremo mai a seminarli. Se scappiamo capiranno tutto."
Bianco guard il Little Bird sospeso sopra di loro, i gommoni lanciati a tutta velocit e il fucile di precisione puntato contro la sua testa da una cinquantina di metri. Non c'era altro da fare che affrontare la situazione fingendo la massima normalit. Annu
"Spegni i motori" disse, e usc all'aperto.Il vento gli scompigli i capelli, poi si calm. Agit una mano, sorridendo, come se fosse felicissimo di collaborare. In cinque minuti i sEAL erano gi a bordo.
Il capitano di fregata Casey Dixon si comport con la massima cortesia. Gli avevano detto che l'obiettivo trasportava droga, e questo per lui era sufficiente. Rifiutando lo champagne offerto a lui e ai suoi uomini, fece accompagnare il proprietario e l'equipaggio a poppa, dove rimasero sotto la minaccia delle armi. Non vi era ancora alcuna traccia della Chesapeake all'oriz
zonte. Il subacqueo indoss l'autorespiratore Drager e si tuff. Rest sotto mezz'ora. Quando riemerse, rifer che non vi erano portelloni nello scafo, protuberanze sospette o cime di nylon.
I due uomini della squadra di perquisizione cominciarono a perlustrare l'imbarcazione. Era stato detto loro che nella sua concitata telefonata un parroco di campagna aveva parlato di una "grande quantit". Di quanta merce si trattava?
Fu lo spaniel a trovarla. Una tonnellata. La Orion Lady non era una di quelle imbarcazioni modificate da Juan Cortez. Bianco aveva pensato di cavarsela con la semplice arroganza. Era convinto che uno yacht cos  lussuoso, conosciuto nei porticcioli turistici pi esclusivi e famosi del mondo, da Monte Carlo a Fort Lauderdale, sarebbe stato al di sopra di ogni sospetto, come pure il suo proprietario. E forse avrebbe avuto ragione, se non fosse stato per un vecchio gesuita che aveva dovuto seppellire i corpi martoriati di quattro suoi parrocchiani in una fossa scavata nella giungla.
Il fiuto ultrasensibile dello spaniel per l'odore dell'aria lo spinse a lanciarsi verso un particolare pannello nel pavimento della sala macchine. In quel punto l'aria era troppo fresca: era stato sollevato di recente. Dava nella sentina.
Com'era accaduto con la squadra britannica nell'Atlantico, gli uomini della squadra di perquisizione indossarono i respiratori e si infilarono nella sentina. Le sentine puzzano, anche quelle degli yacht di lusso. Una per una le balle uscirono dal nascondiglio e i sEAL che non erano impegnati a fare la guardia ai prigionieri le trascinarono sul ponte e le ammassarono tra il salone e la piattaforma per l'elicottero. Bianco afferm a gran voce che non aveva idea di cosa si trattasse. era tutta una macchinazione... un equivoco... lui conosceva' il governatore della Florida. Le urla si ridussero a un borbottio quando gli fu calato sulla testa il cappuccio nero. Il capitano di fregata Dixon lanci il suo razzo rosso e il Global Hawk Michelle disattiv i jammer. In realt la Orion Lady non aveva neppure tentato di trasmettere. Quando furono ripristinate le comunicazioni, Dixon chiam la Chesapeake perch si avvicinasse.
Due ore dopo, Nelson Bianco, il suo capitano e l'equipaggio erano nella prigione a prua insieme ai sette sopravvissuti delle lance rapide. Solitamente il miliardario non si mescolava a simili

compagnie e la cosa non gli piacque affatto. Ma quelli sarebbero stati i suoi compagni di viaggio e di cena per un bel po'. Il suo amore per i tropici sarebbe stato pienamente appagato, ma in mezzo all'Oceano Indiano, e le ragazze compiacenti non rientravano nel programma.
Persino l'esperto di esplosivi era dispiaciuto.
"Dobbiamo proprio affondarlo, signore? E' cos  bello."
"Gli ordini sono questi" disse il comandante. "Nessuna ec
cezione."
I SEAL rimasero sul ponte a guardare la Orion Lady che esplodeva e andava a fondo. "Hooyah!" url uno di loro, ma l'esclamazione - normalmente usata in segno di esultanza - fu pronunciata con una punta di rincrescimento. Quando il mare fu di nuovo sgombro, la Chesapeake si allontan. Un'ora dopo, fu sorpassata da un'altra nave da carico: il capitano, osservandola con il binocolo, vide solo una nave per il trasporto granaglie che andava per la sua strada e non le prest alcuna attenzione.

In Germania, le forze dell'ordine stavano vivendo una giornata campale. Nella sua ampia confessione, Eberhardt Milch - custodito in un luogo segreto per garantirne l'incolumit - aveva fatto il nome di una decina di grossi importatori i cui carichi erano passati indisturbati attraverso il porto container di Amburgo. Le loro sedi furono perquisite e chiuse.
La polizia stava sottoponendo a perquisizioni magazzini, pizzerie (l'attivit di copertura preferita della 'ndrangheta), negozi di alimentari e di artigianato etnico del Sudamerica. Gli agenti aprivano interi scatoloni di lattine di frutta tropicale e rompevano ogni idolo maya proveniente dal Guatemala alla ricerca del sacchettino di polvere bianca. Grazie a un solo uomo, l'organizzazione tedesca del Don era stata annientata.
Il Cobra, per, sapeva che, una volta che la cocaina aveva oltrepassato il punto di consegna, la perdita ricadeva tutta sulla malavita europea. Solo se avveniva prima di quel punto, danneggiava il cartello, come nel caso del container con il doppio fondo scoperto ad Amburgo, che non aveva mai lasciato il porto, e del carico della Orion Lady, destinato a una banda di cubani del sud della Florida, e che si pensava ancora in viaggio. Il suo mancato arrivo a Fort Lauderdale non era ancora stato segnalato.
L'elenco dei funzionari corrotti aveva passato l'esame.Il Cobra aveva scelto a caso l'ispettore doganale di Amburgo tra i centodiciassette nomi: improbabile che fosse tutta un'invenzione.
"Liberiamo la ragazza?" chiese Dexter.
Devereaux annu Personalmente, non gli importava. La sua capacit di provare compassione era praticamente nulla. Ma la ragazza era servita allo scopo.
Dexter mise in moto il meccanismo. In seguito a un intervento discreto, l'ispettore Paco Ortega dell'uDYCO di Madrid era stato promosso ispettore capo. Gli era stato promesso anche che presto avrebbe potuto mettere le mani su Julio Luz e sul Banco Guzman.
Dopo aver ricevuto istruzioni da Cal Dexter, organizz la messinscena. Un giovane agente in borghese recit la parte dell'addetto ai bagagli dell'aeroporto. Fu arrestato pubblicamente e con molto scalpore in un bar, e la notizia fu fatta arrivare ai media. Due reporter intervistarono il barista e due clienti che diedero la stessa versione dei fatti.
In seguito a un'altra notizia da fonte non confermata, "El Pajs" pubblic un servizio speciale sullo smascheramento di una banda di criminali che si serviva di addetti ai bagagli per contrabbandare droga dentro le valigie di ignari viaggiatori dall'aeroporto di Barajas al Kennedy di New York. La maggior parte dei componenti della banda era riuscita a scappare, tranne un addetto che era stato arrestato e che ora stava collaborando con la giustizia. Aveva fornito un elenco dei voli ove aveva aperto delle valigie, dopo  controlli, per inserirvi della cocaina. Per alcuni aveva anche fornito la descrizione dei singoli bagagli manomessi.
Boseman Barrow non amava le scommesse. Non gli piacevano i casin n le corse di cavalli, non giocava ai dadi n alle carte. Ma, se proprio fosse stato costretto, doveva ammettere che avrebbe scommesso una forte somma sul fatto che la sefiorita Letizia Arenal sarebbe finita dentro per molti anni. E avrebbe perso.
Il fascicolo di Madrid arriv alla DEA di Washington e qualche pezzo grosso ordin che una copia delle parti riguardanti la cliente del signor Barrow fosse inviata all'ufficio del procuratore di Brooklyn. Ricevuta la documentazione, l'ufficio fu costretto ad agire. Gli avvocati non sono tutti malvagi, checch se ne dica. L'ufficio del procuratore inform Boseman Barrow delle novit giunte da Madrid. Il difensore present subito una richiesta di

proscioglimento. Anche se l'innocenza della ragazza non era stata dimostrata in maniera definitiva, adesso esistevano forti dubbi sulla sua colpevolezza.
Ci fu un'udienza a porte chiuse presieduta da un giudice che era stato compagno di universit di Boseman Barrow e la richiesta fu accolta. La sorte di Letizia Arenal pass dall'ufficio del procuratore a quello dell'icE. I funzionari decisero che, anche se non sarebbe pi stata processata, la ragazza non poteva comunque restare negli Stati Uniti. Le chiesero dove volesse essere estradata, e lei scelse la Spagna. Due agenti dell'ICE la accompagnarono al Kennedy.
Paul Devereaux sapeva che la sua prima copertura - la sua nonesistenza - stava per saltare. Servendosi di tutte le informazioni su cui era riuscito a mettere le mani, aveva studiato a fondo la figura e la personalit di un certo Don Diego Esteban, ritenuto il capo supremo del cartello, senza che per fosse mai stato possibile dimostrarlo.
Il fatto che quell'hidalgo, quel dispotico e crudele aristocratico discendente dagli spagnoli fosse rimasto praticamente intoccabile cos  a lungo era dovuto a molti fattori.
Uno era il rifiuto assoluto da parte di chiunque di testimoniare contro di lui. Un altro era la sparizione di ogni suo oppositore. Ma neanche questo sarebbe bastato senza un'enorme influenza politica.
Aveva conoscenze in alto loco e contribuiva generosamente a tutte le buone cause, purch pubblicizzate. Sovvenzionava scuole, ospedali, borse di studio, e sempre per i poveri del barrio.
Finanziava, con maggior discrezione, non uno ma tutti i partiti politici, compreso quello del presidente Juan Manuel Santos, che aveva giurato di distruggere l'industria della cocaina. E ogni volta faceva in modo che queste donazioni arrivassero alle orecchie di quelli che contavano. Pagava persino per gli orfani dei poliziotti e degli agenti di dogana assassinati, anche se i loro colleghi sospettavano chi fosse stato a ordinare la loro uccisione.
Ma, soprattutto, si ingraziava la chiesa cattolica. Non esisteva monastero o canonica di cui lui non contribuisse al restauro. Questo lo rendeva molto visibile, come pure il fatto che partecipava regolarmente alla messa tra i contadini e i braccianti
nella chiesa adiacente la sua residenza di campagna, cio la sua residenza ufficiale, non le molte fattorie di cui era proprietario dietro vari prestanome, nelle quali si incontrava con gli altri membri della Fratellanza che aveva creato per produrre fino a ottocento tonnellate di cocaina ogni anno.
"E' un vero maestro" osserv tra s Devereaux, ammirato. Sperava che il Don non avesse letto il Ping Fa, l'arte della guerra.
Il Cobra sapeva che la lunga serie di carichi andati persi, agenti arrestati e reti di distribuzione distrutte non sarebbe stata attribuita a una coincidenza ancora per molto. C' un limite al numero di coincidenze che un uomo intelligente  disposto ad accettare e, maggiore  la paranoia, minore  quel numero. La prima copertura, quella della non-esistenza, sarebbe presto saltata, e il Don avrebbe capito di avere davanti un nemico nuovo e molto pi pericoloso che giocava secondo nuove regole.
Dopo quella sarebbe saltata la seconda copertura: l'invisibilit. Sun Tzu affermava che non si pu sconfiggere un nemico invisibile. Il saggio cinese era vissuto in un'epoca di molto precedente quella ultratecnologica del Cobra: adesso esistevano nuovi strumenti che avrebbero permesso al Cobra di restare nascosto ancora per molto tempo dopo che il Don avesse capito che l fuori c'era un nuovo nemico.
Un fattore decisivo che avrebbe portato al suo smascheramento era l'elenco dei funzionari corrotti. Far saltare centodiciassette ufficiali in due continenti nel corso di un'unica campagna sarebbe stato decisamente troppo. Avrebbe lasciato filtrare i nomi un po' alla volta negli ingranaggi delle forze dell'ordine finch da qualche parte, in Colombia, il Don avrebbe smesso di credere alle coincidenze. In ogni caso, prima o poi, ci sarebbe stata una fuga di notizie.
Quella settimana di agosto, Devereaux sped Cal Dexter a comunicare la cattiva notizia a tre autorit governative sperando nella loro massima discrezione.
In una faticosa settimana densa di trasferimenti e colloqui, Cal Dexter inform gli Stati Uniti che c'era una mela marcia al porto di San Francisco, gli italiani vennero a sapere che c'era un importante funzionario corrotto a Ostia, mentre gli spagnoli avrebbero cominciato a pedinare un responsabile di darsena a Santander.

Ogni volta, preg le autorit di organizzare le cose in modo che tutto facesse pensare a una scoperta accidentale di un carico di cocaina, che avrebbe poi portato all'arresto. Da tutti ricevette assicurazioni in merito.
Al Cobra non interessava nulla delle bande criminali europee e americane. Quella gentaglia non era affar suo. Ma ogni volta che uno dei collaboratori del cartello usciva di scena, la percentuale di merce confiscata cresceva esponenzialmente. E, se avveniva prima della consegna, le perdite sarebbero ricadute sul cartello. Che avrebbe dovuto rimpiazzare la merce. Ma questo non sarebbe stato possibile.
Una cosa era certa: Alvaro Fuentes non avrebbe attraversato l'Atlantico a bordo di un peschereccio puzzolente. In qualit di primo vice di Alfredo Surez, scelse una nave da carico da seimila tonnellate, la Arco Soledad.
Era abbastanza grande da avere una cabina per il capitano, non spaziosa ma privata, e questa venne requisita da Fuentes. Il povero capitano fu costretto a chiedere ospitalit al primo ufficiale, ma sapeva stare al proprio posto e non fece obiezioni.
Come espressamente ordinato dal Don, la Arco Soledad, originariamente diretta a Monrovia, in Liberia, era stata dirottata in Guinea-Bissau, dove sembrava risiedere la fonte di tutti i loro problemi. Ma portava comunque cinque tonnellate di coca purissima.
Era una di quelle navi mercantili su cui Juan Cortez aveva dimostrato tutta la sua abilit. Aveva due pinne antirollio saldate allo scafo sotto la linea di galleggiamento. Oltre a stabilizzare la nave per renderla pi maneggevole e permettere all'equipaggio un viaggio pi confortevole con il mare mosso, erano cave e ognuna conteneva due tonnellate e mezza di cocaina accuratamente confezionata in balle.
Il problema principale con i contenitori posti sotto lo scafo era che potevano essere riempiti e svuotati soltanto con la nave tirata in secca. Significava dover ricorrere a un bacino di carenaggio, con possibili testimoni, o spiaggiare l'imbarcazione in attesa che la marea si ritirasse, e ci volevano ore e ore.
Ma Cortez aveva installato dei dispositivi di sgancio a scatto, praticamente invisibili, grazie ai quali un subacqueo poteva to
gliere velocemente i pannelli di ogni pinna. Tolti questi, le balle, completamente impermeabilizzate e tenute insieme da corde, potevano essere estratte e lasciate libere di risalire in superficie per essere prese a bordo dall'imbarcazione "ricevente".
Infine, l'Arco Soledad aveva nelle stive un carico perfettamente legale di caff, e documenti che dimostravano che era stato pagato ed era atteso da una societ commerciale di Bissau. E l  finivano le buone notizie.
La cattiva notizia era che la Arco Soledad era stata da tempo individuata grazie alla descrizione fatta da juan Cortez, e fotografata dall'alto. Quando oltrepass longitudine 35, il Global Hawk Sam colse la sua immagine, fece un confronto e, stabilita l'identit, inform la base di Creech, Nevada.
Il Nevada avvis Washington, e dallo. squallido magazzino di Anacostia part un ordine diretto alla Balmoral, che si mise in moto per intercettarla. Prima ancora di gettarsi in acqua, il maggiore Pickering e i suoi sommozzatori sapevano esattamente dove e cosa avrebbero dovuto cercare, e come far funzionare le chiusure invisibili.
Per i primi tre giorni di navigazione, Alvaro Fuentes si attenne scrupolosamente agli ordini ricevuti. Ogni tre ore, fosse giorno o notte, inviava un'e-mail alla sua adorata "mogliettina" a Barranquilla. Erano messaggi cos  banali e cos  frequenti in mare che in condizioni normali la NSA di Fort Meade non vi avrebbe prestato la minima attenzione. Ma, poich era stata messa in allarme, ogni messaggio fu raccolto dal ciberspazio e inviato ad Anacostia.
Quando Sam, che volava a dodicimila metri di quota, vide che la Arco Soledad e la Balmoral si trovavano a quaranta miglia una dall'altra, attiv i jammer sopra il mercantile e Fuentes si ritrov dentro un cono d'interferenza. Vedendo l'elicottero volare sopra l'orizzonte e poi virare verso di lui, invi un messaggio d'emergenza che per non and da nessuna parte.
Era inutile che la Arco Soledad tentasse di resistere agli uomini in tuta d'assalto nera quando questi scavalcarono la murata. Il capitano, mostrando la dovuta indignazione, brandiva i documenti della nave, le polizze di carico e copie dell'ordine di caff da Bissau. Gli uomini vestiti di nero non gli prestarono attenzione.

Il capitano, l'equipaggio e Alvaro Fuentes, che continuavano a protestare per quell'atto di pirateria, furono legati, incappucciati e radunati a poppa. L'attimo in cui non poterono vedere pi nulla, i jammer vennero disattivati e il maggiore Pickering chiam la Balmoral. Mentre questa si dirigeva verso il mercantile fermo, i due sommozzatori si misero al lavoro. Ci misero poco meno di un'ora. Questa volta gli spaniel non servivano ed erano rimasti a bordo della nave madre.
Prima che la Balmoral accostasse, in acqua galleggiavano due matasse di balle assicurate con le corde. Erano cos  pesanti che fu necessario ricorrere all'albero di carico della Arco Soledad per tirarle su. Dal ponte di questa passavano poi sulla Balmoral.
Fuentes, il capitano e i cinque uomini dell'equipaggio si erano fatti silenziosi. Sotto i cappucci sentivano il cigolio degli ingranaggi dell'albero di carico e una serie di tonfi prodotti da grossi oggetti grondanti acqua issati a bordo. Capirono di cosa si trattava. Smisero di gridare ai pirati.
I colombiani seguirono il loro carico a bordo della Balmoral. Capirono di essere su una nave molto pi grande, ma non avrebbero mai saputo descriverla o darle un nome. Dal ponte furono condotti alla prigione di prua dove, una volta tolti i cappucci, si incontrarono con l'equipaggio della Belleza del Mar.
Gli uomini dell'sss salirono per ultimi. I sommozzatori grondavano acqua. I sub che dovevano accogliere la Arco Soledad per prendere in consegna il carico avrebbero rimesso al loro posto i pannelli staccati sott'acqua, ma loro, sapendo che fine avrebbe fatto la nave, li avevano lasciati andare a fondo.
L'esperto di esplosivi fu l'ultimo a salire a bordo. Quando tra le due navi ci fu almeno mezzo miglio di distanza, premette il detonatore.
"Sentite che odore di caff" disse, quando la Arco Soledad fu scossa dall'esplosione. Lo scafo si riemp d'acqua e and a fondo. In effetti ci fu un leggero odore di caff tostato nell'aria quando, per un istante, il calore prodotto dall'esplosione del plastico raggiunse i cinquemila gradi. Poi la nave spar.
Un gommone, ancora in acqua, torn nel punto in cui la nave si era inabissata e raccolse i pochi rottami che ancora galleggiavano e che un osservatore attento avrebbe potuto individuare. Furono chiusi in una rete, zavorrati e lasciati andare a fondo. L'oceano,
calmo e azzurro in quegli ultimi giorni di agosto, torn com'era sempre stato. Deserto.
Molto lontano, sull'altro lato dell'Atlantico, Alfredo Surez non riusciva a credere alle notizie che arrivavano. Non riusciva neppure a pensare a un modo per dirlo al Don e restare vivo. Il suo giovane e brillante assistente aveva smesso di trasmettere dodici ore prima. O si trattava di un atto di disobbedienza, cio di pura follia, oppure era una catastrofe.
Aveva ricevuto un messaggio dai suoi clienti, i cubani, che controllavano quasi tutto il traffico di cocaina nel sud della Florida: la Orion Lady non era attraccata a Fort Lauderdale. Era attesa anche dal capitano del porto, che aveva tenuto in serbo per lei un richiestissimo ormeggio. Indagini discrete rivelarono che aveva anche cercato di contattarla, ma non vi era riuscito. L'imbarcazione aveva tre giorni di ritardo e non rispondeva.
Alcune spedizioni di cocaina erano andate a buon fine, ma la serie di mancati arrivi via mare e via cielo, oltre alla mazzata al porto di Amburgo, aveva ridotto al cinquanta per cento la percentuale della merce consegnata. Surez aveva garantito al Don il settantacinque per cento. Per la prima volta, cominci a temere che la sua strategia basata su spedizioni pi grosse ma meno frequenti - l'opposto della politica di grande frammentazione dei carichi portata avanti dal suo predecessore - potesse non funzionare. Pur non essendo una persona devota, preg che il peggio fosse passato, dimostrazione evidente del fatto che non sempre la preghiera funziona. Il peggio doveva ancora arrivare.
Molto lontano da l , nell'elegante cittadina di Alexandria, sulle rive del Potomac, l'uomo che intendeva essere la causa di quel "peggio" stava valutando la sua campagna fino a quel momento.
Aveva creato tre direttrici d'attacco. Una era quella di utilizzare le informazioni sulle navi da trasporto modificate da Juan Cortez per permettere alle forze dell'ordine regolari - marine militari, autorit doganali, guardia costiera - di intercettare le imbarcazioni in mare, scoprendo "casualmente" i nascondigli e sequestrando sia la cocaina sia l'imbarcazione.
Questo perch la maggior parte delle navi da trasporto che figuravano sul registro dei Lloyd's erano troppo grandi per scomparire senza che questo causasse grande scalpore nel mondo del trasporto via mare e portasse a interventi drastici da parte

dei governi. Gli armatori e le compagnie di assicurazione si sarebbero sbarazzati degli equipaggi corrotti, avrebbero pagato la multa, proclamando la loro assoluta estraneit, ma perdere una nave era un danno troppo grande.
Le intercettazioni in mare condotte dalle autorit servivano anche a scoraggiare la tattica comune di prendere a bordo la cocaina da un peschereccio e scaricarla prima di attraccare in un altro porto di transito. Certo, non poteva andare avanti per sempre, e neppure per molto. Anche se juan Cortez era un cadavere carbonizzato sepolto in una tomba di Cartagena, presto sarebbe risultato evidente che qualcuno sapeva troppe cose su quei nascondigli invisibili da lui creati. E anche l'accortezza di fingere che quelle scoperte avvenissero per caso presto si sarebbe rivelata inutile.
In ogni caso, quei successi delle autorit non venivano mai tenuti nascosti. Diventati quasi subito di dominio pubblico, giungevano alle orecchie del cartello.
La seconda direttrice era una serie fortuita di incidenti, privi all'apparenza di alcuno schema ricorrente, in vari porti e aeroporti dei due continenti, dove la cattiva sorte faceva scoprire un carico di cocaina in arrivo e portava persino all'arresto del funzionario corrotto che facilitava il transito della merce. Anche questi sequestri non potevano passare all'infinito per casi fortunati.
Dall'alto della sua esperienza di una vita nel controspionaggio, il Cobra si toglieva tanto di cappello - fatto assai raro - davanti a Cal Dexter per essere riuscito a procurarsi l'elenco dei funzionari corrotti. Non chiese mai chi fosse la talpa all'interno del cartello, anche se era evidente che c'entrava la ragazza colombiana incastrata a New York.
Sperava che quella talpa potesse scavare un buco bello profondo per nascondersi, perch lui non poteva impedire l'arresto di quei funzionari ancora per molto. Con il crescere del numero di intercettazioni nei porti di Europa e America, sarebbe stato chiaro che qualcuno aveva fatto trapelare i nomi e le mansioni degli individui coinvolti.
La buona notizia, per uno che se ne intendeva di interrogatori e aveva fatto crollare Aldrich Ames, era che questi funzionari, per quanto avidi, non erano dei duri abituati alle leggi della malavita. Il tedesco smascherato cantava che era un piacere. E
come lui avrebbero fatto gli altri. Le loro confessioni lacrimose avrebbero provocato una reazione a catena di arresti e chiusure di attivit. I sequestri di droga, senza l'aiuto dei funzionari doganali corrotti, sarebbero saliti alle stelle. Questo prevedevano i suoi piani.
Ma il suo asso nella manica era la terza direttrice d'attacco, alla quale, nell'anno di preparazione concessogli, aveva dedicato moltissimo tempo e fatica, oltre che buona parte del budget.
Lui lo chiamava il "fattore sconcerto" e lo aveva utilizzato per anni in quel mondo dello spionaggio che james Jesus Angleton, il suo predecessore alla CIA, una volta aveva definito "una giungla di specchi". Era l'inspiegabile scomparsa di un carico dopo l'altro.
Nel frattempo avrebbe segretamente rivelato i nomi di altri quattro funzionari corrotti. Nella settimana centrale di settembre, Cal Dexter part per un viaggio che lo port ad Atene, Lisbona, Parigi e Amsterdam. In ognuna di queste citt le sue rivelazioni causarono orrore e shock, ma ovunque ricevette la promessa che ogni arresto sarebbe stato preceduto da un incidente accuratamente pianificato. L'americano descrisse l'operazione di Amburgo proponendola come modello.
Quello che pot dire agli europei fu che c'era un funzionario della dogana corrotto al Pireo, il porto di Atene; i portoghesi avevano uno che intascava bustarelle nel piccolo ma trafficato porto di Faro, nell'Algarve, mentre in Francia era stato corrotto un pezzo grosso che lavorava a Marsiglia. Gli olandesi, infine, avevano un problema nel porto commerciale pi grande d'Eu
ropa, Rotterdam.

Francisco Pons stava per andare in pensione e ne era felicissimo. Si era riconciliato con la moglie Victoria, una donna semplice e grassottella, e aveva persino trovato un acquirente per il suo King Air. Aveva spiegato la situazione all'uomo per cui compiva quei viaggi attraverso l'Atlantico, un certo senor Surez, il quale aveva compreso le sue ragioni -l'et e la rigidit delle articolazioni - e insieme avevano concordato che a settembre avrebbe fatto l'ultimo viaggio per il cartello. Non era un problema, aveva detto al senor Surez, perch il suo giovane e volenteroso copilota non vedeva l'ora di diventare capitano e guadagnare come

tale. In quanto all'aereo, sarebbe stato comunque necessario cercarne uno pi nuovo e in condizioni migliori. cos  si alline sulla pista del Boavista e decoll. In alto, sopra di lui, il puntino in movimento fu individuato dal radar del Global Hawk Sam e inserito nel database.
La banca dati fece il resto. Il sistema identific il puntino in movimento come un King Air, stabili che era partito dal Rancho Boavista, che un aereo di quel tipo non poteva attraversare l'Atlantico senza grossi serbatoi aggiuntivi, e che era diretto a nordest verso longitudine 35. Oltre, c'era soltanto l'Africa. Qualcuno in Nevada diede istruzioni al maggiore Joo Mendoza e al suo equipaggio di. terra di prepararsi al decollo.
II King Air era in volo da due ore e stava per finire il carburante dei serbatoi principali sotto le ali. Il copilota era ai controlli. Molto pi in basso e davanti a lui, il Buccaneer sent la spinta dei razzi, schizz lungo la pista e si allontan rombando sopra il mare buio. Era una notte senza luna.
Un'ora dopo, il brasiliano si trovava al suo punto d'incontro e girava in tondo, a una velocit di quasi seicento chilometri orari. In un punto imprecisato a sudovest, invisibile nell'oscurit, il King Air avanzava lento, attingendo ai serbatoi di riserva, con i due uomini di fatica che pompavano come matti.
"Sali a tremila e cinque e resta in posizione" ordin la voce calda dal Nevada. Come quella di Lorelei, era una voce perfetta per attirare gli uomini verso la morte. Il motivo di quell'ordine era che Sam aveva segnalato che il King Air era salito di quota per portarsi sopra un banco di nuvole.
Nelle notti senza luna, le stelle sopra l'Africa sono estremamente luminose; le nuvole paiono un lenzuolo bianco che riflette la luce, sulla cui superficie pallida si stagliano le ombre. Il Buccaneer fu guidato a ottomila metri di coda al King Air ma pi alto di trecento. Mendoza perlustr con lo sguardo la distesa bianca che si estendeva davanti a lui. Non era del tutto piatta: qua e l spuntavano degli altocumuli. Rallent per paura di raggiungere l'altro velivolo troppo presto.
Poi lo vide: solo un'ombra tra due colline di nuvole che disturbava la superficie dello strato sottostante. Un attimo dopo scomparve, e poi riapparve.
"Ce l'ho" disse. "Possibilit di errore?"
"Negativo" disse la voce nelle cuffie. "Non c' nient'altro in
cielo."
"Ricevuto. Contatto."
"Contatto confermato. Procedi con l'ingaggio."
Mendoza aument appena la velocit e la distanza tra i due velivoli diminu Dispositivo di sicurezza tolto. Obiettivo inquadrato, distanza in diminuzione. Quattrocento metri.
Le due scie di proiettili schizzarono da sotto le ali e si incontrarono in corrispondenza della coda del King Air. La coda si disintegr e i proiettili entrarono nella fusoliera, passando in mezzo ai serbatoi aggiuntivi per finire nella cabina di pilotaggio. Entrambi i pompisti morirono in un decimo di secondo, straziati dall'impatto. I due piloti avrebbero fatto la stessa fine, ma l'esplosione del carburante fu pi veloce. Com'era accaduto con il Transall, il King Air implose e si disintegr in mille pezzi che caddero, in fiamme, attraverso il letto di nuvole.
"Obiettivo colpito" disse Mendoza. Un'altra tonnellata di cocaina che non sarebbe arrivata in Europa.
"Tama a casa" disse la voce. "La tua rotta ... "

Alfredo Surez non pot esimersi dal riferire la lunga serie di cattive notizie al Don. Il signore del cartello non sarebbe sopravvissuto cos  a lungo in uno degli ambienti pi violenti della terra se non avesse avuto un sesto senso per il pericolo.
Pezzo dopo pezzo, il Don costrinse il responsabile delle spedizioni a raccontargli tutto. Le due navi e ora i due aerei persi prima che arrivassero in Guinea-Bissau; le due lance rapide nel Mar dei Caraibi mai arrivate al loro appuntamento e di cui non si avevano pi notizie, insieme agli otto uomini di equipaggio; il playboy miliardario scomparso con una tonnellata di cocaina purissima destinata ai preziosi clienti cubani nel sud della Florida. E il disastro di Amburgo.
Surez si aspettava che il Don esplodesse dalla rabbia e invece accadde il contrario. Il Don aveva imparato fin da bambino che ci si pu irritare per le piccole cose, ma che di fronte ai disastri si deve esibire una calma signorile. Ordin a Surez di restare seduto al tavolo. Si accese uno dei suoi sottili sigari neri e usc a fare due passi in giardino.
Dentro di s era scosso da una furia omicida.Il sangue sarebbe

scorso a fiumi, giur. Ci sarebbero state urla di dolore. E morte. Ma prima di tutto era necessario riflettere.
Non esistevano prove contro Roberto Crdenas. La scoperta di uno dei funzionari che stavano sul suo libro paga era probabilmente dovuta a semplice sfortuna. Una coincidenza. Ma il resto no. Non le cinque imbarcazioni e i due aerei. Non era opera delle forze dell'ordine, altrimenti avrebbero tenuto delle conferenze stampa, si sarebbero vantati dei sequestri di droga compiuti. C'era abituato. Si gloriavano per aver messo le mani sulle briciole. L'intera industria della cocaina valeva trecento miliardi di dollari l'anno. Pi del bilancio della maggior parte degli stati al di fuori del gruppo dei trenta pi ricchi.
I profitti erano cos  grandi che nessuna ondata di arresti sarebbe stata in grado di fermare l'esercito di volontari che sgomitavano per prendere il posto dei trafficanti uccisi o sbattuti in prigione. Profitti cos  grandi che al confronto Gates e Buffet parevano dei venditori ambulanti. Ogni anno la cocaina generava guadagni pari ai loro due patrimoni messi assieme.
Ma il mancato arrivo della merce, quello s che era pericoloso. La bestia doveva essere nutrita. Se il cartello sapeva essere violento e vendicativo, lo stesso valeva anche per i messicani, gli italiani, i cubani, i turchi, gli albanesi, gli spagnoli e tutte le altre organizzazioni criminali che potevano uccidere anche solo per una parola di troppo.
E allora, se non si trattava di una coincidenza - e non la si poteva pi considerare una coincidenza - chi c'era dietro i furti della sua merce, l'uccisione dei suoi equipaggi, la scomparsa delle sue spedizioni?
Per il Don non poteva trattarsi che di tradimento o furto, che poi era un'altra forma di tradimento. E al tradimento si rispondeva in un solo modo: si identificava il responsabile e lo si puniva con la massima violenza. Chiunque fosse, avrebbe imparato la lezione. Niente di personale, ma non si pu trattare il Don in questo modo.
Torn dal suo terrorizzato ospite.
"Mandami Valdez" disse.
12
Paco Valdez, detto El Animal, e i suoi due uomini volarono in Guinea-Bissau.Il Don non era disposto a rischiare altre sparizioni di merce in mare. E non era disposto a fare un piacere alla DEA facendo viaggiare i suoi uomini a bordo di voli di linea.
Ormai il controllo di tutti i passeggeri dei voli intercontinentali era diventato cos  capillare che era improbabile che Valdez, con il suo particolare aspetto fisico, non venisse individuato e seguito. cos  volarono a bordo dell'aereo privato del Don, un
Grumman G4.
Il Don aveva assolutamente ragione... ma fino a un certo punto.Il bireattore di lusso doveva comunque seguire una rotta praticamente diritta da Bogot alla Guinea-Bissau, e questo lo port a passare sotto l'ampio volo di ricognizione del Global Hawk Sam. E cos  il Grumman venne individuato, identificato e registrato. Quando ricevette la notizia, il Cobra sorrise sod
disfatto.
Ad accogliere Valdez all'aeroporto di Bissau c'era Ignacio Romero, il responsabile per le operazioni del cartello in GuineaBissau. Nonostante fosse pi anziano, Romero si mostr molto ossequioso. Tanto per cominciare, Valdez era l'emissario personale del Don, e poi la sua reputazione nell'ambiente non poteva che incutere timore. In ultimo, era toccato a Romero comunicare il mancato arrivo di quattro grosse spedizioni, due per mare e due per via aerea.
La possibilit che alcuni carichi andassero persi era un permanente fattore di rischio legato a quel particolare commercio. In

molte zone, specialmente lungo le rotte dirette che portavano in America settentrionale e all'Europa, le perdite potevano arrivare anche al quindici per cento, una percentuale accettabile per il Don purch esistessero delle spiegazioni logiche e convincenti. Ma per tutto il periodo in cui Romero era stato responsabile in Guinea, le perdite sulla rotta dell'Africa occidentale erano state vicine allo zero, ed era quello il motivo per cui in quei cinque anni la merce destinata all'Europa che transitava per l'Africa era passata dal venti al settanta per cento.
Romero era molto orgoglioso di quei risultati. Aveva a disposizione una piccola flotta di canoe nelle isole Bijags e parecchie imbarcazioni veloci mimetizzate da pescherecci, tutte attrezzate con GPS per garantire la massima precisione negli appuntamenti in alto mare.
Oltre a questo, aveva dalla sua i vertici dell'esercito. Erano i soldati del generale Djalo Gomes a scaricare fisicamente la merce. Il generale si prendeva la sua bella fetta di guadagno sotto forma di cocaina e gestiva un suo traffico verso l'Europa in combutta con i nigeriani. Pagato tramite l'esercito di intermediari finanziari libanesi, il generale era un uomo ricco secondo gli standard mondiali, ma per quelli africani era un vero Creso.
E poi questo disastro. Non quattro carichi semplicemente persi, ma scomparsi senza la minima spiegazione. La sua collaborazione con l'emissario del Don era scontata: fu un sollievo vedere che con lui, quello che tutti chiamavano l'Animale, si comportava in modo affabile e cortese. Avrebbe dovuto immaginarlo.
Come sempre, quando in aeroporto compariva un passaporto colombiano, le formalit sparivano. I tre uomini di equipaggio del C4 ricevettero l'ordine di restare a bordo, utilizzare tutti i servizi della suite, e di non lasciare mai il jet senza almeno una persona dentro. Romero accompagn i suoi ospiti sul suo lussuoso suv attraverso la citt distrutta dalla guerra fino alla sua splendida casa sulla spiaggia, a una quindicina di chilometri dal centro.
Valdez aveva portato con s due assistenti. Uno era basso ma incredibilmente grosso e muscoloso, l'altro alto, magro e con il viso butterato. Entrambi portavano una pistola cui nessuno prest attenzione. Ogni specialista ha bisogno del proprio attrezzo.
El Animal si dimostr un ospite facile da compiacere. Chiese un veicolo e l'indicazione di un buon ristorante fuori citt.
Romero gli sugger il Mar Azul, sulle rive del Mansa, dietro Quinhamel, per la sua aragosta fresca. Si offr di accompagnarli personalmente, ma Valdez rifiut, prese una cartina e se ne and, con il tarchiato al volante. Rimasero fuori quasi tutto il giorno. Romero non capiva. I tre non mostravano il minimo interesse per le sue procedure infallibili per il ricevimento delle spedizioni n per le rotte della merce verso il Nord Africa e l'Europa.
Il secondo giorno, Valdez dichiar che, poich il pranzo sul fiume era stato fantastico, avrebbero dovuto ripetere l'esperienza tutti e quattro assieme. Sal  sul suv accanto al tarchiato, che sostitu l'autista di Romero. Romero e il tizio secco sedettero dietro.
I nuovi arrivati sembravano conoscere bene la strada. Non avevano quasi bisogno di guardare la cartina e guidavano sicuri per le strade di Quinhamel, la capitale non ufficiale della trib Papel. I Papel erano stati privati di ogni autorit dal marzo 2009, quando il presidente Vieira, che era uno di loro, era stato fatto a pezzi a colpi di machete. Da allora, il potere era passato nelle mani del generale Gomes, che era un Balanta.
Fuori dalla citt la strada per il ristorante, segnalato da un cartello, lasciava quella principale e scendeva per un sentiero sabbioso per un'altra decina di chilometri. A met dello sterrato, Valdez fece un cenno con il capo e il tizio al volante sterz di colpo, imboccando un sentiero ancora pi piccolo che portava a una fattoria di acagi abbandonata. A quel punto, Romero cominci a supplicare.
"Zitto, senior" disse El Animal senza alzare la voce. Visto che quello non la smetteva di protestare la propria innocenza, il tizio magro estrasse un coltello lungo e sottile, di quelli usati per disossare, e glielo punt alla gola. Romero cominci a piangere.
La casa colonica era poco pi che una capanna, ma dentro c'era una specie di sedia. Romero era troppo agitato per accorgersi che qualcuno aveva fissato le gambe al pavimento per impedire che si muovesse.
Gli assistenti di Valdez agirono in fretta e con professionalit. Lui si limit a fissare con la sua faccia da cherubino i trascurati alberi di acagi. I suoi sgherri trascinarono Romero gi dal suv e lo portarono dentro la casa, lo spogliarono fino alla cintura e lo legarono alla sedia.
Fu Valdez a cominciare perch si divertiva, finch l'inter-

rogato rimaneva cosciente, poi pass la mano. I suoi usarono sali da fiuto per rianimare Romero, dopodich El Animal si limit a fargli la domanda. Una sola. Che cosa ne aveva fatto dei carichi rubati?
Un'ora dopo avevano quasi finito. L'uomo legato alla sedia aveva smesso di urlare. Dalle labbra ridotte a una poltiglia usciva soltanto un flebile lamento simile a un "No-o-o-o". Dopo una pausa i due torturatori ricominciarono. Quello grosso picchiava, quello magro tagliava. Era la loro specialit.
Verso la fine Romero era ormai irriconoscibile. Non aveva pi orecchie, occhi e naso. Le nocche erano rotte, le unghie strappate. Sotto la sedia c'era una pozza di sangue.
Valdez not qualcosa ai suoi piedi, si chin a raccoglierlo e lo gett fuori, attraverso la porta aperta, nella luce accecante. Un attimo dopo comparve un cane in pessimo stato. Dalle fauci gli colava un filo di bava bianca. Aveva la rabbia.
El Animal estrasse una pistola, mise il colpo in canna, prese la mira ed esplose un colpo. Il proiettile trapass entrambi i fianchi. L'animale lanci un guaito stridulo e croll a terra, con le zampe anteriori che cercavano di far presa sul terreno e le due posteriori inutilizzabili. Valdez si volt e rimise la pistola nella fondina.
"Finitelo" disse, con tono pacato. "Non  stato lui." Ci che restava di Romero mor per un colpo al cuore inferto con un coltello per disossare.
I tre uomini di Bogot non si diedero la pena di nascondere ci che avevano fatto. Il compito spettava al vice di Romero, Carlos Sonora, che adesso avrebbe preso il suo posto. La pulizia del capanno sarebbe stata una lezione salutare e garanzia di lealt futura.
I tre si tolsero le mantelline di plastica antipioggia e le arrotolarono. Erano madidi di sudore. Uscendo, fecero attenzione a tenersi lontani dal muso del cane agonizzante. La bestia continuava a muovere le zampe in aria, a un metro dal boccone che lo aveva spinto a uscire dal suo nascondiglio. Era un naso.
Accompagnato da Sonora, Paco Valdez and a fare una visita di cortesia a Djalo Gomes, che li ricevette nel suo ufficio nel quartier generale dell'esercito. Spiegando che quella era un'usanza del suo popolo, Valdez port un dono di Don Diego
Esteban per il suo stimato collega africano. Era un vaso da fiori di fine artigianato colombiano, dipinto a mano.
"E' per i fiori" disse Valdez. "cos  quando li guarder potr pensare alla nostra proficua amicizia."
Sonora tradusse in portoghese. Il tizio magro and a prendere dell'acqua dal bagno adiacente. Il tarchiato aveva portato un mazzo di fiori. Ci stavano bene. Il generale sorrise. Nessuno si accorse che il vaso conteneva relativamente poca acqua e che i gambi dei fiori erano piuttosto corti. Valdez prese nota del numero del telefono posato sulla scrivania, uno dei pochi che funzionavano in citt.
Il giorno seguente era domenica. Il gruppetto arrivato da Bogot stava per ripartire. Sonora li avrebbe accompagnati all'aeroporto. Cinquecento metri oltre il quartier generale dell'esercito, Valdez gli ordin di fermarsi. Dal suo cellulare, operato dalla MTN, l'unico gestore locale, utilizzato soltanto dall'lite - i bianchi e i cinesi - chiam il telefono sulla scrivania del generale Gornes.
Il generale ci mise qualche momento a passare dal suo appartamento privato all'ufficio adiacente. Quando rispose, si trovava a un metro dal vaso. Valdez premette il detonatore che aveva in mano.
L'esplosione fece crollare gran parte dell'edificio e ridusse l'ufficio a un ammasso di detriti. Del dittatore si trovarono solo pochi frammenti, che in seguito vennero portati in territorio Balanta per una sepoltura tribale tra gli spiriti degli avi.
"Dovr cercarsi un nuovo socio" disse Valdez a Sonora sulla strada per l'aeroporto. "Un socio onesto. Al Don non piacciono i ladri. Provveda."
Il Grumman, con il pieno di carburante, era pronto a decollare. Pass a nord dell'isola di Fernando de Noronha, dove Sam lo individu e ne segnal il passaggio. Il notiziario della BBC World Service rifer del colpo di stato in Africa occidentale, ma era un servizio senza filmato, quindi non dur a lungo.

Qualche giorno prima la cNnv, da New York, aveva trasmesso un altro servizio che non aveva suscitato particolare attenzione. Normalmente l'estradizione a Madrid di una giovane studentessa colombiana, dopo che a Brooklyn erano state ritirate le accuse contro di lei, non avrebbe trovato spazio su un notiziario. Ma qualcuno fece pressioni e fu inviata una troupe.
Il servizio, lungo due minuti, pass sul notiziario della sera. Alle nove era gi stato tolto dalla programmazione per logiche editoriali. Ma, in quei due minuti, si vide la macchina dell'iCE che si fermava davanti alle partenze internazionali e due agenti che scortavano una giovane donna molto graziosa dai modi docili attraverso l'atrio e scomparivano oltre il controllo sicurezza, senza fermarsi.
Il sonoro diceva semplicemente che la signorina Arenal era stata vittima parecchie settimane prima di una banda di trafficanti di droga. Un addetto ai bagagli dell'aeroporto di Madrid aveva nascosto nella valigia della donna diretta a New York un chilo di cocaina purissima, scoperta nel corso di un controllo a campione al Kennedy. L'arresto dell'uomo in Spagna e la sua confessione avevano scagionato la studentessa colombiana che era stata liberata e rimpatriata a Madrid per poter proseguire i suoi studi in belle arti.
La notizia non suscit alcuno scalpore ma qualcuno in Colombia la not e la registr. Roberto Crdenas guardava spesso quel filmato. Gli permetteva di ammirare la figlia, che non vedeva da anni e gli ricordava la madre, Conchita, che era stata bellissima.
A differenza di molti pezzi grossi del traffico di cocaina, Crdenas non aveva mai amato il lusso e l'ostentazione. Lui veniva dai bassifondi ed era arrivato ai vertici del vecchio cartello lottando. Era stato uno dei primi ad accorgersi dell'astro nascente di Don Diego e a intuire i vantaggi della centralizzazione. Per questo motivo il Don, convinto della sua lealt, lo aveva fatto entrare nella nuova Fratellanza fin dall'inizio.
Crdenas possedeva un istinto e una diffidenza animale: conosceva a fondo il suo territorio, avvertiva il pericolo, non mancava mai di regolare i conti in sospeso. Aveva un solo punto debole e l'avvocato che compiva regolari visite a Madrid - scoperto per caso da un tizio che navigava in rete a Washington - lo aveva portato alla luce. Quando Conchita, che aveva cresciuto Letizia da sola dopo che loro si erano separati, era morta di cancro, Crdenas aveva allontanato la figlia da quel nido di vipere in cui lui era condannato a vivere perch non ne conosceva altro.
Dopo la scoperta di Eberhardt Milch ad Amburgo, avrebbe
dovuto fuggire e mettersi al sicuro. Lo sapeva. Le sue antenne non lo tradivano mai. Ma si rifiut. Lui odiava tutto ci che era "estero" e poteva gestire la sua divisione di funzionari corrotti soltanto attraverso una squadra di giovani che si muovevano in quei paesi come pesci tra i coralli. Lui non ci sarebbe riuscito e lo sapeva.
Da vera creatura della giungla, si spostava continuamente da un rifugio all'altro, anche all'interno del suo territorio. Aveva una cinquantina di rifugi, principalmente nella zona di Cartagena, comperava cellulari con schede prepagate usa e getta come fossero caramelle, e non usava mai pi di una volta lo stesso apparecchio che, dopo la prima telefonata, finiva nel fiume. Era cos  elusivo che talvolta persino il cartello impiegava anche pi di un giorno per rintracciarlo. E quella era una cosa che neppure l'efficientissimo colonnello Dos Rjos, capo dell'intelligence della divisione antidroga della polizia, riusciva a fare.
I suoi rifugi erano preferibilmente abitazioni modeste, arredate con semplicit, persino spartane. L'unico vizio che si concedeva era la televisione. Aveva sempre lo schermo al plasma pi nuovo e pi bello, la parabola pi potente, e li portava con s.
Gli piaceva sedersi davanti al televisore con una confezione da sei birre e fare zapping sui canali satellitari o guardare un film sul lettore DVD. Gli piacevano i cartoni animati perch Wile E. Coyote lo faceva ridere e lui, di indole, era uno che rideva poco. Gli piacevano i film polizieschi perch gli permettevano di deridere l'incompetenza dei criminali che si facevano sempre beccare, e l'inettitudine dei detective, che non sarebbero mai riusciti a prenderlo.
E gli piaceva guardare e riguardare quello spezzone di tele
giornale. Mostrava una giovane donna, bella e spaurita, all'aero
porto Kennedy. Talvolta Crdenas fermava l'immagine e restava
a fissarla anche per mezz'ora. Dopo quello che aveva fatto per
rendere possibile quel filmato, sapeva che prima o poi qualcuno
avrebbe commesso un errore.

E l'errore arriv. Tra tutti i posti possibili si verific a Rotterdam. Oggi l'antichissima citt olandese sarebbe irriconoscibile agli occhi di un mercante che vi avesse vissuto un centinaio di anni fa e persino a quelli di un soldato britannico che avesse marciato

per le sue strade in un tripudio di fiori e di baci all'inizio del 1945. Soltanto il piccolo centro storico conservava le eleganti abitazioni del diciottesimo secolo. Il gigantesco porto era modernissimo, una seconda citt fatta di acciaio, vetro, cemento, acqua e navi.
Se il petrolio necessario a garantire il funzionamento dell'Europa viene scaricato in gran parte al largo, lontano dalla citt, in vere e proprie isole artificiali piene di tubazioni e pompe; la seconda specialit di Rotterdam  il porto container: non grande quanto quello di Amburgo, ma altrettanto moderno e meccanizzato.
Le autorit doganali olandesi, in collaborazione con la polizia e - per dirla con la frase consacrata dall'uso -"agendo sulla base di informazioni ricevute", avevano smascherato e arrestato un alto funzionario di nome Peter Hoogstraten.
Personaggio scaltro e subdolo, l'uomo era intenzionato a evitare una condanna. Sapeva cosa aveva fatto e dove aveva depositato le mazzette, o meglio, dove il cartello le aveva depositate per lui. Voleva andare in pensione e godersi fino all'ultimo centesimo. Non aveva la minima intenzione di confessare n di ammettere anche la pi piccola accusa. Avrebbe giocato la carta dei diritti civili fino all'ultima mano. L'unica cosa che lo preoccupava era come avessero fatto le autorit a scoprire cos  tanto. Era certo: qualcuno lo aveva tradito.
Per quanto si vanti di essere ultraliberale, l'Olanda ospita un immenso sottobosco criminale e, forse per l'eccessiva permissivit, una grossa parte di quel mondo  in mano a stranieri, europei e non.
Hoogstraten lavorava principalmente per un'organizzazione composta da turchi. Conosceva le regole del narcotraffico: la merce apparteneva al cartello finch non usciva dal porto per intraprendere il suo viaggio sulle autostrade dell'Unione Europea. Allora diventava di propriet della mafia turca, che aveva pagato il cinquanta per cento all'ordine e doveva corrispondere il restante cinquanta alla consegna. Un carico intercettato dalle autorit doganali avrebbe danneggiato entrambe le parti.
I turchi avrebbero dovuto piazzare un altro ordine, rifiutandosi di tirare fuori altri soldi. Ma anche i turchi, a loro volta, avevano dei clienti che avevano piazzato degli ordini e pretendevano la consegna. La capacit di Hoogstraten nello sdoganare container e altri carichi era preziosa e retribuita estremamente bene. Lui era
solo uno degli elementi di una trafila che, tra la giungla colombiana e una cena in Olanda, poteva contare fino a venti persone, tutte retribuite con una percentuale, ma era un elemento cruciale.
L'errore si verific a causa di un problema personale dell'ispettore capo Van der Merwe. Costui aveva lavorato nelle dogane olandesi tutta la vita. Entrato nella divisione investigazioni criminali appena tre anni dopo l'assunzione, nel corso della sua carriera aveva intercettato una montagna di merce di contrabbando. Ma l'et cominciava a farsi sentire. Aveva la prostata ingrossata e beveva troppo caff, cosa che gli indeboliva ancora di pi la vescica. Questo era fonte di risolini soffocati tra i colleghi pi giovani. Lui non ci trovava proprio niente da ridere. Verso la met del sesto interrogatorio di Peter Hoogstraten dovette andare in bagno.	
Non sarebbe stato un problema. Fece un cenno con il capo al collega, indicando che avrebbero fatto una pausa. Il collega dichiar: "L'interrogatorio  sospeso alle..." e spense il registratore. Hoogstraten sostenne che aveva voglia di una sigaretta e questo significava che avrebbe dovuto essere accompagnato
nell'area fumatori.
Il politicamente corretto lo proibiva, ma i diritti civili lo
permettevano. Van der Merwe non vedeva l'ora di andarsene
in pensione e ritirarsi nella casa di campagna dalle parti di
Groningen, con il suo bell'orto e il frutteto, dove poteva fare
tutto quello che voleva per il resto della vita. I tre si alzarono.
Van der Merwe si volt e con la falda della giacca urt il
fascicolo posato sulla scrivania. La cartellina si gir di novanta
gradi e un foglio contenuto al suo interno spunt fuori. Sopra,
c'era una colonna di cifre. Questione di un secondo e il foglio
fu rimesso nel fascicolo, ma Hoogstraten l'aveva visto. Aveva
riconosciuto le cifre. Erano somme depositate sul suo conto
corrente a Turks e Caicos.
Il suo volto rimase impassibile, ma gli si accese una lampa
dina nella testa. Quel porco era riuscito ad aggirare il segreto
bancario. A parte lui, soltanto due fonti potevano conoscere
quei dati e quella banca. Una fonte era la banca stessa, l'altra era
il cartello che versava soldi su quel conto. Dubitava che fosse
stata la banca, a meno che la DEA americana non fosse riuscita
ad aggirare i firewall di protezione dei conti correnti.

Era possibile. Non esisteva pi nulla di veramente inespugnabile, neppure i firewall di NASA e Pentagono, come era stato dimostrato. Comunque fosse, il cartello doveva essere immediatamente avvisato che c'era una falla, e pure grossa. Non aveva idea di come mettersi in contatto con il cartello colombiano, della cui esistenza aveva letto su un lungo articolo sulla cocaina sul "Telegraaf". Ma i turchi dovevano saperlo.
Due giorni dopo, all'udienza per la concessione della libert provvisoria su cauzione, le autorit doganali olandesi ebbero il secondo colpo di sfortuna. Il giudice era un fanatico difensore dei diritti civili, favorevole alla legalizzazione della cocaina di cui, in privato, faceva uso egli stesso. Concesse la libert provvisoria. Hoogstraten usc e fece la sua telefonata.

A Madrid, l'ispettore capo Paco Ortega pot finalmente colpire e con la benedizione di Cal Dexter. L'avvocato julio Luz, responsabile del riciclaggio, non serviva pi. Un controllo sulle prenotazioni all'aeroporto di Bogot indic che stava per partire alla volta di Madrid per la sua solita visita.
Ortega attese che uscisse dalla banca seguito da due impiegati che portavano due pesanti Samsonite rigide. All'improvviso sui tre piovvero agenti armati della Guardia Civil guidati da uomini dell'uDYCO in borghese.
Grazie alle indicazioni di un uomo dell'UDYCO appostato su un tetto a cinquecento metri di distanza, insieme agli impiegati della banca e alle due valigie nel vicolo dietro la banca vennero catturati due uomini in seguito identificati come esponenti delle gang galiziane. Le due valigie contenevano il "saldo" quindicinale tra la malavita spagnola e il cartello colombiano.
Il bottino ammontava a dieci milioni di euro in mazzette di banconote da cinquecento. Nell'eurozona, questa banconota si vede raramente in giro: ha un valore cos  alto che  quasi impossibile usarla per normali acquisti. Realisticamente pu servire soltanto per grossi pagamenti in contanti e c' un solo commercio che deve farne regolarmente uso.
Julio Luz fu arrestato davanti alla banca, i fratelli Guzman con il loro contabile all'interno. Con un'ordinanza del tribunale, l'UDYCO sequestr tutti i registri e i libri contabili. Per dimostrare una collusione nell'attivit di riciclaggio internazionale di denaro
ci sarebbero voluti mesi e una squadra composta dai migliori contabili, ma le due valigie costituivano prova sufficiente per un fermo. Non esisteva motivazione plausibile e legale perch venissero consegnate a due noti gangster. Ma sarebbe stato molto pi semplice se qualcuno avesse confessato.
Mentre venivano condotti alle celle, i galiziani furono fatti passare davanti a una porta aperta. Dentro c'era Julio Luz. Paco Ortega gli stava offrendo caff e biscotti con fare cordiale.
Uno degli agenti guard il suo prigioniero sorridendo. "Quello  il tizio che ti far rinchiudere per tutta la vita nel carcere di Toledo" osserv soddisfatto.
L'avvocato colombiano si gir verso la porta e per un istante incroci lo sguardo torvo del gangster. Non ebbe il tempo di dire neppure una parola. L'uomo fu trascinato via lungo il corridoio. Due giorni dopo, mentre lo trasferivano dalla centrale di Madrid a un carcere in periferia, riusc a fuggire,
Sembrava che la causa di tutto fosse stata una grave falla nelle procedure di sicurezza e Ortega si profuse in scuse con i suoi superiori. Le manette dell'uomo non erano state chiuse a dovere e sul furgone era riuscito a liberare una mano. Il furgone non era entrato nel cortile del carcere, ma si era fermato davanti all'ingresso. Gli agenti stavano facendo scendere i due prigionieri quando uno dei due si era liberato con uno strattone ed era fuggito lungo la strada. Purtroppo, gli inseguitori non erano stati altrettanto veloci e l'uomo era riuscito a dileguarsi.
Due giorni dopo; Paco Ortega entr nella cella di julio Luz e gli annunci che non era riuscito a ottenere la conferma del fermo. Era libero di andare. Anzi, l'indomani lo avrebbero accompagnato all'aeroporto e messo sul volo del mattino per Bogot.
Julio Luz rimase sveglio tutta la notte a pensare nella sua cella. Non aveva n moglie n figli, cosa di cui era grato. I suoi genitori erano morti. Non c'era niente che lo tenesse legato a Bogot, e aveva il terrore di Don Diego.
Radio carcere aveva diffuso la clamorosa notizia della fuga del galiziano. Le autorit non erano riuscite a riprenderlo. Di sicuro i suoi soci in affari a Madrid lo avrebbero nascosto e aiutato a tornare tra i suoi.
Julio Luz pens alla frase pronunciata dalla guardia in corridoio, una menzogna bella e buona. La mattina si rifiut di

andarsene. L'avvocato difensore era sconcertato. Luz continuava a rifiutarsi.
"Non ha altra scelta, senior" gli disse l'ispettore capo Ortega. "A quanto pare non ci sono gli estremi per un'accusa contro di lei. Il suo avvocato  stato troppo abile. Lei deve tornarsene a Bogot."
"E se confessassi?"
Nella cella scese il silenzio. L'avvocato difensore alz le mani in gesto di resa t, se ne and, stizzito. Lui aveva fatto del suo meglio. E aveva vinto. Ma neppure uno bravo come lui poteva difendere uno stupido. Paco Ortega accompagn Luz in una sala degli interrogatori.
"E adesso parliamo" esord "Parliamo sinceramente. Di molte cose. Sempre che lei voglia davvero chiedere protezione qui da noi."
E Luz parl. Non la finiva pi di parlare. Sapeva molte cose, non solo sul conto del Banco Guzman, ma anche su altre banche. Proprio come Eberhardt Milch, ad Amburgo, non era tagliato per quel genere di cose.

La terza vittima di Joo Mendoza fu un vecchio Noratlas francese, inconfondibile alla luce della luna per via della doppia trave di coda e del portellone di carico posteriore. Non era neppure diretto in Guinea-Bissau.
Il mare al largo di Dakar, capitale del Senegal, a nord della Guinea pullula di grossi pesci e attrae molti amanti della pesca. In attesa, una cinquantina di miglia al largo di Dakar, c'era una grossa barca da pesca Hatteras. Era una copertura perfetta poich una veloce imbarcazione da pesca con lo scafo bianco, equipaggiata con alti divergenti e una fila di canne a poppa, tende a non destare sospetti.
La Blue Marlin dondolava dolcemente cullata dal mare notturno, quasi aspettasse che i pesci cominciassero ad abboccare con il sorgere del sole. Grazie alla tecnologia GPS, si trovava nel punto esatto in cui doveva essere. L'equipaggio aspettava, pronto a trasmettere verso il cielo il segnale convenuto con la potente Maglite quando avesse udito i motori avvicinarsi. Ma non li ud
Avevano smesso di girare ottocento chilometri a sudovest e ora giacevano, insieme a ci che restava del Noratlas, sul fondo
del mare. All'alba, l'equipaggio dell'Hatteras, che non nutriva alcun interesse per la pesca, torn a Dakar per comunicare, con un messaggio in codice, che l'incontro non era avvenuto e che non vi era stata alcuna consegna di cocaina. La stiva sotto il vano motore era vuota.

Sul finire di settembre Don Diego Esteban convoc un consiglio d'emergenza. Pi per un'autopsia che per un consulto.
Dei componenti il direttivo due erano assenti. Era giunta la notizia dell'arresto a Madrid di julio Luz, ma non si sapeva che
avesse tradito.
In quanto a Roberto Crdenas, non lo si riusciva a contattare. Il Don non avrebbe pi tollerato quella sua abitudine di scomparire nella giungla e non tenersi in contatto con il cellulare. Ma il vero scopo di quell'incontro erano le cifre, e il vero imputato era Alfredo Surez.
Le notizie, gi brutte su tutti i fronti, continuavano a peggiorare. Per far fronte alle ordinazioni ricevute era necessario che ogni anno arrivassero sia in Europa che negli Stati Uniti almeno trecento tonnellate di cocaina purissima. A quel punto dell'anno avrebbero dovuto esserne arrivate almeno duecento. E invece erano meno di cento.
Ovunque accadevano disastri. Nei porti di Europa e Stati Uniti, un numero sempre crescente di container veniva fermato e sottoposto a controlli a campione, e troppo spesso il campione era quello giusto. Il Don non credeva a coincidenze cos  strane. L'ombra del sospetto cadde sul responsabile delle spedizioni, Surez. Solo lui sapeva quali container trasportassero un carico
nascosto di cocaina.
La sua linea di difesa fu che di oltre cento porti sparsi sui due continenti, solo in quattro si erano verificate intercettazioni da parte delle autorit doganali. Ci che Surez non poteva sapere era che presto ce ne sarebbero state altre sette, grazie ai nomi dei funzionari corrotti fatti trapelare dal Cobra.
Il secondo fronte riguardava i mercantili. C'era stata un'impennata nel numero delle imbarcazioni abbordate in alto mare. Erano tutte grosse navi. In alcuni casi, la cocaina era nascosta a bordo al porto di partenza e vi restava finch la nave non attraccava in quello di destinazione.

Surez, per, aveva di molto favorito la procedura che permetteva alle navi di lasciare il porto pulite e prendere a bordo la cocaina da pescherecci o motoscafi. La cocaina veniva poi scaricata allo stesso modo, quando la nave si trovava ancora a centinaia di miglia dal porto di destinazione. cos  poteva arrivare pulita, come aveva fatto la Virgen de Valme a Seattle.
L'inconveniente era che in quel modo non si poteva impedire che tutto l'equipaggio assistesse a entrambi i trasferimenti di merce. Talvolta le navi erano realmente pulite e la squadra salita a bordo era costretta ad andarsene con molte scuse e niente in mano. Ma la percentuale di ritrovamenti di nascondigli che non avrebbero mai dovuto essere scoperti era decisamente troppo alta.
Nel settore occidentale erano attive tre marine militari, quelle di Canada, Stati Uniti e Messico, congiuntamente alle autorit doganali e alla guardia costiera. A oriente, le marine di quattro stati europei mietevano un successo dopo l'altro.
Secondo la propaganda ufficiale dell'Occidente, le scoperte erano dovute all'impiego di una nuova tecnologia, derivata dall'apparecchiatura che permette di scoprire corpi sepolti sotto il cemento, utilizzata dalle squadre omicidi di tutto il mondo. Il nuovo dispositivo, secondo le spiegazioni ufficiali, era in grado di penetrare l'acciaio come i raggi X attraverso i tessuti molli e mettere in evidenza pacchi e balle nelle intercapedini create dal
	defunto juan Cortez. Era plausibile... ma del tutto inventato.
Ma una nave sequestrata  una nave che non rende e anche i pochi esponenti del trasporto marino disposti a correre il rischio di trasportare merce di contrabbando adesso si stavano rivoltando contro il cartello, nonostante i grandi margini di guadagno.
Ma era il terzo punto a preoccupare il Don. Gli insuccessi e persino i grossi disastri avevano una spiegazione. Era la serie di inspiegabili scomparse a rodergli l'anima.
Lui non sapeva dei due Global Hawk impegnati nella sorveglianza marittima ad ampio raggio sopra i Caraibi e l'Atlantico. Non sapeva del loro sistema di identificazione per immagini, n che erano in grado di trasmettere in pochi secondi ogni riscontro positivo alla base dell'Aeronautica militare di Creech in Nevada, e tanto meno dell'elenco stilato da Juan Cortez e adesso conservato in un magazzino di Washington. Non sapeva che i
Global Hawk erano in grado di bloccare tutte le comunicazioni via radio, cellulare o e-mail che partivano dal mare in un raggio di un miglio. E non sapeva delle due navi civetta camuffate da rinfusiere per il trasporto di granaglie che incrociavano una nel Mar dei Caraibi, l'altra nell'Atlantico.
Soprattutto, non sapeva che adesso le regole erano cambiate e che le sue navi e i suoi equipaggi venivano cancellati, affondati, imprigionati e confiscati in segreto e senza giusto processo. Sapeva solo che continuavano a scomparire, uno dopo l'altro. Non sapeva che lui e il cartello adesso erano considerati dalla legge come terroristi.
E l'effetto cominciava a farsi sentire. Non solo era pi difficile trovare navi disposte a correre il rischio: i piloti delle lance rapide - marinai molto esperti, non semplici scaricatori - erano diventati una merce rara. I piloti indipendenti, invece, scoprivano sempre pi spesso che i loro aerei erano guasti e inadatti al volo.
Don Diego era uomo tanto dotato di raziocinio quanto ossessionato dalla paranoia. Le due cose, insieme, gli avevano permesso di restare vivo e di diventare ricco. Non credeva a tutte quelle coincidenze. Credeva - anzi, era certo - che ci fosse un traditore all'interno del cartello, nella sua Fratellanza. Ci che avrebbe fatto a quel bastardo quando lo avesse trovato era un pensiero con cui la sua mente si trastullava durante la notte.
Si sent un imbarazzato colpo di tosse alla sua sinistra. Era Jos Marja Largo, il responsabile della distribuzione.
"Don Diego, mi spiace doverlo dire, ma  necessario. I nostri clienti stanno diventando impazienti, specialmente i messicani, e in Italia la 'ndrangheta. E' stato lei a stringere l'accordo con La Familia, in Messico, e con i calabresi che hanno praticamente il monopolio del nostro prodotto in Europa.
"Ora si lamentano per la scarsit della merce, per gli ordini inevasi e per i prezzi che lievitano a causa delle mancate consegne."
Don Diego dovette farsi forza per non picchiarlo. Si limit ad annuire con aria fosca.
"Jos Marja, caro collega, credo che dovresti fare un viaggio. Va' a fare visita ai nostri dieci maggiori clienti. Di' loro che c' stato un problema, isolato e contingente, del quale ci stiamo occupando."
Poi si volt verso Surez.

"Perch dobbiamo occuparcene, non  vero, Alfredo?" disse con tono mellifluo.
La minaccia era sospesa nell'aria ed era rivolta a tutti i presenti. Sarebbe stata aumentata la produzione per far fronte agli ammanchi di merce. Era necessario trovare e reclutare navi da pesca e navi mercantili pi piccole per attraversare l'Atlantico. Occorreva offrire compensi allettanti ai nuovi piloti perch accettassero il rischio di mettersi in volo verso l'Africa e il Messico.
Dentro di s, si ripromise di intensificare la caccia al traditore finch quel bastardo non fosse stato scoperto. E allora si sarebbe occupato di lui, e la sua fine non sarebbe stata piacevole.

Nei primi giorni di ottobre, Michelle individu un puntino che usciva dalla giungla della Colombia e si dirigeva verso nord sopra il mare. L'immagine ingrandita rivel che si trattava di un bimotore, un Cessna 441. Attrasse la sua attenzione perch proveniva da una piccola pista nel mezzo del nulla, dalla quale normalmente non partivano aerei passeggeri per destinazioni internazionali: non era un jet aziendale carico di manager ed era diretto in Messico, rotta 325.
Michelle lo segu oltre le coste di Nicaragua e Honduras dove, se non avesse avuto serbatoi aggiuntivi, sarebbe stato costretto ad atterrare per fare rifornimento. Ma non si ferm. Prosegu oltre il Belize e sorvol lo Yucatn. Fu allora che la base di Creech pass l'intercettazione all'Aeronautica militare messicana, che ne fu felicissima. Chiunque fosse quel pazzo, volava in pieno giorno, ignaro di essere seguito e del fatto che chi lo osservava si era reso conto che avrebbe dovuto ormai essere senza carburante.
Il Cessna fu intercettato da due jet messicani che cercarono di contattarlo via radio. L'aereo non rispose. Allora fecero segno al pilota di deviare e atterrare a Mrida. Davanti c'era un grande banco di nuvole. All'improvviso il Cessna si tuff nelle nubi e cerc di fuggire. Doveva essere uno dei nuovi piloti del Don, uno inesperto. I piloti dei caccia erano dotati di radar, ma anche di un limitato senso dell'umorismo.
Il Cessna precipit in fiamme e fin in mare davanti a Campeche. Doveva fare una consegna a un allevamento di bovini vicino a Nuevo Laredo, al confine con il Texas. Non ci furono
sopravvissuti. Barche di pescatori locali issarono dalle secche tante balle per cinquecento chili. Alcune vennero consegnate alle autorit, ma non molte.
In quegli stessi giorni, entrambe le navi civetta ebbero bisogno di reintegrare le scorte. La Chesapeake si incontr con la sua nave ausiliaria per un rifornimento in pieno oceano a sud della Giamaica. Prese a bordo un carico completo di carburante e cibo oltre a un plotone di SEAL di rimpiazzo, questa volta il Team 3 proveniente da Coronado, in California. E sbarc tutti i prigionieri.
Questi, sempre incappucciati quando si trovavano al di fuori della loro prigione senza finestre, sapevano di essere nelle mani degli americani, ma non dove si trovavano, n su quale nave. Alla fine sarebbero stati condotti a terra, ancora incappucciati, e fatti salire su un autobus con i finestrini oscurati e poi, alla base di Eglin, caricati su un c-5 da trasporto per il lungo volo verso le isole Chagos, dove, finalmente, avrebbero potuto vedere la luce del giorno e aspettare che la guerra finisse.
Anche la Balmoral fece rifornimento in mare. I suoi uomini restarono a bordo perch l'unit dell'SBS era a ranghi ridotti, con due interi squadroni dispiegati in Afghanistan. I suoi prigionieri vennero trasferiti a Gibilterra, dove lo stesso c-5 americano fece scalo per prenderli a bordo. Nell'occasione vennero consegnate agli americani anche le diciotto tonnellate di cocaina sequestrate dagli inglesi.
Queste, insieme alle ventitr confiscate dalla Chesapeake, furono trasferite su un'altra nave, un piccolo mercantile che operava agli ordini diretti del Cobra.
La cocaina sequestrata nei porti americani ed europei era stata distrutta dalle varie polizie nazionali. I carichi confiscati in mare venivano presi in consegna dalle marine o dalle guardie costiere responsabili del sequestro, e poi distrutti a terra. I carichi trasportati dagli aerei abbattuti erano persi per sempre. Ma la droga sequestrata dal Cobra fu portata per suo ordine su una minuscola isoletta privata delle Bahamas e l  tenuta sotto sorveglianza.
Le balle furono accatastate tra le palme, sotto una rete mimetica. Un piccolo distaccamento di marines viveva sull'isola, in una serie di camper parcheggiati all'ombra, al margine della

spiaggia, davanti al molo. Le uniche visite che ricevevano erano quelle di un piccolo mercantile incaricato di portare loro provviste fresche. Dopo le prime intercettazioni fu lo stesso piccolo mercantile a incontrarsi direttamente con le navi civetta per prendere a bordo le balle di coca.

Verso la met di ottobre, il messaggio di Hoogstraten arriv fino al Don. Non credeva che le banche avessero rivelato alle autorit i loro segreti pi nascosti. Una, forse, ma gi due era impossibile. C'era soltanto un uomo che conosceva i numeri dei conti bancari su cui venivano versate le bustarelle che garantivano lo sdoganamento dei carichi di cocaina nei vari porti d'Europa e d'America. Il Don aveva scoperto il traditore.
Roberto Crdenas stava guardando il filmato della figlia che attraversava il marciapiede al Kennedy quando la porta and in frantumi. Aveva la sua Mini Uzi a portata di mano, come sempre, e sapeva come usarla.
Fece fuori sei degli uomini di Valdez prima che questi riuscissero a stenderlo e riusc anche a piazzare un proiettile nella mano dell'Animal. Ma alla fine la superiorit numerica ha sempre il sopravvento e Valdez, sapendo con chi aveva a che fare, aveva portato con s una decina di uomini.
Nella vita Roberto Crdenas era stato un uomo duro, violento, malvagio. Nella morte era un cadavere come tanti. In cinque pezzi, quando la motosega ebbe finito.
Aveva avuto una sola figlia. E l'aveva amata da morire.
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L'attacco del Cobra all'impero di Don Diego prosegu senza sosta durante tutto il mese di ottobre, e finalmente cominciarono a vedersi le prime crepe. I rapporti del cartello con i numerosi clienti sparsi per i due continenti si erano andati via via deteriorando fino a diventare tesi, anche se non ancora del tutto compromessi.
All'inizio del mese Don Diego si rese conto che, anche se Roberto Crdenas lo aveva tradito, l'uomo che controllava e pagava i funzionari corrotti non poteva essere stato il suo unico nemico. Crdenas non poteva sapere dei nascondigli abilmente realizzati da Juan Cortez. Non poteva essere stato a conoscenza del nome di ogni nave, o del giorno e del porto di partenza, o dei voli verso l'Africa occidentale e degli aerei utilizzati. Ma c'era qualcuno che tutte quelle cose le sapeva.
La paranoia del Don allora si concentr su Alfredo Surez. L'uomo, che sapeva benissimo cos'era accaduto a Crdenas, cominci a temere per la propria vita.
Il primo problema, per, era la produzione. Tra intercettazioni, distruzioni, perdite in mare e scomparse, la percentuale di merce perduta si aggirava intorno al cinquanta per cento di quella spedita. Il Don diede ordine a Emilio Snchez di aumentare la produzione a livelli mai visti. La lievitazione dei costi cominci a erodere le immani ricchezze del cartello. Poi il Cobra venne a sapere di Crdenas.
Furono dei contadini a trovare il cadavere mutilato. La testa mancava - e non sarebbe mai stata ritrovata - ma per il colonnello Dos Rjos, l'utilizzo della motosega equivaleva alla firma

del cartello, e cos  chiese all'obitorio di Cartagena un campione per l'esame del DNA. E fu proprio grazie al DNA che il corpo del vecchio gangster venne identificato.
Dos Rjos inform il responsabile della DEA a Bogot, che a sua volta rifer del ritrovamento al quartier generale di Arlington. Il Cobra ricevette la notizia insieme alle altre comunicazioni che gli venivano girate dal quartier generale della DEA.
Nel tentativo di proteggere la fonte, fino a quel momento erano stati arrestati soltanto dodici funzionari, e tutti, apparentemente, per una pura coincidenza. Morto Crdenas, non c'era pi nessun bisogno di essere prudenti.
Cal Dexter, accompagnato da Bob Berrigan, figura di punta della DEA, fece un giro per tutta l'Europa per mettere al corrente i responsabili dei servizi doganali di dodici paesi. Il direttore della DEA fece lo stesso in Messico, Stati Uniti e Canada. A tutti i dirigenti fu chiesto di usare lo stratagemma utilizzato ad Amburgo. Invece di procedere a un arresto immediato, furono invitati a utilizzare l'informazione acquisita per mettere le mani sia sul funzionario corrotto sia sul carico di droga in arrivo.
Alcuni si attennero alle istruzioni, altri si rivelarono impazienti. Prima che l'ultimo funzionario corrotto finisse in galera, erano state scoperte e confiscate pi di quaranta tonnellate di cocaina in entrata. E non fin l
Per il pagamento delle tangenti, Crdenas si era servito di banche con sede in sei paradisi fiscali e queste banche, sottoposte a convincenti pressioni, seppur con riluttanza cominciarono a restituire i tesoretti occulti. Alla fine fu recuperato mezzo miliardo di dollari, che fin in gran parte a rimpinguare le casse delle varie agenzie impegnate nella lotta alla droga.
Ma non era ancora finita. Quasi tutti i funzionari pubblici finiti in cella in attesa di processo non erano dei duri. Di fronte a una possibile condanna all'ergastolo, molti cercarono di tirarsi fuori dai guai collaborando con gli inquirenti. Le mafie di ogni paese avevano emesso una condanna a morte nei loro confronti, ma spesso la decisione si era rivelata controproducente: rendeva la minaccia di un immediato rilascio ancora pi terrificante. Con un luogo di detenzione segretissimo e una sorveglianza ventiquattro ore su ventiquattro, collaborare con la polizia divenne l'unica possibilit.
Gli uomini arrestati - ed erano tutti uomini - cominciarono a fare i nomi delle societ di comodo proprietarie degli automezzi su cui i container erano stati caricati dopo lo sdoganamento. Agenti doganali e poliziotti fecero irruzione in molti magazzini, mentre le bande di trafficanti cercavano in tutta fretta di mettere al sicuro la merce spostandola altrove. Furono confiscate altre tonnellate di cocaina.
La maggior parte di questi sequestri non danneggiava direttamente il cartello, poich la merce aveva ormai cambiato proprietario, ma questo significava che le organizzazioni criminali perdevano somme enormi ed erano costrette a passare nuovi ordini e a tenere buoni i clienti inferociti. Fu fatta circolare la voce che la soffiata che stava costando loro una fortuna era arrivata dalla Colombia, e la cosa non venne presa bene. 
Il Cobra immaginava da tempo che prima o poi si sarebbe aperta una falla nelle sue misure di sicurezza, e aveva ragione. Il fatto avvenne in ottobre. Un militare colombiano distaccato alla base Malambo era in licenza quando in un bar si vant di far parte del piccolo distaccamento incaricato di fare la guardia alla zona destinata agli americani. Davanti a una ragazza estasiata e a un tizio ancora pi interessato seduto in fondo al bancone, descrisse nei dettagli lo strano aeroplano che gli yankee facevano decollare dalla zona a loro riservata e guardata a vista. Muri altissimi impedivano a chiunque di vedere il velivolo durante le operazioni di rifornimento e manutenzione, ma non durante il decollo e l'atterraggio. Anche se questi avvenivano di notte, il soldato l'aveva visto alla luce della luna.
Pareva un grosso aereo giocattolo, disse, con un unico motore in alto sulla coda. Cosa ancora pi strana, non aveva pilota, ma in mensa si diceva che fosse dotato di incredibili telecamere in grado di vedere per chilometri e chilometri, persino attraverso le nuvole e la nebbia, e anche di notte.
Quando i vaneggiamenti del caporale arrivarono alle orecchie del cartello, l'unica spiegazione fu che gli americani avessero un drone alla base di Malambo, e lo usassero per spiare tutte le navi in partenza dalla costa caraibica della Colombia.
Una settimana dopo la base di Malambo fu attaccata. Il Don non si serv di Valdez, ancora convalescente per la ferita di proiettile alla mano sinistra: invi il suo esercito privato composto da

ex guerriglieri delle FARC, ancora comandati dal veterano della giungla Rodrigo Prez.
L'assalto avvenne di notte: superato agevolmente l'ingresso principale, il gruppo si diresse verso la zona americana al centro della base. Cinque soldati colombiani persero la vita intorno al cancello, ma gli spari allertarono l'unit dei marines di guardia al perimetro interno. Appena in tempo.
Con mossa suicida, gli attaccanti scavalcarono il muro ma vennero falciati come cercarono di avvicinarsi all'hangar in cui era alloggiato il drone. I due uomini delle FARC che riuscirono a entrare, un attimo prima di morire, rimasero delusi. Michelle si trovava a quasi quattrocento chilometri di distanza, sul mare, impegnata a bloccare le comunicazioni di due lance nel momento in cui venivano intercettate dai SEAL della Chesapeake.
A parte qualche foro nel cemento, l'hangar e le officine non subirono danni. Nessun marine rimase ucciso. La mattina seguente si contarono oltre settanta vittime tra gli uomini delle FARC. Nel frattempo, in mare, altre due lance sparirono senza lasciare traccia. Gli equipaggi vennero rinchiusi nella prigione temporanea a bordo della nave e le quattro tonnellate di cocaina confiscate.
Ventiquattro ore dopo, il Cobra venne a sapere che il cartello aveva scoperto l'esistenza di Michelle. Quello che Don Diego non sapeva era che esisteva un secondo drone che operava da una remota isoletta brasiliana.
Sotto la sua guida, il maggiore Mendoza abbatt altri quattro aerei e questo nonostante il cartello avesse spostato le operazioni di rifornimento dal Rancho Boavista a un'altra hacienda, ancor pi nell'interno. Quattro uomini del Boavista erano stati torturati a lungo da Valdez e dai suoi, poich si sospettava fossero stati loro a rivelare i piani di volo.
Un finanziere brasiliano in vacanza sull'isola di Fernando de Noronha, mentre parlava al telefono con il fratello a Rio, gli raccont di uno strano aereo americano che partiva e atterrava dal punto pi remoto dell'aeroporto. Due giorni dopo il quotidiano del mattino, "O Globo", pubblic uno scoop. Anche Sam era stato scoperto.
Ma l'isola era fuori portata persino per gli uomini delle FARC. Furono rafforzate le misure di sicurezza alla base di Malambo
e i due Global Hawk continuarono a volare indisturbati. Nel vicino Venezuela, il presidente di estrema sinistra Hugo Chavez che, a dispetto dei toni moraleggianti dei suoi discorsi, aveva permesso che il suo paese, in particolar modo la costa settentrionale, diventasse un importante punto di partenza per il traffico di coca, protest con veemenza, ma pot fare poco altro.
Convinti che potesse esserci un qualche maleficio sulla GuineaBissau, i piloti disposti ad affrontare la traversata dell'Atlantico avevano insistito per cambiare destinazione. I quattro abbattuti in novembre erano diretti in Guinea-Conakry, Liberia e Sierra Leone, dove avrebbero dovuto lanciare il carico in volo, a bassa quota, vicino ai pescherecci. Ma non serv a nulla cambiare, perch nessuno di loro arriv all'appuntamento.
Quando fu chiaro che lo spostamento delle operazioni di rifornimento dal Boavista a un altro ranch e il cambio di destinazione non cambiavano le cose, la riserva d piloti disposti a volare si esaur, qualunque fosse la cifra offerta. Tra gli equipaggi dell'aviazione di Colombia e Venezuela i viaggi sopra l'Atlantico
vennero soprannominati los vuelos de la muerte.
In Europa, grazie alla collaborazione di Eberhardt Milch, le indagini avevano portato alla scoperta del piccolo simbolo tracciato su alcuni container, i due cerchi concentrici con la croce maltese al centro. Da essi era stato possibile risalire al porto di Paramaribo, la capitale del Suriname, e da l  alla piantagione di banane da cui erano partiti. Grazie all'intervento e ai fondi degli americani, la piantagione fu chiusa.
Alfredo Surez, in un disperato tentativo di placare il Doti, si rese conto che nessuna nave da carico era stata intercettata nel Pacifico e, poich la Colombia aveva porti su entrambi gli oceani, trasfer una grossa parte di spedizioni dalla costa dei Caraibi a quella occidentale.
Michelle si accorse di questo cambiamento quando una rinfusiera contenuta nella sua banca dati, una di quelle indicate da Cortez, fu vista puntare verso nord al largo delle coste occidentali di Panam. Era troppo tardi per intercettarla, ma un rapido controllo rivel che era partita dal porto colombiano di Tumaco, sulla costa del Pacifico.
In novembre, Don Diego Esteban accett di ricevere gli emissari di uno dei maggiori e quindi pi affidabili clienti europei.

Raramente incontrava persone al di fuori della ristretta cerchia dei suoi colleghi colombiani, ma Jos Marja Largo, responsabile dei rapporti con i clienti in tutto il mondo, lo aveva supplicato.
Furono prese eccezionali misure perch i due europei non capissero in quale hacienda era avvenuto l'incontro. Non vi erano problemi di lingua: i due erano spagnoli, provenivano entrambi dalla Galizia.
Quella zona nordoccidentale della Spagna spazzata dalle tempeste  da sempre il principale centro di contrabbando del vecchio continente europeo. Da tempo immemore produce marinai in grado di affrontare qualunque mare, per quanto tempestoso. Si dice che sulla costa selvaggia e frastagliata che va da Ferrol a Vigo, disseminata di migliaia di baie, calette e villaggi di pescatori, nelle vene degli abitanti scorra sangue misto ad acqua di mare.
Un'altra caratteristica della popolazione  l'atteggiamento sprezzante nei confronti di doganieri ed esattori del dazio. Da sempre la figura del contrabbandiere  vista sotto una luce romantica, ma non c' proprio niente di romantico nella brutalit con cui i contrabbandieri si oppongono alle autorit e puniscono le spie. Con il diffondersi della cultura della droga in Europa, la Galizia  emersa come uno dei principali centri di smistamento.
Da anni due bande si dividono il traffico di cocaina in Galizia, i Charlins e i Los Caneos. Un tempo alleati, negli anni Novanta avevano avuto grossi dissidi e ne era nata una faida, ma recentemente avevano appianato le divergenze e formato una nuova alleanza. Un rappresentante di ogni banda era volato in Colombia per presentare un reclamo a Don Diego. Lui aveva accettato di riceverli per via degli antichi e solidi legami tra la Galizia e l'America Latina, retaggio dei molti marinai galiziani che si erano stabiliti nel Nuovo Mondo tanto tempo prima, ma anche per il volume degli ordini che i galiziani piazzavano abitualmente. '
I visitatori non erano contenti. Erano due dei loro uomini quelli che l'ispettore capo Paco Ortega aveva arrestato con due valigie contenenti dieci milioni di euro in banconote da cinquecento. Quel disastro, affermarono i galiziani, era stato causato da un errore dell'avvocato Julio Luz, che rischiava vent'anni di galera in un carcere spagnolo e, stando a quel che si diceva in giro, adesso cantava come un canarino in gabbia.
Don Diego li ascoltava chiuso in un silenzio glaciale. Pi di ogni altra cosa al mondo odiava essere umiliato, e adesso era costretto a starsene l  e a sorbirsi una paternale da quei due peones venuti da La Cortina. E quel che era peggio, avevano tutte le ragioni. La colpa era solo di Luz. Se quello stupido avesse avuto una famiglia, i suoi avrebbero pagato amaramente per quella leggerezza. I galiziani, per, non avevano ancora finito.
I loro principali clienti erano le organizzazioni criminali britanniche che importavano cocaina nel Regno Unito. Il quaranta per cento della cocaina che arrivava in Inghilterra proveniva dalla Galizia, dove, a sua volta, giungeva via mare dall'Africa occidentale. Le quote di traffico dall'Africa occidentale che arrivavano via terra alle coste del Marocco e della Libia prima di attraversare il Mediterraneo verso l'Europa meridionale erano destinate ad altre organizzazioni. I galiziani dipendevano dalla merce che arrivava via mare e questa si era andata esaurendo.
La domanda sottintesa era: cosa state facendo al riguardo? Con modi affabili il Don invit i suoi ospiti a sorseggiare un bicchiere di vino fuori, mentre lui entrava a conferire con il suo uomo.
"Quanto valgono per noi i galiziani?" fu la domanda che pose a Jos Marja Largo.
"Troppo" ammise questi.
Delle trecento tonnellate che avrebbero dovuto raggiungere l'Europa ogni anno, gli spagnoli - vale a dire i galiziani - se ne prendevano il venti per cento, e cio sessanta tonnellate. L'unico cliente pi grosso di loro era la 'ndrangheta, pi ancora della camorra e di Cosa Nostra.
"Abbiamo bisogno di loro, Don Diego. Surez dovr prendere provvedimenti per soddisfare le loro richieste."
Prima della riunificazione dei piccoli cartelli nella Fratellanza, i galiziani si rifornivano dal cartello di Norte del Valle, gestito da Montoya, adesso ospite di un carcere americano. Norte del Valle era stato l'ultimo degli indipendenti a piegarsi all'unificazione, ma produceva ancora in proprio. Se i galiziani fossero tornati all'originario fornitore, altri avrebbero potuto seguirli, provocando una frantumazione del suo impero. Don Diego
torn sulla terrazza.
"Seniores" disse loro "avete la parola di Don Diego Esteban. Le forniture riprenderanno."

Pi facile a dirsi che a farsi. La decisione di Surez di abbandonare l'utilizzo di migliaia di corrieri che portavano un chilo di droga ognuno nella pancia o due o tre chili in valigia, sperando di passare inosservati alla dogana, era parsa a tutti molto sensata. I nuovi macchinari a raggi X che penetravano oltre i vestiti e il grasso corporeo avevano trasformato l'utilizzo di ovuli in una causa persa.
I severi controlli ai bagagli, imputabili ai fondamentalisti islamici che Don Diego malediceva ogni giorno della sua vita, avevano fatto aumentare esponenzialmente i sequestri di droga trasportata all'interno dei bagagli stessi. Quella delle poche ma consistenti spedizioni era parsa la strada giusta da percorrere, ma da luglio in poi c'era stato un susseguirsi di intercettazioni e misteriose scomparse, e ogni carico perso andava da una a dodici tonnellate.
Aveva perso l'uomo che si occupava del riciclaggio, quello che gestiva i funzionari corrotti lo aveva tradito, e oltre un centinaio di burocrati che avevano lavorato per lui erano finiti in prigione. Le intercettazioni in mare di grossi mercantili carichi di cocaina erano pi di cinquanta. Otto coppie di lance e quindici piccole rinfusiere erano scomparse senza lasciare traccia. Il ponte aereo con l'Africa era interrotto.
Sapeva di avere un nemico, un nemico molto agguerrito. La scoperta dei due aerei spia che pattugliavano costantemente i cieli e individuavano i mezzi di superficie e forse anche gli aerei poteva spiegare in parte le perdite subite.
Ma dov'erano le navi da guerra americane e britanniche responsabili delle intercettazioni? Dov'erano le navi catturate? Dov'erano gli equipaggi? Perch non venivano esibiti davanti alle telecamere come accadeva di solito? Perch i funzionari delle dogane non si facevano vedere in televisione con la cocaina sequestrata, come sempre?
Chiunque fossero i responsabili, non potevano tenere prigionieri i suoi equipaggi all'insaputa del mondo intero. Era una violazione dei diritti dell'uomo. Non potevano affondare le navi. Andava contro le regole della marineria e contro i trattati di cooperazione internazionale. E non potevano abbattere i suoi aeroplani. Persino i suoi peggiori nemici, la DEA americana e il SOCA britannico, dovevano attenersi a delle regole. E poi, come
mai neppure uno dei suoi uomini aveva inviato un solo segnale di richiesta di soccorso con le attrezzature predisposte?
Sospettava che ci fosse una mente dietro tutto questo, e non sbagliava. Mentre il Don accompagnava gli ospiti galiziani al suv che li avrebbe riportati alla pista, nella sua elegante casa sul Potomac il Cobra si godeva un concerto di Mozart.

Verso la fine di novembre, una rinfusiera adibita al trasporto di granaglie, la Chesapeake, attravers il Canale di Panam ed entr nel Pacifico. Se qualcuno avesse fatto domande o, eventualit ancora pi improbabile, avesse avuto l'autorit per esaminare la documentazione, avrebbe appurato che era diretta in Cile con un carico di frumento proveniente dal Canada.
E in effetti, entrando nel Pacifico, vir verso sud, ma solo per obbedire all'ordine di portarsi a cinquanta miglia dalla costa della Colombia e attendere un passeggero.
Questo, partito dagli Stati Uniti a bordo di un jet della ciA, atterr alla base di Malambo, sulla costa caraibica. Non vi furono formalit doganali da espletare ma, anche se vi fossero state, l'americano era munito di passaporto diplomatico, che escludeva qualunque perquisizione del bagaglio.
Questo consisteva in un unico zaino molto pesante, dal quale egli rifiut cortesemente di separarsi anche quando atletici marines si offrirono di portarlo al suo posto. Non rimase a lungo nella base. C'era un Blackhawk che lo aspettava.
Cal Dexter conosceva gi il pilota, che lo accolse con un sorriso.
"Dentro o fuori, questa volta, signore?" chiese. Era il pilota che lo aveva recuperato dal terrazzo del Santa Clara dopo il rischioso incontro con Crdenas. Controll il piano di volo mentre il Blackhawk si staccava dalla piattaforma, si alz e punt a ovest sopra il Golfo del Darin.
A oltre millecinquecento metri di altezza, pilota e passeggero godevano di una vista indisturbata del tappeto di giungla sotto di loro e, pi avanti, della distesa scintillante del Pacifico. Dexter aveva visto la sua prima giungla quando, giovanissimo, era stato portato nel Triangolo di Ferro in Vietnam. Era bastato a togliergli per sempre dalla testa qualunque idea romantica sulla foresta pluviale. Dall'alto aveva sempre un aspetto lussureggiante, morbido, persino accogliente, ma a livello del suolo era letale.

Si lasciarono alle spalle il golfo di Darin e attraversarono l'istmo subito a sud del confine panamense.
Sopra il mare, il pilota controll la rotta e la modific di qualche grado. Dieci minuti dopo comparve un puntino all'orizzonte: la Chesapeake. Il mare era deserto, a parte un certo numero di pescherecci verso riva, troppo lontani perch gli uomini a bordo potessero vedere il trasferimento di Dexter. Quando il Blackhawk scese di quota i suoi occupanti videro parecchie persone sul ponte che aspettavano l'ospite. L'addetto al carico, seduto dietro Dexter, tir indietro il portellone scorrevole e la cabina fu invasa dal vento caldo, sferzato dai rotori. A causa dell'albero di carico che svettava dal ponte della Chesapeake e della larghezza del rotore, fu deciso che Dexter si sarebbe calato con l'imbragatura.
Prima scese lo zaino, attaccato a un sottile cavo d'acciaio. Ondeggi nel flusso d'aria discendente generata dal rotore finch mani forti lo afferrarono e lo sganciarono. Il cavo risal L'addetto al carico fece un cenno di assenso a Dexter, il quale si alz e si avvicin al portellone. I due moschettoni di sicurezza furono agganciati all'imbragatura e lui usc nel vuoto.
Il pilota teneva il Blackhawk immobile a una quindicina di metri sopra il ponte. Il mare era liscio come l'olio, e le stesse mani di prima si alzarono per afferrarlo e accompagnarlo gi per l'ultimo tratto. Quando i suoi scarponi toccarono il ponte, i moschettoni vennero sganciati e il cavo fu fatto risalire. Dexter alz la testa, fece un segno con i pollici alzati ai volti che guardavano gi verso di lui, e il Blackhawk se ne torn alla base.
C'erano quattro uomini ad attenderlo: il comandante della nave - il capitano della Marina che si fingeva un semplice comandante di mercantile - uno dei due addetti alle comunicazioni che tenevano la Chesapeake costantemente in contatto con il quartier generale dell'Operazione Cobra, Bull Chadwick, il capitano di corvetta che comandava il Team 3 dei sEAL, e un giovane sEAL corpulento che portava lo zaino. Era la prima volta che Dexter se ne separava.
Quando si furono allontanati dal ponte, la Chesapeake diede potenza e si diresse verso il mare aperto.
L'attesa dur ventiquattro ore. I due addetti alle telecomunicazioni si diedero il cambio in sala radio finch, il pomerig
gio seguente, alla base dell'Aeronautica a Creech videro sullo schermo un'immagine trasmessa dal Global Hawk Michelle.
Quando, due settimane prima, la squadra del Cobra a Washington si era accorta che il cartello aveva spostato il traffico dai Caraibi al Pacifico, anche l'area di pattugliamento di Michelle era cambiata. Adesso volava a diciottomila metri di quota, centellinando il carburante e sorvegliando la costa da Tumaco, nel sud della Colombia, fino al Costa Rica. Aveva individuato qualcosa.
Creech pass l'immagine ad Anacostia, dove Jeremy Bishop, che pareva non dormire mai e nutrirsi esclusivamente di schifezze davanti ai suoi monitor, la inser nella banca dati. La nave, un puntino invisibile da diciottomila metri di altezza, fu ingrandita fino a occupare tutto lo schermo.
Era una delle ultime su cui juan Cortez aveva fatto una delle sue magie con il cannello ad acetilene. L'ultima volta che era stata vista e fotografata, mesi prima, si trovava all'attracco in un porto del Venezuela. La sua presenza nel Pacifico non fece che confermare il cambiamento di strategia del cartello.
L'imbarcazione era troppo piccola per essere registrata presso i Lloyd's: una carretta arrugginita da seimila tonnellate pi adatta a navigare lungo la costa caraibica o a fare viaggi verso le molte isolette servite solo da quel tipo di cabotaggio. Era appena uscita dal porto di Buenaventura e si chiamava Marja Linda. Michelle ricevette l'ordine di seguirla nel suo percorso verso nord e la Chesapeake si mosse per prendere posizione.
A questo punto i sEAL avevano acquisito molta pratica nelle procedure d'abbordaggio. Questa sarebbe stata la loro dodicesima intercettazione. La Chesapeake si posizion a venticinque miglia dal cargo e subito dopo l'alba del terzo giorno il Little Bird venne sollevato sul ponte.
A distanza di sicurezza dall'albero di carico, i rotori cominciarono a girare e l'elicottero si alz in volo. I tre gommoni del capitano di corvetta Chadwick erano gi in acqua e, mentre il Little Bird si alzava, schizzarono in direzione del cargo oltre l'orizzonte. Verso il fondo del gommone pi grande avevano preso posto i due uomini della squadra perquisizioni, l'agente dell'unit cinofila antidroga con il suo spaniel e Cal Dexter con il suo zaino. Il mare era piatto e la piccola flottiglia diede manetta per planare sull'acqua a quaranta nodi.

Ovviamente il primo ad arrivare fu l'elicottero, che si mise di traverso sopra il ponte della Marja Linda perch il suo capitano vedesse la scritta "us Navy" sul longherone di coda, e poi rimase fermo a mezz'aria, mentre il tiratore scelto teneva il fucile puntato dritto alla testa del capitano e l'altoparlante ordinava alla nave di fermarsi.
Il capitano obbed Sapeva cosa fare. Disse qualcosa a bassa voce al suo secondo, fermo sulla scala di boccaporto che portava alle cabine, e questi tent di inviare il messaggio d'emergenza all'operatore del cartello in ascolto. Prov a telefonare con il cellulare, a mandare un sMS, a inviare un messaggio con il computer e alla fine, disperato, ricorse alla radio. Ma non funzionava niente. In alto, non visto e non udito, il Global Hawk Michelle bloccava qualunque comunicazione. Poi il capitano vide i gommoni arrivare a tutta velocit.
L'arrembaggio non fu un problema. I SEAL, tutti vestiti di nero e con il viso coperto, armati di MP5, sciamarono a bordo da entrambi i fianchi e gli uomini dell'equipaggio alzarono le mani.Il capitano, naturalmente, protest. Chadwick, naturalmente, mantenne un atteggiamento formale e cortese.
L'equipaggio ebbe il tempo di vedere salire a bordo i due esperti in perquisizioni e lo spaniel, poi gli uomini furono incappucciati e radunati a poppa. Il capitano sapeva benissimo cosa stava trasportando e preg che gli incursori non lo trovassero. Lo aspettavano anni di carcere in una galera americana. Era in acque internazionali, gli americani avevano la legge dalla loro, la costa pi vicina era Panam, e le autorit avrebbero collaborato con Washington, permettendo che venissero tutti estradati. Tutti i servitori del cartello hanno orrore dell'estradizione negli Stati Uniti. Significa una condanna a molti anni di galera e nessuna possibilit di un veloce rilascio in cambio di una mazzetta.
Ci che il capitano non vide fu l'uomo pi anziano, un po' anchilosato, che venne aiutato a salire a bordo con il suo zaino. Quando furono incappucciati, gli uomini dell'equipaggio non videro e non sentirono pi nulla. I cappucci erano imbottiti internamente per eliminare i rumori.
Grazie alla confessione di juan Cortez, che aveva raccolto personalmente, Dexter sapeva esattamente cosa cercare e dove. Mentre gli altri fingevano di passare in rassegna tutta la nave,
da prua a poppa, Dexter scese senza farsi vedere nella cabina del capitano.
La cuccetta era assicurata alla parete con quattro robuste viti di ottone. Le teste erano nere di sporco, segno che non venivano svitate da anni. Dexter tolse la sporcizia e le svit. A quel punto il blocco della cuccetta pot essere rimosso, lasciando in vista lo scafo, proprio come avrebbe fatto l'equipaggio quando si fosse trovato a un'ora di navigazione dal punto designato per la consegna.
L'acciaio dello scafo sembrava intatto. Dexter infil la mano verso il basso alla ricerca del gancio di sicurezza. Quando lo ebbe trovato, lo gir. Si sent uno scatto e il pannello di acciaio si apr Ma non entr l'acqua del mare. In quel punto lo scafo era doppio. Sollevando delicatamente la lamiera, vide le balle.
Sapeva che l'intercapedine si estendeva parecchio a destra e a sinistra dell'apertura, come pure sopra e sotto. I pani avevano la forma di blocchetti di calcestruzzo, alti non pi di venti centimetri, poich era quella la profondit del vano. Impilati uno sopra l'altro, formavano una parete. Ogni balla era formata da venti pani, sigillati con vari strati di polietilene ad alta resistenza. Le balle erano avvolte nella juta e poi legate con giri di corda annodata per maneggiarle meglio. Calcol che ci fossero almeno due tonnellate di cocaina purissima, per un valore di circa centocinquanta milioni di dollari, una volta che fosse stata tagliata e venduta al dettaglio.
Con molta cautela, cominci a slegare alcune delle balle. Come immaginava, ogni pane avvolto nel polietilene recava sull'involucro un disegno e un numero, il codice identificativo della partita.
Quando ebbe finito, sistem i pani, li riavvolse nella juta e rimise a posto la corda, esattamente come l'aveva trovata.Il pannello di acciaio scivol al suo posto e si chiuse con uno scatto, proprio com'era nelle intenzioni di Cortez quando lo aveva realizzato.
Infine, rimont la cuccetta e riavvit le viti. Persino la patina di sporco e grasso torn al suo posto sopra la testa delle viti. Poi, butt all'aria la cabina come se l'avesse inutilmente perquisita, e risal  sul ponte.
Dopo che l'equipaggio colombiano era stato incappucciato, i SEAL si erano tolti i passamontagna. Chadwick guard Dexter

con espressione interrogativa. Questi annu e scavalc il parapetto per salire sul gommone, quindi si copr di nuovo il viso, imitato da tutti gli altri. L'equipaggio fu liberato da cappucci' e manette.
Chadwick non parlava spagnolo, ma il sEAL Fontana s Tramite lui, il comandante si scus infinitamente con il capitano
della Marja Linda.
"Evidentemente siamo stati male informati, capitano. La prego di accettare le scuse della Marina degli Stati Uniti. Siete liberi di proseguire. Buon viaggio!"
Quando ud le parole "iBuen viaje!", il contrabbandiere colombiano non credeva alla propria fortuna. Non si finse neppure indignato per quanto gli avevano fatto: gli yankee avrebbero potuto ripensarci, ricominciare da capo e magari trovare qualcosa al secondo tentativo. Stava ancora sorridendo quando i sedici uomini con il viso coperto e il loro cane se ne tornarono a bordo dei gommoni e si allontanarono rombando.
Attese che si fossero allontanati oltre l'orizzonte e che la Marja Linda avesse ripreso il suo viaggio verso nord, poi pass il timone al suo secondo e scese sottocoperta. Pareva che le viti non fossero state toccate, ma per sicurezza le svit e tolse la cuccetta.
Anche la lamiera sembrava intatta, ma per non correre rischi fece scattare il gancio e controll le balle all'interno. Neppure quelle erano state toccate. Dentro di s ringrazi l'abile artigiano che aveva realizzato un nascondiglio cos  geniale. Probabilmente gli aveva salvato la vita. Di sicuro gli aveva garantito la libert. Tre notti dopo la Marja Linda arriv in vista della terra.
In Messico operano tre cartelli della coca molto grandi, pi un certo numero di piccoli. I grandi sono La Familia, il cartello del Golfo che opera principalmente a est, sul Golfo del Messico, e i Sinaloa, che gestiscono il traffico sulla costa del Pacifico. L'appuntamento tra la Marja Linda e un puzzolente peschereccio era fissato al largo di Mazatln, nel cuore del territorio Sinaloa.
Il capitano e il suo equipaggio intascarono un compenso enorme per i loro standard pi un bonus per il successo dell'operazione, uno degli extra istituiti dal Don per incrementare il numero dei volontari. Il capitano non ritenne di dover fare parola di quanto avvenuto al largo di Panam. Tutto  bene ci che finisce bene. L'equipaggio era d'accordo con lui.
Una settimana dopo ci fu un'operazione simile nell'Atlantico.Il jet della CiA atterr all'aeroporto di Sal, l'isola pi a nordest dell'arcipelago di Capo Verde. L'unico passeggero era un diplomatico, quindi non dovette sottostare al controllo passaporti e alla dogana. 11 pesante zaino che portava con s non fu esaminato.
Uscendo dall'aeroporto, non sal  sull'autobus di linea che portava a sud, a Santa Marja, l'unica localit turistica dell'isola, ma prese un taxi e chiese dove poteva noleggiare una macchina.
L'autista non lo sapeva, e cos  arrivarono fino a Espargos, a tre chilometri di distanza, e l  chiesero. Alla fine si ritrovarono allo scalo traghetti di Palmeira, dove il proprietario di un'autorimessa aveva una piccola Renault da affittare. Dexter lo pag generosamente per il disturbo e si allontan a bordo dell'auto.
C' un motivo per cui l'isola di Sal, che significa sale,  chiamata cos E completamente piatta e uniforme, tranne che per chilometri e chilometri di saline, fonte della passata e fugace prosperit dell'isola. Adesso possiede due strade e una pista sterrata. Una strada va da Pedra de Lume a Palmeira, passando per l'aeroporto, l'altra va a sud, fino a Santa Marja. Dexter imbocc la pista.
Portava a nord, attraverso il paesaggio arido e deserto, fino al faro di Fira. Dexter ferm l'auto, mise un biglietto sotto il tergicristalli in cui informava gli eventuali curiosi che intendeva tornare a riprenderla, si caric lo zaino sulle spalle e si avvi verso la spiaggia adiacente il faro. Era il crepuscolo e la luce stava cominciando a ruotare. Fece una chiamata con il cellulare.
Era quasi buio quando il Little Bird venne verso di lui dal mare scuro come l'inchiostro. Dexter trasmise il segnale di riconoscimento con la torcia e il piccolo velivolo si pos dolcemente sulla sabbia vicino a lui. La porta del passeggero era un foro ovale. Dexter sal  a bordo, si mise lo zaino tra le gambe e allacci la cintura di sicurezza. Il pilota gli offr un casco.
Lo indoss. La voce nelle cuffie aveva un forte accento inglese.
"Fatto buon viaggio, signore?"
Dexter si chiese perch pensavano sempre che fosse un ufficiale di alto rango. I gradi sulla divisa del pilota indicavano che era un sottotenente di vascello. Lui era riuscito ad arrivare appena al grado di sergente. Doveva essere per via dei capelli grigi. Comunque, i giovani entusiasti gli piacevano.
"Tutto bene" rispose.

"Ottimo. In venti minuti saremo alla base. I ragazzi le stanno preparando una bella tazza di t."
"Ottimo" pens. "Mi farebbe piacere una bella tazza di t."
Questa volta atterrarono sul ponte, senza bisogno che Dexter si calasse.Il Little Bird fu sollevato dolcemente dall'albero di carico e calato nella stiva.Il pilota and a prua e, attraverso un portello d'acciaio, scese nella mensa riservata alle forze speciali. Dexter fu accompagnato nella direzione opposta, al castello di poppa, dove s'incontr con il comandante della nave e con il maggiore Pickering, capo della squadra sBS. Quella sera, a cena, conobbe anche i due connazionali, gli esperti in comunicazioni che tenevano la Balmoral in contatto con Washington e la base di Creech, e con Sam che continuava a volare sopra di loro, nell'oscurit.
Dovettero attendere tre giorni a sud delle isole di Capo Verde finch Sam non individu il bersaglio. Era un peschereccio, come la Belleza del Mar, e si chiamava Bonita. Era diretto a un appuntamento davanti alla costa della Guinea-Conakry, un altro stato fallito dominato da un regime dittatoriale. E, come la Belleza del Mar, puzzava: l'odore di pesce marcio serviva a mascherare l'odore di cocaina.
Aveva gi compiuto sette viaggi dal Sudamerica all'Africa occidentale e, bench fosse stata individuata per ben due volte da Tim Manhire e la sua squadra del mAoc a Lisbona, non c'era mai stata in zona una nave da guerra della Nato pronta a intervenire. Questa volta invece c'era, anche se non sembrava una nave da guerra, e neppure il MAOC era a conoscenza della sua esistenza.
Juan Cortez aveva lavorato anche a bordo della Bonita. Era stato uno dei suoi primi lavori, e aveva realizzato il nascondiglio tutto a poppa, dietro la sala macchine, che puzzava tremendamente di olio motore e pesce.
La procedura fu quasi identica a quella seguita nel Pacifico. Quando le forze speciali lasciarono la Bonita, il capitano, perplesso e riconoscente, ricevette ampie scuse per conto di Sua Maest in persona, per il disturbo e il ritardo causati. Quando i due gommoni e il Little Bird scomparvero oltre l'orizzonte, il capitano svit il tavolato dietro il motore, tolse la finta parte di scafo e controll il contenuto del nascondiglio. Era tutto a posto. I gringos con tutto il loro frugare e annusare non erano riusciti a trovare il carico nascosto.
La Bonita arriv all'appuntamento e consegn il carico; altri pescherecci lo portarono a nord, oltre la costa dell'Africa, oltre le colonne d'Ercole, oltre il Portogallo, e lo consegnarono ai galiziani. Proprio come il Don aveva promesso. Tre tonnellate. Ma leggermente diverse rispetto a quando erano partite.
Il Little Bird riport Cal Dexter alla landa desolata vicino al faro di Fira, dove egli fu felice di ritrovare la vecchia Renault intatta. And all'aeroporto, lasci un messaggio per il proprietario dell'autorimessa perch venisse a riprendersela, pi un extra per il servizio, e prese un caff al ristorante. Il jet della ciA, avvertito dagli addetti alle comunicazioni della Balmoral, lo raccolse un'ora dopo.
Quella sera a cena, a bordo della Balmoral, il capitano era curioso di sapere una cosa.	.
"E' sicuro che su quel peschereccio non ci tosse proprio niente?" chiese al maggiore Pickering;
"E' quanto ha detto l'americano. E rimasto gi in sala macchine con il portello chiuso per un'ora. E' risalito tutto sporco d'olio e puzzolente. Ha detto che aveva controllato ogni possibile nascondiglio e che la nave era pulita. Evidentemente, era stato informato male. Era dispiaciuto."
"E allora perch se n' andato?"
"Non ne ho idea."
"E lei gli crede?"
"Neanche per sogno."
"Ma cosa sta succedendo? Credevo dovessimo catturare l'equipaggio, affondare quella carretta e confiscare la coca. Cosa aveva in mente?"
"Non ne ho idea. Suppongo che dobbiamo fidarci ancora una volta di quanto diceva Tennyson. "Non sta a noi domandarci il perch...""
Diecimila metri sopra di loro, il Global Hawk Sam vir nell'oscurit e torn a Fernando de Noronha per fare rifornimento, mentre un jet concesso in prestito da funzionari della ciA sempre pi irritati filava veloce verso nordovest. All'unico passeggero fu offerto dello champagne, ma lui prefer una birra, che bevve direttamente dalla bottiglia. Lui conosceva il motivo per cui il Cobra si ostinava a non mandare la merce confiscata all'inceneritore. Voleva gli involucri.

14
Tocc al SOCA britannico e alla polizia di Londra effettuare l'irruzione. I due organismi si stavano preparando da tempo a quell'operazione. L'obiettivo era una banda di narcotrafficanti nota come 1a mafia dell'Essex".
La squadra Operazioni Speciali di Scotland Yard sapeva da tempo che la mafia dell'Essex, guidata da un noto malvivente di origini londinesi di nome Benny Daniels, ricopriva una posizione di rilievo nell'importazione e nella distribuzione di hashish, eroina e cocaina. Se contrastata, reagiva con estrema violenza. Il motivo per cui la banda aveva quel nome era che Daniels aveva usato i proventi del traffico di droga per costruirsi una grande villa di campagna nell'Essex, a est di Londra e a nord dell'estuario del Tamigi, poco fuori la tranquilla cittadina di Epping, sede dell'antico mercato.
In giovent, quand'era ancora un balordo dell'East End, Daniels si era costruito una reputazione di duro e una fedina penale molto fitta. Il suo successo negli affari andava di pari passo con gli insuccessi degli inquirenti nel perseguirlo. Presto divenne troppo importante per maneggiare personalmente la merce, e divent difficile trovare chi testimoniasse contro di lui. I pi prudenti cambiavano versione, i pi coraggiosi venivano trovati morti nelle paludi oppure sparivano del tutto.
Benny Daniels figurava tra i primi dieci criminali su cui la polizia di Londra avrebbe voluto mettere le mani. L'occasione che Scotland Yard aspettava da tempo arriv dall'elenco dei funzionari corrotti fornita dal defunto Roberto Crdenas.
La Gran Bretagna era stata fortunata poich sulla lista figurava soltanto un funzionario inglese: era un agente doganale del porto di Lowestoft, sulla costa orientale.
Venne creata in gran segreto una piccola task force attrezzata con le pi moderne tecnologie per le intercettazioni ambientali.
L'agenzia per la sicurezza nazionale britannica, l'm15, uno dei partner del SOCA, mise a disposizione una squadra di poliziotti noti con il nome di "osservatori" e considerati tra i migliori del paese.
Poich il traffico internazionale di droga ormai era equiparato al terrorismo, fu chiesta anche la collaborazione degli specialisti del commando co19. La task force era guidata dal comandante di Scotland Yard Peter Reynolds, ma i pi vicini al funzionario corrotto erano i suoi colleghi del servizio dogane, i pi adatti a sorvegliare ogni sua mossa. I pochi che erano a conoscenza dei suoi crimini adesso nutrivano per lui una profonda seppur celata avversione. Il funzionario si chiamava Crowther.
Opportunamente, uno dei funzionari del porto di Lowestoft si ammal d'ulcera e si mise in malattia. Fu sostituito da un esperto in sorveglianza elettronica.Il comandante Reynolds non si accontentava di un solo ufficiale corrotto e una partita di merce: lui voleva servirsi di Crowther per mettere le mani su tutta l'organizzazione dedita al narcotraffico e per questo era disposto ad aspettare pazientemente, anche se significava lasciar passare indisturbati parecchi carichi.
Poich Lowestoft si trovava sulla costa del Suffolk, subito a nord dell'Essex, Reynolds sospettava che nell'affare ci fosse lo zampino di Benny Daniels, e non si sbagliava. Parte delle strutture portuali di Lowestoft erano dedicate agli enormi traghetti RO-RO impegnati sulla rotta del Mare del Nord, e pareva che Crowther fosse particolarmente interessato a seguire lo sdoganamento di questi. In dicembre, il funzionario commise un errore.
Su un traghetto proveniente da Flushing, in Olanda, era arrivato un camion carico di formaggio olandese destinato a una nota catena di supermercati. Un giovane funzionario stava per ordinare un'ispezione del carico quando Crowther si precipit e, facendo valere la propria autorit, esplet in tutta fretta le formalit doganali.

II giovane collega non era al corrente dell'operazione segreta, ma il finto funzionario li stava tenendo d'occhio. Riusc a inserire un minuscolo localizzatore GPS sotto il paraurti posteriore del camion prima che questo uscisse dai cancelli del porto. Subito dopo fece una telefonata. Tre auto cominciarono a seguire il mezzo, dandosi il cambio in modo che l'autista non se ne accorgesse, ma l'uomo pareva tranquillo.
Il camion fu seguito per met del Suffolk, finch si ferm in una piazzuola di sosta. l  si incontr con un gruppo di uomini scesi da una Mercedes nera. Un'auto di quelle impegnate nel pedinamento pass loro accanto senza fermarsi, ma prese nota del numero di targa della vettura. Nel giro di pochi secondi la Mercedes fu identificata. Apparteneva a una societ di comodo ma alcune settimane prima era stata vista entrare nella propriet di Benny Daniels.
L'autista olandese fu accompagnato nel bar che si trovava alle spalle della piazzuola di servizio. Due uomini della banda rimasero con lui nelle due ore in cui il suo camion spar Quando gli fu restituito, gli venne consegnato anche un rotolo di banconote e l'uomo pot riprendere il suo viaggio fino alle Midlands, dove consegn la merce al supermercato. La procedura era del tutto simile a quella utilizzata per far entrare immigrati illegali nel paese, e per un attimo la task force temette di ritrovarsi tra le mani un gruppetto di iracheni avviliti e frastornati.
Mentre l'olandese sorseggiava un caff nel bar, gli altri due membri della banda avevano prelevato il camion per scaricare il tesoro che trasportava: non iracheni in cerca di una nuova vita, ma una tonnellata di cocaina colombiana purissima.
Il camion venne seguito dalla piazzuola nel Suffolk fino all'Essex. Questa volta i due uomini a bordo continuavano a guardarsi attorno e ci volle tutta l'abilit degli agenti impegnati nel pedinamento per non farsi scoprire. Quando passarono il confine della contea, la polizia dell'Essex forn altre due auto per aiutare le prime.
Finalmente, il camion arriv a destinazione: un vecchio hangar apparentemente abbandonato tra gli acquitrini intorno all'estuario del Blackwater. La zona era cos  spoglia e pianeggiante che gli uomini non osarono seguirlo, ma un elicottero del servizio stradale dell'Essex vide le porte dell'hangar che si
stavano chiudendo. Il camion rimase all'interno una quarantina di minuti prima di riemergere e riprendere la strada verso la piazzuola dove attendeva il camionista olandese. Quando ripart dall'hangar, il camion non era pi di alcun interesse, ma tra le canne erano appostati quattro esperti di sorveglianza armati di potenti binocoli. Dall'hangar part una telefonata che fu registrata dal SOCA e dal quartier generale del Government Communications a Cheltenham. Era diretta alla villa di Benny Daniels, a una trentina di chilometri di distanza. Si diceva che la merce sarebbe stata spostata la mattina seguente. Il comandante Reynolds non ebbe altra scelta che organizzare l'irruzione per quella notte.
In ottemperanza alle richieste di Washington, fu deciso che il raid avrebbe avuto grande risonanza sui media. Sarebbe stata anche invitata una troupe della trasmissione televisiva
Crimewatch.

Anche Don Diego Esteban aveva un problema di relazioni pubbliche. Un grosso problema. Ma il suo pubblico si limitava ai venti clienti pi importanti del cartello: dieci in Europa e dieci negli Stati Uniti. Ordin a Jos Marja Largo di fare un giro nell'America settentrionale per rassicurare i dieci clienti pi grossi che il problema che a partire dall'estate aveva ritardato le operazioni sarebbe stato presto risolto e le consegne sarebbero riprese. I clienti, per, erano infuriati.
Data la grande quantit di merce che compravano, costoro erano tra i privilegiati cui era richiesto soltanto un anticipo del cinquanta per cento, ma si parlava comunque di decine di milioni di dollari a organizzazione.
Tutti i sequestri, le perdite o la scomparsa della merce avvenuti durante il trasporto tra la Colombia e il punto di consegna erano una perdita che ricadeva sul cartello. Ma non era quello il punto. Grazie alla catastrofica divulgazione dell'elenco dei funzionari corrotti, le autorit doganali e la polizia avevano effettuato decine di irruzioni in vari depositi sul territorio statunitense e le perdite di merce erano state ingenti.
Ma c'era dell'altro. Ogni grossa organizzazione aveva a sua volta una rete di clienti pi piccoli le cui richieste dovevano essere soddisfatte. Nel mondo del narcotraffico la parola lealt

non esiste. Se un fornitore abituale non  in grado di consegnare ma un altro s, il piccolo trafficante cambier fornitore.
Senza contare che, con le consegne ridotte del cinquanta per cento, stava cominciando a verificarsi una scarsit di merce a livello nazionale. Con la domanda del mercato salivano anche i prezzi. Adesso gli importatori non tagliavano pi la cocaina aumentandone il peso di cinque o sei volte, ma anche fino a dieci, nel tentativo di far durare le scorte e conservare i clienti. Alcuni consumatori abituali di coca sniffavano roba contenente soltanto il sette per cento di principio attivo. Per tagliare la droga si utilizzavano sempre pi sostanze scadenti, e i chimici aggiungevano quantit folli di ketamina per fregare i consumatori e fargli credere che stavano usando della roba fantastica anzich un tranquillante per cavalli, che aveva solo lo stesso odore e lo stesso aspetto della cocaina di prima.
La scarsit di merce stava producendo anche un altro effetto pericoloso. La paranoia che sempre si associa all'attivit criminale stava affiorando in superficie. Le grosse bande cominciarono a sospettare che i loro concorrenti godessero di un trattamento di favore. La possibilit che un deposito segreto di un'organizzazione potesse subire un'incursione da parte di un'organizzazione rivale alz di molto le probabilit di una violenta guerra tra bande.
Il compito di Largo era quello di calmare le acque nella piscina degli squali, rassicurando tutti che presto si sarebbe tornati alla normalit. Cominci dal Messico.
Nonostante gli Stati Uniti subiscano un assalto quotidiano da parte di aerei leggeri, motoscafi, yacht privati, passeggeri di voli di linea, corrieri con lo stomaco pieno di ovuli, tutti che cercano di introdurre coca nel paese, il vero mal di pancia sono i cinquemila chilometri di confine con il Messico, un confine che va dal Pacifico, a sud di San Diego, fino al Golfo del Messico e interessa quattro stati: California, Arizona, Nuovo Messico e Texas.
A sud del confine, il Messico settentrionale  da anni praticamente ridotto a una zona di guerra, con le varie bande rivali che lottano per la supremazia - o anche solo per una fetta della torta - e migliaia di cadaveri abbandonati per strada o nel deserto. 1 capi dei cartelli e i boss delle bande pi piccole ricorrono a
folli giustizieri per sterminare i rivali, e non si contano i passanti innocenti uccisi nel fuoco incrociato.
Il compito di Largo era di parlare ai capi dei cartelli - quello di Sinaloa, del Golfo e La Familia - furiosi per il mancato arrivo della merce. Avrebbe cominciato dai Sinaloa, che controllavano gran parte della costa del Pacifico. Per sua sfortuna, nonostante la Mark Linda fosse arrivata a destinazione con il suo carico intatto, il giorno in cui egli atterr in Messico, il beneficiario di quel carico era scomparso senza lasciare traccia.
Il compito di placare i clienti europei fu affidato al vice di Largo, l'abile e colto jorge Calzado, che parlava correntemente inglese e conosceva un po' di italiano. Calzado arriv a Madrid la notte in cui il soCa fece irruzione nel vecchio hangar tra le paludi dell'Essex.

Fu un raid soddisfacente ma lo sarebbe stato ancora di pi se nel capannone avessero trovato tutta la mafia dell'Essex, o magari Benny Daniels. Ma l'uomo era troppo furbo per avvicinarsi alla droga che importava nel sud dell'Inghilterra. Per il lavoro sporco c'erano i suoi scagnozzi.
La telefonata intercettata parlava di un ritiro della merce contenuta nell'hangar "al mattino". Poco prima di mezzanotte gli uomini della squadra presero posizione senza far rumore, nel buio, tutti vestiti di nero. Avevano il divieto assoluto di parlare, usare torce e persino thermos con il caff, nella remota possibilit che qualcuno potesse udire il tintinnio del metallo. Poco prima delle quattro si videro i fari di un veicolo avanzare lungo la strada che portava al capannone.
Gli uomini sentirono il rimbombo delle porte che si aprivano e videro una debole luce all'interno. Quando furono certi che non vi fosse un secondo veicolo in arrivo, si mossero. Gli uomini del Co19 furono i primi ad arrivare all'edificio, seguiti dai megafoni che urlavano ordini, i cani sovreccitati che tiravano i guinzagli, i cecchini pronti a reagire a una risposta armata, e le torce che illuminavano l'obiettivo con una luce bianca abbagliante
La sorpresa fu totale, considerando che erano in cinquanta tra uomini e donne, ed erano rimasti accucciati per ore tra le canne.Il bottino fu soddisfacente in termini di droga sequestrata, un po' meno in termini di arresti.

I malviventi erano in tre, tra cui i due arrivati a bordo del camion. A vederli avevano l'aria di due manovali del crimine, e appartenevano a una banda delle Midlands cui era destinata una parte del carico. L'altra parte avrebbe dovuto essere distribuita da Benny Daniels.
Il guardiano notturno fu l'unico membro della mafia dell'Essex a cadere nella rete. Era un certo Justin Coker, un bel tenebroso sulla trentina, un dongiovanni con una fedina penale interminabile. Ma non era un esponente di spicco.
La merce che il camion era venuto a caricare era impilata sul pavimento di cemento dove veniva riparato l'aereo leggero del circolo di volo ormai chiuso da tempo. Pesava circa una tonnellata ed era ancora nel suo involucro di juta chiuso con la corda.
Furono fatte entrare le telecamere della troupe televisiva e il fotografo di una grossa agenzia. Ripresero la pila squadrata di balle e rimasero a guardare mentre un funzionario della dogana, mascherato per conservare l'anonimato, tagliava lo spago in alcuni punti e strappava la juta fino a scoprire i pani di cocaina sigillati nel polietilene. Su uno di questi c'era persino un'etichetta di carta con sopra un numero. Tutto venne fotografato, compresi i tre arrestati, con il volto coperto ma le manette ai polsi ben visibili: materiale pi che sufficiente per un servizio nella fascia di massimo ascolto e parecchie copertine. Un'alba rosata scivol furtiva sulle paludi dell'Essex. Per i funzionari di polizia e dogana sarebbe stata una lunga giornata.

Un altro aereo precipit da qualche parte a est di longitudine 35. Il giovane pilota, un disperato che aveva sfidato il consiglio dei pi anziani di non mettersi in volo, aveva continuato a inviare brevi segnali privi di significato con la radio di bordo per dare segno di vita, come gli era stato ordinato. Lo aveva fatto ogni quindici minuti dopo aver lasciato la costa del Brasile. A un certo punto aveva smesso. Era diretto a una pista d'atterraggio in Liberia. Ma non era mai arrivato.
Sapendo indicativamente dove poteva essere caduto, il cartello invi un aereo da ricognizione perch ripercorresse la stessa rotta, in pieno giorno e a bassa quota, alla ricerca di qualche traccia. Non trov nulla.
Quando un aereo impatta sulla superficie del mare in un
pezzo, o anche in pi pezzi, alcuni di questi galleggiano per un po' finch, saturi d'acqua, affondano. Pu trattarsi di cuscini, articoli di vestiario, libri, tende, qualunque cosa sia pi leggera dell'acqua. Ma quando l'aereo si trasforma in una palla di fuoco ed esplode a tremila metri, tutto ci che  infiammabile brucia all'istante. Solo le parti metalliche cadono in mare, e il metallo affonda. Il ricognitore rinunci e torn indietro. Quello fu l'ultimo tentativo di attraversare l'Atlantico in volo.

Jos Marja Largo lasci il Messico alla volta degli Stati Uniti a bordo di un aereo privato. Da Monterrey a Corpus Christi il tragitto era brevissimo. Aveva un passaporto spagnolo assolutamente autentico, ottenuto a suo tempo grazie all'interessamento dell'ormai liquidato Banco Guzman.	.
Un tempo il documento era appartenuto a uno spagnolo ragionevolmente somigliante a Largo. Un semplice confronto dei lineamenti avrebbe anche potuto trarre in inganno l'agente del servizio immigrazione all'aeroporto texano, ma il precedente proprietario del passaporto aveva fatto un viaggio negli Stati Uniti. E aveva fissato l'obiettivo della telecamera per il riconoscimento dell'iride. Largo fece lo stesso. L'iride dell'occhio umano  come il DNA. Non mente.
Il funzionario del servizio immigrazione non mosse un muscolo. Fiss lo schermo, prese nota di quanto vi era indicato, e chiese all'uomo d'affari se poteva accomodarsi in una saletta adiacente. Le procedure di controllo richiesero mezz'ora. Dopo una serie infinita di scuse, Largo fu lasciato libero di andare. Il suo terrore si trasform in sollievo. Ce l'aveva fatta. Era passato senza essere scoperto. Si sbagliava.
La velocit delle informazioni  tale che i dati dell'uomo erano gi stati trasmessi a ICE, FBI, CIA e, visto da dove veniva il soggetto, anche alla DEA. Era stato fotografato a sua insaputa e la foto comparve su uno schermo in Army Navy Drive, ad Arlington.
Il colonnello Dos Ros, sempre molto previdente, aveva fornito le foto di tutti i pezzi grossi del cartello della cui identit era certo, e Jos Marja Largo era tra questi. Anche se l'uomo della foto in archivio ad Arlington era pi giovane e pi magro del visitatore arrivato in Texas, grazie alla tecnologia del riconoscimento facciale fu identificato in un attimo.

II Texas meridionale, di gran lunga la zona dove maggiormente si combatte il traffico di cocaina, pullula di agenti della DEA. Quando Largo usc dall'aeroporto, ritir l'auto a noleggio e usc dal parcheggio, una coup con a bordo due agenti lo seguIl colombiano non si sarebbe mai accorto di loro. Altre auto lo seguirono a tutti gli appuntamenti con i suoi clienti.
Gli era stato ordinato di contattare e rassicurare le tre bande di biker che importano cocaina negli Stati Uniti: gli Hell's Angels, gli Outlaws e i Bandidos. Sapeva che tutte e tre le gang erano capaci di violenze inaudite e si odiavano tra loro, ma nessuna sarebbe stata cos  stupida da fare del male all'emissario del Don se voleva ricevere un altro grammo di coca dal cartello colombiano.
Doveva contattare anche le due maggiori gang di neri, i Bloods e i Crips. Le altre cinque sull'elenco erano di ispanici: i Latin Kings, i cubani, gli amici colombiani, i portoricani e i salvadoregni, i pi pericolosi di tutti, noti semplicemente con la sigla MS-13, la cui base era in California.
Pass due settimane a parlare, ragionare, rassicurare e sudare profusamente prima di poter finalmente ripartire da San Diego verso la tranquillit della sua nativa Colombia. Anche li c'erano delle persone estremamente violente ma se non altro, si diceva per consolarsi, quelle stavano dalla sua parte. Il messaggio ricevuto dai clienti americani del cartello era chiaro: i profitti stavano crollando e la colpa era dei colombiani.
La sua opinione, che espresse al Don, era che a meno che quei lupi non fossero stati placati con grosse consegne di merce, ci sarebbe stata una guerra tra bande rivali da far sembrare quella del Messico settentrionale una festa di paese. Era felice di non essere nei panni di Alfredo Surez.
La conclusione cui giunse il Don era leggermente diversa. Forse avrebbe dovuto disfarsi di Surez, ma non era quella la soluzione. Il punto era che qualcuno stava rubando enormi quantit della sua merce, un peccato imperdonabile. Doveva trovare i responsabili e distruggerli se non voleva essere distrutto.

La formulazione dell'accusa contro Justin Coker al tribunale di Chelmsford non richiese molto tempo. L'imputazione era possesso di sostanze stupefacenti di classe A con l'intento di spaccio, reato previsto dall'articolo eccetera eccetera.
I1 cancelliere lesse il capo d'imputazione e chiese il rinvio a nuova udienza con l'ordine di detenzione in custodia preventiva con la motivazione che, come Vostro Onore comprender, le indagini della polizia sono ancora in corso, eccetera eccetera. Tutti sapevano che si trattava di una pura formalit, ma il difensore d'ufficio si alz e chiese il rilascio su cauzione.
Il magistrato, che era un giudice di pace, mentre ascoltava consult le clausole del Bail Act del 1976. Prima di accettare la nomina a magistrato era stata preside di una grande scuola femminile e nel corso degli anni aveva sentito tutte le scuse note alla razza umana.
Coker, come il suo principale, proveniva dall'East End di Londra e aveva cominciato la carriera da adolescente con piccoli reati prima di diventare un ragazzo promettente e attirare l'attenzione di Benny Daniels. Questi lo aveva preso con s come tuttofare. Quando c'era da usare la forza non valeva granch - per quello Daniels disponeva di brutti ceffi grossi come montagne - ma come aiutante era furbo e affidabile. Per questo era stato lasciato a fare la guardia a una tonnellata di cocaina.
L'avvocato del gratuito patrocinio concluse la sua disperata richiesta di libert su cauzione e il magistrato gli rivolse un veloce sorriso di incoraggiamento.
"Ordino una custodia cautelare di sette giorni" disse. Coker fu condotto fuori dall'aula verso le camere di sicurezza sottostanti. Da l  fu fatto salire su un furgone bianco, accompagnato da quattro motociclisti del gruppo speciale scorte, caso mai alla mafia dell'Essex fosse venuta la brillante idea di tentare di liberarlo.
Ma non si fece vivo nessuno, evidentemente Daniels e i suoi erano sicuri che Justin Coker avrebbe tenuto la bocca chiusa. Si erano gi dati tutti alla macchia.
Un tempo i criminali britannici avevano l'abitudine di rifugiarsi nel sud della Spagna, dove compravano splendide ville sulla Costa del Sol. Da quando era entrato in vigore il trattato per l'estradizione rapida tra la Spagna e il Regno Unito, per, la costa spagnola non era pi un luogo sicuro. Benny Daniels si era costruito una casa nella enclave turca di Cipro del Nord, una repubblica autoproclamata che non ha rapporti con il Regno Unito. Si sospettava si fosse rifugiato l dopo l'irruzione nell'hangar, in attesa che le acque si calmassero.

Scotland Yard, per, voleva tenere Coker sott'occhio, a Londra. Le autorit dell'Essex non fecero obiezioni e da Chelmsford l'uomo fu trasferito nel carcere londinese di Belmarsh.
La vicenda di una tonnellata di cocaina in un magazzino tra le paludi era una buona storia per la stampa nazionale e ancora di pi per quella locale. L"'Essex Chronicle" pubblic un ampio servizio in prima pagina con una foto del bottino sequestrato. In piedi dietro la pila di blocchetti di cocaina c'era Justin Coker, con il volto offuscato per proteggere la sua identit come previsto dalla legge. Ma si vedeva chiaramente l'involucro di juta strappato e, sotto, i mattoncini chiari, con l'etichetta di carta e il numero della partita.

Il viaggio di Jorge Calzado in Europa non fu pi piacevole di quello di Jos Marja Largo in America. Ovunque fu accolto da aspre rimostranze e richieste di ripristino delle regolari consegne. Le scorte erano ai minimi storici, i prezzi stavano salendo, i consumatori passavano ad altre droghe e quello che le bande europee avevano a disposizione veniva tagliato fino a dieci volte.
Calzado non doveva far visita ai galiziani, visto che erano gi stati rassicurati dal Don in persona, ma gli altri grossi clienti erano importantissimi.
Anche se il traffico di cocaina in Europa  gestito da oltre un centinaio di piccole bande, la maggior parte di queste si rifornisce da una decina di grosse organizzazioni che trattano direttamente con la Colombia e rivendono la merce una volta che questa  arrivata in Europa.
Calzado prese contatto con i russi, i serbi, i lituani, con i nigeriani e gli yardies giamaicani, con i turchi padroni del mercato tedesco, con gli albanesi (che lo terrorizzavano) e con le tre pi vecchie mafie d'Europa, Cosa Nostra, la camorra e la pi grossa e temibile di tutte: la 'ndrangheta.
La Calabria, terra aspra e bruciata dal sole, nell'antichit aveva ospitato colonie di greci e fenici e infatti il dialetto locale, praticamente incomprensibile per gli altri italiani, deriva dal greco. Il termine 'ndrangheta significa semplicemente "onorata societ". A differenza della notissima mafia siciliana o della camorra napoletana, salita recentemente agli onori della cronaca, i calabresi si vantano di risultare quasi invisibili.
Eppure  l'organizzazione criminale che vanta il maggior numero di membri e anche la pi diffusa a livello internazionale. Come ha scoperto lo stato italiano,  anche la pi difficile da penetrare:  l'unica in cui il giuramento del silenzio, l'omert,  ancora sacro.
A differenza della mafia siciliana, la 'ndrangheta non ha nessun "Don di tutti i Don", non ha struttura piramidale. Non ha una gerarchia in senso classico e l'appartenenza  basata interamente sulla famiglia e sul sangue. Per un estraneo  impossibile infiltrarsi, non si  quasi mai sentito di uno che abbia tradito dall'interno, e raramente la polizia  giunta a delle incriminazioni. La 'ndrangheta  il vero incubo della Commissione Antimafia di Roma.
Il suo territorio si estende verso l'interno, partendo dal capoluogo di regione, Reggio Calabria, e dall'autostrada costiera: un susseguirsi di paesini e piccole citt con le imposte chiuse, fino alle pendici dell'Aspromonte, nei cui anfratti sono state tenute in ostaggio le persone rapite, in attesa del pagamento del riscatto o della morte. l  si trova anche il capoluogo non ufficiale, Plat Un estraneo che vi si avvicini o un'auto sconosciuta vengono individuati a chilometri di distanza e l'accoglienza pu essere molto sgradevole. Non  esattamente una calamita per turisti.
Ma non era l  che Calzado dovette recarsi per incontrarsi con i capi, poich la 'ndrangheta ha assunto il controllo della malavita di Milano, il maggior polo industriale d'Italia e suo polmone finanziario. Il cuore dell'organizzazione  emigrato al nord, dove ha creato il maggior centro di smistamento della droga di tutto il paese e forse dell'intero continente.
Nessun capo della 'ndrangheta si sognerebbe mai di portare a casa propria un estraneo, neppure il pi importante degli emissari. E a questo che servono bar e ristoranti. Tre centri della periferia a sud di Milano sono in mano alle cosche calabresi e l'incontro con l'uomo venuto dalla Colombia si svolse al bar Lions di Buccinasco.
Ad ascoltare le scuse e le rassicurazioni di Calzado c'erano il capo locale e due collaboratori, tra cui il contabile, che esibiva cifre deprimenti.
Era per le particolari caratteristiche della 'ndrangheta, la segretezza e la ferocia con cui faceva rispettare gli ordini, che

Don Diego Esteban aveva accordato a questa organizzazione l'onore di essere il suo principale referente in Europa. Grazie a quel particolare rapporto, l'onorata societ era diventata il maggiore importatore e distributore di coca del continente.
Senza contare il porto di Gioia Tauro, che ricadeva interamente sotto il suo controllo, l'organizzazione riceveva una parte consistente delle consegne tramite i convogli che arrivavano via terra alle coste mediterranee dell'Africa, e dai galiziani. Entrambe queste linee di approvvigionamento erano saltate, e i calabresi dissero chiaro e tondo che si aspettavano che i colombiani facessero qualcosa al riguardo.
Jorge Calzado si trov davanti gli unici capimafia d'Europa che osavano trattare il capo della Fratellanza della Colombia da pari. Se ne torn in albergo, impaziente, come il suo superiore Largo, di far rientro nella nativa Bogot.

Non accadeva spesso che il colonnello Dos Rjos invitasse a pranzo i giornalisti, neppure i caporedattori. Semmai, avrebbe dovuto essere il contrario. I redattori erano quelli che potevano contare sui rimborsi spese pi generosi. Solitamente, per, il conto arriva a chi desidera un favore dall'altro. Questa volta si trattava del capo dell'intelligence della polizia. E lo faceva per conto di un amico.
Il colonnello Dos Kjos aveva buoni rapporti di lavoro con i funzionari della DEA e del SOCA inviati nella sua citt. La collaborazione, molto pi facile a partire dalla presidenza Uribe, era proficua per entrambe le parti. Anche se il Cobra aveva tenuto per s l'elenco dei funzionari corrotti - tanto pi che non riguardava la Colombia - altre chicche scoperte dalle telecamere dell'instancabile Global Hawk Michelle si erano dimostrate estremamente utili. Quel particolare favore, per, era per i britannici del SOCA.
"E' una buona storia" insistette il poliziotto, quasi che il redattore del quotidiano "El Espectador" non fosse in grado di riconoscere una notizia promettente. Il redattore sorseggi il suo vino mentre guardava la foto che documentava la notizia che gli veniva offerta. Come giornalista nutriva qualche dubbio, come redattore capiva che avrebbe potuto chiedere un favore in cambio quando ne avesse avuto bisogno.
La questione riguardava un'incursione della polizia inglese in un vecchio magazzino dove era stato scoperto un carico di cocaina appena arrivato. D'accordo, era una grossa quantit, una tonnellata, ma sequestri di quell'entit erano all'ordine del giorno e stavano diventando troppo comuni per fare notizia. E poi, erano tutti uguali. Le balle accatastate, gli agenti di polizia sorridenti, i prigionieri abbacchiati trascinati via in manette. Cosa c'era di tanto straordinario in quella vicenda avvenuta nell'Essex, un posto di cui non aveva mai neppure sentito parlare? Il colonnello aveva la risposta, ma non si azzardava a rivelarla.
"In questa citt c' un certo senatore" disse a bassa voce "che frequenta una casa di piacere molto riservata."
II redattore sperava in qualcosa in cambio, ma l'offerta del colonnello era ridicola	
"C' un senatore cui piacciono le ragazze? E allora? E' come dire che il sole sorge a oriente."
"E chi ha parlato di ragazze?" ribatt Dos Rios. Il redattore parve annusare l'aria. Finalmente sentiva odore di ricompensa.
"D'accordo. L'articolo sugli inglesi sar in seconda pagina domani."
"Prima pagina" lo corresse il poliziotto.
"Grazie per il pranzo. E' un piacere raro alzarsi senza dover pensare al conto."
Dentro di s, il caporedattore sapeva che il suo amico gli nascondeva qualcosa, ma non riusciva a immaginare cosa. La foto, accompagnata da una didascalia, proveniva da una grossa agenzia di Londra. Ritraeva un giovane malvivente di nome Coker dietro una pila di balle di cocaina, una delle quali era stata aperta e si intravedeva l'involucro dei pani. Cosa c'era di straordinario? Il giorno seguente la mise comunque in prima pagina come promesso.
Emilio Snchez non comprava mai "El Espectador" e comunque passava quasi tutto il suo tempo nella giungla a sovrintendere alla produzione di coca e alla raffinazione nei vari laboratori, finch la merce era pronta per la spedizione. Due giorni dopo la pubblicazione della foto, per, tornando dal Venezuela, pass davanti a un chiosco di giornali. Il cartello aveva impiantato grossi laboratori poco oltre il confine con il Venezuela dove i difficili rapporti tra la Colombia e il presidente Hugo Chavez

li tenevano al riparo dalle attenzioni del colonnello Dos Rjos e dai suoi raid.
Aveva ordinato all'autista di fermarsi a un piccolo albergo nella cittadina di frontiera di Ccuta, per poter andare in bagno e prendere un caff. Nell'atrio c'era un espositore con una copia di "El Espectador" ormai vecchia di due giorni. C'era qualcosa nella foto in prima pagina che lo fece trasalire. Acquist l'unica copia rimasta e non fece che arrovellarsi per tutto il tragitto di ritorno fino alla sua anonima casa di Medelljn.
Sono pochi gli uomini che riescono a tenere tutto a mente, ma Emilio Snchez amava il proprio lavoro e si vantava del suo approccio sistematico e della sua ossessione per i registri sempre in ordine. Soltanto lui sapeva dove erano conservati e, per motivi di sicurezza, ci mise un giorno per recuperarli e consultarli. Aveva portato con s una lente d'ingrandimento e, dopo aver osservato bene la foto del giornale e i suoi registri di spedizione, sbianc.
Ancora una volta l'ossessione del Don per le misure di sicurezza ritard la riunione. Ci vollero tre giorni per scrollarsi di dosso la sorveglianza prima che i due uomini potessero incontrarsi. Quando Snchez ebbe finito di raccontare, Don Diego non disse nulla. Prese la lente d'ingrandimento e studi la foto sul giornale, poi i registri che Snchez aveva portato con s.
"Siamo assolutamente sicuri?" chiese con una calma funesta.
"S, Don Diego. Quel numero di spedizione si riferisce a una consegna fatta mesi fa ai galiziani su un peschereccio venezuelano chiamato Belleza del Mar. In primavera. Non  mai arrivato. E sparito nell'Atlantico senza lasciare traccia. Ma la merce  arrivata. Questo  il suo carico. Ne sono sicuro."
Don Diego Esteban rimase a lungo in silenzio. Quando Snchez faceva per dire qualcosa, lui lo zittiva con la mano. Finalmente il capo del cartello colombiano sapeva per certo che qualcuno aveva rubato la sua cocaina e gli aveva mentito affermando che non era mai arrivata. Prima di poter agire con decisione, doveva sapere molte cose.
Doveva scoprire da quanto tempo andava avanti questa storia; chi, esattamente, tra i suoi clienti aveva intercettato le sue navi fingendo che non fossero mai arrivate. Non aveva dubbio alcuno che fossero state affondate, l'equipaggio ucciso, e la
cocaina rubata. Ma doveva scoprire quanto era estesa questa macchinazione.
"Quello che voglio da te" disse a Snchez " che mi prepari due elenchi. Uno con i numeri di spedizione di tutti i pani che erano su una nave scomparsa e che non  mai pi stata ritrovata. Rinfusiere, lance rapide, pescherecci, yacht, tutto quello che non  mai arrivato a destinazione. L'altro con i nomi di tutte le navi che sono arrivate e tutti i numeri delle partite che trasportavano."
Dopodich fu come se gli di gli stessero di nuovo sorridendo. Ebbe due colpi di fortuna. Al confine tra Messico e Stati Uniti, vicino alla citt di Nogales, le autorit doganali dell'Arizona intercettarono un camion che aveva passato il confine con il favore di una notte senza luna. Ci fu un grosso sequestro di droga, che venne immagazzinata in zona in attesa di essere distrutta. Ci fu molta pubblicit. E anche una falla nei sistemi di sicurezza.
A Don Diego cost una grossa somma, ma un funzionario corrotto gli comunic i numeri di partita del carico. Una parte era stata a bordo della Marja Linda che era arrivata regolarmente e aveva consegnato la merce al cartello di Sinaloa. Altre balle, invece, erano a bordo di due lance rapide scomparse in mare e anch'esse dirette al cartello di Sinaloa. E adesso erano saltate fuori tra quelle sequestrate a Nogales.
Un altro colpo di fortuna per il Don venne dall'Italia. Questa volta si trattava di un grosso carico di abiti da uomo prodotti da una notissima ditta di Milano che avrebbe dovuto passare il confine con la Francia, destinazione Londra.
Il grosso camion for una gomma su un passo alpino, causando una coda chilometrica. I carabinieri insistettero perch fosse rimosso dalla sede stradale, ma per fare questo fu necessario alleggerire il veicolo scaricando parte del carico. Una cassa si apr e da essa salt fuori della merce avvolta nella juta, e di certo non destinata ai giovani operatori di borsa di Lombard Street.
La merce di contrabbando venne immediatamente confiscata e poich il carico era partito da Milano, i carabinieri non ci misero molto a capire che c'era di mezzo la 'ndrangheta. Quella notte ci fu un'effrazione nella locale caserma. Non fu rubato nulla, ma i numeri della partita vennero annotati e inviati per e-mail a Bogot. Una parte del carico era stato a bordo della Bonita, che aveva regolarmente consegnato sulla costa della Galizia. Ma

altre balle erano state nascoste nello scafo della Arco Soledad, apparentemente affondata con tutto l'equipaggio, compreso Alvaro Fuentes diretto in Guinea-Bissau. Entrambi i carichi erano diretti a nord, ai galiziani e alla 'ndrangheta.
Don Diego Esteban aveva scoperto chi rubava e si accingeva a fargliela pagare.
N le autorit doganali di Nogales n i carabinieri sul passo alpino avevano prestato molta attenzione a un timido funzionario americano i cui documenti attestavano far parte della DEA e che si era materializzato puntualmente in entrambi i luoghi al momento opportuno. Parlava correntemente lo spagnolo e un italiano un po' stentato. Era magro, forte, con i capelli grigi. Si comportava come un militare e prese nota di tutti i numeri di partita della merce sequestrata. Cosa se ne facesse, nessuno glielo chiese. Il biglietto da visita con lo stemma della DEA diceva che si chiamava Cal Dexter. Un altro agente della DEA che si trovava a Nogales, incuriosito, chiam il quartier generale di Arlington per verificare, ma nessuno aveva mai sentito parlare di questo Dexter. La cosa, per, non era particolarmente sospetta. Gli uomini che agiscono sotto copertura non si fanno mai chiamare con il loro vero nome.
L'uomo della DEA non fece altre indagini e in Italia i carabinieri furono ben felici di accettare come generoso segno di amicizia una scatola di rari sigari cubani Cohiba, e permisero al collega di entrare nel magazzino in cui era custodito il prezioso bottino sequestrato.
A Washington Paul Devereaux ascolt attentamente il suo rapporto.
"E andato tutto liscio?"
"Parrebbe di s I tre presunti messicani a Nogales dovranno passare un po' di tempo in un carcere dell'Arizona, ma penso che riuscir a farli uscire. L'autista italoamericano del camion verr prosciolto perch non c' niente che lo colleghi al carico. Penso che potranno tornare dalle loro famiglie entro due settimane. E con una bella ricompensa."
"Ha mai letto di Giulio Cesare?" gli chiese il Cobra.
"Non molto. La mia istruzione  avvenuta in parte in una
casa mobile, in parte sui cantieri. Perch?"
"Una volta in cui stava combattendo le trib barbare in Germa
nia, circond il proprio accampamento di grandi buche coperte di rami. Sul fondo e nelle pareti delle buche erano infissi dei pali appuntiti. Quando i Germani caricarono, molti si ritrovarono con un paletto conficcato tra le chiappe."
"Doloroso ed efficace" osserv Dexter che aveva visto quelle stesse trappole in Vietnam.
"Gi. Sa come chiamava quei paletti?"
"Non ne ho idea."
"Li chiamava stimuli. Pare che il nostro vecchio Giulio fosse dotato di un certo umorismo nero."
"E allora?"
"Allora speriamo che i nostri stimuli raggiungano Don Diego Esteban, ovunque egli si trovi."
Don Diego si trovava nella sua hacienda nella campagna a est della Cordillera e, nonostante fosse un posto sperduto, la falsa informazione gli era arrivata.

La porta della cella della prigione di Belmarsh si apr e Justin Coker alz lo sguardo dal romanzetto che stava leggendo. Poich era in isolamento, nessuno avrebbe udito il colloquio tra lui e il suo visitatore.
"Sei libero di andare" disse il comandante Peter Reynolds. "Hanno lasciato cadere le accuse. Non mi chiedere come mai. Ma dovrai tornare alla vita normale. Quando si sapr in giro, la tua copertura salter. Hai fatto un buon lavoro, Danny, davvero un buon lavoro. Lo pensano anche i miei superiori."
E cos  il sergente Danny Lomax, dopo sei anni passati sotto copertura come infiltrato in una banda di narcotrafficanti di Londra, usc dall'ombra con una promozione a ispettore investigativo.

Quarta parte
VELENO

15
Don Diego Esteban credeva in tre cose: il suo Dio, il suo diritto alla ricchezza e un atroce castigo per chi osasse mettere in discussione le prime due.
Dopo la confisca a Nogales delle balle di cocaina che si credevano scomparse dalle lance rapide nei Caraibi, si convinse di essere stato fregato alla grande da uno dei suoi maggiori clienti. E il motivo era semplice: l'avidit.
L'identit del cliente si poteva facilmente dedurre dal luogo e dalla natura del sequestro. Nogales  una cittadina che si trova proprio sul confine; il versante messicano  territorio esclusivo del cartello di Sinaloa, quello americano  controllato da una banda che si fa chiamare Wonderboys.
Don Diego era giunto alla conclusione - proprio come era nelle intenzioni del Cobra - che il cartello di Sinaloa si fosse impossessato della cocaina durante il trasporto in mare, raddoppiando cos  i profitti a sue spese. La sua prima reazione fu quella di ordinare ad Alfredo Surez che tutti gli ordini del Sinaloa venissero cancellati e non fosse pi spedito loro neppure un grammo di merce. Questo caus una crisi in Messico, come se non ce ne fossero state gi abbastanza.
I capi del cartello di Sinaloa sapevano di non aver rubato nulla al Don. In altri, un'accusa del genere avrebbe potuto suscitare sconcerto, ma i narcotrafficanti conoscono soltanto uno stato d'animo diverso dalla soddisfazione, e cio la collera.
In ultimo, servendosi degli uomini della DEA distaccati nel Messico settentrionale, il Cobra fece circolare negli ambienti

della polizia messicana una voce secondo la quale era stato il cartello del Golfo, insieme agli alleati della Familia, a denunciare alle autorit americane il passaggio del carico poi sequestrato. Naturalmente, era stato lui a montare l'intera faccenda. Met dei poliziotti lavoravano per le bande e riferirono prontamente la notizia falsa.
Per il cartello di Sinaloa equivaleva a una dichiarazione di guerra, e guerra fu. Gli uomini del cartello del Golfo e della Familia non ne comprendevano la ragione, poich loro non avevano denunciato proprio nessuno, ma non ebbero altra scelta che rispondere all'attacco. Per questo si rivolsero agli Zetas, una banda di sicari.
Nel corso del gennaio 2012, i membri del cartello di Sinaloa vennero sterminati. Autorit, esercito e polizia messicani stavano a guardare e si limitavano a raccogliere le centinaia di cadaveri.
"Cos'ha in mente?" chiese Cal Dexter al Cobra.
"Sto dimostrando la potenza della deliberata disinformazione, cosa che alcuni di noi hanno imparato a proprie spese in quarant'anni di guerra fredda."
In quel periodo tutte le agenzie di intelligence si erano rese conto che l'arma pi devastante contro un'agenzia nemica, a meno di riuscire a introdurre una talpa al suo interno, era di far credere al nemico che ce ne fosse una. Per anni James Angleton, il predecessore del Cobra, era stato ossessionato dall'idea che i sovietici avessero una talpa nella CIA e questo aveva rischiato di portare l'agenzia all'autodistruzione.
Sull'altra sponda dell'Atlantico, gli inglesi avevano passato anni a cercare inutilmente di scoprire l'identit del "quinto uomo" (dopo Burgess, Philby, Maclean e Blunt). Quando i sospetti caddero sull'uomo sbagliato vennero distrutte delle carriere.
Nella sua ascesa ad alto funzionario della CiA, Devereaux aveva osservato e imparato. E ci che aveva imparato nell'anno appena trascorso, e l'unico motivo per cui aveva ritenuto che fosse possibile annientare l'industria della cocaina mentre altri avevano subito rinunciato, era che esistevano forti analogie tra agenzie di intelligence da una parte e cartelli della droga e bande di narcotrafficanti dall'altra.
"Sono tutti ambienti molto chiusi" spieg a Dexter. "Hanno riti di iniziazione complessi e segreti. Sono sospettosi fino alla
paranoia. Sono leali con le persone leali, ma spietati con i traditori. Tutti coloro che non vi appartengono sono automaticamente sospetti per il semplice fatto di non essere dei loro.
"Spesso non si fidano neppure di mogli e figli, e tanto meno degli amici, quindi tendono a socializzare tra loro. Per questo le voci si diffondono in un baleno. Le informazioni vere sono essenziali, quelle inesatte sono deplorevoli, ma quelle volutamente fuorvianti sono letali."
Fin dal primo giorno in cui aveva cominciato a studiare il problema, il Cobra si era reso conto che la situazione dell'Europa e quella dell'America erano diverse su un punto fondamentale. I varchi di ingresso della droga in Europa erano numerosi, mentre in America il novanta per cento della merce arrivava dal Messico, un paese che non produce un solo grammo di cocaina.
Mentre i tre grossi cartelli del Messico e le svariate bande pi piccole si scannavano a vicenda, contendendosi le piccole quantit di droga rimaste, e chiudendo conti subito riaperti da nuovi omicidi, quella che a nord del confine era una scarsit di prodotto si trasform in una vera e propria carestia. Fino ad allora le autorit americane si erano cullate nella convinzione che la folle violenza esplosa in Messico si fermasse l Quel gennaio, la violenza oltrepass il confine.
Per fare arrivare false informazioni alle bande messicane, il Cobra non dovette fare altro che passare bugie alla polizia messicana. Loro avrebbero fatto il resto. A nord del confine non era cos  semplice. Negli Stati Uniti, per, esistono altri due veicoli per la veloce diffusione di notizie. Il primo sono le mille stazioni radio locali: alcune sono molto equivoche e in realt servono la malavita del posto, altre sono gestite da deejay provocatori, giovani e ambiziosi, che farebbero qualunque cosa per diventare ricchi e famosi. Hanno poco riguardo per la fondatezza delle notizie, ma una fame insaziabile di esclusive sensazionali.
L'altro veicolo  Internet e la sua bizzarra emanazione, il blog. Con l'aiuto del geniale Jeremy Bishop, il Cobra cre un blog la cui origine non potesse essere rintracciata. Il blogger si descriveva un veterano della complessa rete di bande che infestavano gli Stati Uniti. Faceva intendere di avere contatti in molte di queste e addirittura tra le forze dell'ordine.
Utilizzando le informazioni che gli venivano dirottate da DEA,

CIA, FBi e dalle altre agenzie grazie all'ordinanza presidenziale, il blogger fu in grado di rivelare alcune notizie assolutamente vere che lasciarono allibite le maggiori bande del continente. In mezzo alle informazioni vere c'erano le menzogne che scatenarono la seconda guerra civile tra le bande delle carceri, quelle di strada e quelle dei biker che, tutte assieme, controllavano il narcotraffico dal Rio Grande al Canada.
Sul finire del mese di gennaio, i deejay d'assalto consultavano quotidianamente il blog delle bande, elevando tutto quello che trovavano a verit assoluta, e lo trasmettevano da uno stato all'altro.
In un raro guizzo di umorismo, Paul Devereaux chiam il blogger "Cobra". E cominci dalla pi grande e pi violenta delle bande di strada, i salvadoregni Mara Salvatrucha, gli Ms-13.
La gigantesca banda era nata alla fine della violenta guerra civile salvadoregna. Giovani terroristi, che non conoscevano n piet n rimorso, si trovarono disoccupati e senza prospettive di lavoro. Si riunirono in una banda che chiamarono La Mara, dal nome di una strada della capitale San Salvador. Quando i loro crimini diventarono troppi per un paese cos  piccolo, si allargarono verso il vicino Honduras, dove reclutarono oltre trentamila membri.
Quando l'Honduras var leggi severissime e li incarcer a migliaia, i capi partirono alla volta del Messico e, trovandolo gi troppo affollato, si spostarono ancora pi a nord, a Los Angeles, e l  aggiunsero al loro nome il 13 di 13th Street.
Il Cobra li aveva studiati attentamente: i tatuaggi su tutto il corpo, l'abbigliamento bianco e azzurro dai colori della bandiera salvadoregna, l'abitudine di fare a pezzi le vittime a colpi di machete, e la loro reputazione. Era tale che persino in un tessuto variegato come quello delle gang americane, gli MS-13 non avevano nemici n alleati. Erano temuti e odiati da tutti e per questo motivo il Cobra inizi da loro.
Ritorn sul sequestro di Nogales facendo sapere ai salvadoregni che il carico era destinato a loro. Poi ci mise altre due informazioni vere e una falsa.
La prima notizia vera era che l'equipaggio del camion era tornato in libert, la seconda che il carico confiscato era sparito durante il trasporto tra Nogales e Flagstaff, dove avrebbe
dovuto essere distrutto nell'inceneritore. La notizia falsa era che era stato "prelevato" dai Latin Kings, che quindi avevano
fregato gli MS-13.
Gli MS-13 avevano diramazioni in un centinaio di citt sparse per venti stati, ed era impossibile che non venissero a saperlo, anche se la notizia fu radiotrasmessa solo in Arizona. Nel giro di una settimana gli MS-13 avevano dichiarato guerra all'altra grossa banda sudamericana degli Stati Uniti.
All'inizio di febbraio, le bande dei biker misero fine a una lunga tregua: gli Hell's Angels si scagliarono contro i Bandidos e i loro alleati, gli Outlaws.
Una settimana pi tardi, Atlanta, il nuovo centro di smistamento della cocaina in America, precipit nel caos. Atlanta  controllata dai messicani, mentre i cubani e i portoricani lavorano insieme, ma sotto i primi. Una rete di grandi autostrade porta dal confine messicano fino alla citt; da qui si diparte un'altra serie di arterie verso sud, la Florida, dove gli arrivi via mare sono stati praticamente azzerati dall'ufficio della DEA a Key West, e verso nord, a Baltimora, Washington, New York e Detroit.
Sobillati da false informazioni, i cubani si rivoltarono contro i messicani che consideravano responsabili della diminuzione della quantit di merce in arrivo dal confine.
Gli Hell's Angels, che avevano subito moltissime perdite negli scontri con gli Outlaws e i Bandidos, chiesero aiuto ai loro amici, la Fratellanza Ariana, un gruppo composto da soli bianchi, e questo provoc una serie di morti nelle carceri di tutto il paese dove gli Ariani la facevano da padroni. Questo tir in ballo anche i Crips e i Bloods.
Non era il primo bagno di sangue cui Cal Dexter assisteva e lui non era un tipo impressionabile. Ma vedendo che il numero dei morti continuava a crescere, chiese un'altra volta al Cobra quali fossero le sue intenzioni. Poich rispettava il suo comandante in seconda, Paul Devereaux, che solitamente non si confidava con nessuno, lo invit a cena ad Alexandria.
"Calvin, nel nostro paese ci sono circa quattrocento citt, tra grandi e piccole. E almeno trecento di esse hanno grossi problemi di droga. Parte di questi sono causati da marijuana, resina di cannabis, eroina, metamfetamina e cocaina. Mi  stato chiesto di annientare il traffico di cocaina perch era quello che stava

sfuggendo a ogni controllo. Gran parte del problema nasce dal fatto che, solo nel nostro paese, i profitti derivanti dalla cocaina si aggirano sui quaranta miliardi di dollari l'anno, il doppio in tutto il mondo."
"Ho letto le cifre" ribatt Dexter.
"Ottimo, ma lei mi ha chiesto una spiegazione."
Paul Devereaux aveva con il cibo lo stesso rapporto che aveva con la maggior parte delle cose. Lo apprezzava, ma con parsimonia. La sua cucina preferita era quella italiana. La cena consisteva in una sottilissima piccata di vitello al limone, insalata e olive, accompagnati da Frascati fresco. Dexter riflett che, prima di andare a casa, avrebbe fatto meglio a fermarsi da qualche parte per una bella bistecca con patatine fritte.
"Queste cifre astronomiche attraggono pescecani di ogni genere. Ci sono quasi mille organizzazioni che forniscono cocaina. Su un totale di settecentocinquantamila membri di queste gang, met sono impegnati nel traffico di droga. Per tornare alla sua domanda iniziale, quali sono le mie intenzioni?"
Riemp i bicchieri di entrambi con il vino color paglierino e lo sorseggi, scegliendo con cura le parole.
"In questo paese c' una sola forza in grado di distruggere la doppia tirannia delle bande e della droga. Non lei, non io, n la DEA o l'FBi, e nessuna delle altre numerose agenzie. Neppure il presidente. E di sicuro non la polizia locale, che si trova nella stessa situazione di quel bambino olandese che tentava di arginare l'acqua con il dito infilato nel foro della diga."
"E quale sarebbe questa forza?"
"Loro stessi. Calvin, cosa crede che abbiamo fatto per tutto l'anno scorso? Prima abbiamo creato scarsit di cocaina, con un costo considerevole. E' stata un'azione calcolata, ma non potrebbe mai proseguire. Quel pilota di caccia alle isole di Capo Verde... le navi civetta in mare... non possono andare avanti per sempre, anzi, neanche per poco.
"L'attimo in cui smettessero, il traffico riprenderebbe come prima. Niente riesce a impedire la realizzazione di quei profitti per pi di un attimo. Noi siamo riusciti a dimezzare la fornitura, creando una fame rabbiosa tra i clienti. E quando le belve hanno fame, si sbranano tra loro.
"Poi ci siamo creati una scorta di esche che adesso stiamo
usando per spingere queste belve a sfogare la loro violenza non contro i cittadini ma tra di loro."
"Ma questo bagno di sangue sta sfigurando il nostro paese" ribatt Dexter. "Stiamo diventando come il Messico del nord. Quanto ancora dovr durare questa guerra tra bande?"
"Calvin, la violenza c' sempre stata, ma non si vedeva. Ci siamo illusi che fosse solo in televisione o nei film. Be', adesso  uscita allo scoperto. Per un po'. Se mi lasceranno fare in modo che le bande si annientino a vicenda, il loro potere sar distrutto almeno per una generazione."
"Ma nel breve periodo?"
"Purtroppo dovranno accadere cose terribili. Cose che abbiamo inflitto all'Iraq e all'Afghanistan. I nostri governanti e la nostra gente avranno la forza di accettarle qui, in patria?"
Cal Dexter pens a ci che aveva visto accadere in Vietnam una quarantina di anni prima.
"Ne dubito" rispose. "L'estero  un luogo molto pi adatto per la violenza."

In tutti gli Stati Uniti, i membri dei Latin Kings morivano come mosche, colpiti dalle aggressioni degli MS-13, convinti a loro volta di essere stati attaccati e desiderosi di appropriarsi per sempre delle scorte e dei clienti dei Kings. Questi, ripresisi dallo shock iniziale, reagirono nell'unico modo che conoscevano.
La guerra tra Bandidos e Outlaws da una parte, e Hell's Angels e razzisti della Fratellanza Ariana dall'altra, lasciava una scia di cadaveri da costa a costa.
I passanti sconcertati tornarono a vedere ADIOS scritto su muri e ponti. Stava per "Angels Die in Outlaw States", gli Angels muoiono in territorio Outlaw. Tutti e quattro i gruppi vantano un gran numero di ospiti nelle carceri pi dure del paese e gli omicidi vi si propagarono come fiamme nella sterpaglia. In Europa la vendetta del Don era appena cominciata.

I colombiani inviarono quaranta sicari scelti al di l dell'Atlantico.Il pretesto era che desideravano far visita ai galiziani e nel contempo chiedere ai Los Caneos di rifornirli di armi automatiche. La loro richiesta fu assecondata.
I colombiani atterrarono con voli diversi nell'arco di tre giorni.

Un gruppetto arrivato in avanscoperta aveva procurato una piccola flotta di camper, a bordo dei quali i vendicatori partirono alla volta della Galizia.
Non si era lontani dal giorno di San Valentino e l'incontro tra gli emissari del Don e i loro ignari ospiti ebbe luogo in un magazzino della graziosa cittadina di Ferrol. I nuovi arrivati ispezionarono soddisfatti l'arsenale procurato loro dai galiziani, inserirono i caricatori, si voltarono e fecero fuoco.
Quando l'ultima eco delle raffiche cess, gran parte dell'organizzazione galiziana era stata spazzata via. Il capo dei colombiani, un uomo piccoletto con la faccia da bambino conosciuto nel suo paese con il soprannome di El Animal, si avvicin a un galiziano steso a terra ma ancora vivo e abbass lo sguardo su di lui.
"Niente di personale" osserv calmo "ma non si pu trattare il Don in questo modo." Poi gli fece saltare le cervella.
Non era il caso di trattenersi oltre. Il gruppo di sicari risal  sui veicoli e attravers il confine con la Francia a Hendaye. Poich i due paesi erano entrambi membri dell'area Shengen non vi furono controlli alla frontiera.
Dandosi il cambio alla guida, i colombiani proseguirono verso est, attraversarono le pendici dei Pirenei, le pianure della Linguadoca e la riviera francese. Finalmente arrivarono in Italia. I veicoli, con targa spagnola, non furono fermati neanche questa volta. Ci vollero trentasei ore per raggiungere Milano.
Dopo aver visto i numeri di codice delle partite inviate attraverso l'Atlantico a bordo della Belleza del Mar saltare fuori nell'Essex, Don Diego aveva capito che la spedizione ci era arrivata via Olanda, ma tramite la 'ndrangheta, abituale fornitore della mafia dell'Essex. Anche i calabresi, ai quali aveva concesso la dignit di grande feudatario in Europa, si erano rivoltati contro di lui. La punizione era inevitabile.
Il gruppo inviato per punire gli autori di un tale tradimento pass ore a girare e studiare la configurazione di Milano e le brevi indicazioni inviate da un gruppetto di colombiani che risiedeva nel capoluogo lombardo.
Sapevano esattamente come trovare le tre localit a sud di Milano - Buccinasco, Corsico e Assago - che i calabresi avevano colonizzato. Questi luoghi sono per la gente che arriva dal profondo sud dell'Italia quello che Brighton Beach  a New York per i russi: una casa lontano da casa.
Gli immigrati avevano portato la Calabria con s. Insegne di negozi, bar, ristoranti, quasi tutti portano nomi e servono pasti tipici del sud. La Commissione Antimafia stima che l'ottanta per cento della cocaina colombiana che entra in Europa arrivi in Calabria, ma il centro di smistamento  Milano e la cabina di regia sta in queste tre localit di periferia. I sicari arrivarono di notte.
Non si facevano illusioni sulla ferocia dei calabresi. Nessuno aveva mai osato attaccarli. Quando combattevano, era tra loro. La cosiddetta seconda guerra di 'ndrangheta tra il 1985 e il 1991 aveva lasciato settecento morti per le strade di Milano e in Calabria.
La storia d'Italia  una serie di guerre e massacri, e dietro la cucina e la cultura, sulle sue strade di ciottoli  corso molte volte il sangue. Gli italiani considerano temibili la camorra napoletana e la mafia siciliana, ma nessuno aveva mai osato mettersi contro i calabresi. Fino alla notte in cui arrivarono i colombiani.
Avevano diciassette indirizzi di abitazioni. L'ordine era di distruggere la testa del serpente e partire prima che centinaia e centinaia di soldati semplici potessero mobilitarsi. Quindici dei diciassette capi furono trovati a casa e uccisi. Sei colombiani presero l'Ortomercato, sede del King, una nota discoteca molto amata dai giovani. Camminando tranquilli davanti alle Ferrari e alle Lamborghini parcheggiate di fronte all'ingresso, i killer stesero i quattro gorilla di guardia alla porta, entrarono e aprirono il fuoco con una serie di raffiche prolungate che spazzarono via tutti i clienti seduti al bancone e quattro tavoli di persone intente a cenare.
Tra i colombiani ci fu una sola vittima. Il barista, in un gesto di abnegazione, estrasse una pistola da sotto il bancone e riusc a rispondere al fuoco prima di morire. Spar a un uomo piccoletto che pareva a capo delle operazioni e gli piazz un proiettile proprio in mezzo alla boccuccia di rosa. Poi si becc
tre proiettili di MAC-io.
Prima dell'alba i carabinieri del ros di via Lamarmora erano gi in stato d'allerta e gli abitanti della capitale italiana del commercio e della moda furono svegliati dall'urlo delle sirene di ambulanze e volanti.

La legge della giungla e quella della malavita impongono che morto un re se ne faccia un altro. La 'ndrangheta non era morta e a tempo debito la guerra con il cartello avrebbe visto una terribile vendetta nei confronti dei colombiani, quelli colpevoli e anche quelli innocenti. Il cartello di Bogot, per, aveva un asso nella manica: per quanto la disponibilit di cocaina fosse ridotta al minimo, quel minimo era in mano a Don Diego Esteban.
I gangster americani, messicani ed europei avrebbero potuto cercare nuove fonti di approvvigionamento in Per o in Bolivia, ma a ovest del Venezuela l'uomo con cui trattare era ancora il Don. Quando gli affari fossero ripresi, chiunque egli avesse designato come destinatario della sua produzione avrebbe ricevuto la merce. Tutte le organizzazioni, in America e in Europa, avrebbero voluto essere quel chiunque. E l'unico modo per dimostrarsi degni di essere il nuovo monarca era far fuori gli altri principi.
Gli altri sei grossi attori erano i russi, i serbi, i turchi, gli albanesi, i napoletani e i siciliani. Lettoni, lituani, giamaicani e nigeriani erano agguerriti e violenti, ma troppo piccoli. Avrebbero dovuto attendere un'alleanza con il nuovo monarca. Le gang di nativi in Germania, Olanda e Gran Bretagna erano clienti, non giganti del mercato.
Dopo il massacro di Milano, gli altri narcotrafficanti europei avrebbero potuto cessare le ostilit, se non fosse che Internet arriva in tutto il mondo. La sconosciuta fonte d'informazioni apparentemente infallibili sull'ambiente del narcotraffico rivel una presunta soffiata proveniente dalla Colombia.
Fu fatta passare per una fuga di notizie dall'intelligence della polizia. La fonte affermava che Don Diego Esteban aveva ammesso in un incontro privato che i suoi futuri favori sarebbero caduti sul vincitore indiscusso del regolamento di conti in corso tra le organizzazioni criminali d'Europa. Era un'informazione del tutto falsa, il Don non aveva mai detto una cosa del genere. Ma fu sufficiente a scatenare la guerra tra bande che si propag a tutto il continente.
Gli slavi, vale a dire le tre principali mafie russe pi i serbi, formarono un'alleanza. Ma erano odiati da lettoni e lituani, che a loro volta si allearono per dare man forte ai nemici dei russi.
Gli albanesi, musulmani, sono legati ai ceceni e ai turchi.
Gli yardies giamaicani e i nigeriani, essendo di colore, talvolta si coalizzano. In Italia, siciliani e napoletani, solitamente antagonisti, strinsero un'alleanza temporanea per difendersi dagli outsider, e la mattanza cominci.
L'ondata di violenza spazz l'Europa cos  come gi stava dilagando in America. Nessun paese dell'Unione ne fu esente, anche se a risentirne maggiormente furono i mercati pi grossi e quindi pi ricchi.
I media si sforzavano di spiegare a lettori, spettatori e ascoltatori cosa stava succedendo. C'erano uccisioni tra bande da Dublino a Varsavia. Nei bar e nei ristoranti, i turisti erano costretti a gettarsi a terra per cercare scampo al fuoco dei regolamenti di conti tra i tavoli.
A Londra, la bambinaia del ministro dell'Interno mentre portava i bambini a fare una passeggiata a Primrose Hill, trov un cadavere tra i cespugli. Gli avevano tagliato la testa. Ad Amburgo, Francoforte e Darmstadt si trovarono cadaveri per strada ogni notte per una settimana di fila. In una sola mattinata dai fiumi della Francia furono estratti quattordici corpi. Due erano di uomini di colore e, attraverso la dentatura, si appur che gli altri non erano francesi, ma venivano dall'Est.
Ma non tutti restavano uccisi nei conflitti a fuoco. I pronto soccorso e i reparti di chirurgia d'urgenza erano presi d'assalto. Afghanistan, pirati somali, gas serra e banchieri corrotti sparirono dalle prime pagine: i titoli urlavano l'impotente indignazione dell'opinione pubblica.
I capi della polizia furono convocati, strapazzati e congedati perch andassero a strapazzare i loro subordinati. I politici dei ventisette parlamenti d'Europa, del Congresso degli Stati Uniti e i dei cinquanta stati dell'Unione cercavano di assumere un atteggiamento autorevole ma ai cittadini era sempre pi evidente la loro totale incompetenza.
La reazione politica inizi negli Stati Uniti e l'Europa segu a ruota. Le linee telefoniche di ogni sindaco, rappresentante della camera o senatore degli Stati Uniti vennero prese d'assalto da cittadini indignati o terrorizzati. Ogni giorno in televisione si vedevano almeno una ventina di esperti dalla faccia solenne, e tutti in disaccordo tra loro.
Durante le conferenze stampa, le domande dei giornalisti mettevano in difficolt anche i capi della polizia pi scafati. Le forze di polizia erano sommerse di lavoro, come pure ambulanze, obitori e medici legali. In tre citt fu necessario requisire impianti di lavorazione delle carni per ammassarvi i cadaveri recuperati dalle strade, dalle auto crivellate di colpi e dai fiumi gelati.
Quando il mondo del crimine si abbandon a quella folle violenza alimentata dall'avidit, parve che nessuno prima di allora si fosse reso conto della potenza destabilizzante della malavita sui cittadini di due continenti abituati a un'esistenza tranquilla e aliena da rischi.
Il totale dei morti superava le cinquecento unit per ogni continente. Nessuno piangeva i gangster, a parte amici e parenti, ma nel fuoco incrociato rimasero uccisi anche molti cittadini inermi. Tra questi c'erano dei bambini e i tabloid furono costretti a ricorrere al dizionario per trovare nuove espressioni di indignazione.
Fu un criminologo dai modi pacati che in televisione spieg la causa della guerra civile che sembrava aver aggredito una trentina di nazioni. Si  verificata una scarsit di cocaina, disse, e i lupi della societ si stanno scannando-per aggiudicarsi quel poco che resta.
Le altre droghe - marijuana, metamfetamina, eroina - non possono riempire il vuoto che si  venuto a creare. La cocaina  stata disponibile troppo a lungo, disse il vecchio. Non  pi solo un piacere, ma una necessit per grandi fasce della societ. Ha permesso di guadagnare enormi fortune, e ne ha promesse altrettante. In ognuno dei grandi continenti occidentali sta morendo un'industria che vale cinquanta miliardi di dollari l'anno, e noi stiamo assistendo alla violenta agonia di un mostro che  vissuto indisturbato tra di noi per troppo tempo. Il conduttore, allibito, ringrazi il professore mentre questi lasciava lo studio.
Dopo questo intervento, il messaggio che si levava dai cittadini ai loro governanti cambi. Divenne meno confuso. Diceva: o risolvete la questione o andate a casa.
Nelle societ possono verificarsi crisi a diversi livelli, ma non esiste crisi pi catastrofica di quando i politici rischiano di dover rinunciare al loro remunerativo incarico. All'inizio di marzo, nell'elegante casa anteguerra di Alexandria squill il telefono.
"Non riattacchi" sbrait il capo di gabinetto della Casa Bianca.
"Non mi sognerei mai di fare una cosa del genere, signor Silver" disse Paul Devereaux.
Entrambi avevano mantenuto l'abitudine di usare quel formale "signor" per rivolgersi l'uno all'altro, fatto insolito nella moderna Washington. Nessuno dei due era portato per la cordialit, quindi perch fingere?
"Le dispiacerebbe" a qualunque altro subordinato, Jonathan Silver a quel punto avrebbe detto "alzare il culo e venire qua", ma visto l'interlocutore si trattenne "presentarsi alla Casa Bianca alle sei di stasera? Le parlo per conto di lei sa chi."
"Sar un piacere, signor Silver" disse il Cobra. E riattacc. Non sarebbe stato un piacere, lo sapeva. Ma era inevitabile. Fin dall'inizio.

16
Jonathan Silver aveva reputazione di possedere il carattere pi acido di tutta la Casa Bianca. Quando Devereaux entr nel suo ufficio gli fece chiaramente intendere che non aveva nessuna intenzione di contenersi.
Prese una copia del "Los Angeles Times" e gliela sventol davanti al naso.
"E' lei il responsabile di questo?"
Devereaux esamin il giornale con il distaccato interesse con cui un entomologo osserva una larva. La prima pagina era quasi completamente occupata da una foto e un titolo a caratteri cubitali: Inferno a Rodeo Drive. L'immagine ritraeva un ristorante ridotto a un macello dal fuoco di due mitra.
Tra i sette cadaveri, diceva l'articolo, quattro erano stati identificati come figure di spicco della malavita, uno era un passante colpito mentre i killer entravano, e due erano camerieri.
"No. Non personalmente" rispose Devereaux.
"Be', c' un sacco di gente in questa citt che la pensa diversamente."
"Cosa intende dire, signor Silver?"
"Intendo dire, signor Devereaux, che la sua maledetta Operazione Cobra si  trasformata in una specie di guerra civile tra malavitosi che sta trasformando il nostro paese nel carnaio che abbiamo visto in Messico nell'ultimo decennio. E questa cosa deve finire."
"Posso andare dritto al punto?"
"La prego."
"Un anno e mezzo fa, il nostro comandante in capo mi chiese, esplicitamente, se sarebbe stato possibile annientare il traffico e l'industria della cocaina che erano diventati un flagello nazionale. Dopo un esame accurato risposi che sarebbe stato possibile, ma a determinate condizioni e con determinati costi... che io speravo di breve durata."
"Ma non ha mai detto che le strade di trecento citt si sarebbero trasformate in una macelleria. Ha chiesto due miliardi di dollari e li ha ottenuti."
"Quello era il costo finanziario."
"Non ha mai parlato dei costi in perdite umane tra i civili."
"Perch lei non me l'ha mai chiesto. Senta, questo paese spende quattordici miliardi di dollari all'anno, divisi tra le varie agenzie di lotta al crimine, senza ottenere alcun risultato. E sa perch? Perch l'industria della cocaina, solo negli Stati Uniti, senza contare l'Europa, vale quattro volte tanto. Pensava davvero che chi gestisce l'industria della cocaina sarebbe passato a produrre gelatine alla frutta se glielo avessimo chiesto? Pensava che le bande americane, tra le pi violente al mondo, si sarebbero messe a spacciare dolci?"
"Non  un motivo valido per trasformare il nostro paese in una zona di guerra."
"Invece s Il novanta per cento dei morti sono criminali psicopatici. Le poche persone innocenti rimaste tragicamente vittime del fuoco incrociato sono meno dei morti per incidenti stradali nel weekend del quattro di luglio."
"Ma guardi cosa diavolo ha combinato! Abbiamo sempre tenuto questi pazzoidi gi, nelle fogne. Lei li ha fatti uscire allo scoperto, nella via principale, dove vivono i cittadini onesti. E i cittadini onesti votano. Questo  anno di elezioni. Tra otto mesi il presidente chieder alla gente di affidargli la conduzione del paese per altri quattro anni. E io non voglio, signor Devereaux, che loro gliela neghino solo perch hanno paura a uscire di casa!"
Come sempre, la sua voce si era alzata di tono. Adesso stava urlando. Dietro la porta giovani orecchi di collaboratori curiosi si sforzavano di sentire. Nella stanza, l'interlocutore mantenne una calma gelida e sdegnosa.
"Non lo faranno" disse Devereaux. "Tra un mese assisteremo all'autodistruzione delle bande criminali americane o, per lo meno, al loro annientamento per almeno una generazione. Quando questo diverr chiaro a tutti, io credo che il popolo capir quale enorme fardello sia stato tolto alla nazione."
Paul Devereaux non era un politico. Jonathan Silver, s Sapeva che in politica non importa ci che  reale. Importa ci che agli sprovveduti appare reale. E ci che appare reale lo fanno i media e gli sprovveduti ci credono. Scosse la testa e batt l'indice sul giornale.
"Questa cosa deve finire. Anche se questo significa rinunciare agli eventuali benefici. A qualunque costo."
Prese un foglio posato a faccia in gi sulla scrivania e lo spinse verso Devereaux.
"Sa cos' questo?"
"Sono sicuro che lei sar felice di spiegarmelo."
"E' un ordine esecutivo del presidente. Ha intenzione di disubbidirvi?"
"A differenza di lei, signor Silver, io ho prestato servizio sotto molti presidenti, e finora non ho mai disubbidito a nessuno."
Il capo di gabinetto arross violentemente per l'offesa.
"Bene. Molto bene. Perch questo ordine esecutivo del presidente le intima di ritirarsi. L'Operazione Cobra  conclusa. Finita. Revocata. Da questo momento esatto. Lei torner al quartier generale e la smanteller. E' chiaro?"
"Cristallino."
Paul Devereaux, il Cobra, pieg il foglio, se lo mise in tasca, gir sui tacchi e se ne and. Ordin all'autista di accompagnarlo al magazzino di Anacostia, dove, all'ultimo piano, mostr l'ordine presidenziale a un Cal Dexter allibito.
"Ma come? Eravamo cos  vicini!"
"Non abbastanza. E lei aveva ragione.Il nostro paese pu uccidere un milione di persone all'estero, ma non un centesimo di quella cifra di criminali nostrani senza accusare un malessere.
"Come sempre, lascer a lei i dettagli. Richiami le due navi civetta. Doni la Balmoral alla Marina inglese e la Chesapeake ai nostri sEaL. Potrebbero usarla per l'addestramento. Richiami anche i due Global Hawk e li restituisca all'Aeronautica, con i miei ringraziamenti. Non ho dubbi che la loro incredibile tecnologia sar il futuro, ma evidentemente non il nostro. Siamo stati licenziati. Posso lasciare tutto questo nelle sue mani? Compresi
gli abiti usati ai piani di sotto che adesso potranno finalmente andare ai senzatetto?"
"E lei? La trover a casa?"
Il Cobra ci pens su un istante.
"Per una settimana, forse. Poi  possibile che debba assentarmi per sistemare alcune faccende. Niente di importante."

Era una piccola vanit personale di Don Diego Esteban. Nonostante avesse una cappella privata nel suo ranch vicino alla Cordillera, gli piaceva ricevere la comunione nella chiesa della citt pi vicina.
Questo gli permetteva di accettare con solenne benevolenza i saluti deferenti dei peones e delle loro mogli. Gli permetteva di sorridere ai bambini scalzi e intimoriti. Gli permetteva di lasciar cadere nel piatto delle offerte una donazione sufficiente a sostentare il parroco per mesi.
Quando accett di parlare con l'americano che insisteva per incontrarlo, scelse la chiesa ma vi arriv accompagnato da una nutrita scorta. Fu l'americano a suggerire che l'incontro avvenisse nella casa di Dio, quel Dio che entrambi veneravano, secondo il rito cattolico cui entrambi appartenevano. Fu la richiesta pi strana che avesse mai ricevuto ma la sua originalit lo incurios
L'hidalgo arriv per primo. L'edificio era stato passato al setaccio dai suoi uomini e il prete spedito altrove. Diego Esteban intinse due dita nell'acquasantiera, si segn e si avvicin all'altare. Scelse la prima panca, s'inginocchi, chin il capo e preg.
Quando si raddrizz, sent cigolare la vecchia porta calcinata dal sole, avvert una folata di aria calda da fuori e poi il tonfo della porta che si richiudeva. Aveva degli uomini appostati nell'ombra, con le pistole pronte a sparare. Era un sacrilegio, ma avrebbe potuto confessarsi ed essere assolto. Un morto non pu confessarsi.
Il visitatore si avvicin e prese posto anch'egli nella prima panca, a due metri di distanza da lui. Si fece il segno della croce. Il Don gli lanci un'occhiata veloce. Un americano, magro, pi o meno suo coetaneo, con un'espressione calma, ascetica e un impeccabile completo color crema.
"Seftor?"
"Don Diego Esteban?"
"Sono io."

"Paul Devereaux, da Washington. La ringrazio di avermi ricevuto."
"Mi sono giunte delle voci. Dicerie, niente di pi. Ma insistenti.
Parlano di un uomo che si fa chiamare "il Cobra"."
"Uno sciocco soprannome, lo ammetto."
"Il suo spagnolo  eccellente. Mi permetta una domanda." "Dica."
"Perch non dovrei farla uccidere? Ho un centinaio di uomini, fuori."
"E io solo il mio pilota d'elicottero. Ma credo di avere qualcosa che un tempo apparteneva a lei e che potrei essere in grado di restituirle. Sempre che riusciamo a raggiungere un accordo. Cosa che non posso fare da morto."
"So cosa mi ha fatto, senor Cobra. Lei mi ha causato danni incalcolabili. Ma io non le ho fatto nulla di male. Perch?" "Perch il mio paese me lo ha chiesto." "E adesso?"
"Per tutta la mia vita, ho servito due padroni.Il mio Dio e il mio paese. Il mio Dio non mi ha mai tradito." "Il suo paese s?"
"S"
"Come mai?"
"Perch non  pi il paese cui ho giurato lealt da giovane. E' diventato corrotto e venale, debole ma arrogante, attento ai desideri degli obesi e degli stupidi.Il legame si  spezzato, la fedelt non c' pi."
"Io non ho mai donato tanta fedelt ad alcun paese, neppure a questo, perch i paesi sono governati dagli uomini e spesso dai meno meritevoli. Ma anch'io ho due padroni. Il mio Dio e la mia ricchezza."
"E per la seconda, Don Diego, lei ha ucciso molte volte."
Devereaux non aveva alcun dubbio che l'uomo inginocchiato a due metri da lui, sotto l'apparenza cortese e signorile, fosse in realt un pericoloso psicopatico.
"E lei, senior Cobra, ha ucciso per il suo paese? Molte volte?" "Certamente. Quindi, dopotutto, noi due siamo simili."
Gli psicopatici hanno bisogno di sentirsi adulati. Devereaux sapeva che quel paragone avrebbe lusingato il signore della droga. Paragonare l'avidit al patriottismo non era un'offesa.
"Forse, senior. Quanto delle mie propriet detiene?" "Centocinquanta tonnellate." "La quantit scomparsa  tre volte tanto."
"La maggior parte  stata confiscata dalle autorit doganali,
dai guardiacoste o dalle marine ed  stata distrutta. Un'altra parte  in fondo al mare. Il resto ce l'ho io."
"In un luogo sicuro?"
"Molto sicuro. E la guerra contro di lei  finita." "Ah, dunque era quello il tradimento." "Lei  molto perspicace, Don Diego."
Il Don ragion sulla quantit. Con la produzione al massimo,
le intercettazioni in mare nuovamente ridotte, e il ripristino
delle spedizioni aeree, avrebbe potuto ricominciare. Ma aveva
bisogno di molta cocaina fin da subito, per riempire il vuoto,
placare i lupi, mettere fine alla guerra. Centocinquanta tonnellate potevano bastare.
"E il suo prezzo, senior?"
"Dovr ritirarmi da qualunque attivit. Ma molto lontano.
Una villa sul mare, al sole. Con i miei libri. Ufficialmente morto.
E queste cose costano. Un miliardo di dollari."
"La mia merce si trova su una nave?" "S"
"E lei pu darmi i numeri dei conti bancari?" "S Lei pu darmi il porto di destinazione?" "Certamente."
"La sua risposta, Don Diego?"
"Credo, senor, che abbiamo raggiunto il nostro accordo. Lei potr andarsene da qui incolume. Definisca i dettagli con il mio segretario, qua fuori. Adesso, vorrei pregare da solo. i Vaia con Dios, senior!"
Paul Devereaux si alz, si fece il segno della croce e usc dalla chiesa. Un'ora dopo era di ritorno alla base aerea di Malambo, dove il suo Grumman lo aspettava per riportarlo a Washington. In un'area difesa da alti muri, un centinaio di metri da dove il jet privato vir per imboccare la pista di decollo, l'equipaggio che manovrava il Global Hawk Michelle aveva ricevuto l'ordine di smobilitare entro una settimana e rientrare in Nevada a bordo di un paio di aerei da trasporto C-s.

Cal Dexter non sapeva dove fosse andato il capo e non lo chiese. Prosegu nel compito assegnatogli, quello di smantellare la struttura dell'Operazione Cobra, pezzo dopo pezzo.
Le due navi civetta partirono verso la loro nuova dimora, la Balmoral a Lyme Bay, nel Dorset, la Chesapeake per Newport News. Gli inglesi espressero la loro gratitudine per il dono della Balmoral che, ritenevano, avrebbe potuto rivelarsi molto utile nella lotta contro i pirati somali.
Le due basi che gestivano gli aerei senza pilota richiamarono i velivoli per trasferirli negli Stati Uniti, ma conservarono l'enorme quantit di dati acquisiti con la BAMS, che di certo avrebbe giocato un ruolo fondamentale in futuro, rimpiazzando il tradizionale lavoro di aerei spia molto pi costosi in termini di uomini e denaro.
Tutti i prigionieri furono portati via da Eagle Island, nell'arcipelago delle isole Chagos, a bordo di un C-13o dell'Aeronautica militare americana. Fu loro permesso di inviare un breve messaggio alle famiglie, che li credevano scomparsi in mare.
I conti bancari, ormai quasi del tutto prosciugati, furono convogliati in un unico conto destinato a coprire gli ultimi pagamenti, mentre la rete di comunicazioni impiantata nel magazzino di Anacostia fu ridimensionata e trasferita in sede perch fosse gestita da Jeremy Bishop insieme ai suoi computer. Poi Paul Devereaux ricomparve. Si disse molto soddisfatto del lavoro e prese Cal Dexter da parte.
"Ha mai sentito parlare di Spindrift Cay?" gli chiese. "E' un'isola piccolissima, poco pi di un atollo, nelle Bahamas. Una delle cosiddette isole out. Disabitata, a parte un piccolo distaccamento di marines, ufficialmente accampati l  per una prova di sopravvivenza.
"Al centro dell'isolotto c' un boschetto di palme sotto le quali sono accatastate file e file di balle. Lei immagina cosa contengano. Devono essere distrutte, tutte le centocinquanta tonnellate. Affido a lei il compito. Ha idea del valore?"
"Credo di riuscire a immaginarlo. Parecchi miliardi di dollari."
"Esatto. Ho bisogno di una persona di cui posso fidarmi ciecamente. Le taniche di benzina sono sul posto da molte settimane. Il miglior modo per arrivare  con un idrovolante da Nassau. Vada e faccia quello che va fatto."
In vita sua Cal Dexter aveva visto molte cose, ma mai una collinetta che valeva miliardi di dollari, e tanto meno l'aveva distrutta. Anche una sola balla di cocaina, infilata in una grossa valigia, lo avrebbe reso ricco per tutta la vita. Arriv con un volo di linea da Washington a Nassau e prese una camera al Paradise Island Hotel. Una richiesta alla reception e una veloce telefonata gli procurarono un idrovolante per il giorno seguente, all'alba.
Erano quasi duecento chilometri e il volo dur un'ora. In marzo il clima  mite, e il mare di un impossibile color acquamarina tra le isole ma di un azzurro chiarissimo sui banchi di sabbia. La destinazione era cos  remota che il pilota fu costretto a controllare due volte la posizione sul GPS per accertarsi che fosse l'atollo giusto.
Un'ora dopo l'alba inclin l'aereo e indic con il dito.
"Laggi, signore" url. Dexter guard gi. Ci che vide poteva essere una perfetta cartolina per turisti invece di ci che era in realt. Meno di un chilometro quadrato, con una barriera che racchiudeva una laguna accessibile da un unico varco. Il gruppo scuro di palme al centro dell'isolotto non lasciava immaginare il tesoro micidiale nascosto sotto le fronde.
Da una delle bianchissime spiagge si staccava un molo fatiscente dove, probabilmente, attraccava la barca dei rifornimenti. Mentre guardava gi, vide due persone uscire dall'accampamento coperto di rete mimetica sotto le palme e guardare in alto. L'idrovolante fece una virata stretta, perse potenza e scese piano sull'acqua.
"Mi lasci al molo" disse Dexter.
"Non vuole neppure bagnarsi i piedi?" chiese il pilota con un sorriso.
"Magari pi tardi."
Dexter si alz, scese sul galleggiante e da l  salt sul molo. Si abbass per passare sotto l'ala e si ritrov faccia a faccia con un maresciallo dei marines ritto come un fuso. Il guardiano dell'isola era accompagnato da un altro marine. Entrambi erano armati.
"Cosa ci fa qui, signore?"
I modi erano impeccabili, il significato della domanda inequivocabile: "Sar meglio che tu abbia un motivo valido per essere qui, altrimenti non farai un altro passo su questo molo". Dexter prese un foglio piegato dalla tasca interna della giacca.
"La prego di leggerlo molto attentamente, maresciallo, e di osservare la firma."

Mentre leggeva, il militare si mise sull'attenti e solo anni di autocontrollo gli impedirono di esprimere apertamente la sua sorpresa. Aveva visto molte volte il ritratto del comandante in capo, ma mai aveva immaginato di vedere la sua firma autografa. Dexter allung la mano per riavere indietro la lettera.
"Come vede, maresciallo, ubbidiamo entrambi allo stesso comandante. Mi chiamo Dexter e vengo dal Pentagono. Ma non ha importanza, gli ordini contenuti in questa lettera riguardano me, lei e persino il segretario alla Difesa. E richiedono la sua collaborazione. Posso contarci, signore?"
Il marine era sull'attenti e fissava un punto lontano, oltre la testa di Dexter.
"S, signore" sbrait.
Il pilota era stato ingaggiato per tutto il giorno. Si trov un posto sul molo all'ombra dell'ala e si dispose ad aspettare. Dexter e i marines si allontanarono lungo il molo verso la spiaggia. C'erano dodici giovani forti e abbronzati che per settimane non avevano fatto altro che pescare, nuotare, ascoltare la radio, leggere libri e tenersi in forma con estenuanti allenamenti quotidiani.
Dexter vide le taniche di benzina sistemate all'ombra e si diresse verso gli alberi. Il boschetto copriva una superficie di meno di un ettaro e c'era un sentierino che ci passava in mezzo. A entrambi i lati del sentiero, all'ombra delle palme, c'erano le balle, accatastate a formare tanti cubi, circa un centinaio, una tonnellata e mezzo l'uno, il bottino di nove mesi di raid segreti in mare.
"Sa cosa sono queste?" chiese Dexter.
"No, signore" rispose il maresciallo. "Non chiedere, non dire", anche se in un contesto leggermente diverso.
"Documenti. Materiale vecchio ma molto riservato. t per questo che il presidente non vuole che cadano nelle mani dei nemici del nostro paese. Lo Studio Ovale ha deciso che devono essere distrutti. Ecco il perch della benzina. Per favore, chieda ai suoi uomini di portare qui le taniche e inzuppare ogni pila."
Per il sottufficiale, il riferimento ai nemici del paese fu pi che sufficiente. Grid: "S, signore!" e si allontan a grandi passi verso la spiaggia.
Dexter si avvi per il sentierino che correva tra le palme. Da luglio, aveva visto un certo numero di confezioni di cocaina, mai niente di simile. I marines erano comparsi alle sue spalle, ciascuno con una grossa tanica, e cominciarono a svuotarle sulle balle. Dexter non aveva mai visto bruciare della cocaina, ma gli avevano detto che era altamente infiammabile se il fuoco veniva innescato con sostanze acceleranti.
Da molti anni aveva l'abitudine di portare un coltellino multiuso appeso al portachiavi e, poich volava con passaporto diplomatico, al Dulles International di Washington non glielo avevano confiscato. Per curiosit estrasse la piccola lama e la piant nella balla pi vicina. Tanto vale, pens. Non l'aveva mai assaggiata e probabilmente non ne avrebbe mai pi avuto l'occasione.
La lama trapass l'involucro di juta e quello di polietilene. Quando Dexter la estrasse c'era un po' di polvere bianca sulla punta. Dexter dava le spalle ai marines: non potevano vedere cosa contenevano quei "documenti".	.
Risucchi il grumo bianco dalla punta del coltello e lo rigir in bocca finch la saliva non lo sciolse e il gusto si diffuse alle papille gustative. Rimase sorpreso. Conosceva quel sapore.
Si avvicin a un'altra balla e fece lo stesso, ma con un taglio pi grosso e una quantit maggiore. Poi un'altra e un'altra ancora. Da giovane, quando si era congedato dall'esercito e studiava legge a Fordham, si era pagato gli studi con una serie di lavoretti. Uno di questi era stato in una pasticceria. Conosceva bene il sapore del bicarbonato.
Fece altre incisioni in dieci balle diverse prima che venissero annaffiate di benzina e l'odore penetrante coprisse tutto. Poi torn pensieroso alla spiaggia. Avvicin a s un bidone vuoto, ci si sedette sopra e rimase a fissare il mare. Mezz'ora dopo il maresciallo si materializz, sovrastandolo con la sua mole.
"Fatto, signore."
"Appiccate il fuoco" ordin Dexter.
Sent l'uomo urlare agli uomini di allontanarsi e poi il boato sordo dei vapori di benzina che si incendiavano. Subito dopo dal boschetto di palme si lev del fumo. Un vento teso trasform le prime lingue di fuoco in una fiamma ossidrica.
Dexter si volt a guardare le palme e il loro tesoro nascosto consumato dalle fiamme. Sul molo, il pilota dell'idrovolante era schizzato in piedi e guardava la scena a bocca aperta. Anche i marines osservavano il risultato del loro lavoro.
"Mi dica, maresciallo... "

"Signore?"
"Come sono arrivate qui le balle di documenti?" "Con una nave, signore."
"Tutte assieme o una alla volta?"
"No signore. Almeno una decina di viaggi. Nelle settimane che siamo stati qui."
"Sempre sulla stessa nave?"
"S, signore. Sempre la stessa."
Ovvio. Doveva esserci un'altra nave. Le ausiliarie della flotta che avevano rifornito i sEAL e gli uomini dell'sBs di cibo e carburante portavano via spazzatura e prigionieri. Ma i carichi confiscati non andavano a Gibilterra, n in Virginia. Il Cobra aveva bisogno delle etichette, dei numeri di partita e dei codici identificativi per ingannare il cartello. Quei trofei se li era tenuti. A quanto pareva, su quell'isola.
"Che genere di nave era?"
"Piccola, signore. Una rinfusiera."
"Nazionalit?"
"Non lo so, signore. Aveva una bandiera a poppa... come due virgole, una rossa e una blu. E l'equipaggio era asiatico." "Nome?"
Il maresciallo aggrott la fronte nel tentativo di ricordare. Poi si volt.
"Angelo!"
Dovette urlare per farsi sentire sopra il rumore delle fiamme. Un marine si gir e si avvicin di corsa.
"Come si chiamava quella rinfusiera che portava le balle?" "Sea Spirit, signore. L'ho letto sulla poppa. Scritto in bianco, recente."
"E sotto il nome?"
"Sotto il nome... signore?"
"Di solito sotto il nome dell'imbarcazione, a poppa, c' il porto di registrazione."
"Ah, s Pu... "
"Pusan?"
"S, proprio quello, signore. Pusan. E' tutto?"
Dexter annuIl marine Angelo si allontan di corsa. Dexter si alz e scese fino alla punta del molo, dove poteva stare solo e forse trovare una ricezione migliore con il cellulare. Era felice di averlo lasciato sotto carica tutta la notte. Con suo grande sollievo, il fedele Jeremy Bishop era davanti alla sua console, praticamente l'ultima struttura rimasta dell'Operazione Cobra. "Quella tua scatola di sardine motorizzata  in grado di tradurre in coreano?" chiese Dexter. La risposta gli giunse chiarissima. "Qualunque lingua del mondo, se inserisco il programma giusto. Dove sei?"
"Lascia perdere. L`unico mezzo di comunicazione che ho  questo cellulare. Qual  il coreano per Sea Spirit o Spirit of the Sea? Non farmi consumare le batterie."
"Ti richiamo."
Due minuti dopo il cellulare squill. "Hai carta e penna?" "Non importa. Dimmelo."
"Okay. Le parole sono Hae Shin. H-A..."
"So come si scrive. Puoi cercarmi una rinfusiera? Piccola. Nome
Hae Shin o Sea Spirit. Corea del Sud. Porto di registrazione Pusan." "Ti richiamo tra due minuti." La telefonata si interruppe.
Bishop fu di parola. Due minuti dopo era di nuovo in linea. "Trovata. Cinquemila tonnellate, rinfusiera per carico misto.
Nome: Sea Spirit. Registrata quest'anno. Cosa vuoi sapere?" "Dove si trova adesso?"
"Un momento."
Ad Anacostia, Jeremy Bishop batt furiosamente sulla tastiera. "Non sembra avere un armatore e non  registrata. Niente.
Potrebbe trovarsi ovunque. Un momento. Il capitano ha un indirizzo e-mail."
"Chiamalo e chiedigli dov'. Voglio coordinate, rotta e velocit." Un'altra attesa. La batteria del cellulare si stava scaricando. "L'ho contattato per e-mail. Gli ho chiesto quello che volevi.
Si rifiuta di rispondere. Vuole sapere chi sei."
"Digli che sono il Cobra." Pausa.
"E' molto gentile, ma insiste nel dire che ha bisogno di quella che definisce "parola di autorit"."
"Intende dire "parola d'ordine". Digli HAE-SHIN." Bishop torn in linea, allibito.
"Come facevi a conoscerla? Ho quello che volevi. Vuoi annotartelo?"

"Non ho cartine qui con me. Tu dimmi dove diavolo si trova." "Stai calmo! Cento miglia a est di Barbados, rotta 270, dieci nodi di velocit. Devo ringraziare il capitano della Sea Spirit?" "S Poi chiedi se abbiamo una nave da guerra della Marina tra Barbados e la Colombia."
"Ti richiamo."
A est di Barbados, diretta a ovest. Attraverso le Isole Sopravento, oltre le Antille Olandesi, dritta nelle acque colombiane. Trovandosi cos  a sud, non era possibile che la rinfusiera tornasse alle Bahamas. Aveva preso l'ultimo carico dalla Balmoral, poi le era stata indicata la sua prossima destinazione. Trecento miglia, trenta ore. L'indomani pomeriggio. Jeremy Bishop richiam.
"Nossignore. Non abbiamo niente nei Caraibi."
"Quel maggiore brasiliano  ancora a Capo Verde?"
"Guarda caso, s I suoi allievi conseguiranno il brevetto tra due giorni, quindi  stato deciso che restasse per assistere alla cerimonia e poi smobilitasse, portandosi via l'aereo. Ma i due tecnici delle comunicazioni sono stati richiamati. Sono tornati negli Stati Uniti. "
"Puoi contattarlo da parte mia? In qualche modo?"
"Posso mandargli un'e-mail o un messaggio sul cellulare."
"Prova tutti e due. Voglio il suo numero di cellulare e voglio che si tenga pronto a rispondere alla mia telefonata tra due ore esatte. Ti chiamer dalla mia camera d'albergo tra cento minuti. Tu fammi trovare il numero di cui ho bisogno. Ciao."
Dexter and all'idrovolante. Sull'isola le fiamme tremolavano e stavano per spegnersi. La maggior parte delle palme era ridotta a monconi carbonizzati. Dal punto di vista ecologico era stato un vero crimine. Salut con la mano i marines sulla riva e sali.
"Al porto di Nassau, per favore. Pi in fretta che pu."
Nel giro di novanta minuti era seduto nella sua stanza d'albergo. Dopo altri dieci chiam Bishop.
"Ce l'ho" disse la voce allegra da Washington, e gli dett un numero. Dexter chiam senza attendere l'ora stabilita per l'appuntamento. Rispose immediatamente una voce d'uomo.
"Maggiore Joo Mendoza?"
"S"
"Ci siamo incontrati a Scampton, Inghilterra, io sono la persona che ha coordinato le sue missioni negli ultimi mesi. Innanzitutto, desidero porgerle i miei sinceri ringraziamenti e le mie congratulazioni. Secondo, posso farle una domanda?"
"S"
"Ricorda cos'hanno fatto quei bastardi a suo fratello?"
Ci fu una lunga pausa. Se si era offeso, avrebbe riattaccato.
La voce profonda torn a farsi sentire.
"Lo ricordo benissimo. Perch?"
"Sa quanti grammi ci sono voluti per uccidere suo fratello?" "Pochi. Forse una decina. Le ripeto: perch?"
"C' un bersaglio che io non riesco a raggiungere. Ma lei potrebbe. Trasporta centocinquanta tonnellate di cocaina purissima. Abbastanza da uccidere suo fratello milioni di volte. E una nave. Sarebbe disposto ad affondarla?"
"Posizione e distanza da Fogo?"
"Non abbiamo pi neppure un drone in volo. Non ci sono americani nella sua base. Nessuna voce che possa guidarla dal Nevada. Dovr cavarsela da solo."
"Quando volavo per il governo brasiliano avevamo dei caccia monoposto. Volavamo cos Mi dia la posizione dell'obiettivo. " Mezzogiorno a Nassau. Mezzogiorno a Barbados. Verso ovest con il sole. Decollo e poi poco meno di quattromila chilometri, quattro ore. Quasi alla velocit del suono. Alle quattro  ancora
chiaro. Sei ore a dieci nodi per la Hae Shin.
"Quaranta miglia nautiche a est di Barbados." "Non riuscir a tornare indietro."
"Atterri a Bridgetown, Barbados. A Santa Lucia. 0 a Trinidad.
Mi occuper io delle formalit."
"Mi dia la posizione esatta. Gradi, minuti e secondi a nord dell'Equatore e a ovest di Greenwich."
Dexter gli diede il nome della nave, la descrizione, la bandiera e la posizione, modificata tenendo conto di sei ore di navigazione verso ovest.
"Pensa di farcela?" chiese nuovamente Dexter. "Senza navigatore, n copertura radio o assistenza alla rotta. Al limite dell'autonomia di volo. Pensa di farcela?"
Per la prima volta il brasiliano parve offendersi.
"Signore, ho il mio aereo, il mio GPS. Ho i miei occhi, e il sole.
Sono un pilota. E' il mio mestiere." La comunicazione si interruppe.

17.

Pass mezz'ora dal momento in cui il maggiore Mendoza concluse la telefonata a quando avvert la spinta degli ultimi due razzi per il decollo assistito rimasti. Il vecchio Buccaneer si lanci verso il cielo per la sua ultima missione.
Mendoza non aveva intenzione di affrettare i preparativi solo per non permettere all'obiettivo di coprire qualche miglio in pi. Rimase a guardare mentre il personale di terra riempiva al massimo i serbatoi del Buccaneer per garantirgli un'autonomia di volo di circa quattromilacento chilometri. I magazzini dei cannoni erano stati caricati solo con proiettili perforanti. Di giorno non ci sarebbe stato bisogno di traccianti, n di proiettili incendiari per appiccare il fuoco all'obiettivo: il bersaglio era di acciaio.
Il maggiore si prepar sulle sue mappe, calcolando quota e velocit, rotta e tempo necessario a raggiungere l'obiettivo alla vecchia maniera, con le mappe e il regolo aeronautico Dalton. La mappa, piegata per lungo, se la sarebbe assicurata alla coscia destra.
Casualmente l'isola di Fogo si trova quasi esattamente sul quindicesimo parallelo, come Barbados. Si sarebbe diretto tutto a ovest su rotta 270. Sulla mappa aveva il riferimento dell'esatta posizione dell'obiettivo comunicata all'americano due ore prima. Da l  a quattro ore il suo GPS avrebbe riportato la sua posizione con la stessa accuratezza. Non doveva fare altro che rettificare il calcolo tenendo conto della distanza coperta dall'obiettivo
in sei ore di navigazione, scendere di quota e scovarlo con gli ultimi litri di carburante. Quindi raggiungere Bridgetown con i serbatoi praticamente a secco. Facile.
Mise i pochi oggetti di valore, con il passaporto e qualche dollaro dentro una piccola sacca e se la infil tra i piedi. Disse addio al personale di terra abbracciando uno dopo l'altro gli imbarazzatissimi inglesi.
Quando i razzi del decollo assistito entrarono in azione sent la solita spinta, violenta come il calcio di un mulo, tenne stretti i comandi finch le creste spumeggianti delle onde furono quasi sotto di lui, poi tir a s la barra e punt verso il cielo.
Pochi minuti dopo era sul quindicesimo parallelo, diretto a ovest. Continu a salire verso la quota di crociera di dodicimila metri e regol la potenza dei motori per ottenere i consumi pi bassi e la massima autonomia. Arrivato alla quota stabilita, impost la velocit a novecentottanta km/h e osserv i chilometri scorrere sul Gps.
Non ci sono punti di riferimento tra Fogo e Barbados. L'asso dell'aviazione brasiliana guard gli altocumuli bianchi e soffici sotto di lui e intravide, tra ciuffi di nuvole, l'azzurro profondo dell'Atlantico.
Dopo tre ore scopr di trovarsi leggermente pi indietro a dove aveva sperato di essere e cap di avere un vento di prua pi forte del previsto. Quando il GPS gli indic che si trovava a trecentosettanta chilometri dalla presunta posizione dell'obiettivo, Mendoza tolse potenza e cominci a scendere. Voleva trovarsi a centocinquanta metri di quota quando fosse stato a venti chilometri dalla Hae Shin.
A trecento metri di quota torn in asseno onzzontale, diminuii velocit e potenza per ottenere la massima autonomia. Non era pi una questione di velocit: adesso aveva bisogno di tempo per individuare l'obiettivo e, per colpa del vento di prua, aveva consumato pi carburante di quanto avesse sperato. Poi vide una piccola nave portarinfuse. Si trovava alla sua sinistra, sessanta miglia da Barbados. Vir, punt il muso verso il basso e inizi un passaggio a poppa per vedere il nome e la bandiera.
A trenta metri di quota e a una velocit di quasi seicento chilometri, vide prima la bandiera, che non riconobbe. Era una bandiera di comodo di Bonaire, delle Antille Olandesi. Volti sorpresi guardavano in su, verso l'apparizione nera che passava urlando a poppa. Mendoza vide del legname sul ponte e poi il nome Prins Willem. Era una nave olandese con un carico di legname per Curaqao. Risal  a trecento metri e diede un'occhiata all'indicatore di livello del carburante. Cattive notizie.
La sua posizione sul GPS Garmin combaciava quasi esattamente con quella occupata dalla Hae Shin sei ore prima. A parte la nave olandese non c'erano altre imbarcazioni in vista. Forse aveva cambiato rotta. Non poteva chiamare l'americano che aspettava impaziente a Nassau per chiederglielo. Punt sul fatto che la nave carica di cocaina fosse ancora davanti a lui e prosegu lungo la rotta 270. Aveva visto giusto.
A differenza del jet che volava a dodicimila metri con il vento di prua, la Hae Shin aveva il mare di poppa e procedeva a una velocit di dodici nodi, non dieci. Mendoza la becc a trenta miglia dalla costa della localit turistica. Un passaggio a poppa gli rivel le due gocce rosse e blu della bandiera sudcoreana e il nuovo nome, Sea Spirit. Anche in questo caso, i marinai salirono sul ponte per guardare in su.
Il maggiore Mendoza non voleva uccidere l'equipaggio. Decise di tranciare la poppa e la prua. Si allontan con un'ampia virata per puntare sull'obiettivo da un lato. Fece scattare la sicura dei cannoni, vir e punt il muso sulla direttrice di attacco. Non aveva bombe, avrebbe dovuto accontentarsi dei cannoni.
Alla fine degli anni Cinquanta, la Marina britannica aveva voluto un nuovo bombardiere navale a reazione per far fronte alla minaccia dei nuovi incrociatori sovietici della classe Sverdlov. Fu indetta una gara per la fornitura dell'aereo, subordinata all'accettazione del progetto presentato. La Blackburn Aircraft present il progetto del Buccaneer e ne furono ordinati un certo numero. L'aereo comp il primo volo nel 1962, quasi una scelta di ripiego. Nel 1991 combatteva ancora contro Saddam Hussein, ma nella versione in dotazione alla RAF.
Al momento della sua creazione la Blackburn non navigava in buone acque ed era ridotta a produrre cestini in metallo per il pane. Con il senno di poi, il Buccaneer fu un vero colpo di genio. Non si poteva definire bello, ma era solido e versatile. E molto affidabile, con due turbojet Rolls-Royce Spey che non si fermavano mai.
Per nove mesi il maggiore Mendoza lo aveva utilizzato come intercettore, abbattendo diciassette aerei adibiti al trasporto di cocaina e facendo finire sul fondo dell'oceano venti tonnellate di polvere bianca. Ma quando si lanci all'attacco volando a pelo d'acqua, il vecchio Buccaneer torn a essere ci che era sempre stato: uno spietato bombardiere navale.
A ottocento metri dall'obiettivo, Mendoza premette il pollice sul pulsante di fuoco e osserv la traccia obliqua dei proiettili perforanti da trenta millimetri puntare verso la prua della Hae Shin. Prima di sollevare il pollice, tir a s la barra di comando e pass sopra la nave: aveva visto i proiettili lacerare la prua.
La nave si ferm di colpo, bloccata dal muro d'acqua che entrava tumultuosa nella stiva di prua. Le figure minuscole a bordo correvano verso la lancia di salvataggio, liberandola dai teli di protezione. Il Buccaneer riprese quota e comp un'altra ampia virata mentre il pilota osservava attraverso il tettuccio la preda sotto di s.
Il secondo attacco arriv da poppa. Mendoza sperava che il macchinista fosse uscito dalla sala macchine. Ce l'aveva proprio di fronte. La seconda scia di proiettili squarci la poppa, distruggendo timone, eliche, alberi di trasmissione e motore.
Gli uomini dell'equipaggio avevano messo la lancia in mare e vi si stavano precipitando. Sorvolandola da una quota di mille metri, Mendoza vide che la Hae Shin imbarcava acqua da poppa e da prua. Certo che fosse ormai condannata e che l'equipaggio sarebbe stato raccolto dalla Prins Willem, punt su Barbados. Ma uno dei due motori, che aveva consumato anche l'ultima goccia di carburante per il secondo attacco, si spense.
Un'occhiata all'indicatore di livello di carburante gli rivel che anche il secondo motore era quasi a secco. Us gli ultimi litri di combustibile per prendere quota e, quando anche il secondo motore si spense, era riuscito ad arrivare faticosamente a tremila metri. Il silenzio, come sempre dopo uno spegnimento dei motori, era irreale. Vedeva l'isola davanti a s, irraggiungibile. Nessuna planata avrebbe potuto portarlo cos  lontano.
Sotto il muso vide una V di schiuma sull'acqua, la scia di una piccola barca da pesca. Si tuff verso di essa, trasformando la quota in velocit, pass come un razzo sopra i volti allibiti, poi tir a s la barra di comando, sfruttando la velocit per guadagnare quota, tir l'anello del seggiolino eiettabile e venne proiettato fuori dall'abitacolo.
I signori Martin e Baker sapevano il fatto loro. Il seggiolino lo port lontano dal bombardiere condannato. Un sistema di sgancio lo liber dal sedile. All'apertura del paracadute, Mendoza si ritrov appeso a dondolare nell'aria tiepida mentre il sedile cadeva in acqua senza causare danni. Qualche minuto dopo fu issato, mentre ancora tossiva e sputacchiava, a bordo di un Bertram Moppie.
Due miglia pi in l, un geyser di schiuma bianca eruppe dalla superficie del mare quando il Buccaneer precipit nell'Atlantico. Il maggiore venne adagiato tra tre wahoo e un pesce vela, mentre due americani si chinavano su di lui.
"Tutto bene, amico?" chiese uno.
"S, grazie. Tutto bene. Devo fare una telefonata alle Bhamas."
"Nessun problema" disse l'anziano pescatore, come se ogni giorno piloti di bombardieri gli cadessero sul ponte. "Usi pure il mio cellulare."
A Bridgetown il maggiore Mendoza fu arrestato. Prima del tramonto un funzionario dell'ambasciata americana ottenne il suo rilascio e gli port un cambio d'abiti. Le autorit di Barbados stettero alla versione data, secondo la quale un volo d'addestramento partito da una portaerei americana molto lontana da terra aveva subito una grave avaria ai motori. Il pilota, anche se brasiliano, era distaccato presso la Marina degli Stati Uniti. Il diplomatico, anch'egli perplesso per gli ordini ricevuti, capiva che erano tutte assurdit, ma i diplomatici sono addestrati a mentire in modo convincente. Le autorit di Barbados permisero al brasiliano di salire su un aereo e tornare a casa il giorno dopo.
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EPILOGO.
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La modesta utilitaria entr rumorosa nel piccolo centro di Pennington, New Jersey, e il guidatore si guard attorno, osservando i familiari punti di riferimento della sua cittadina che non vedeva da tanto tempo.
A sud dell'incrocio che costituiva il centro della citt, pass davanti alla casetta di assi bianche risalente al periodo della guerra civile con l'insegna CALVIN DEXTER, AVVOCATo. Aveva un aspetto abbandonato, ma lui sapeva che gli sarebbe piaciuto rimetterla a posto e vedere se si presentava ancora qualche cliente.
All'incrocio tra Main Street e la West Delaware Avenue, il cuore di Pennington, si trastull con l'idea d un bel caff nero al Cup of Joe, o magari qualcosa di pi consistente da Vito's Pizza. Poi vide il nuovo supermercato di alimentari e gli venne in mente che avrebbe avuto bisogno di provviste per casa. Parcheggi l'auto, acquistata da un rivenditore di seconda mano vicino a Newark, dove era atterrato, ed entr.
Riemp un carrello e si avvi alla cassa. C'era un ragazzo, che probabilmente lavorava per mantenersi agli studi, proprio come aveva fatto lui.
"Qualcos'altro, signore?"
"Ora che ci penso" rispose Dexter "forse dovrei prendere qualche bibita."
"Laggi, nel frigo. Abbiamo un'offerta speciale di coca."
Dexter ci pens su.
"Magari un'altra volta."

Fu il prete della parrocchia di St Mary sulla South Royal Street a dare l'allarme. Era sicuro che il suo parrocchiano si trovasse ad Alexandria perch aveva visto Maisie, la governante, con un carrello pieno di provviste. Per aveva mancato a due messe, cosa che non era da lui. cos, dopo la funzione del mattino, il sacerdote aveva percorso le poche centinaia di metri che separavano la chiesa dall'elegante dimora all'incrocio tra la South Lee e la South Fairfax.
Con sua grande sorpresa, il cancello del giardino si apr con una leggera spinta, nonostante sembrasse chiuso come sempre. Strano. Il signor Devereaux rispondeva sempre al citofono e premeva il pulsante di apertura del cancello per far entrare i visitatori.
Il prete risal  il vialetto di mattoni rosa e trov la porta d'ingresso anch'essa aperta. Sbianc in volto e si fece il segno della croce quando vide la povera Maisie, che non aveva mai fatto male a una mosca, stesa a terra in corridoio, con un foro di proiettile al cuore.
Stava per prendere il cellulare e chiamare il 911 quando not la porta dello studio aperta. Si avvicin, impaurito e tremante, e sbirci oltre lo stipite.
Paul Devereaux era seduto alla scrivania, nella sua poltrona con lo schienale alto, che gli sosteneva il busto e la testa, arrovesciata all'indietro. Gli occhi, privi di vita, fissavano il soffitto con un'espressione lievemente sorpresa. In seguito, il medico legale avrebbe stabilito che era stato colpito da due colpi ravvicinati al petto e uno alla fronte, la firma dei killer di professione.
Nessuno, ad Alexandria, sapeva spiegarsi il perch. Cal Dexter, invece, quando apprese la notizia dal telegiornale della sera nella sua casa in New Jersey, comprese immediatamente. Niente di personale, ma non si pu trattare il Don in quel modo.
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FINE.